Il ricordo di un pilota buono e perbene: Roland Ratzenberger

“La memoria è il diario che ciascuno di noi porta sempre con sé.” (O. Wilde)

Roland Ratzenberger

Vivere sul filo della passione lungo il circuito del sogno al fine di arrivare nel punto più alto possibile.

Quante volte abbiamo inserito questa frase nel contesto sportivo in modo da identificare la voglia di un atleta di migliorarsi giorno dopo giorno realizzando ciò che ama più al mondo? Tante volte. Alle volte talmente troppe che si corre il rischio di cadere nella monotonia. E’ anche retorico comporre quesiti di questo tipo.

Nelle storie come queste alle volte c’è il lieto fine, alle volte purtroppo no perché il destino o chi per lui mette la parole fine al romanzo della propria passione una maniera beffarda e tragica e questo, soprattutto nell’ambito motoristico del passato, è stato spesso l’epilogo di molte storie.

Oggi si parla di un uomo perbene che, al momento del suo arrivo in F1 dopo una vita a sognare l’arrivo in questa categoria, ha visto la sua esistenza spezzarsi inesorabilmente in quel maledetto fine settimana di Imola di 24 primavere fa.

Un uomo semplice, Roland Ratzenberger, ma determinato al punto di non arrendersi mai anche a 34 anni all’obiettivo di approdare nella categoria regina dell’ambito motoristico a 4 ruote, la Formula 1.

Una carriera che sin lì era stata contraddistinta dall’endurance con la partecipazione a ben cinque 24 ore di Le Mans, dalle formule nipponiche, e da altre categorie dove era riuscito a mettersi in evidenza sino a meritare la chiamata dalla Simtek nel 1994 per il primo Campionato del Mondo di F1 della sua vita.

Ed è stato proprio nel suo personale apice di Roland che avvenne il più tragico degli eventi nel corso delle qualifiche del Gran Premio di San Marino ad Imola il 30 aprile del 1994 quando, dopo l’ingresso alla curva intitolata a Gilles Villeneuve, l’alettone anteriore della sua monoposto si va a staccare facendo perdere al pilota olandese il controllo della stessa per terminare la sua corsa contro un muro a più di 310 km/h; il povero Ratzenberger spirò dopo pochi minuti all’arrivo all’Ospedale Maggiore di Bologna a causa della frattura cranica rendendo inutili i tentativi di rianimarlo. Troppo grave l’incidente.

Di storie di piloti che han perso la vita nel corso della loro passione, soprattutto in passato quando le misure di sicurezza non erano al livello attuale ne abbiamo sentite purtroppo tantissime ma, quella di Roland in particolare in quel surreale weekend dove morì anche Ayrton Senna (Ne parleremo ovviamente domani del campione brasiliano) e rischiò tantissimo anche Rubens Barrichello, tocca davvero il cuore.

Tocca il cuore perché sai che arrivi dove hai sempre sognato e proprio sul più bello, ciò che volevi più al mondo ti tradisce e ti fa perdere tutto. Roland è stata una persona estremamente positiva; chi lo ha conosciuto e chi ha avuto modo di apprezzarlo durante tutta la sua carriera non solo in F1 può confermare il tutto perché ha sempre vissuto al massimo il suo mestiere cercando di raccogliere sempre il massimo di ciò che aveva seminato. Sempre.

Con umiltà. Con determinazione. Senza lasciarsi abbattere mai anche quando magari ci si aspettava risultati migliori. Un esempio, un modo di lavorare raro oramai nella proprietà di questo mondo.

Non ha mai mollato e ci ha messo nella sua voglia quel pizzico di spensieratezza che dovrebbe sempre contraddistinguere la vita di ognuno di noi in qualsiasi vicissitudine che andiamo ad affrontare. Con calma, giorno dopo giorno, passo dopo passo.

La cosa che dispiace maggiormente è che, la scomparsa di piloti come Roland forse perché non hanno avuto una parte da estremi protagonisti nel corso della loro vita motoristica a differenza di tanti indimenticati ed indimenticabili campioni leggendari, sia finita nel dimenticatoio.

E’ molto facile ricordare i successi e i trionfi, ma non bisogna mai scordare che le vare gare si realizzano soprattutto nelle zone arretrate, nelle bagarre più spietate dove i piloti con le loro vetture lottano per prendere una posizione, soprattutto in epoca passata dove magari le differenze tra le zone più arretrate erano minori. E il tutto può benissimo confermarlo qualunque plurititolato di qualsiasi categoria.

Peccato non reperire tantissimo materiale su Roland, perché la gente avrebbe modo di prendere contatto con un pilota notevole, di grande spessore tecnico in grado di capire il funzionamento della vettura e di dare una grandissima mano al set-up della stessa per migliorarla e farla progredire. Dote non da tutti.

Lotte infinite, emozionanti, che spesso finiscono nel modo più tragico. Ed è ancora più triste pensare che, più il tempo passa, più non ci si ricordi di essi.

Ma ci sono delle eccezioni, perché il talento e la considerazione di aver fatto solo del bene nel corso della propria vita (E carriera naturalmente), sono i fatti più importanti che non possono essere messi in discussione in quanto griffati all’interno della storia con un inchiostro indelebile. Che non passa e non passerà mai.

Esattamente come il dolore della morte.

Oggi sono 24 anni, ma da queste parti non dimentica nessuno.

Un pensiero estremamente commosso, per Roland Ratzenberger.

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