83 and counting

Nello slalom gigante di Plan de Corones Shiffrin ci riesce: vince una bellissima gara, e si prende la vetta solitaria del record di vittorie femminili nella storia dello sci alpino in Coppa del Mondo staccando Lindsey Vonn e avvicinandosi a -3 nel record assoluto del leggendario Stenmark.

E’ una sinfonia Mikaela, di quelle preziosi e sublime da ascoltare mentre pennella con i suoi sci la neve scrivendo nuove ed infinite pagine di storia incantando il mondo come poche cose presenti allo stesso facendo valere una volta ancora la legge della più forte o forse, meglio dire, dell’infinito.

La fuoriclasse di Vail scia divinamente sin dalla mattina e, anche nel corso della seconda manche gestisce al meglio sul fondo ottimale della pista azzurra e si guadagna il gradino più alto del podio (E il pettorale rosso strappato al momento alla nostra Marta Bassino), precedendo sul podio due velocissime Lara Gut-Behrami e Federica Brignone rispettivamente staccate di 45 centesimi e di 1 un secondo e 43 facendo letteralmente il vuoto e dimostrando, ancora una volta, il suo essere assolutamente stratosferico.

Seguono Worley, Hector, Gasienica-Daniel, Robinson, Grenier e la nostra Marta Bassino che oggi non riesce a trovare un buon feeling con la pista e non riesce a migliorare la prima frazione. Nota di merito per la nostra Lara Colturi che corre per la nazionale albanese: la neo campionessa iridata juniores in super-g chiude in decima posizione. Niente start di seconda manche Asja Zenere, Roberta Melesi, Elisa Platino, Laura Pirovano, Laura Steinmair e Karoline Pichler che raccontano una giornata un pò agro-dolce per i nostri colori.

Stasera appuntamento ancora con lo sci alpino con lo slalom maschile di Schladming in notturna che riserva come sempre delle splendide sorprese: start prima manche alle 17:45

Alternanza la parola d’ordine nello sci alpino

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La domenica sportiva di sci alpino ci ha lasciato, sia al femminile che al maschile, in eredità come sempre delle gare estremamente emozionanti che han fatto sussultare ognuno di noi sia nell’ambito tecnico che in quello veloce dove la parola d’ordine è alternanza: ancora due vincitori nuovi dove, Mowinckel e Yule han fatto la voce grossa ponendo in essere delle prestazioni di pregevolissima fattura che lasciano ben sperare loro in ottica iridata.

A Cortina è sempre spettacolare correre, ed è sempre bello avere nelle posizioni che contano il nostro tricolore, con Marta Bassino che tiene alta la nostra bandiera chiudendo al terzo posto al termine di una gara di difficile interpretazione che lascia ben sperare in ottica mondiale; in un super-g orfano di Sofia Goggia a riposo precauzionale dopo la caduta del giorno prima nella discesa vinta da Stuhec, Marta è stata brava a gestire e a portarsi a casa un risultato importante chiudendo a 47 centesimi da una Mowinckel che crea un affresco sportivo degno di questo nome andando a vincere una gara che meritava assolutamente dopo tanta sfortuna e sofferenza domando come un’artista pura l’Olimpia delle Tofane. Nel mezzo, una bellissima Cornelia Hutter apparsa in ottime condizioni.

Lo slalom di Kitzbühel ci racconta invece di un Daniel Yule sugli scudi che conferma l’ottimo feeling con la pista austriaca dopo il trionfo sempre qui maturato ma nel 2020. Yule vince e quindi convince, complice anche l’inforcata di Feller che dà un dispiacere al pubblico di casa, e che completa una rimonta notevole che lo fa balzare dal settimo al primo posto e che gli dà ampie sensazioni buone per i campionati del mondo. Sensazioni più che ottime anche in terra britannica dove Dave Ryding va al secondo posto al secondo podio di fila qui sulla Ganslern dopo il trionfo dello scorso anno: miglior tempo in seconda manche e una boccata d’ossigeno per lui in una stagione sin qui senza particolari acuti, anzi. Braathen chiude terzo, sicuramente ci si aspettava qualcosina in più ma riesce a limitare i danni riprendendosi quel pettorale rosso da un Kristoffersen in difficoltà in prima frazione ma che rimonta poi dalla casella 14 alla casella numero 5; decisamente non male in questo testa a testa nella classifica di specialità in casa Norvegia dove, adesso, i due sono staccati di soli 5 punti.

Nei regni della Regina Sofia e del Re Vincent

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Se Sofia Goggia chiama dall’Olimpia delle Tofane, Vincent Kriechmayr risponde in quel del leggendario tracciato della Streif; tuttavia il denominatore per entrambi è comune, in quanto non solo vincono davanti al loro rispettivo pubblico di casa che va in delirio glorificando le loro vittorie, ma pongono in essere il tutto attraverso delle magiche prestazioni che per l’ennesima volta illuminano le discese libere di Coppa del Mondo di sci alpino facendoci enormemente emozionare lungo il viale dei trionfi che sono soliti ad accendere con la continua loro ricerca della grandezza.

Partendo dalla nostra Regina Sofia Goggia, a Cortina d’Ampezzo non c’è praticamente storia: domina come solo lei sa fare l’Olimpia delle Tofane volando letteralmente sulla neve mostrando al mondo i cavalli che detiene sotto gli sci portandosi a casa la quarta sinfonia di discesa libera in cinque gare sin qui in stagione, e si rifà da St. Anton nel migliore dei modi attraverso la sua immensa ed infinita classe ed autentica magnificenza. 1’33″47 è il tempo della nostra atleta bergamasca, insostenibile per tutte le altre che ci provano ma non riescono a sopravanzarla, a partire da Ilka Stuhec che accusa un gap di 13 centesimi e che aveva messo i brividi ai tifosi italiani per gran parte della sua prestazione salvo poi perdere nel tratto finale, e Kira Weidle staccata di 36 che va a completare un podio oggi per l’Italia più lucente che mai. Quarta Mikaela Shiffrin sempre e oramai a suo agio anche nel settore veloce.

Come detto, da un regno all’altro e mentre Sofia Goggia ci delizia in Italia, poco più lontano dalla località azzurra a Kitzbühel sulla leggendaria discesa della Streif è Vincent Kriechmayr che vince e convince con l’ennesima prestazione da parte di questo ragazzo spesso sottovalutato da molti, ma sempre e spesso presente al primo posto. Gara capolavoro dell’austriaco, che conclde la sua prova in 1:56.16, davanti a un grandissimo azzurro Florian Scheider che con il pettorale numero 43 arriva secondo staccato di soli 23 centesimi! Una prova assolutamente straordinaria del nostro azzurro che praticamente sfiora addirittura il successo relegando l’elvetico Niels Hintermann al terzo posto con 31 centesimi di ritardo. Quinto un ritrovato Dominik Paris che pone in essere un’ottima gara non trovando però un podio il quale, tanta sofferenza, avrebbe certamente meritato.

Si inizia bene con questo weekend veloce sulle nevi, in una giornata che ci ha letteralmente incantato e scaldato il cuore attraverso le gesta, soprattutto, di questi due fuoriclasse. Domani si replica, stessi formati di discesa libera con donne al via alle ore 10 e uomini alle 11:30. La sensazione, è che il meglio come diceva qualcuno qualche tempo fa, debba ancora venire. Noi ci sediamo, ci godiamo lo spettacolo, e ammiriamo.

Henrik ha rischiato, cambiato, e vinto

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L’essenza di un fuoriclasse la noti non soltanto nei gesti nell’arco del suo compito, ma soprattutto quando intraprende delle scelte che rappresentano per lui un viatico basilare dove snodare la propria carriera: perché percorrere i soliti binari è facile per tutti, prendere delle vie traverse al buio non è da tutti. E Henrik Kristoffersen ha dimostrato per l’ennesima volta di essere un prodigio unico anche in questo.

Il nostro atleta eri ha dato vita ad uno spettacolo assolutamente sublime vincendo lo slalom di Wengen ribadendo, ancora una volta, chi è attualmente il miglior atleta sulla faccia della terra assieme al suo compagno di squadra Braathen (Dove ieri ihanno condiviso tra l’altro il podio), andando a lanciare un serio monito agli avversari anche in ottica iridata. Ma oltre questo, c’è molto di più.

Parlare di Kristoffersen come sempre si è detto su questi spazi non è soltanto un piacere allo stato puro (Considerando la stazza di fuoriclasse quale è), ma bensì anche un meraviglioso privilegio alla luce della sua classe che siamo soliti ammirare spesso e volentieri nelle più prestigiose piste tecniche mondiali: dopo tanti anni difficili il buon Henrik ha trovato il bandolo della matassa e, con una decisione assolutamente coraggiosa, ha dato una svolta ponendo in essere un autentico salto nel buio sostituendo i suoi ben collaudati Rossignol ai piedi per il progetto targato Marcel Hirscher, degli sci realizzati dal suo più acerrimo rivale in pista che tanti dispiaceri gli ha confluito negli anni, e che adesso sembra essere l’arma in più per il norvegese.

Kristoffersen è riuscito a mitigare la sua furia agonistica attuando adesso una sciata più regolare e precisa volta ad attuare migliori performance, e avendo adesso trovato il punto di raccordo ottimale con le sue nuove lamine “Van Deer by RedBull”, abbiamo ritrovato quel campione che a inizio della sua carriera aveva cominciato ad incantare il mondo lasciando presagire un futuro assolutamente roseo.

E così volendo, è anche stato, il suo unico “problema” è stato trovarsi davanti un signore che può essere tranquillamente etichettato come il migliore di ogni epoca e che spesso si piazzava davanti dopo delle prestazioni altrettanto irreali condotte dall’atleta nordico. Il merito che possiamo dare a questo ragazzo è quello di non aver mollato mai di un centimetro, di averci sempre creduto anche nelle più sonore difficoltà, e di non aver mai avuto un briciolo di timore nel fare un salto nel buio abbracciando un progetto nuovo, mai testato, ma con prospettive vincenti.

E la scelta ha pagato: nuovi materiali, nuove motivazioni, rinnovate vittorie: slalom di Garmisch vinto, slalom di Wengen vinto. e nel mezzo tante belle prestazioni tra cui tre secondi posti di fila nelle gare azzurre nei giganti sulla Gran Risa, e nello slalom sulla Tre a Madonna di Campiglio. Non ha mollato, ha resistito, e ha dimostrato ancora una volta al mondo chi possa essere il vero erede di Marcel tra i paletti stretti. E non solo aggiungeremmo noi, considerando però un Odermatt in grande spolvero tra le superfici veloci e la sua competitività anche in gigante.

“La forza mentale distingue i campioni dai quasi campioni” disse Rafa Nadal qualche tempo, un concetto che si sposa bene con Henrik, un campione di quelli puri e veri che non passano di rado nel mondo dello sport.

La furia di Petra

La vittoria di ieri a Flachau nello slalom serale di Coppa del Mondo di sci alpino, ha messo in mostra finalmente una bellissima Petra Vlhová versione cinque stelle extra lusso che è andata, di cattiveria e di prepotenza, a prendersi un successo che necessitava e che la rilancia in questa seconda parte di stagione dove la forma sarà fondamentale anche e soprattutto in ottica iridata.

Nell’ultimo periodo abbiamo visto una Vlhová forse un pò stanca e scarica che è andata dal punto di vista delle performance un pò al di sotto degli standard eccezionali cui ci ha abituato nel corso degli ultimi anni e che l’hanno consacrata al mondo come una delle sciatrici più forti in circolazione anzi, certamente dopo Shiffrin, la più forte almeno nel settore tecnico.

Spesso la critica ignora il fatto che queste atlete non sono certamente dei robot bensì delle persone, umane, e anche se spesso ci deliziano con delle prestazioni assolutamente fuori dal normale, sotto la maschera e il caschetto scorre la vita composta da sentimenti, sensazioni, e vicissitudini che spesso possono portare a dei momenti in cui non si riesce a brillare momentaneamente in ciò che riesce meglio; e questo certamente è uno dei limiti della stampa in generale che non riflette molte volte prima di buttar giù un pensiero, commentando superficialmente l’atleta senza andare a comprendere la persona.

Ma Petra è una vera guerriera, una che non si attende mai anche quando il vento è forte e occorre aggrapparsi con tutte le proprie forze agli appigli a disposizione, e la fuoriclasse slovacca detentrice della generale del 2021 di appigli ne ha parecchi, partendo dal suo carattere, passando per la sua forza, e terminando con la sua classe per porre in essere una ricetta vincente che mette sul tavolo un gorumet di primissima fattura.

Vederla vincere ieri davanti alla sua rivale probabilmente è la cosa che le serviva per ripartire ancora una volta a caccia di quei trionfi che le faranno scudo nel corso degli anni avvenire e che le tributeranno gli onori che merita; una furia agonistica per una vittoria mai in discussione che le darà fiducia in prospettiva per ritrovarsi, ancora e ancora, nel prestigioso novero delle atlete più forti questo corpo celeste.

Le emozioni di Mikaela

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Ieri con il sigillo numero 82 di una carriera assolutamente incredibile, che le è valso l’aggancio a “Wonder Woman” Lindsey Vonn, Mikaela Shiffrin non solo ha messo un mattoncino in più all’interno di un mondo da lei creato con una composizione formata da fattori leggendari e alle volte anche irreali, ma ci ha fatto letteralmente emozionare in una maniera differente.

Ci ha fatto emozionare perché le sue lacrime sul gradino più alto del podio sono il significato non soltanto di un’atleta assolutamente inarrivabile per tutti, ma anche perché ha messo in mostra in quegli attimi tutti i sacrifici per arrivare dove adesso è mentre guarda tutte e tutti dall’alto; non ingannino i numeri, dietro le quinte c’è fatica, sacrifici, tanto dolore considerando i recenti anni, e la voglia di andare oltre ancora e ancora come un antico navigatore quando andava a solcare mari inesplorati per meravigliarsi poi delle gemme della natura.

Ci si incanta a vedere questa ragazza, lo si fa in pista dove sta riscrivendo le pagine di storia di questo sport andando alle volte anche oltre l’umana comprensione agonistica vista la magnificenza applicata, e lo si fa anche fuori vedendo la sua spontaneità e la naturalezza di essere semplicemente “Miki” al di là delle imprese poste in essere.

Quando si è dinnanzi a un monumento dello sport in generale, un affresco che si rinnova gara dopo gara attraverso delle prestazione assolutamente uniche frutto di programmazione, sudore, e lavoro misti a ciò che l’esistenza ti ha donato, ossia l’essere un prodigio stellare, si è semplicemente grati allo spazio e al tempo di poter vivere nell’epoca di chi sovverte il contesto con delle imprese che si racconteranno in eterno, esattamente come delle storie epiche che tanti secoli fa rimanevano impresse nell’immaginario collettivo cavalcando i secoli; di poter ammirare un capolavoro che alla fine è sempre rimasto se stesso, la stessa ragazza che tanto tempo fa ad Are mise il primo sigillo e che osservava il mondo con tanta curiosità e speranza.

Quegli occhi sono sempre gli stessi di allora, e non conta assolutamente il fatto di aver accumulato oggi numeri su numeri e trofei su trofei, conta solo che quello sguardo è uguale e che ci racconta di una ragazza che, con la sua semplicità, è diventata grande sviluppando quella primordiale emozione che poi ha deciso di condividere con il mondo, ammirandola e custodendola come una gemma dei Silmaril di Tolkeniana memoria.

È stato bello ieri, e sarà bello sempre a prescindere da un semaforo verde o rosso al traguardo, perché il sapore di un’emozione pure già non ha prezzo, ma figuriamoci se a crearla è colei che sta rendendo il mondo dello sport migliore con la sua presenza la quale, senza alcun tipo di discussione, già basta per giustificare il nostro inchino al suo cospetto come la più regale delle Regine a questo mondo.

La giornata indimenticabile di Valérie

Lavorare, soffrire, tenere duro, inseguire i propri sogni, e riuscire nel proprio intento. Questo lo step intrapreso da Valérie Grenier classe 1996 nativa di Ottawa, che oggi a Kranjska Gora corona una giornata da sogno prendendosi la prima vittoria in carriera in Coppa del Mondo di sci alpino coincidente con il primo podio. Una gara di slalom gigante assolutamente meravigliosa condotta dall’atleta battente bandiera canadese la quale, non solo riporta la foglia d’acero più famosa del globo sul gradino più alto dopo tantissimo tanto, ma altresì va a porre in essere una prestazione sublime che si traduce nel miglior risultato sin qui espresso da questo talento su una pista molto tecnica e di difficile interpretazione.

Precedendo la nostra Marta Bassino, sempre meravigliosa che conduce una gara super portandosi a casa punti preziosissimi in ottica specialità, staccata oggi di 37 centesimi e Vlhová di 40 che oggi torna sul podio, Valérie Grener sin da questa mattina aveva lasciato intendere che la musica oggi potesse suonare in maniera roboante per lei andando in testa alla classifica provvisoria: poi ancora forza e determinazione in condizioni di feeling totale con la pista slovena con una scorrevolezza unita a massima precisione che le è valsa il successo.

Successo quasi mai in discussione la vittoria per Valérie eccezion fatta per qualche piccolo errore nella parte centrale della seconda manche per poi riprendersi il tutto con gli interessi dopo, e via spedita per la prima grande soddisfazione della sua carriera in un momento di forma assoluta fantastico per lei, che capitalizza tutto e fa segnare una giornata che certamente non dimenticherà.

Arriva a 26 anni il primo acuto per questo talento canadese che già in età giovanile aveva mostrato delle ottime doti sul settore veloce: Il 7 marzo 2015 ha infatti conquistato il bronzo in slalom gigante ai Mondiali juniores di Hafjell, mentre 2016, sempre in sede iridata giovanile ma a Soci ha conquistato l’oro in discesa libera e due giorni dopo l’argento in supergigante.

Focus on Guidberg: it’s time to Garmisch

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Detto ieri della pista croata di Zagabria dove domani le ragazze saranno di scena, è tempo oggi di analizzare una delle piste più storiche per la Coppa del Mondo di sci alpino, ossia la leggendaria “Guidberg” in quel di Garmisch-Partenkirchen dove gli uomini sempre domani si daranno battaglia tra i paletti stretti in notturna.

La storia della Guidberg parte da lontano: il tracciato di Garmisch vede la sua luce nelle competizioni sportive nel lontano 1936 in occasione dei Giochi olimpici invernali andati in onda nella località tedesca: in quella occasione ‘unica medaglia in palio, ovvero quella della combinata, peraltro valida anche ai fini dei Campionati mondiali fu assegnata proprio in questa pista. Dal 1974 è stata inserita nel circuito internazionale della Coppa del Mondo di sci alpino con la vittoria di Christian Neueuther davanti al nostro immenso Gustav Thöni. Poi un pò di gare altalenanti nel corso del tempo sino a trovare continuità totale nell’epoca recente. Tra l’altro, sempre sulla Gudiberg, si sono tenuti due edizioni dei Campionati del Mondo nel 1978 e nel 2011.

La pattuglia azzurra qui ha sempre svolto un lavoro eccellente: detto del primo podio di Gustav nella gara d’apertura, nei due anni successivi grande doppietta italiana nel 1975 con Gross davanti allo stesso Thöni, e nel 1976 con Radice che andava a precedere Gross. Nel 1982 terzo posto per Paolo De Chiesa replicato dieci anni dopo da un Alberto Tomba che assaggiava un feeling con questa pista che sarebbe diventato incredibile: infatti l’anno successivo nel 1993 sino al 1995 diede vita ad una tripletta incredibile tutt’ora imbattuta (A meno che Kristoffersen domani…). Un altro grande talento azzurro con un’ottima impronta a Garmisch è stato Manfred Mölgg che prima assaggiò la vittoria nel 2008 arrendendosi soltanto davanti all’austriaco Herbst, e poi la centrò l’anno successivo precedendo il nostro Giorgio Rocca per una doppietta memorabile. Con 5 successi l’Italia ha il record di vittorie qui sul tracciato tedesco.

Lo scorso anno fu proprio Henrik Kristoffersen l’assoluto dominatore che attraverso un back-to-back mise a segno una bellissima doppietta e quest’anno cerca il terzo acuto in sede d’albo d’oro con delle condizioni di forma che, per il guerriero norvegese, lasciano davvero ben sperare.

Sci alpino: dopo Natale calendario ricchissimo in Coppa del Mondo

Author: Mudroslov – This file is licensed under the Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International license.

Archiviate le festività natalizie, questa settimana la Coppa del Mondo di sci alpino, prima di far capolino nelle leggendarie tappe veloci di Wengen e Kitzbuhël, si dividerà i compiti tra Adelboden, Garmisch, Kranjska Gora, e Zagabria dove ragazze e ragazzi daranno vita a delle eccezionali sfide tra i paletti stretti senza esclusioni di colpi sul filo dei decimi.

Oggi affronteremo la località di Zagabria che sarà il teatro prossimo femminile nel comparto tecnico: la Crveni Spust è la pista situata sul monte Sljeme, nella gruppo dei Medvednica, ed è solitamente la tappa iniziale del nuovo anno della stagione di sci alpino, il tutto a partire dalla stagione 2004-2005. Questa pista, molto tecnica e suggestiva e anche di una bellezza rara, per lo slalom speciale detiene una partenza su 978 m s.l.m., l’arrivo a 768, con un dislivello di 210m.

La prima vittoria datata 2005 è andata alla finnica Poutianen, mentre negli ultimi anni è stato il terreno di abbondante caccia di Petra Vlhová: la slovacca, apparsa un pò affaticata in questa prima parte di stagione, ha letteralmente dominato negli ultimi 3 anni vincendo in fila nel 2020, nel 2021, e nel 2022 precedendo per ben due volte una sin qui straripante Mikaela Shiffrin (nel 2020 e lo scorso anno) che qui detiene il record di gradini più alti del podio, ben quattro, avendoli (acquisiti nel 2013, nel 2015, nel 2018, e nel 2019) a pari merito con la fortissima austriaca Marlies Schield vincitrice qui 2006, nel 2007, nel 2011, e nel 2012 con due back-to-back.

L’Italia qui ha collezionato due podi, quello del 2009 con Nicole Gius che si arrese solo alla tedesca Riesch, e il terzo posto di Manuela Mölgg nel 2011. Quest’anno saranno cinque le nostre atlete protagoniste in Croazia, ossia Marta Rossetti, Martina Peterlini, Anita Gulli, Lara Della Mea e Vera Tschurtschenthaler.

Quindi, riassumendo, ecco come sarà composto il calendario settimanale: start in terra croata mercoledì 4 e giovedì 5 con lo slalom speciale femminile, con giorno 4 anche in programma la sfida maschile tra i paletti stretti in quel di Garmisch-Partenkirchen; prima manche di mercoledì per le ragazze alle 12:30 con seconda alle 16:30, mentre gli uomini prima prova alle 15:40 e seconda alle 18:45; il giorno dopo invece, giovedì 5, altro giro altra corsa per le ragazze sempre in slalom speciale con prima manche alle ore 15 e seconda alle 18. Nel weekend poi le donne voleranno in Slovenia a Kranjska Gora per i due giganti, mentre gli uomini daranno vita a un gigante e slalom.

La formula vincente Shiffrin – Odermatt

Cartesio disse: “sono persuaso che la matematica sia il più importante strumento di conoscenza fra quelli lasciatici in eredità dall’agire umano, essendo la fonte di tutte le cose.”

Se dovessimo analizzare nel più minuzioso dei dettagli sin qui la stagione di Mikaela Shiffrin e di Marco Odermatt, dominatrice e dominatore rispettivamente del circuito femminile e maschile della Coppa del Mondo 2022/23 dello sci alpino, saremmo davanti a un’equazione matematica di facile risoluzione che ha il merito di affascinare ogni cosa, perché i numeri prodotti da questi due autentici prodigi dello sport invernale (E non solo), travalicano spesso non soltanto l’umana comprensione ma anche le regole dello sci alpino andando ad approdare nel porto sicuro dello sport in generale.

L’approccio da parte di entrambi è assolutamente lo stesso, ossia quello mirato a vincere ponendo in essere questa attività nel modo più creativo possibile, ossia attraverso una ricetta che finisce per sfornare una prestazione incantando con regalità e classe infliggendo, allo stesso tempo, dei distacchi abissali agli avversarsi lasciando poco spazio a teorie e a varie interpretazioni.

E’ la celebrazione del numero 1, quello di Shiffrin e di Odermatt, due predestinati che sin dagli albori si aveva la certezza che potessero avere delle grosse opportunità di scrivere una storia infinita: Shiffrin nettamente più consolidata nella vetta della Leggenda dall’alto dei suoi numeri (Oramai prossimi al sorpasso di Vonn e Stenmark), Odermatt che si sta apprestando in questi ultimi anni a imboccare lo stesso viale che lo potrebbe veramente portare a scalare vette e numeri che sembravano essere inattaccabili, eppure…

Eppure siamo qui a commentare e a godere di due atleti assolutamente straordinari, polivalenti in grado di dettar legge in quasi tutte le discipline (Shiffrin ha vinto anche in discesa ed è competitiva alla grande in super-g, Odermatt no nei paletti stretti) ed avere una capacità di lettura gara e di scorrevolezza assolutamente innate. Basta guardarli nell’istante in cui si lanciano giù dal cancellato di partenza per capire quanto desiderio hanno di creare ancora una volta un’impresa ed aggiornare i tomi storici della loro disciplina. La stagione in corso ci sta raccontando sapientemente che questi due atleti nell’anno dei campionati iridati, vogliono fare qualcosa di più spostando ancora più in alto l’asticella tra loro e gli avversari rischiando di annientare già da subito la concorrenza mettendo in chiaro che, probabilmente, per la corsa finale nel circuito intercontinentale ci sarà ben poco da fare. Il trittico di Shiffrin a Semmering e l’acuto di Odermatt a Bormio sono le ultime perle di una collana già incastonata di pregiati materiali.

Se Gilles Villeneuve disse, “se mi vogliono sono così, di certo non posso cambiare: perché io, di sentire dei cavalli che mi spingono la schiena, ne ho bisogno come dell’aria che respiro”, per questa ragazza e per questo ragazzo è sostanzialmente lo stesso: non vedrete mai una gara di gestione, si scende al massimo per vincere e far tesoro dei propri record e dei propri successi, perché è nel loro dna, è la loro benzina, ed è nel loro destino ancora e ancora.

E così sarà sempre, finché avremo il privilegio di ammirarli in ogni gara.