Henrik Kristoffersen all’assalto del trono alpino

Con l’addio di Marcel Hirscher alle competizioni annunciato nel weekend scorso al mondo tra tanta commozione mista a rispetto per il più grande sci a dire di ogni epoca, in ottica Coppa del Mondo e più in generale nel circuito, si aprono degli scenari interessanti per capire chi possa prendere il suo posto a sedere sul trono più alto dello sci alpino.

A tal proposito la figura di Henrik Kristoffersen é senza ombra di dubbio quella che viene più in auge all’interno dei pensieri che possiamo collezionare in merito a questa tesi; andando ad analizzare nel dettaglio quelli che sono stati i risultati di ultime stagioni, il norvegese è stato sostanzialmente l’unico in grado di provare quantomeno a tener testa al fuoriclasse austriaco dovendosi accontentare tantissime volte della seconda piazza alle spalle del salisburghese.

Molto spesso il nativo di Lørenskog, si è mostrato inizialmente insofferente nei confronti di un atleta che ha rappresentato un vero e proprio muro nella stragrande maggioranza dei casi in sede di graduatorie finali, per poi accettare la situazione mettendosi a lavorare sodo per provare a contrastarlo ogni volta sempre di più alzando l’asticella.

Kristoffersen è un atleta semplicemente straordinario che ha avuto la sfortuna in questi anni di trovarsi davanti un mostro sacro come Hirscher, ma adesso con il ritiro di quest’ultimo lo specialista del tecnico proveniente dalle fredde terre del nord Europa, può tentare l’assalto alla corona essendo più sgombro soprattutto anche di mente e di conseguenza libero da una serie di pensieri che gli potrebbero permettere di aumentare le sue prestazioni gara dopo gara.

La vita comunque sarà abbastanza complicata soprattutto perché c’è il giovane talento Clemente Noel, proveniente dalla Francia in rampa di lancio assolutamente scalpitante che mira a dimostrare di essere il numero uno all’interno di una squadra francese estremamente forte dove figura tra gli altri anche un certo Alexis Pinturault che di vittorie ne sa eccome.

Quindi un bel carico di aspettative che adesso inevitabilmente si farà a capo di colui che è attualmente il vice campione, e dove tutti si aspettano che riuscirà a succedere alla sequela di vittorie dell’austriaco; Kristoffersen dovrà essere abbastanza bravo a gestire il tutto e dovrà lavorare oltre che sul piano tecnico cercando di alzare l’asticella e migliorando sempre di più dall’alto delle sue qualità e dei suoi margini di miglioramento che sono incredibili, anche sull’aspetto mentale che é stato un autentico punto di forza del salisburghese in questi anni unici, che gli ha consentito di raggiungere i risultati più incredibili.

La sfida quindi è aperta, ma se tanto ci dà tanto, un fuoriclasse del genere come Henrik già sta lavorando per farsi trovare pronto

Danke Marcel

Chi vi scrive, ogni tanto mette come sottofondo qualche base musicale specifica per lasciarsi guidare dall’ispirazione in modo tale apporre su questo foglio bianco come la neve ma digitale, nel migliore dei modi possibili, una serie di parole volte a raccontare determinate vicissitudini in merito agli sport invernali.

Stasera, mercoledì 4 settembre poco dopo le ore 21, passa per lo stereo un pezzo abbastanza noto che sa di immensità, ossia “Shine On You Crazy Diamond”, Pink Floyd, una composizione quasi sacrale composta da David Gilmour, Roger Waters e Richard Wright nel lontano ’74, realizzata per omaggiare un “certo” Syd affermando, nel testo, che esso continuerà a brillare: alle volte la musica va di pari passo con le emozioni e con gli eventi, e siccome spesso molte cose non capitano per caso, questo è un autentico richiamo per celebrare e ringraziare uno che di storia ne ha scritta parecchia e che stasera, attraverso un semplice ritiro a sole 30 primavere, fa ufficialmente il suo ingresso nel Gotha delle Leggende dello sport in generale laddove la storia non si conclude, ma brilla e splende in eterno: Marcel Hirscher.

Danke Marcel.

Danke per averci mostrato prima e spiegato poi come si può interpretare una curva in mezzo a una serie di paletti ad una velocità folle, mantenendo ben saldo l’equilibrio e rimanendo in piedi, facendoci comprendere successivamente che sfidare le leggi della fisica, si può.

Danke per averci condotto, a prescindere dalla nazionalità di appartenenza, sotto la tua ala di tifo sfegatato contagiando tutti con la tua forza e la tua immensità degna dei più grandi sportivi di ogni epoca.

Danke per essere stato un autentico esempio da seguire, vero, unico, dove nonostante le inarrivabili vittorie, sia dal punto di vista estetico che numerico, hai mantenuto sempre la classe e la semplicità di un qualsiasi esordiente dentro e fuori la pista, non sottovalutando mai nessuna gara, e dando il massimo in ognuna di esse sia in vittoria che in sconfitta.

Danke per la tua infinita lealtà, Campionissimo apprezzato anche dai tuoi più acerrimi avversari che, anche grazie a te, hanno alzato l’asticella per cercare di batterti in ogni format dando vita ad autentici duelli incredibili facendoci sognare uno ad uno.

Danke per il tuo modo di approcciarti alle gare, per aver lasciato correre via veloce, paletto dopo paletto, bandierina dopo bandierina, il tuo talento che ha disegnato non solo autentiche traiettorie, ma firme d’autore ad ogni tuo singolo gesto che non è stato mai banale bensì frutto di autentica concentrazione derivante da una cultura del lavoro degna dei più grandi sportivi di sempre.

Danke perché quando il cronometro diceva P1, dovevamo riprendere in mano il libro dei record per doverli riaggiornare di continuo attraverso la più autorevole delle firme, quella di un austriaco salisburghese, che ha reso tutto più speciale; non c’è stato lavoro migliore.

Danke per essere un atleta semplice, fattore, che ti ha reso unico e ha definito anche nei contorni più celati la tua grandezza.

Danke per aver aver fatto sognare milioni di ragazzini che si sono avvicinati, anche grazie a te, a questo sport sognando un giorno di divenire autori di imprese degne di quel magico sciatore con i colori bianco e rosso: danke per essere stato questo esempio positivo che tutti ricerchiamo nel mondo dello sport e che difficilmente riscontriamo.

Ma soprattutto, e qui parlo a titolo personale, Danke Mr. Marcel: come personale è la foto in alto all’articolo di quel cappellino che custodisco gelosamente e che conserverò come una reliquia sacra, per avermi fatto innamorare dell’arte mescolata allo sci e per permettermi magari un giorno, magari ai nipoti, di raccontare di te, il più grande sciatore di sempre che vinceva, facendo scaldare il cuore degli appassionati e di questo mondo che, grazie alle tue imprese, sei riuscito a far battere incessantemente. Danke, per avermi ispirato assieme a Sofia Goggia, ad aprire questo piccolissimo spazio che, incredibilmente giorno dopo giorno sebbene nasca da un posto estremamente lontano dalla neve cresce, ama raccontare delle emozioni allo stato più puro e più limpido che riesce a suscitare questo sport meraviglioso, reso immortale grazie a voi, immensi fuoriclasse.

C’è stato un prima, e ci sarà un dopo di te agonisticamente parlando; tutto ciò che è in mezzo porta e porterà per sempre il tuo nome, ed è la spiegazione più semplice e più valida per tutti coloro che vorranno approcciarsi a questo sport che prima era immenso e che tu hai reso unico.

Come te, nessuno mai.

Danke, Marcel Hirscher.

Ufficiale: Marcel Hirscher lascia lo sci alpino e si ritira

La notizia era nell’aria da qualche giorno e si era largamente diffusa nel fine settimana, ma a seguito della conferenza stampa effettuata dal Fuoriclasse austriaco, adesso il tutto ha crisma dell’ufficialità: Marcel Hirscher a 30 primavere appende gli sci al chiodo e lascia lo sci alpino comunicandolo al mondo nella cornice di Salisburgo al centro dei congressi di Gusswerk affermando di essere sereno e felice.

L’otto volte campione della Coppa del Mondo consecutivo nonché 7 volte iridato e 2 olimpico, lascia da campione il circo bianco dopo un ciclo inarrivabile di successi che lo ha consacrato, senza alcun dubbio, come il più forte sciatore di ogni epoca.

Sulla presenza di Hirscher nella stagione che verrà, già si erano poste delle nubi già al termine della scorsa, dove erano aumentati i rumors circa una sua mancata presenza all’interno del circo bianco con un futuro tutto da scrivere lontano da quelle curve disegnate dalla sua classe e dalla sua immensità.

Sci alpino che perde il suo protagonista per eccellenza, un autentico dominatore e trascinatore che ha scritto indelebili pagine di storia dello sport con dei numeri assolutamente pazzeschi con uno score, nel circuito internazionale, che traccia una linea contente 67 vittorie (1 in supergigante, 31 in slalom gigante, 32 in slalom speciale, 3 in slalom parallelo) per un totale di 138 podi (3 in supergigante, 59 in slalom gigante, 65 in slalom speciale, 3 in combinata, 3 in supercombinata, 5 in slalom parallelo), cui bisogna aggiungere al curriculum, oltre quello citato nel primo capoverso del presente articolo, l’ambito di specialità con la vittoria della Coppa del Mondo di slalom gigante nel 2012, nel 2015, nel 2016, nel 2017, nel 2018 e nel 2019, quella di slalom speciale nel 2013, nel 2014, nel 2015, nel 2017, nel 2018 e nel 2019, la coppa parallela nel 2013, e quella Europa nel 2008.

Dei numeri pazzeschi che gli sono valsi l’ingresso nella Sala degli Dei dello sport incoronandolo come il migliore e facendolo amare da tutti gli appassionati nel mondo al di là di ogni bandiera di appartenenza in quanto, Marcel, ha accolto tutti sotto quella sua di proprietà dell’unicità.

Questo blog nacque ispirato sia dall’esempio di Sofia Goggia e sia da quello di King Marcel storia e oggi, chi vi scrive, è davvero un bel pó triste nonostante aveva già fatto un pensierino al ritiro della austriaco, ma per sempre sarà grato per le gioie e le emozioni che questo straordinario ragazzo è riuscito a regalare attraverso un paio di magici sci interpretando questo sport in una maniera unica e a dir poco inarrivabile.

Danke Marcel.

Sci alpino: i team azzurri europei e mondiali si ritrovano in terra argentina

Goggia

Entra nel vivo la preparazione estiva degli atleti azzurri dello sci alpino: dopo l’arrivo in terra argentina, ad Ushuaia per la consueta tappa Sudamericana settembrina, delle ragazze e dei ragazzi della Coppa del Mondo, anche i team di Coppa Europa (I tecnici, preceduti già dai velocisti) si ritroveranno in Argentina agli ordini del direttore sportivo Massimo Rinaldi.

I convocati, secondo la nota della FISI, sono Pietro Canzio, Francesco Gori, Tobias Kastlunger, Samuel Moling, Hans Vaccari e Giulio Zuccarini, che partiranno giorno 5 e rimarranno lì sino al 26; da segnalare che già ieri il gruppo femminile di Coppa Europa delle discipline tecniche è partito per raggiungere la medesima località.

Essi troveranno ad Ushuaia la squadra di Coppa del Mondo composta da Sofia Goggia, Federica Brignone, Marta Bassino, Manfred Moelgg, Giuliano Razzoli, Riccardo Tonetti, Simon Maurberger (Campione uscente in Coppa Europa), Luca De Aliprandini, Andrea Ballerin, Giovanni Borsotti, Federico Liberatore, Tommaso Sala, Hannes Zingerle e Alex Vinatzer.

Ricordiamo che la stagione di Coppa Europa 2020 vedrà il suo start il prossimo 29 novembre 2019: per le donne a a Trysil in Norvegia, e si concluderà il 22 marzo 2020 sempre a Reiteralm, in Austria con in calendario 35 gare (7 discese libere, 7 supergiganti, 9 slalom giganti, 9 slalom speciali, 2 combinate, 1 slalom parallelo), mentre per gli uomini in quel di Funäsdalen, in terra svedese per terminare il 22 marzo 2020 a Reiteralm, in Austria dove sono in programma 38 gare (8 discese libere, 7 superg-g, 10 slalom giganti, 10 slalom speciali, 2 combinate, 1 slalom parallelo).

Il ritorno di Johanna Schnarf in Nazionale azzurra

Tra le notizie di sci alpino che cominciano a susseguirsi in vista dello Start di fine ottobre della Coppa del Mondo, considerando anche che le preparazioni stanno fortemente entrando nel vivo, nell’ambito femminile della nostra nazionale si festeggia il gradito ritorno di Johanna Schnarf al raduno delle ragazze.

Johanna, che nel novembre scorso si era procurata in sede di allenamento un gravissimo infortunio che l’ha costretta a saltare interamente la stagione causa frattura di tibia e perone, come risulta da una nota della FISI , sarà presente al Passo dello Stelvio al raduno delle ragazze dove svolgere un’attività meramente riabilitativa, e dove ritroverà tra le altre Elena Curtoni, Nicol Delago, Nadia Delago, Verena Gasslitter, Francesca Marsaglia, Roberta Melesi, Karoline Pichler e Laura Pirovano.

Le atlete azzurre rimarranno lì sino al 25 del presente mese per poi spostarsi in Argentina, ad Ushuaia, per perfezionare ed accelerare la preparazione in vista della Coppa del Mondo 2019/20.

La presenza sulla neve di Johanna ci era mancata davvero, e un atleta di esperienza come lei all’interno di un gruppo anche molto giovane come il nostro, non potrà che essere essenziale nonché fondamentale.

Bentornata.

La sfortuna colpisce ancora Stephanie Brunner con il legamento crociato sinistro

Il detto celebre tendente ad affermare che la buona sorte è cieca, ma che la sfortuna ci vede benissimo, è un caso assolutamente riconducibile nell’ultimo anno e più alla figura della bella Stephanie Brunner.

L’atleta austriaca, ritornata sulle nevi durante lo scorso luglio dopo parecchi mesi di inattività a causa di un grave infortunio durante i campionati di casa, deve dire addio probabilmente anche alla stagione che verrà in quanto a Ushuaia in terra Argentina dove gli atleti alpini si stanno allenando in vista della Coppa del Mondo, ha subito un altro gravissimo infortunio dove il responso della risonanza magnetica ha sentenziato nuovamente la rottura del legamento crociato del ginocchio sinistro, per la terza volta in carriera menzionando anche quello patito a fine Giochi Olimpici nel 2018.

Una botta pesantissima per la forte 25enne atleta biancorossa nativa di Schwaz, che ci si era preparata al meglio per il rientro agonistico, e che adesso dovrà fermarsi nuovamente per un infortunio che non ci voleva proprio ricominciando da capo una riabilitazione che, fino a qualche giorno fa, era già il passato ed ora è tornato purtroppo il suo presente sportivo.

Stephanie Brunner nel corso della sua carriera é sempre cresciuta in intensità e prestazioni, ed é ancora alla ricerca della prima vittoria all’interno del circuito internazionale; atleta di grande forza e caparbietà e tra i migliori prospetti dal punto di vista dello sci alpino in sede tecnica, la classe 1994 dovrà di effettuare nuovamente la riabilitazione, fermo restando che siamo assolutamente certi che ella, di sicuro, non perderà la voglia per ritornare livelli che le competono essendo atleta di enorme ed indiscusso valore tecnicamente e mentalmente, con una forza d’animo che di sicuro andrà a sopraffare una sfortuna accanita e feroce per l’ennesima volta.

1’39″32: semplicemente, Giuliano Razzoli

Vancouver, 27 febbraio 2010.

La data è di quelle da ricordare e raccontare in eterno: si dice questo perché contiene nel suo interno una delle imprese sportive italiane più importanti della storia, tra le più indelebili, e soprattutto tra le emozionanti tanto che ancora oggi riesce a far scorrere tanti brividi lungo la schiena alla stessa stregua di quella fredda ma magica serata canadese.

Il nome è di quelli importanti, decisi, tosti, ma allo stesso tempo semplici e genuini: Giuliano Razzoli, classe 1984 nativo di Castelnovo ne’ Monti in provincia di Reggio nell’Emilia, una terra importante e meravigliosa che tanto ha dato e dà allo sport soprattutto in termini di motori, quei stessi motori che quel bravo ragazzo quel giorno, decise di montare sugli sci per compiere un’impresa memorabile griffando l’albo d’oro attraverso una classe e una forza scaturenti dal profondo dell’animo e della dedizione allo sport, connesso ai propri sogni e desideri.

Cosa avvenne è cosa abbastanza nota: il “Razzo” decise quel giorno di tingere d’azzurro un cielo canadese nella gara delle gare nel tecnico maschile, lo slalom speciale agli XXI Giochi Olimpici Invernali, mettendo in fila due autentici campioni come Ivica Kostelić e André Myhrer riportando in Italia ventidue anni dopo, quell’oro a cinque cerchi che in seno italiano prima di quel giorno menzionava Alberto Tomba Calgary 1988 come ultima volta.

La crudeltà dello sci, spesso, è che sei completamente al buio circa il contrassegno dei tempi; certo, alle volte oramai ci sono i tabelloni luminosi che magari ti danno alle volte dei riferimenti a metà percorso, ma spesso non è così, e in uno sport in cui la concentrazione la fa da padrone non ci si potrebbe di certo dedicarsi a distrazioni che poi potrebbero risultare fatali. Ci sei solo tu, e le tue sensazioni, le tue emozioni, quello scendere graffiando la neve sperando dentro di te che ogni singolo battito del tuo cuore, che avverti, scandisca un cronometro consono alla posizione che conta una volta tagliato il traguardo.

Curva dopo curva, paletto dopo paletto, muro dopo muro, piano dopo piano… Scendere, via via, e sentire ed avvertire che magari quello è il momento giusto. Il momento tuo, con il pettorale numero 13 dall’altro lato del mondo dalla città in cui sei nato. Chissà cosa avrà pensato il buon Giuliano in quei momenti. Alla voglia di mordere con tutto se stesso quel risultato per il quale ha lavorato sin da bambino.

Quel momento in cui arrivi e il tabellone luminoso dice P1. Dice che sei il numero uno, sei nella storia, nell’Olimpo dello sport dove tutti son pronti ad inchinarti al tuo cospetto. Sai di avercela fatta, che quei sacrifici hanno ripagato alla grande, a pochi mesi dal tuo 25mo compleanno, chiudi gli occhi e senti solo i fuochi d’artificio nel tuo corpo misti alla stanchezza e all’adrenalina che scorre.

Quando leggi 1’39″32, quando leggi che le tue sensazioni erano quelle giuste e hai fatto bene a fidarti di loro.

Fu davvero un momento meraviglioso. Lo sport sa unire, Giuliano Razzoli fu in grado di ricucire un gap storico in quel format di gara per l’Italia che mancava da fin troppo tempo. Riuscì a fermare come pochi il tempo, con quegli occhi azzurri colmi di commozione mista a gioia che evidenziarono, nella maniera più netta, un abbraccio per tutti gli italiani che amano lo sci alpino da ogni latitudine di questo mondo.

Theodore Isaac Rubin, uno psichiatra e un grande autore americano, una volta disse che “la felicità non viene da un lavoro facile, ma dal bagliore di soddisfazione che appare dopo il raggiungimento di un compito difficile, che richiedeva il nostro meglio.”

Il tuo meglio caro Giuliano lo hai dato, lo hai conquistato, e lo hai reso indelebile facendolo introdurre all’interno della sala dei grandi momenti dello sport in generale e anche adesso come vedi, in una calda giornata di agosto, quel ricordo rimane vivo più che mai grazie ad un gesto immortale reso tale da un fuoriclasse unico ed umile che mai si è abbattuto nemmeno nelle difficoltà successive, e ha affrontato ogni sfida con la stessa passione di sempre, come quella sera, dove scaldasti i cuori di milioni di persone mediante la magia.

Il silenzio di una guerriera di nome Sofia

Goggia

Sapevo solo che non c’era più bisogno di afferrare tutto a mani nude, che lasciar scorrere l’acqua del fiume era sufficiente, che era tutto. La mia vita come ogni vita: misteriosa, irripetibile e sacra… così vicina, così presente, così pienamente mia.”
(dal Film Wild – 2014)

No, non ci eravamo scordati di lei. Chi vi scrive non si era dimenticato di Sofia, anzi, stava continuando a seguirla assiduamente in tutto questo tempo, determinante per un atleta invernale, dove la preparazione è la chiave di volta per la stagione che verrà.

Stavamo semplicemente ascoltandola. Di continuo. Già, perché lei oltre alle sue parole ci ha abituato molto bene anche a ciò che esprime attraverso il silenzio, un silenzio talmente assordante che in lei dice molto di più, in quanto ci lascia ogni volta intuire la fame di vittorie, il desiderio di migliorarsi, e la specialità di una persona che anno dopo anno ha sempre voglia di scoprire dei limiti nuovi da varcare.

Un superamento di limiti dove ha sempre assaporato tutto, le vittorie colorandole con la sua essenza, le sconfitte dove ha saputo trarre rialzandosi da sola come sempre tutte le motivazioni più uniche per ripartire, ma anche le porte da varcare attraverso il desiderio e la curiosità di spingersi ancor di più oltre. Verso l’infinito magari perché no, e pure oltre, come diceva un film Pixar più bello che mai.

Ci sono atleti e atleti, e solo i più grandi lasciano parlare la fatica quando non c’è niente da dire mediante le labbra, una fatica che poi lascia spazio ai fatti che nel caso dei grandissimi, trovano dimora nel grande libro dei gesti sportivi e negli albi d’oro da raccontare attraverso gli anni ricordando le imprese leggendarie mediante i “ferri del proprio mestiere”.

C’è chi ha un pallone, chi ha un volante, chi un manubrio, chi un paio di sci. Ecco, Sofia mette ai piedi i suoi sci e attraverso la sua regalità che ci permette di condividerla, scrive la storia griffando curve sinuose ed eleganti, che soltanto all’interno della grande sala dei fuoriclasse, si ha l’opportunità di apprezzare e di rivivere continuamente come un museo storico e di rara bellezza.

Una stagione che la nostra campionessa azzurra sta cominciando già a mordere attraverso la sua voglia emergente dal profondo della sua determinazione e attraverso il sudore degli allenamenti che sin dalle prime luci dell’alba, stanno avvolgendo Sofia e tutto il suo staff per non lasciare un minimo dettaglio, come sempre, al caso. La fatica e la determinazione saranno sempre le armi più grandi per cercare di andare al di là anche nelle difficoltà più pure e ogni anno lei, come un guerriero pronto alla battaglia, le affila per ottenere sempre ciò che vuole. Per provare a farlo. Per cercare nuova gloria. Per trovarla sotto un cielo misto tra il bianco della neve e l’azzurro della limpidezza.

Sofia Cara, continua così a spingere e far urlare questo tuo silenzio, non smettere mai di farlo: tornando al primo capoverso di questo articolo, ti avvertiamo sempre in ogni tuo gesto regale dentro e fuori la pista in questa vita, la tua, che hai reso colma di gloria e di gioia per te stessa e non solo.

Così vicina, così presente, Così pienamente tua.

Così per sempre, Sofia.

Marcel Hirscher rinvia la decisione sul suo futuro

Esattamente una settimana fa avevamo parlato di quella che sarebbe stata la decisione annunciata al mondo delle leggendarie Marcel Hirscher circa il proseguimento o meno della sua carriera, decisione che sarebbe stato annunciato alla stampa per il 6 di Agosto.

E’ notizia invece di qualche giorno fa è stato comunicato che quella conferenza stampa di fatto è stata annullata in quanto il fuoriclasse salisburghese vuole testare prima quella che è la sua condizione allenandosi sulle nevi per comprendere se proseguire verso nuovi record oppure il ritiro da campione assoluto quale é; secondo le indicazioni la scelta dovrebbe essere comunicata non oltre la fine del mese che sta per sorgere.

Dominatore assoluto da più di 8 anni oramai dello sci alpino e atleta pazzesco che non lascia mai nulla al caso, anche in questo frangente Hirscher cura nei dettagli quello che è il suo mondo atletico volendo capire al 100% ancora una volta la sua situazione assieme alla sua famiglia per comprendere se si é in possesso ancora di nuovi cavalli da scatenare sotto gli sci.

L’auspicio è che queste motivazioni in lui possano essere sempre presenti in quanto, una leggenda come lui, si ha sempre l’infinito piacere di ammirarla.

La corsa alla gloria di Dominik Paris nel 2020

Tra i tanti atleti che lo scorso anno non soltanto in ottica italiana ma naturalmente mondiale han fatto una enorme differenza, Dominik Paris tra gli uomini recita senza alcun tipo di ombra di dubbio una parte da leone.

Lo scorso anno il buon “Domme”, era alla ricerca della definitiva Consacrazione e del salto di qualità che lo avrebbe relegato tra gli atleti più forti nel panorama mondiale dello sci alpino in merito alla velocità: la risposta è stata sonante ed è andata al di là addirittura delle più rosee aspettative.

Ha iniziato vincendo per la terza volta la discesa libera di Bormio, e il giorno dopo ha vinto anche il supergigante, divenendo l’unico atleta ad aver vinto sulla sulla leggendaria Stelvio in entrambe le discipline veloci nella stessa stagione; a gennaio ha portato a casa per la terza volta la discesa libera di Kitzbühel, ma l’acuto più importante é risuonato ai Campionati del Mondo di Are dove l’altoatesino ha vinto la medaglia d’oro nel super-g. Con la vittoria del 3 marzo successivo, in supergigante in terra norvegese a Liellehammer ha superato una leggenda come Ghediba per numero di vittorie in Coppa del Mondo, diventando così il terzo sciatore italiano per numero di vittorie, vincendo poi, a fine stagione la sfera di cristallo in super-g chiudendo secondo dietro Feuz nella classifica per la discesa libera.

Una stagione incredibile a testimonianza del valore assoluto di questo atleta che ha saputo alzare molto più in alto di d ove si trovasse la propria asticella riuscendo a superarla per poi non porsi alcun tipo di limite per quanto concerne il suo futuro.

Giá, il futuro. Un futuro che sicuramente lo vedrà protagonista ancora una volta in una stagione nettamente più tranquilla sotto il profilo delle competizioni essendoci soltanto la Coppa del Mondo, dove potrà andare all’assalto non soltanto di nuovi record ma anche ulteriori soddisfazioni in sede finale in quanto la sua capacità di leggere legare connessa ad una straordinaria voglia di vincere e di migliorarsi, roba che lui conosce molto bene da vicino e che ha nelle corde.

Manca ancora molto all’inizio della competizione essendo una stagione ancora abbondantemente torrida, ma Paris sta già lavorando affinché il domani sia ancora più lucente del presente che lo vede già 3 più forte sciatore attualmente del mondo.

Nella stagione che verrà tra le certezze assolute Dominik reciterà una parte da leone con le nevi più prestigiose di tutto il mondo che, di sicuro, non vedranno l’ora di essere cavalcate dalla potenza e dall’eleganza di questo incredibile fuoriclasse in quanto, il meglio, deve ancora venire per scorgere nuovi trionfi e griffare con il proprio nome, nuove pagine di storia attraverso un uomo che la paura non sa dove sia di residenza.