Pirmin Zurbriggen, la scheggia elvetica

Velocità. Quando si parla di sci alpino è un fattore abbastanza comune visto che è il cardine fondamentale sul quale si fonda l’intera disciplina a prescindere dalle specialità, ma Pirmin Zurbriggen è stato davvero un atleta estremamente veloce oltre che straordinario.

Quando pensi a Zurbriggen ti viene immediatamente il risalto il fattore veloce perché tra i vari medagliati alpini, lui è stato tra i migliori di sempre ad utilizzare la stessa nella condizione di eccellenza. È stato davvero un fulmine. La sua tecnica era talmente eccelsa che lo ha portato lontano nell’esercizio del suo mestiere andando a conquistare un titolo ai Giochi Olimpici, ben quattro Campionati del Mondo, e un quattro che ritorna preponderante in quanto in sede di overall per il circuito intercontinentale di Coppa del Mondo dove vanno annoverate anche ben nove di specialità.

Qualche giorno fa abbiamo scritto di polivalenza menzionando la straordinaria carriera di Marc Girardelli, suo autentico rivale in quel fantastico sci alpino made anni 80, ecco Zurbriggen è stato un altro che è riuscito a fare altrettanto spaziando dal super-g allo slalom, dal super-g al gigante, con una tecnica infinita e un classe che gli ha permesso di andare lontano essendo menzionato tra i più grandi atleti di sempre.

Cordiale e gentile anche fuori dalle piste, con i suoi occhi azzurri riusciva a focalizzare la sua attenzione sempre scendendo al massimo delle sue possibilità incantando le platee di ogni pista internazionale dando vita ad uno spettacolo unico grazie appunto alle sue doti che gli permettevano di essere al 100% praticamente in ogni cara; non aveva paura, non aveva mai timore, ed era sempre presente quel fattore di cui abbiamo appena parlato ad inizio articolo, la velocità.

Joe Vitale una volta scrisse che “l’universo ama la velocità. Appena avete un’intuizione, agite. Dentro di voi sapete che volete fare qualcosa. Può essere iniziare un’attività, mettere in piedi un servizio, scrivere un libro, può essere qualunque cosa, ma una cosa tutta vostra.”; l’universo di Zurbriggen è stato pieno di velocità e allo stesso tempo di un classe infinita e di trofei, come poche volte se ne vedono nel corso della storia.

Lui è stato un fiero esponente di questo mix vincente e l’albo d’oro, da par suo, è decisamente felice di annoverare nel suo interno il nome di uno dei più grandi sportivi di ogni epoca.

Nel nome del Campione: Marc Girardelli

Nella storia infinita dello sci alpino, ci sono dei nomi che sono andati ben al di là dallo svolgimento dell’attività di scriventi in sede di albi d’oro in quanto, fortissimamente, sono andati altresì al segnare delle vere e proprie epoche sportive facendo sognare milioni di appassionati andando ad infiammare le competizioni dando vita ad uno spettacolo unico tra rivalità e talenti sopraffini: Marc Girardelli è stato uno di questi.

Il buon Marc, nativo di Lustenau in Austria ha sempre gareggiato però dopo i 13 anni compiuti sotto la bandiera lussemburghese dando al piccolo stato europeo le soddisfazioni più grandi che ci potevano essere sulla neve; Girardelli è stato un simbolo immenso tra le nevi e tra i più polivalenti di ogni epoca: la sua elasticità, la sua forza, gli ha permesso di essere uno dei pochi atleti nella storia a vincere in ogni segmento di gara alpina prevista dal calendario, il primo a riuscirci nell’arco di una stagione tra il 1988 e il 1989.

Se provassimo a chiudere gli occhi e provassimo a ritornare indietro nel tempo, riscopriremmo di certo un’epoca meno tecnologica ma dove la poesia del gesto atletico era il connettore principale per tutti i principali appassionati sportivi, non soltanto invernali, e quello di Girardelli era l’esemplificazione della perfezione di un paio di sci agganciati ai piedi: la rivalità con Zurbriggen, la sua forza mentale, la sua capacità di essere un vero e proprio innovatore nel suo mestiere con una tempra praticamente unica al mondo: una miriade di infortuni che non hanno mai minato le sue certezze basate su un lavoro perfetto come dei fiori di loto nel lontano Sol Levante e su una capacità di autocontrollo rara al giorno d’oggi: sapeva sempre tirare fuori il coniglio dal cilindro quando tutto sembrava difficile da raggiungere, sapeva sorprendere oltre che incantare, elemento comune alle perle sportive.

Avete presente quando vi propinano la frase, “si cade per imparare a rimettersi in piedi”? Beh questa è la vita sportiva di un campione enorme come Girardelli, che è caduto più volta e si è rialzato praticamente vincendo quasi tutto quello che c’era da vincere. Un simbolo, un monumento che limitare allo sci alpino sarebbe anche offensivo oltre che riduttivo.

Un talento incredibile che gli ha consentito di crescere anno dopo anno con allenamenti intensi e potenti che lo hanno relegato nella vetta delle cinque sfere di cristallo overall, prima di Re Marcel Hirscher nessuno è stato come lui, sei coppe di specialità che portano la firma in discesa libera nel 1989 e nel 1994, in slalom gigante nel 1985, nei paletti stretti di slalom speciale nel 1984, nel 1985 e nel 1991, nonché vincitore della classifica di combinata per ben quattro volte (Sebbene non premiato da trofeo) nel 1989, nel 1991, nel 1993 e nel 1995 per un totale di 46 vittorie in 100 podi complessivi: un palmares impressionante all’interno del circuito intercontinentale.

Senza dimenticare i quattro campionati del mondo in quattro iridi differenti, precisamente nella combinata a Crans-Montana 1987, Vail 1989 e Sierra Nevada 1996 e nello slalom speciale a Saalbach 1991; arrivò anche a sfiorare i titoli olimpici, che non arrivarono mai in quanto si dovette accontentare di due argenti ai Giochi di Albertville nel 1992 in super-g e slalom.

I numeri da soli non raccontano la grandezza dei grandi Campioni, come Marc, ma sono i testimoni più fieri di ciò che ha realizzato nel corso di una carriera dove, le montagne più prestigiose di tutto il pianeta, hanno accolto con naturalezza la magnificenza di un atleta come questo che ha reso decisamente migliore e unica la storia dello sci alpino.

Chapeau.

Johanna Schnarf lascia lo sci alpino

Photocredit: Stefan Brending / Lizenz: Creative Commons CC-BY-SA-3.0 de

Altro ritiro eccellente nell’ambito dello sci alpino: anche l’azzurra Johanna Schnarf, a 35 primavere e dopo parecchi infortuni ha deciso di appendere gli sci al chiodo e terminare così la sua carriera agonistica. Johanna per tanto tempo è stata un punto di riferimento all’interno della Nazionale azzurra femminile dall’alto della sua esperienza, attraverso una lunghissima carriera con più di 16 anni nel massimo circuito intercontinentale nelle specialità veloci.

Johanna, nativa di Bressanone, vanta due podi in Coppa del Mondo conquistata in discesa libera a Crans Montana nel 2010 e in super-g Cortina d’Ampezzo nel 2018; è mancata sempre la zampata finale quasi sempre per un soffio, ma Johanna ha dimostrata sempre di essere sul pezzo grazie ad una grandissima tecnica e a un talento sopraffino cercando sempre il risultato migliore in ogni condizione. Ricordiamo anche la belle vittoria datata 2006 in Coppa Europa in discesa libera ad Haus che permise all’atleta azzurra di salire sul gradino più alto del podio per la prima volta in carriera.

Come dimenticare la sua meravigliosa prestazione agli ultimi Giochi Olimpici di PyeongChang nel 2018 quando, nella gara di super-g, chiuse in quinta posizione sfiorando un’oro che sarebbe stato a dir poco leggendario per soli 16 centesimi da una gara pazzesca portata a casa da Ester Ledecká chiudendo in quarta posizione ai piedi del podio che distava soltanto 5 centesimi.

Come detto tanti infortuni che poi, alla lunga, hanno pesato per classe 1984 altoatesina che di fatto ha annunciato il suo ritiro come detto e che di fatto non sarà al cancelletto di partenza la stagione che verrà. Discesa Libera fa i più grandi in bocca al lupo alla splendida Johanna per la sua vita post-sci ringraziandola per tutte le emozioni e prestazioni che ha sempre fatto con la casacca azzurra.

Corinne Suter: la regina della velocità alpina 2019/20

Foto: Stefan Brending / Lizenz: Creative Commons CC-BY-SA-3.0 de

Cinque stelle extra-lusso e 110 e lode con tanto di bacio accademico: questo in buona sintesi il giudizio emergente nella stagione appena conclusasi purtroppo, come sappiamo in anticipo causa Covid-19, in voce corrispondente alle prestazioni di Corinne Suter.

La bella atleta elvetica classe 1994, ha saputo tirar fuori il meglio di se stessa timbrando puntualmente il suo appuntamento con il salto di qualità in una stagione che non soltanto l’ha vista finalmente protagonista con il gradino più alto del podio, ma che le ha dato la possibilità di portarsi a casa anche trofei di rilevanza di primo livello: due sono state le vittorie che le han dato la possibilità di affacciarsi sul balcone dell’élite dello sci internazionale, quella Altenmarkt-Zauchensee l’11 gennaio 2020 in discesa libera, e quella in super-g a Garmisch il 9 di febbraio; in mezzo tante belle prestazioni e una battaglia serratissima con Federica Brignone per la conquista delle sfere di cristallo di specialità, coppa che sono andata alla nativa di Svitto entrambe con quella di discesa davanti alla campionessa olimpica di super-g Ledecká con 155 punti di margine, e l’altra di super-g con soli 19 davanti alla nostra fuoriclasse valdostana che, a fine stagione, ha scritto una indelebile pagina di storia andandosi a prendere la Coppa del Mondo overall, una classifica generale che ha visto Suter chiudere ai margini del podio definitivo, in quarta posizione dietro Brignone, Vlhová, e Shiffrin, ma che fa segnare comunque il miglior risultato in carriera.

Una ragazza perennemente sorridente ma con un talento e un fuoco dentro innato, che già in passato aveva dato prova delle sue qualità con due titoli mondiali juniores sempre nelle due specialità veloci, e una spinta ulteriore vista nell’ultima rassegna iridata ad Åre nel 2019 quando sfiorò la vittoria in discesa libera prendendosi l’argento, e il bronzo in super-g.

Colori elvetici che finalmente possono tornare a sorridere aggiungendo al loro scacchiere un’altra top player di assoluta qualità da aggiungere già ad una pattuglia ben fornita come Holdener e Gut-Behrami dove, considerando anche l’età ancora giovanissima, può sicuramente ben sperare in prospettiva con dei margini miglioramento enormi da parte di una atleta che sicuramente ha già fatto la voce grossa nel presente e che, per il domani, ha lanciato un serio monito alle avversarie.

La stagione magica dell’Italia alpina, porta la firma anche di Marta Bassino

Tra le liete notizie che questa trionfale stagione di sci alpino al femminile ci ha regalato, indubbiamente l’esplosione e la conseguente collocazione nell’elite del circo bianco da parte di Marta Bassino rappresenta indubbiamente una parte da leone.

Sin dall’inizio delle competizioni, si è visto immediatamente il cambio di passo della sciatrice piemontese volta, con determinazione, ad alzare sempre più l’asticella alla ricerca della miglioria delle proprie performance: a partire trionfo nel gigante di Killington il 30 scorso, le prestazioni son andate di pari passo con il crescendo della fiducia e con il duro lavoro dalla stessa posto in essere per affinare una tecnica elegante che già portava in dote; prestazioni a dir poco di livello impeccabile che l’han vista salire sul podio nel parallelo al terzo posto in casa al Sestriere e, soprattutto, nella trasferta a Bansko in terra bulgara per ben due volte in due giorni consecutivi, attraverso i secondi posti ottenuti rispettivamente in discesa libera e in super-g dimostrando anche la sua polivalenza sia sul tecnico che sul veloce, dei risultati straordinari che le valgono il primato di prima sciatrice italiana in grado di salire sul podio in cinque diverse specialità oltre che la soddisfazione di aver chiuso al quinto posto in classifica generale.

Ci sono dei momenti all’interno della carriera di un atleta, in cui avviene il passaggio da promessa a certezza, un meraviglioso sbocciare delle proprie qualità che ti lasciano la sensazione di poter andare sempre oltre e cercare sempre di ottenere il realizzarsi dei sogni che sin da piccolo ti sei prefissato e che cerchi sempre di ottenere con il duro lavoro che, alla fine, finisce sempre per ripagarti: è successo questo a Marta Bassino, non si è mai arresa e quest’anno è riuscita a trovare quel piglio giusto che ha messo in risalto una parte delle sue qualità.

Già, soltanto una parte, perché considerando la sua giovane età e i suoi incredibili margini di miglioramento, la piemontese di Borgo San Dalmazzo ha tutte le carte in regola nei prossimi anni per fare la voce grossa e diventare una autentica competitor per le parti altissime delle classifiche che contano: se questo è stato l’anno della certezza, il prossimo può essere senza dubbio quello della definitiva consacrazione.

Conoscendo l’assoluta serietà di questa meravigliosa atleta e la passione che ci mette nel suo lavoro, si può iniziare a dire con tranquillità e assoluta serenità pur rimanendo certo con i piedi per terra, che per Marta e tutti noi, il futuro è davvero adesso.

Sci alpino: il ritiro di Nina Haver-Löseth e di Tina Weirather che lasciano le competizioni alpine

Lo sci alpino la prossima stagione sarà decisamente meno ricco di talento, in quel del femminile: sono di questi giorni gli annunci ufficiali dei ritiri dalle competizioni agonistiche da parte di Nina Haver-Löseth e di Tina Weirather.

Annunci a sorpresa per le sciatrici rispettivamente battenti bandiera della Norvegia e del Liechtenstain che attraverso i loro profili social decidono di dar notizia della loro appesa degli sci al chiodo dopo carriere ricche di soddisfazioni.

La prima ad annunciare è stata Nina Haver-Löseth, specialista in tecnico, che dopo l’infortunio patito lo scorso anno era in questa stagione ritornata alle competizioni agonistiche con un ottimo stato di forma arrivando a concludere le sue performance molte volte tra le primissime posizioni nelle graduatorie; ricca di talento e di scorrevolezza, la bella Nina conclude la sua storia d’amore con il circo bianco con due trionfi nel circuito di Coppa del Mondo, uno in slalom speciale a Santa Caterina Valfurva in terra italiana, un’Italia a lei vicina dove ha celebrato le sue nozze, e l’altro in slalom parallelo a Stoccolma, cui bisogna aggiungere il bronzo olimpico nella gara a squadre agli ultimi Giochi Olimpici a PyeongChang nel 2018.

Mercoledì scorso invece è stata la velocità Tina a dire stop alla sua carriera a soli 30 primavere collezionate in sede di carta d’identità: Tina Weirather negli ultimi è stata una delle atlete più talentuose in discesa libera e in supergigante con un palmares di assoluto prestigio che ci racconta di ben 9 vittorie (1 in discesa libera, 7 in supergigante, 1 in slalom gigante) in Coppa del Mondo, un circuito internazionale che l’ha vista prevalere sulle sue avversarie nella classifica di super-g per due volte di fila nel 2017 e nel 2018 portandosi a casa due sfere di cristallo prestigiosissime: veloce, agile, ed estremamente tecnica, Weirather ha saputo fare la voce grossa anche in ottica olimpica con il bronzo nel super-g a PyongChang nel 2018, e in sede iridata con l’argento sempre nella stessa specialità ai Campionati del Mondo di Sankt Moritz nel 2017.

Due atlete molto brave che dicono basta alla loro attività, sempre disponibili e con il sorriso che le hanno sempre accompagnate nelle gare e che sicuramente, a tutti noi, mancheranno per ciò che hanno realizzato in pista e fuori.

Discesa Libera fa un grande in bocca al lupo ad entrambe.

Stina Nilsson lascia il fondo e passa al Biathlon

Photocredits: Steffen Prößdorf

Stina Nilsson non lascia, anzi, raddoppia: agli sci decide di affiancare la carabina ed approdare, quindi di conseguenza, all’interno del mondo del biathlon dicendo addio ai percorsi dei fondisti.

Una notizia che arriva a sorpresa tramite i suoi canali social dove afferma chiaramente che l’idea che aveva, come progetto per il futuro, era quella di continuare a gareggiare nel fondo per altri due anni sino ai prossimi Giochi Olimpici per poi appendere gli sci al muro, tuttavia il recente l’infortunio le ha regalato tempo per meditare su a questa importante decisione per la sua vita agonistica, e il richiamo e il fascino che ha sempre avuto per il tiro alla fine hanno avuto il sopravvento.

Stina Nilsson quindi che approda nel circuito femminile biathleta dominato da due anni a questa parte da una sontuosa Dorothea Wierer e che, pur dovendo naturalmente imparare molte cose come lei stessa ha affermato in ottica di tiro, si presenta con un palmares vincente ottemperato in quel dello sci di fondo con la classe 1993 nativa di Malung contente il titolo olimpico nella sprint a PyeongChang nel 2018, i due titoli iridati conquistati nella sprint a squadre e nella staffetta entrambe a Seefeld in Tirol ai Mondiali del 2019, un 2019 che le ha regalato anche la Coppa del Mondo di sci di fondo di specialità sprint all’interno di un circuito internazionale che l’ha vista salire sul gradino più alto del podio 15 volte (12 individuali, 3 a squadre) per una totalità di 31 podi complessivi.

Biathlon quindi che si appresta ad accogliere un’altra luce incredibilmente potente nel panorama sciistico mondiale e che accresce, ancora di più, la pattuglia di campionesse al via la prossima stagione per le atlete con la carabina in spalla, con una Stina Nilsson nelle vesti di matricola al tiro, ma con una qualità assolutamente come poche dall’alto della grandezza delle sue prestazioni sugli sci.

Roland Fischnaller: il guerriero di Bressanone che incanta il mondo da 21 anni

Photocredit: Oliver Kraus – http://snowpassion.lastampa.it/photoalbum/11291/1

Occorre essere sinceri, in giorni come questi la voglia di scrivere è davvero ai minimi storici per le preoccupazioni che concernono noi e le persone a noi più care, vicine o lontane, in merito all’emergenza globale del Covid-19; tuttavia, chi vi scrive, pensa che occorre cercare quantomeno di ripartire regalandosi un paio di sorrisi e una buona dose di emozioni come “medicine” che ci diano, in un modo o nell’altro, la forza di andare avanti e pensare positivo: lo sport ci viene in aiuto e la figura di Roland Fischnaller ne è parte integrante per la giornata di oggi.

Chi vi scrive, quando sente il nome Roland, pensa subito al celebre personaggio dell’opera massima di Stephen King, “La Torre Nera”, dove Roland di Gilead era un pistolero leggendario che negli 8 tomi dell’opera letteraria condusse una lotta infinita contro le forze del male assieme alla sua compagnia; qui, naturalmente, non abbiamo ambientazioni né fantasy né degne di far-west, ma il coraggio in senso sportivo non manca in quanto Fischnaller rappresenta una delle vette più alte del panorama sportivo italiano e mondiale.

Roland è un atleta a dir poco straordinario, con una passione per lo snowboard innata che scorre nelle sue vene sin da ragazzo e che, fino ad oggi con una cultura del lavoro minuziosa e straordinaria, lo ha portato a perseguire i più importanti traguardi sportivi facendosi beffe di ostacoli e carte di identità mantenendo sempre altissima la sua asticella e la su competitività: tra i più importanti interpreti dello snowboard parallelo mondiale, dal 1999 è un assoluto punto di riferimento nel circuito intercontinentale, e ha scritto delle pagine di storia indelebili.

Si menzionano l’oro iridato nello slalom parallelo a Kreischberg sei anni fa nel 2015 per un totale di 5 medaglie complessive ai Mondiali tra argenti e bronzi, porta a casa un risultato straordinario nel 2012 con Coppa del Mondo generale, trionfa per ben tre volte nel 2013, nel 2016 e nel 2018 nella classifica di Coppa del Mondo di slalom parallelo, ma le emozioni più forti sono avvenute quest’anno, in questo 2020, dove dalla vetta delle sue 39 primavere si regala per la prima volta in carriera le sfere di cristallo concernenti la Coppa del Mondo generale di parallelo e quella di slalom gigante parallelo.

Una testimonianza importante in quanto l’età sportiva per un atleta, se hai la passione e la voglia di migliorarti ancora nonostante l’età (E Simone Origone, dall’alto delle sue 12 Coppe del Mondo nello sci di velocità ce lo insegna), conta relativamente perché se hai fame e sei competitivo, questi fattori aumentano la tua voglia di alzare sempre più l’asticella per conquistare quei traguardi che ti sei prefissato e che magari ti mancavano.

Roland è stato in grado di farlo, e rappresenta un vero e proprio esempio per tutti coloro che vogliono intraprendere questa passione come una professione, spiegandoci chiaramente cosa voglia dire coltivare ed alimentare il proprio talento e la sete di vittoria, fattori che stanno alla base di ogni successo sportivo condite da una abnegazione totale alla cultura del lavoro; in più, Roland, come detto in sede di apertura in questo post di questo piccolo blog, ha il merito di aver raggiunto questi risultati nel più negativo dei periodi contemporanei in portata mondiale e di averci dato, assieme alla sua indubbia soddisfazione, un lampo di gioia in un periodo triste facendoci comprendere come lo sport, assieme alla sua magia, nel gesto tecnico di un atleta possa confermarci che la luce per sorridere è sempre presente anche quando delle nubi celano la luce del sole; grazie Roland, quella luce sei stata anche tu.

Sorelle d’Italia

Nel momento probabilmente più difficile per il nostro paese e non solo dopo la conclusione della Seconda Guerra Mondiale, è difficile trovare degli spunti positivi in un periodo il quale, sinceramente, alle volte stentiamo a credere che si sia verificato e che abbia coinvolto tutta l’umanità.

Tuttavia, anche nel più duro nonché doloroso dei momenti, si possono trovare degli spunti di riflessione importanti che danno un pizzico di speranza e un grandissimo sorriso a tutti noi per guardare avanti, ed è ancora lo sport che viene il soccorso a tenderci una mano auspicandoci un futuro assolutamente migliore: nel caso specifico è bello poter ricondursi alle imprese che in questi giorni hanno portato a termine le nostre donne all’interno degli sport invernali nei circuiti di Coppa del Mondo: pensiamo ad Arianna Tricomi che per la terza volta consecutiva ha portato a casa il Freeride World Tour compiendo un’impresa che non è mai riuscita a nessun atleta nella storia, a Federica Brignone che come detto ha vinto per la prima volta nella storia del nostro sport azzurro la Coppa del Mondo generale di sci alpino, all’impresa indelebile di Dorothea Wierer che per la seconda volta consecutiva porta a casa la sfera di cristallo generale al culmine di una stagione che l’ha vista trionfare per ben due volte anche campionati iridati di Anterselva, alla sontuosa Michela Moioli che vince per la terza volta in carriera la Coppa del Mondo di snowboardcross dedicando la sua impresa straordinaria a tutta l’Italia e anche al suo comune di Alzano fortemente colpito dall’emergenza del coronavirus come tutto l’hinterland bergamasco.

E senza di certo dimenticare neanche le imprese di Valentina Greggio che ha concluso la sua stagione in seconda posizione nella generale nello sci di velocità, uno sci di velocità che ci ha regalato anche il sorriso di Simone Origone che ribadisce di essere il più vincente atleta nelle discipline invernali con la 12ma Coppa del Mondo, un qualcosa di altamente leggendario ed irripetibile, e quello di un meraviglioso Roland Fischnaller che a 39 primavera suona la carica portandosi la Coppa del mondo di parallelo nello snowboard.

Delle imprese memorabili che ci fanno capire quanto sia bella la vita, sia quanto lo sport possa regalarci ancora una volta in fatto di emozioni e di gioia anche nel più complicato dei momenti. Un periodo che ci lascia senza parole ma che ci dà ancora molti spunti di speranza attraverso dei semplici gesti tecnici che hanno il sapore dell’immensità e che sembrano delle vere e proprie luci nel cielo che ornano di colore infinito queste grigie giornate.

Diciamo grazie alle nostre donne e ai nostri uomini anche dello sport, che negli ultimi giorni ci han fatto saltare ancora una volta in piedi dalle nostre sedie per gridare alla gloria nelle emozioni sportive, all’interno di una serie di vittorie da dedicare al nostro paese nel più complesso dei momenti, un paese sì ferito, ma che si rialzerà quanto prima e che adesso si concede un sorriso grazie alle pagine di storia scritte da questi atleti che hanno corso per tutti noi.

Speriamo di lasciarci alle spalle questo momento molto presto, e quando lo menzioneremo, ci ricorderemo attraverso queste pagine di storia, anche di come in mezzo al caos possa sopravvivere anche una forte luce di speranza.

Aleksander Aamodt Kilde è il nuovo vincitore della Coppa del Mondo 2019/20

Come era ovvio che fosse, viene cancellato anche il weekend finale in Slovenia in quel di Kranjska Gora, ed automaticamente Alexander Kilde è l’uomo che succede a Marcel Hirscher nell’albo d’oro della Coppa del Mondo generale di sci alpino dopo 8 anni di dominio austriaco.

Una situazione che impone delle scelte difficili e che consegna ancor prima di scendere dal cancelletto di partenza, come è successo ieri a Federica Brignone, il più prestigioso di trofei.

Kilde quest’anno è stato autore di una stagione a dir poco straordinaria, la prima senza il dominatore austriaco degli ultimi anni, contrassegnata da una continuità eccezionale da parte del norvegese che va a vincere nel più importante dei trofei nonostante abbia vinto una sola gara in tutta la stagione.

Norvegia quindi che va trionfare con la velocità in senso generale ma che anche in tecnico fa la voce grossa con Henrik Kristoffersen che si porta a casa le due sfere di cristallo nel settore tecnico, quella di slalom speciale, e quella di slalom gigante.

Avremmo preferito vedere questi risultati in pista, ma come detto la situazione purtroppo impone scelte difficili e soprattutto obbligate per preservare la sicurezza di tutti atleti e non, quindi concludiamo così una stagione comunque emozionante, con l’auspicio che l’anno prossimo si possa gioire in pista ammirando questi grandi campioni sollevando al cielo i trofei che meritano.