La notte di PyeongChang: il nord America banchetta con le medaglie

Trionfi d’oro per gli USA nello snowboard e del Canada nel pattinaggio. Niente gigante per meteo avverso

Jamie Anderson

Inizio di giornata intenso in quel di PyeongChang per il quinto giorno ufficiale di gare nell’ambito delle Olimpiadi Invernali.

Si parte subito con l’ennesimo rinvio per quanto concerne le gare di Sci Alpino; delle condizioni improponibili di meteo (Vento a 140 km/h!!!) hanno reso praticamente impossibile lo svolgimento regolare delle gare che, adesso, devono combattere con il caos del calendario: il Gigante femminile andrà in onda (Si spera) giovedì 15 febbraio e si terrà nello stesso giorno della discesa libera maschile, con la  prima manche all’01:30, seguita 03:00 dalla discesa, mentre 05.15 tocca alla seconda manche del gigante (Ovviamente tutti gli orari sono italiani). L’auspicio è che arrivi un miglioramento delle condizioni climatiche anche perché, da regolamento, il termine ultimo per lo svolgimento regolare delle gare è previsto per venerdì 16 e clamorosamente, se tutto ciò non avvenisse, alcuni titoli potrebbero essere non assegnati.

Nel Pattinaggio Artistico si è invece chiuso il Team Event che ha visto trionfare nettamente il Canada che ha sigillato l’oro con il programma di Tessa Virtue e Scott Moir; medaglia d’argento per la Russia e infine USA che arpionano il bronzo e tengono a bada l’Italia che purtroppo si classifica ai piedi del podio chiudendo, comunque con un ottimo quarto posto con protagonisti Anna Cappellini con Luca Lanotte, e Carolina Kostner che non è riuscita a completare la rimonta chiudendo quarta nel suo programma, poi vinto dalla russa Zagitova.

USA sul gradino più altro del podio invece nello Snowboard categoria slopestyle che colgono, nonostante il forte vento coreano, la medaglia d’oro con la bellissima Jamie Anderson precedendo la canadese Blouin. Terzo posto e medaglia di bronzo per la finnica Enni Rukajarvi. Snowboard che poi ha continuato lo svolgimento delle sue attività con la qualificazione femminile di Halpype dove l’altra americana, Chloe Kim chiude in testa mettendo una seria ipoteca sulla conquista della medaglia del metallo più prezioso. La stessa ha realizzato un solco incredibile con le avversarie tanto che la seconda, la cinese Yiu, è staccata di ben 8 punti, e la terza la giapponese Matsumoto addirittura 11.

Nel Curling la prima semifinale di doppio misto vede il trionfo norvegese attuato battendo il Canada per 8-4 e vola in finale alla conquista dell’oro attenendo l’avversaria che si deciderà alle 12 ore italiane nel match tra Svizzera ed Oar.

Infine nell’Hockey femminile continuano le gare nei gironi di qualificazione con la Svizzera che batte il Giappone per 3-1 al termine di una gara notevolmente intensa.

 

PyeongChang 2018 il resto delle gare: nel freestyle domina Kingsbury, nel Curling stop Svizzero

Nelle prove di Sci Alpino e di Slittino ottime prestazioni rispettivamente di Innerhofer che chiude in testa e di Kevin Fischnaller che finisce quarto

Kingsbury

A PyeongChang, questa notte, oltre al pattinaggio artistico di cui del relativo Team Event si è parlato nel post precedente sono andate in scena gare sia di qualificazione sia di prova che hanno dato segnali notevolmente rilevanti:

nel Freestyle si sono svolte le gare di qualificazione di moguls: in ambito maschile ha messo subito le cose in chiaro il due volte Campione del Mondo Mikäel Kingsbury che vuole a tutti costi arpionare la medaglia olimpica: il canadese ha totalizzato il miglior punteggio di qualifica concludendo con 86,07 precedendo il russo Smyshlyaev e il kazako Reikherd. In quel del femminile invece la vittoria della qualificazione è andata alla francese Perrine Laffront la quale, con il punteggio di 79.72 punti, si va a prendere la prima posizione cui seguono al secondo posto la canadese Naude e la statunitense Schild.

nel Curling invece sono andate in onda la terza e la quarta giornata di round robin sempre in doppio misto. Comincia a mettere i puntini sulle i il Canada che, con una doppia vittoria vola in testa alla classifica travolgendo la Cina prima e la Finlandia poi realizzando una prova di forza notevolissima. Da registrare invece una Svizzera che prima sconfigge agevolmente gli statunitensi e poi cade di misura contro i norvegesi perdendo partita ed imbattibilità. Ecco i risultati nel dettaglio e la classifica:

Risultati terza giornata:

Corea del Sud – Norvegia 3-8

USA – Svizzera 4-9

Cina – Canada 4-10

OAR – Finlandia 7-5

Risultati quarta giornata:

Canada – Finlandia 8-2

Cina – OAR 5-6

USA – Corea del Sud 1-9

Svizzera – Norvegia 5-6

Classifica:

Canada, Norvegia, OAR e Svizzera 3 w. / 1 d.

Corea del Sud 2 w. / 2 d.

Cina e USA 1 w. / 3 d.

Finlandia 0 w. / 4.

Completano la nottata italiana le prove realizzate in quel dello Sci Alpino e nello Slittino; nel primo è stata realizzata la seconda prova maschile di discesa libera con una netta affermazione di Christof Innerhofer che chiude in testa davanti a Jansrud a solo un centesimo di distacco. Poco più indietro Feuz e Mayer. C’è da dire, comunque, che le condizioni di discesa sono state come detto dallo stesso azzurro, condizionate da un forte vento; nel secondo invece si è realizzata la quinta prova di singolo maschile dove si è classificato in testa il russo Repilov davanti all’austriaco Gleirscher e al tedesco Loch ma continua, ancora una volta, a ribadire l’ottima condizione di forma il nostro Kevin Fischnaller che chiude quarto attaccato a poco più di 120 centesimi dalla testa e che fa denotare una gara che sarà tutta da vivere sul filo di distacchi minimi.

La meglio gioventù: Michela Moioli e Nicole Delago

Il futuro è adesso

Italia

“La Meglio Gioventù” era un film bellissimo di qualche tempo fa diretto da Marco Tullio Giordana, il cui titolo si può parafrasare per far riferimento ad altre interpretazioni varie, come ad esempio l’identificazione del percorso di crescita di una persona e perché no, anche della una carriera di un’atleta.

Carriera di un’atleta che si definisce con l’andare degli anni ma che vedi già in alcuni casi possa esser promettente sin dai suoi esordi quando, con il talento posseduto, capisci che possa avere quel talento in modo da permettergli di poter far sbocciare da quel seme, un fiore meraviglioso.

In questo senso, oggi si parla in ottica azzurra di due nomi in particolare in campo femminile attivi su due discipline diverse ossia lo Snowboard Cross e lo Sci Alpino, e i nomi da collegare ad essi sono rispettivamente Michela Moioli e Nicol Delago.

Michela Moioli è un’atleta già pronta al grande palcoscenico. Specialista nello snowboard specialità cross, Classe 1995 nativa di Alzano Lombardo, quattro anni fa già a 18 anni ai Giochi Olimpici di Sochi andava verso una clamorosa medaglia negata soltanto dalla sfortuna a causa di una caduta che le ha impedito di coronare un sogno incredibile. Cadendo nel momento topico, ha avuto la forza di rialzarsi e di cercare con il lavoro duro e il sudore di riportarsi ai livelli degni del suo talento dimostrando una maturità incredibile nonostante la sua giovane età. Dopo aver conquistato nel 2016 la sfera di cristallo di Snowboard cross, a conferma del grande impegno profuso in allenamento e in gara, la stagione in corso 2017/18 è sino ad ora un qualcosa di straordinario: lo score attuale dice quattro vittorie e ben sette podi (Le ultime due realizzate nell’ultimo weekend di gare a Feldberg in Germania, facendo una strepitosa doppietta) con tanto leadership in classifica agganciata a dimostrazione che, l’impegno nel lavoro che si fa è l’unica strada che ti viene a portare risultati coniugata con una cultura del lavoro e una tecnica, quella di Michela, che le porterà sicuramente i risultati auspicati proiettando il tricolore dove lei sogna.

Nicol Delago invece, nata a Bressanone 22 primavere fa, è una delle velociste più promettenti del panorama azzurro ed europeo nello Sci Alpino. Nata sportivamente come atleta di discipline tecniche, ben presto trova la sua vocazione definitiva nelle specialità veloci. Il suo curriculum dal punto di vista giovanile è di enorme rispetto, e sin da quegli anni si è messa in mostra facendo notare tutto il suo talento: due bronzi ai Mondiali Juniores, un argento al Festival Olimpico della Gioventù Europea, tre argenti ai Campionati Italiani Giovanili, e ben due ori ai Campionati Italiani Aspiranti. Entrata in punta di piedi all’interno del circuito internazionale in Coppa Europa prima (Raggiungendo meravigliosi risultati come la vittoria a Santa Caterina Valfurva in discesa nel 2015) e in Coppa del Mondo poi, giorno dopo giorno ha lavorato duro e ha cercato di migliorare infinitamente la sua sciata cercando soprattutto una maggiore pulizia nelle traiettorie per rendere più agevole gli ingressi nelle curve. E se ti impegni al massimo e sei consapevole della tua forza (Fisica e tecnica come nel caso di Nicol), con il tempo non puoi che raccogliere i frutti del tuo lavoro, tanto che nell’ultimo weekend di gara di Coppa del Mondo a Garmisch-Partenkirchen, ha sigillato la sua prestazione coronando un incredibile decimo posto nella discesa libera dominata da Lindsey Vonn e la nostra Sofia Goggia chiudendo a solo un secondo di distacco il tutto a denotare il grande miglioramento effettuato.
Queste spiegazioni servono anche a far riflettere tutti coloro che non danno tempo agli atleti di emergere volendo tutto e subito; inutile dire che tutto questo non esiste perché se non c’è impegno e non c’è passione non si va da nessuna parte. Perché nella vita puoi avere talento, ma se non lo coniughi con la cultura del lavoro si rimane sempre al punto di partenza. Sia Michela che Nicol hanno col tempo lavorato sodo e con la consapevolezza dei propri mezzi hanno ben compreso tutto questo e adesso, i risultati stanno cominciando a dire la loro e fare voci parecchio grosse tanto che entrambe saranno, ovviamente, parte della spedizione italiana a PyeongChang in Corea del Sud per lo svolgimento dei XXIII Giochi Olimpici invernali.

I profili di queste due giovani meravigliose azzurre siano il volano per gli atleti di oggi ma anche per quelli di domani affinché, la “meglio gioventù”, tragga spunto dal non mollare mai e dal desiderio di arpionare successi sempre con il sorriso sulle labbra.

Quest’ultimo, leit motiv di queste due giovani campionesse.

Jacqueline Wiles salta i Giochi Olimpici

Bruttissimo infortunio per l’atleta statunitense

Jacqueline Wiles
Jacqueline Wiles

Jacqueline Wiles, never give up!!!

Non è mai facile per un’atleta rinunciare a un sogno come i giochi olimpici. E neanche immagino quanto possa bruciare il fatto di farsi male proprio a pochissimi giorni da quello che è l’evento sportivo più importante al mondo.

Spesso però purtroppo capita che, quando fai il lavoro che ami, capitano delle vicissitudini che sfortunatamente ti portano a cadere e a farti (Temporaneamente) rinunciare ad essere parte di una spedizione che, sportivamente parlando, corona tutte le tue aspettative.

Aspettative per il quali si fanno sacrifici anche economici per farli avverare, e questo comporta ancor più amarezza nello stato d’animo come sicuramente ci sarà in quello di Jacqueline Wiles, atleta di venticinque anni di Portland della nazionale statunitense di Sci Alpino che, nel weekend scorso a Garmisch-Partenkirchen, a causa di una bruttissima caduta sulla Kandahar nel tentativo di rientrare in gara ha subito la rottura del legamento crociato, una frattura al perone, e una frattura al piatto tibiale della gamba sinistra che la costringeranno a saltare obbligatoriamente l’appuntamento a PyeongChang per i Giochi Olimpici invernali.

In momenti come questi è facile e scontato vedere tutto nero ma, la forza di queste atlete, sta nella caparbietà e nella determinazione di non mollare davvero mai di un centimetro in una disciplina dove, spesso e volentieri, gli esami medici non danno i responsi che chiunque si auspicherebbe dopo alcune cadute.

Ma siamo pressoché certi che il volto gentile e sempre sorridente di Jacqueline possa ritornare al più presto ai cancelletti di partenza con tutta la voglia e la determinazione possibile ed immaginabile e di questo, non c’è alcun minimo dubbio.

Discesa Libera fa un grandissimo in bocca al lupo a Jacqueline Wiles mandandole un grande abbraccio certo che, presto, la rivedremo dove merita di essere.

Il diamante azzurro: Sofia Goggia

Il profilo di una Campionessa

Sofia Goggia
Sofia Goggia

Sofia Goggia: come avere il fuoco dentro nella sua massima espressione.

Quando vedo questa meravigliosa atleta sugli schermi non può che venirmi in mente questa particolarità, perché è parte di lei ed è il volano il quale sono assolutamente certo che la porterà parecchio lontano.

Entrata con tutta la sua forza all’interno del Team Italia nella Nazionale tricolore dello Sci Alpino sin dagli esordi giovanili nel 2007, non ci ha messo poi molto a farlo anche all’interno di tutti i cuori degli appassionati di questo splendido sport; a partire soprattutto da quel 26 novembre del 2016, a Killington in quel del Vermont negli Stati Uniti d’America, quando con un terzo posto in slalom gigante si presentò davanti al palcoscenico del mondo sportivo come qualcuno che sarebbe stata in grado di spostare gli equilibri. Da protagonista.

Una tecnica audace e sopraffina sugli sci coniugata a una forza dentro e a una determinazione scintillante han fatto sì che la forza di questa splendida ragazza nativa di Bergamo potesse diventare una delle atlete di punta della nostra nazionale femminile.

Lo vedi subito quando qualcuno è più speciale rispetto a molti altri, e lo fai osservando quello che nello sport è contraddistinto dalla parola “mordente” ma non solo in senso etimologico, bensì anche in quello detenuto all’interno della voglia, la sua, quella di migliorarsi sempre.

Ed è questo il fattore cardine della nostra bella finanziera che non si è mai arresa e non si arrenderà mai. Che è caduta ed ha saputo sempre rialzarsi. Che ha vinto e non si è mai montata la testa. Perché se sei in gamba e sei intelligente, sai sempre tenere duro in ogni situazione.

Ha saputo sempre aspettare non ascoltando magari qualche stolto che, come spesso avviene nella vita, comincia a dare giudizi preventivi senza sapere e sottovalutando le capacità di “qualcuno”. Quelli, al massimo, strappano un sorriso e aumentano la voglia di dimostrare a tutti il proprio valore, la propria forza.

La sua, grande come quella contenuta sul viale delle emozioni, ha trovato il suo culmine in uno splendido bronzo ottenuto ai Campionati del Mondo di Sankt Moritz lo scorso 2017 nello slalom gigante; una liberazione, una gioia incredibile ma soprattutto la consapevolezza che quello fosse soltanto un punto di partenza verso una serie di sorrisi che, son certo, si regalerà lei stessa e regalerà a tutti quanti noi dando spettacolo e disegnando curve su quella neve che lei ama tanto.

Perché, come diceva una bella canzone di qualche anno fa, “abbiamo fatto tutto, e tutto c’è da fare…”.

Non sei un’atleta qualsiasi se, nel corso di una stagione oltre alla suddetta medaglia di bronzo iridata, conquisti il record italiano di podi e di punti conquistati in Coppa del Mondo.

Ma non serve di certo un curriculum sportivo per identificare Sofia Goggia. Alle volte, come nelle cose più belle della vita, basta soltanto anche uno sguardo per capire l’intensità di una persona, di una atleta in questo caso, destinata a scrivere grandi pagine dello sport attraverso l’inchiostro del suo gesto atletico alla voce vittoria.

Come la sua prima, in quel percorso sudcoreano che sentiremo a breve tantissime volte, in quel magico weekend del 4 e del 5 marzo scorso a Jeongseon dove in 2 giorni di fila piazzò due meravigliosi trionfi in entrambe le discipline veloci e dove si è arpionata la certezza che si possa imbastire un nuovo capitolo della carriera.

Veloce, cattiva, forte, determinata, in questo inizio di stagione abbiamo trovato una Sofia capace di innovare il suo stile notando anche l’aggiunta della caratteristica di una maggiore pulizia nelle traiettorie rendendo più elegante il suo modo di sciare, come abbiamo visto nelle ultime uscite e, soprattutto, nelle vittorie ottenute ad Sankt Anton am Arlbegs in Austria e a Jasná nella seconda metà dell’appena trascorso gennaio in discesa libera che gli son valse, assieme al resto dei recenti podi, la leadership della classifica di specialità.

Insomma le carte in tavola son state messe tutte assieme alla voglia di far bene e di cercare di raggiungere i migliori risultati possibili senza dimenticare, che, a prescindere dai piazzamenti che verranno la vittoria migliore è stata già raggiunta, ed è quella di aver avvicinato soprattutto grazie a te tantissime persone a questo sport tramite la tua grandezza e la tua straordinaria umanità.

Cara Campionessa, quel volano di cui si parlava nel secondo capoverso di questo post tienilo sempre con te vicino a quella forza che ti spinge ogni volta giù dal cancelletto di partenza e che scalda i cuori di tutti noi verso la prossima vittoria che, come è solito dire, sarà a prescindere dal contesto la più bella, esattamente come il tuo sorriso e il fuoco che detieni nei tuoi occhi.

Semplicemente, Sofia Goggia. Comunque vada, sei già un successo.

A Garmisch la regina è sempre Lindsey Vonn

Ancora una volta il trionfo davanti a Sofia Goggia

Lindsey Vonn è la regina di Garmisch.

Ancora una volta va in onda la replica del dualismo sciistico di velocità femminile che sta contraddistinguendo l’ultimo anno: la statunitense contro la nostra Sofia Goggia dove, anche oggi, la campionessa americana conquista il gradino più alto del podio nella seconda discesa libera in scena a Garmisch-Partenikirchen. Per la Vonn è l’81ma. vittoria in carriera in Coppa del Mondo e a adesso il record di Stenmark è lontano soltanto 5 vittorie.

Mentre ieri il distacco si è fermato sui due centesimi, questi ultimi oggi segnano undici ma che testimoniano che la nostra finanziera bergamasca è lì a giocarsela contro la “Wonder Woman” delle nevi. In una pista totalmente congeniale all’atleta di Saint Paul soprattutto nel tratto finale dove riesce ad intraprendere delle linea al di là della comprensione umana, abbiamo trovato una Sofia che, pur mantenendo la sua aggressività che rappresenta il suo marchio di fabbrica nella sua sciata, ha cominciato a mantenere delle linee più filanti e nettamente più pulite rispetto al passato, un segnale notevolmente importante in vista dell’appuntamento coreano in una pista la quale, la scorsa stagione, ha visto Sofia trionfare per due volte consecutive.

Terza classifica l’atleta del Liechtenstein Tina Weierather che va a completare il podio odierno. A seguire Stephanie Venier, e tutte le altre via discorrendo. Prova anonima della Gut e della Rebensburg. Da segnalare una bruttissima caduta per la statunitense Stacey Cook che è stata portata al centro medico dopo l’impatto con le reti che le ha causato una fuoriuscita di sangue dal naso, e un ottimo decimo posto per la nostra Nicole Delago.

In classifica di specialità rimane leader la Goggia con 23 punti proprio sulla Vonn che gara dopo gara, si avvicina sempre di più e che nella superficie veloce sta dando uno spettacolo e una intensità incredibile assieme alla nostra azzurra.

L’importanza di chiamarsi Marcel Hirscher

La grandezza di un campione

Hirscher
Marcel Hirscher on fire

Quando parlo di Marcel Hirscher mi vengono in mente soprattutto tre parole che poi, sostanzialmente, diventano tre qualità in termini assoluti: grandezza, essenzialità, e silenzio.

Quando prendi ciascuna di esse e le metti dentro un “calderone” alla stessa stregua di un grande chef in cucina nell’utilizzo dei suoi migliori ingredienti a disposizione per creare un notevole piatto, avverti immediatamente (Nonostante l’ultima, etimologicamente parlando, faccia riferimento a un esatto contrario) la sensazione di un grande rumore, di un immenso profumo, ossia elementi che portano alla realizzazione di uno straordinario Campione.

Se si prendono singolarmente ciascune di queste tre qualità, non si può far altro che volgere il pensiero alla sciata di questo ragazzo austriaco di 28 primavere nativo di Annaberg Lungötz, un comune di poco più duemila anime situato nel distretto Halleim in quel del Salisburghese specializzato nelle discipline tecniche nello Sci Alpino, aggiungendolo alla stessa stregua dei più grandi campioni sportivi di ogni tempo relegandolo a gesti incredibili come quelli di Federer nel tennis, di Pelé nel calcio, di Jordan nel basket e via dicendo ossia, tutti soggetti che han fatto della loro professione il marchio di fabbrica dell’andare oltre ogni limite. Tutti i soggetti che han raggiunto la caratura dell’eccellenza di base: d’altronde, la menzione stessa affidata al Michael Joffrey più famoso del globo terrestre non è per niente casuale visto che lui stesso disse una delle frasi più mainstream della storia ossia, “che i limiti come le paure spesso sono soltanto un’illusione…

La grandezza di Hirscher la ritrovi subito al cancelletto di partenza: quando vedi immediatamente che quei limiti suindicati, per lui, davvero non hanno modo di esistere: può detenere anche 2 secondi di vantaggio dalla prima manche sul secondo che chiunque proverebbe a gestire scendendo conservativamente, ma chiunque non è lui. Marcel fa la prova rischiando come se il vantaggio fosse sempre minimo assumendosi rischi assurdi, alle volte arrivando a un soffio da una caduta o da una inforcata, ma poi al al traguardo, anche nei casi più estremi, il suo cognome è abbonato quasi alla numerologia dell’uno (Ciò che ha fatto di recedente ad Adelboden è ancora sotto gli occhi di tutti).

L’essenzialità la trovi in lui nel suo non risparmiarsi mai, nella regalità delle sue movenze, nell’eleganza racchiusa dentro la sua forza e la sua determinazione soprattutto sul ripido dove con i suoi sci riesce a fare una velocità che davvero nessuno riesce nemmeno ad eguagliare. Ha in particolare la capacità di rendere il gesto più complicato estremamente semplice anche grazie a una rotondità notevole nella scelta dei movimenti, in un equilibrio solidissimo, e nella certezza delle sue immense qualità tecniche e fisiche. Un lavoro impeccabile e certosino volto a raggiungere sempre il massimo possibile, cosa che riesce solo ai grandi.

Infine il silenzio. E’ uno di quei sportivi che adoro perché non fa parlare mai di sé al di là dei fatti. Nessuna spocchia, nessuna presunzione, nessuna irriverenza. Un Signore (E la S maiuscola non è frutto di errore) dentro e fuori delle piste concernenti il suo lavoro. Un personaggio carismatico e silenzioso che fa dedicare il suo urlo più grande ai suoi gesti tecnici che negli ultimi 7 anni hanno incanto il mondo degli sport bianchi e anche quello in generale. Hirscher è fortemente stimato da tutti i suoi colleghi, anche i più agguerriti suoi avversari come Neureuther, come lo stesso Kristoffersen che, seppur più focoso caratterialmente, non ha mai fatto venir meno parole di stima per il 6 volte vincitore della Coppa del Mondo, come Ligety, come tanti altri. Come praticamente tutti i quali, non han potuto far altro che inchinarsi alla sua grande umiltà anche davanti al gesto più immenso. E la pinacoteca sua personale, in tal senso, è ampia. Già, perché parliamo certamente di arte oltre lo sport.

Perché se fai bene il tuo lavoro, e hai incarnato lo sport come un esempio per te e per tutti coloro che ti seguono e ti ammirano, e sei sempre vicino a chi ti ama, allora hai messo al collo le due medaglie più importanti che possano esistere nella vita: quelle del rispetto e dell’immensa dignità.

Non mi soffermerò a menzionare il suo Curriculum Vitae, sarebbe una perdita di tempo e risulterebbe anche offensivo nei suoi confronti considerando la grandezza oramai acquisita anche alla luce dei prossimi Giochi Olimpici che potrebbero relegarlo al trono assoluto di Re dei Re accanto a un certo Ingemar Stenmark, unica cosa che mancano alla sua ricca bacheca; parlano già per lui 6 titoli mondiali e 6 coppe del mondo di fila.

Si può soltanto decantare la grandezza e la bellezza di quest’atleta che sono andati di pari passo con la sua progressione e la sua classe che ha impresso sulle nevi più importanti del mondo dove lui,  con i suoi sci ai piedi, è stato in grado di mettere le firme più autorevoli come se riuscisse ogni volta a far fermare il tempo con estrema naturalezza.

Nietzsche una volta disse che “un giorno dovrai fare qualcosa di grande: ma per questo devi prima diventare tu stesso qualcosa di grande.”

Niente di più attuale nel tema in questione.

Semplicemente, Marcel Hirscher.

 

Discesa libera femminile: a Garmisch acuto di Lindsey Vonn! Seconda Sofia Goggia

La statunitense trionfa in Discesa Libera

Il trionfo di Lindsey Vonn
Lindsey Vonn

 

Ancora Lindsey Vonn in discesa libera.

Con una prova a dir poco magistrale la campionessa statunitense trionfa a Garmisch-Partenkirchen e conquista la vittoria numero 80 in Coppa del Mondo e adesso il record di Ingemar Stenmark è posto a -6.

Con la solita determinazione e forza la nativa di Saint Paul è riuscita a fare una rimonta nella parte finale di gara e a precedere la nostra ottima Sofia Goggia di soli due centesimi di distacco nel penultimo appuntamento di discesa libera prima dei Giochi Olimpici coreani.

La finanziera bergamasca all’uscita dal cancelletto è uscita col piglio giusto conducendo una gara solidissima sciando con la solita aggressività ma sciando pulita al punto giusto e conquistando un podio che rafforza la sua leadership nella classifica di specialità anche se, adesso, la stessa Vonn si pone in seconda posizione a -43 da Sofia.

Completa il podio a 13 centesimi un’ottima Cornelia Hutter che ribadisce il suo ottimo stato di forma e si candida ad essere una delle protagoniste a PyeongChang nelle discipline veloci.

A seguire e a completare la top ten si classificano dal quarto posto in poi Johnson, Veith, Gut, Weirather (Queste ultime due un pò in ombra), Mowinckel, Schmidhofer, e decima la nostra Nadia Fanchini. Delusione invece per Victoria Rebensburg che si classifica undicesima.

Per le altre italiane si segnala 14ma. la Schnarf, 24ma. Delago, e 27ma. Stuffer.

Da segnalare una bruttissima caduta occorsa alla statunitense Jacqueline Wiles che nel tentativo di rimanere in gara ha perso l’equilibrio ed ha effettuato una bruttissima caduta che non lascia presagire nulla di buono per quanto riguarda le condizioni delle ginocchia visto che poi la stessa è stata portata in barella al centro medico tedesco.

#AgendaSki: Gli appuntamenti invernali del weekend e le ultime news di Coppa del Mondo

 

Nonostante gli occhi e le attese ora più che mai siano puntati sulle Olimpiadi invernali in scena a PyeongChang il prossimo 9 febbraio, le attività di Coppa del Mondo non si fermano qui e ci presentano tra sabato e domenica un ricco menu con delle gare tutt’altro che dall’esito scontato in Sci Alpino, Combinata Nordica, Snowboard, e Salto con gli Sci.

Notizia di poco fa intanto è che è stata cancellata per condizioni meteorologiche avverse in quel di Garmisch-Partenkirchen la prima prova cronometrata di discesa libera femminile rimandando il tutto alla giornata di domani in occasione della prova numero 2. Con la speranza che il tempo sia migliore, ecco gli orari televisivamente parlando coperti delle gare di sabato e domenica:

SABATO 03/02:

ore 10:00 Discesa Libera Femminile (Garmisch-Partenkirchen) (1°M)           Diretta Raisport & Eurosport1

ore 12:00 Combinata Nordica (Hakuba)                                                                Diretta Raisport & Eurosport1

ore 12:30 Discesa Libera Femminile (Garmisch-Partenkirchen) (2°M)                Diretta Raisport & Eurosport1

ore 16:00 Salto con gli Sci maschile (Willingen HS145)                                                     Diretta Raisport & Eurosport1

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DOMENICA 04/02:

ore 10:00 Salto con gli Sci maschile (Willingen HS145)                                                     Diretta Eurosport1

ore 12:00 Discesa Libera Femminile (Garmisch-Partenkirchen)                     Diretta Raisport & Eurosport1

ore 12:00 Snowboard (Feldberg)                                                                                 Diretta Eurosport2

La Bomba che dipingeva sugli sci: Alberto Tomba

Mi sono chiesto in questi giorni come potessi esordire come primo post all’interno di questo nuovo spazio cui ho dato esistenza da qualche giorno. Mi chiedevo se fosse necessario fare una presentazione, realizzare un video, mettere una semplice immagine, oppure dedicare uno scritto a qualcuno… Quest’ultima idea mi stuzzicava e ci ha messo pochissimo tempo a conquistare la pole position dei miei pensieri. L’unico dubbio era se scrivere di qualcuno o di epoca attuale oppure di qualche anno fa.

Poteva risultare abbastanza semplice nonché scontato realizzare un post sui campioni di oggi come Hirscher, come Svindal, come la Vonn, la Shiffrin e via discorrendo se parliamo di Sci Alpino oppure, magari, di Kamil Stoch se andiamo a menzionare uno dei più grandi saltatori sugli sci del mondo oltre che della storia, visto che qui vorrò parlare prevalentemente di sport invernali, però però… Ho pensato che come ogni prima volta che si rispetti per renderla speciale occorreva dare un tocco di magia. La stessa magia che riscopriamo all’interno degli occhi di un bambino quando si incanta a vedere qualcosa che gli piace, come è accaduto a noi milioni di volte in passato me compreso. D’altronde anche Goethe diceva che qualunque cosa sogni di intraprendere devi cominciarla perché l’audacia possiede le voci del genio, del potere, ma anche della magia… Appunto.

Da piccolo, in particolare, di essa ne trovai parecchia all’interno di una semplice visione in un tubo catodico televisivo d’annata in uno sciatore che, seppure nell’ingenuità di un ragazzino, si intuiva che avesse qualcosa di speciale rispetto a tutti gli altri.

Nella storia ci sono degli atleti i quali, nel corso del tempo e con il susseguirsi delle varie esperienze storico-reali che nello stesso si conformano, lasciano necessariamente un segno indelebile nelle memorie di tutti coloro che hanno avuto modo di apprezzarli a partire anche dalla giovane età: impossibile non negare che quando si è giovani, dei gesti particolari, diversi dal resto, assumono le stigmate della grandezza specie quando ci si trova a disquisire di materia sportiva: come quelli di un grande ragazzone che che nel periodo tra il 1986 e il 1998 ha letteralmente fatto impazzire l’Italia facendo appassionare milioni e milioni di persone allo Sci Alpino e che, agli occhi di chi vi scrive, all’epoca un piccolo ragazzino di scuola elementare aveva individuato una specie di eroe tra i paletti e le bandierine che in un tratto di pista tutta bianca aveva come il potere di far trattenere a tutti il fiato prima di una grande esplosione di gioia: non potevo quindi, non far altro che esordire qui con lui, Alberto Tomba.

Genio e sregolatezza dentro e fuori la pista, tecnica sublime contraddistinta anche da una forte spinta muscolare che lo ha portato in quegli anni magici a regalare ai nostri colori ben cinque medaglie olimpiche (2 ori in slalom gigante, a Calgary 1988 e ad Albertville 1992 e uno in slalom speciale a Calgary 1988 2 argenti in slalom speciale ad Albertville 1992 e slalom speciale a Lillehammer 1994), 4 medaglie mondiali (2 ori: slalom gigante e slalom speciale a Sierra Nevada 1996 – 2 bronzi: slalom gigante a Crans-Montana 1987; slalom speciale a Sestriere 1997), e in più è stato il vincitore della Coppa del Mondo generale nel 1995, Vincitore della Coppa del Mondo di slalom gigante nel 1988, nel 1991, nel 1992 e nel 1995, vincitore della Coppa del Mondo di slalom speciale nel 1988, nel 1992, nel 1994 e nel 1995 con il tutto condito in più da ben 88 podi comprendenti 50 vittorie (35 in slalom speciale, 15 in slalom gigante), 26 secondi posti (15 in slalom speciale, 11 in slalom gigante) e 12 terzi posti (7 in slalom speciale, 5 in slalom gigante).

Era uno di quegli atleti che dava l’impressione che, se voleva prendersi veramente una vittoria, a prescindere delle condizioni se la prendeva comunque nella stragrande maggioranza dei casi. Ti dava la sensazione di avere quella sicurezza, quella superiorità che ti contrassegna necessariamente nella stregua dei più grandi atleti di tutti i tempi nella tua disciplina (D’altronde non diventi il quarto atleta più vincente della storia in Coppa del Mondo in ambito maschile con 50 vittorie complessive con davanti solo gente come Stenmark, Maier e, di recente, il fenomeno Marcel Hirscher per nulla).

Quanto furono incredibili gli anni del 1995 e del 1996 in particolare dopo i trionfi olimpici… Indelebile il momento nella stagione 1994/95 quando, dopo venti primavere di distanza dal trionfo di Thöni, regalò ai colori azzurri la Coppa del Mondo di Sci Alpino generale (Ultimo trionfo italiano in ordine cronologico) e poi quello un anno dopo ai Campionati del Mondo di Sierra Nevada dove vinse il titolo iridato in entrambe le discipline tecniche; memorabile la grande rimonta nel trionfo in gigante. Il tricolore era tornato ancora una volta a svolazzare sovrano anche sulle grandi vette di tutta Europa, di tutto il mondo. Facendo compagnia ai trionfi della Compagnoni, della Kostner, e di tanti altri atleti che anche in quel periodo han reso onori e gioie allo sport nostrano.

Funziona proprio così: col tempo capisci che quelle cose che hai visto con gli occhi di un bambino poi, quando diventi uomo, assumono un significato nettamente più importante perché con l’andar via del tempo che passa noti che quelle imprese che oggi cerchiamo su sbiaditi video su internet abbiamo avuto il privilegio di viverle. Non sbiadiscono mai. E’ una sensazione particolare del tutto differente dal resto perché assumi la certezza di essere stato una sorta di testimone di una pagina di sport che è stata arricchita e scritta dalle gesta di un gigante.

Tanta nostalgia, soprattutto quando spesso nelle gare nostrane lo vedo premiare atlete e atleti che magari oggi provano ad imitarlo ma, al contempo, tanto orgoglio per aver vissuto di persona quegli anni seppur in verde età, che han rappresentato davvero l’eccellenza assoluta e la sensazione di aver in qualche modo per i nostri colori in questa disciplina, sigillato il tempo.

Non potevo che iniziare con te caro Alberto, che hai segnato un pezzo di storia dello sport italiano, e una bella fetta di quello generale e già per questo, rientri nella categoria degli atleti cui un Grazie, con la G maiuscola posta in via rigorosa, non sarà mai sufficiente.