Marbachegg: i mondiali di Sci d’Erba sono nel segno di Edoardo Frau e dell’Italia

Edoardo Frau on fire
Edoardo Frau on fire

Ci sono delle storie all’interno del nostro grande libro dello sport che non smettono mai di emozionare: quella di Edoardo Frau, dall’alto delle sue 39 primavere, è senza dubbio alcuno una di queste.

Ai Campionati del Mondo di Marbachegg, in terra elvetica, ha saputo come pochi danzare sull’erba tingendo di gloria i colori azzurri portandoli per l’ennesima volta in cima al mondo.

Andando per gradi, partiamo dal 14 agosto, data in cui il fuoriclasse dell’Italia va a trionfare nella supercombinata, gara che ha segnato lo start dei Mondiali tirando fuori una prestazione pazzesca fra i rapid gates mettendo dietro gli austriaci Sascha Posch e Hannes Angerer con un gap rispettivamente 12 e 34 centesimi dalla vetta relegandoli rispettivamente all’argento e al bronzo; una gara pazzesca che invece tra le donne ha sancito l’oro, mai in discussione, alla nipponica Chisaki Maeda, con un podio che si completa con l’austriaca Jacqueline Gerlach, e dall’altra giapponese Marina Maeda.

Il giorno successivo, nella calda giornata di ferragosto, il bis è bello che servito: Edoardo Frau, un fenomeno al Mondiale, strappa un bronzo nello slalom gigante in una gara che assegna il titolo iridato allo svizzero Stefan Portmann, e l’argento al ceco Martin Bartak, grande rivale di Frau in Coppa del Mondo: buonissime notizie per glia altri azzurri con un grande Pietro Guarini, quarto a 1″50 dal vincitore, e tanti altri azzurri all’interno dei primi 10 con Daniele Buio ottavo, Fabrizio Rottigni nono, Nicholas Anziutti decimo, e Nicolò Schiavetti undicesimo, mentre va out nella prima manche Lorenzo Gritti; tra le donne secondo oro per la giapponese Chisaki Maeda che consolida la sua supremazia in questa rassegna, andando a precedere l’austriaca Jacqueline Gerlach, e la compagna di squadra Yukiyo Shintani a 1″92.

Giorno 16 invece medaglia di bronzo a sorpresa per l’altro azzurro Pietro Guerini nello slalom speciale che porta a casa la prima medaglia in carriera; una giornata che era partita molto positivamente per i nostri colori con la seconda piazza di Lorenzo Gritti, cui è seguita poi, sfortunatamente per lui, una squalifica in una gara dove l’oro è andato a Mirko Hueppi e l’argento a Stefan Portmann, atleti di casa: tra le donne nessuna sorpresa inarrivabile Chisaki Maeda, alche porta a casa la terza medaglia d’oro precedendo la compagna di squadra Minori Tamura e l’austriaca Daniela Krueckel, con un quarto posto, ai piedi del podio, per la nostra atleta Federica Milesi, distanziata di poco meno di ben 15 secondi.

L’apoteosi arriva il 18 agosto, l’ultimo giorno, che segna l’autentico trionfo ancora di marca Edoardo Frau, che porta a casa con veemenza il secondo oro e la terza medaglia personale trionfando anche in super-g, contrassegnando questo come il miglior mondiale della sua carriera che, parla di ben 18 medaglie complessive dell’azzurro ai Campionati Mondiali; in questa gara, con il tempo di 27″92, Frau fa il vuoto lasciando l’argento allo svizzero Mirko Hueppi e il bronzo all’austriaco Hannes Angerer, con ancora un grande Pietro Guerini, che chiude al quinto posto con 52 centesimi di ritardo dalla vetta del fuoriclasse italiano; ennesimo capolavoro per la giapponese Cbhisaki Maeda tra le donne, che fa quattro su quattro, prima con il tempo di 30″84, davanti alla ceca Adela Kettnerova, alla compagna Marino Maeda, a 68: menzione d’obbligo per le nostre azzurre dove la migliore è stata Margherita Mazzoncini con l’ottavo posto, davanti ad Antonella Manzoni.

Un Campionato del Mondo che si chiude alla grande per l’Italia che tira una somma osservando uno score definitivo di quattro medaglie, due d’oro e due di bronzo e la certezza, assoluta, di avere nella propria squadra un autentico fenomeno corrispondente al nome di Edoardo Frau.

Ora, più che mai, il cielo è azzurro sotto Marbachegg.

La sfortuna colpisce ancora Stephanie Brunner con il legamento crociato sinistro

Il detto celebre tendente ad affermare che la buona sorte è cieca, ma che la sfortuna ci vede benissimo, è un caso assolutamente riconducibile nell’ultimo anno e più alla figura della bella Stephanie Brunner.

L’atleta austriaca, ritornata sulle nevi durante lo scorso luglio dopo parecchi mesi di inattività a causa di un grave infortunio durante i campionati di casa, deve dire addio probabilmente anche alla stagione che verrà in quanto a Ushuaia in terra Argentina dove gli atleti alpini si stanno allenando in vista della Coppa del Mondo, ha subito un altro gravissimo infortunio dove il responso della risonanza magnetica ha sentenziato nuovamente la rottura del legamento crociato del ginocchio sinistro, per la terza volta in carriera menzionando anche quello patito a fine Giochi Olimpici nel 2018.

Una botta pesantissima per la forte 25enne atleta biancorossa nativa di Schwaz, che ci si era preparata al meglio per il rientro agonistico, e che adesso dovrà fermarsi nuovamente per un infortunio che non ci voleva proprio ricominciando da capo una riabilitazione che, fino a qualche giorno fa, era già il passato ed ora è tornato purtroppo il suo presente sportivo.

Stephanie Brunner nel corso della sua carriera é sempre cresciuta in intensità e prestazioni, ed é ancora alla ricerca della prima vittoria all’interno del circuito internazionale; atleta di grande forza e caparbietà e tra i migliori prospetti dal punto di vista dello sci alpino in sede tecnica, la classe 1994 dovrà di effettuare nuovamente la riabilitazione, fermo restando che siamo assolutamente certi che ella, di sicuro, non perderà la voglia per ritornare livelli che le competono essendo atleta di enorme ed indiscusso valore tecnicamente e mentalmente, con una forza d’animo che di sicuro andrà a sopraffare una sfortuna accanita e feroce per l’ennesima volta.

Sci d’erba: A Predklasteri il weekend di gare è stato ancora nel segno dell’azzurro all’interno dei podi

Antonella Manzoni. FIS Super Combined Slalom run, Rettenbach 2011.

Secondo appuntamento con la Coppa del Mondo di sci d’erba, questa volta, che fa tappa in terra ceca precisamente a Predklasteri con i giganti; partendo dalla giornata di sabato, nel settore femminile affermazione dell’atleta battente casa Austria Jacqueline Gerlach in 50″33 che precede la nostra ottima Antonella Manzoni che ha accusato un gapdi 1″02, terzo posto per l’altra “aquilotta” Krueckel a 1″06. Out Margherita Mazzoncini e Monica Ferrighetto. Tra gli uomini invece parte ancora con i razzi il padrone di casa Martin Bartak che centra il terzo successo in stagione nella gara maschile precedendo 50″33 l’elvetico Portmann di soli 2 centesimi, mentre Edoardo Frau si è piazzato terzo a 14 centesimi, quindi distacchi abbastanza risicati; circa gli altri azzurri Loenzo Gritti quinto, più attardati invece Daniele Buio, Jacopo Facchin e Nicholas Anziutti.

Domenica invece è il giorno dei back-to-back utilizzando un termine proprio dell’ambito cestistico: ancora affermazione dell’austriaca Jacqueline Gerlach in 49″71 tra le donne, che precede le atlete della Repubblica Ceca ceche Alena Vesela e Adela Kettnerova rispettivamente a 0″51 e 0″53; va fuori dal podio Antonella Manzoni per soli 99 centesimi, mentre chiudono ottava Monica Ferrighetto mentre va out Margherita Mazzoncini. Nel gigante maschile invece Bartak vince su Stefan Portmann, staccato di 30 centesimi, mentre Edoardo Frau conferma il gradino più basso del podio di sabato staccato dalla vetta di 63 centesimi; decimo posto di Daniele Buio, Nicholas Anziutti quattordicesimo, Jacopo Facchin sedicesimo, Nicolò Schiavetti diciannovesimo, Alessandro Martinelli ventesimo, mentre vanno fuori Lorenzo Gritti e Filippo Zamboni.

In classifica Gerlach va ovviamente in testa con 480 punti contro i 306 di Kettnerova e i 280 di Manzoni per le ragazze, mentre tra gli uomini Bartak è a quota 480 punti tenendo dietro Frau con 360 e Portmann con 335.

Next stop è per la gara di casa a Cortina d’Ampezzo sabato 6 e domenica 7 luglio con due slalom speciali.

Goodbye, our old friend

Niki Lauda se ne volato in cielo.

É davvero triste quando bisogna commentare delle notizie di questo tipo, soprattutto quando sononriferite a personaggi che hanno segnato inevitabilmente il mondo dello Sport in maniera talmente intensiva, tanto da travalicare lo stesso per poi andare a sfociare nella cultura di massa.

È stato più di un 3 volte campione del mondo, è stato un autentico fuoriclasse della pista, uno che ha unito la sua tecnica ad una lucidità incredibile nell’analisi di ogni situazione e di ogni tracciato.

Un guerriero autentico che nonostante l’incidente che lo ha sfigurato e segnato a vita nel 1976 al Nurbungring con la sua Ferrari 312T, non si è mai arreso e al più presto possibile è tornato in sella alla sua macchina cercando di seguire ancora i suoi sogni cercando di superare quelli che sono i suoi limiti vincendo ancora e ancora scaldando i cuori di milioni di appassionati, a Maranello, a Woking, e in qualsiasi luogo si ami la velocità convolata a nozze con lo sport.

Un personaggio silenzioso fuori dalla pista ma mai banale, e questa essenza pressoché unica la ritrovavi nella lucidità delle analisi in merito a qualsiasi tematica inerente alla Formula 1, la sua vita, la sua grande passione, una passione che lui ha contribuito a rendere grande attraverso gesta meravigliose annoverate nel volume più prestigioso dei libri di storia del Motorsport e dello sport in generale.  Pilota, ma anche imprenditore di successo con la sua compagnia aerea a dimostrazione di capacità incredibili e di una intelligenza sopraffina oramai rara in tempi come questi.

I duelli con l’amico/nemico James Hunt, gli anni in Ferrari, il ritorno vincente a bordo della McLaren, il ritorno fuori dalla pista a Maranello prima e in Mercedes poi diventando, da Presidente Onorario non esecutivo, uno dei punti di forza della scuderia a stelle e strisce che nell’era ibrida sta riscrivendo il libro dei record attraverso Hamilton, Rosberg, e Bottas; aneddoti incredibili legati al mondo dei motori che lo ricorderà indelebilmente come uno dei piloti più forti che siano mai esistiti al mondo.

Un punto di riferimento importante ancora oggi dove ha saputo mettere a disposizione tutta  la sua esperienza e saggezza in un mondo che non si ferma mai, riuscendo a trovare ancora una volta la chiave di volta con consigli e punti di vista importanti ponendo quell’ingrediente in più che gli ha consentito, in gioventù, di trarre il meglio da ogni performance cercando di trasmetterlo ai piloti di oggi.

Oscar Wilde disse una volta, abbastanza anche ironicamente, che “la morte è il modo che la natura ha di dirti che devi rallentare”, ma se tanto ci dà tanto, anche da dove sarà adesso, Lauda continuerà a correre sempre attraverso i sorrisi e i ricordi di chi lo ha ammirato, amato, apprezzato, e voluto bene.

Cala la bandiera a scacchi sulla tua vita, ma continuerai a vivere nella Leggenda che rimarrà eternamente viva e pulsante esattamente come i cavalli che facevi andare al massimo in ogni monoposto che hai bagnato con il gusto della vittoria e dell’infinito.

Ciao Niki.

A Kranjska Gora la gloria è tutta del padrone del gigante Henrik Kristoffersen

Henrik Kristoffersen

Henrik Kristoffersen, ancora una volta da Campione del mondo, imprime la sua legge nello slalom gigante in quel di Kranjska Gora e va a vincere la gara magistralmente imprimendo un ritmo insostenibile sia nella prima che nella seconda manche.

Quarta vittoria in Coppa del Mondo per il fuoriclasse iridato in carica, la 18ma in carriera a testimonianza di una sua nuova crescita e freschezza anche in prospettiva futura.

Una giornata trionfale per i colori norvegesi che piazzano, per la prima volta in carriera sul podio, il classe 1993 Windigstad a soli 24 centesimi di distacco mentre terzo finisce lo svizzero Odermatt a 56 centesimi anche lui in fatto di prime volte; podio tutto nuovo quindi con dei ragazzi che finalmente raggiungono le vette auspicate dopo tanto duro lavoro; quarto ottimo risultato, migliore in carriera per l’altro svizzero Noger mentre finisce quinto Pinturault. Hirscher a fatica, non era la sua neve e chiude in sesta posizione non riuscendo ad esprimere la sua tecnica e torna deluso una volta tagliato il traguardo con la testa sicuramente già a domani per la prova di slalom.

Giornata nera per i colori italiani che riescono a far qualificare nella seconda manche il nostro veterano Manfred Moelgg in 24ma a testimonianza che, per il nostro movimento, in prospettiva per l’anno prossimo ci sarà molto e molto da lavorare.

Quel minuto e piú di gara tra silenzi e urla interiori

Anna Stonehouse/The Aspen Times | https://www.aspentimes.com/news/sports/shiffrin-vonn-speak-at-oakley-panel-monday/

“Cammino in segreto sentendo suoni di passi… L’immaginazione sembra impazzire… Ho tutto il tempo che mi serve, voglio sognare esaudire i miei desideri come questo futuro dove, già ora, siamo entrati.”

“Where i’m headed” é un pezzo strepitoso di poco più di venti primavere di etá di una splendida cantante norvegese, Lene Marlin, molto in voga in quel periodo a cavallo tra il vecchio e il nuovo millennio che, oltre ad essere una bella canzone, é anche un inno al futuro senza dimenticare però ciò realizzato al passato.

Aksel Svindal prima e Lindsey Vonn poi in questi giorni a questi ultimi Campionato del Mondo in scena ad Are, hanno salutato lo sport regalandoci le ultime loro sinfonie degne del loro spessore suonando l’ultimo valzer attraverso le musica della messa al collo delle medaglie di pregiato valore.

Al di lá dei risultati, ció che sicuramente mancherà a questi due atleti come a tutti quelli che in futuro lasceranno, saranno quegli attimi di silenzio in gara che si traducono nel rumore più assordante; provate a chiudere gli occhi ed a pensare a quel minuto e piú: abbasso la mascherina, aspetto il timing che mi dia il via libera al cancelletto, e scendo. Scendo laddove si sente soltanto il rumore del tuo respiro che in quei frangenti va a contrarre le nozze con il graffiante brusio della neve che si taglia sotto le lamine dei propri sci, quei semplici rumori tanto leggeri ma quanto rumorosi che vanno a mescolarsi soltanto forse a metà gara con il brusío del tifo che senti dalle tribune e che ti acclama verso l’arrivo al traguardo dove, una volta giunto, puoi lasciare andare tutta l’adrenalina accumulata che brucia come benzina dentro un motore da corsa.

Un atleta vive per i risultati per le vittorie certo, ma anche per le emozioni che scorrono all’interno del proprio corpo, perché senza queste non si avrà la sete la voglia di andare a centrale un nuovo obiettivo. Si scende per questo, per sentirsi vivi compiendo nel frattempo quello che il proprio mestiere andando ad inseguire quello che è un relativo sogno.

Aksel e Lindsey chissá quante volte avranno trovato tutto questo, tutto questo che si mescolato spesso e volentieri con la vittoria, con razionalità ed incoscienza, nei periodi ok e anche nei momenti negativi hanno sempre cercato di ottenere il massimo della loro prestazione trovando le riserve di energia dal pozzo profondo del loro mare di emozioni tenuto in un angolo segreto e riservato del loro spirito.

E Adesso? Adesso rimane un silenzio diverso che non sarà mai puro nel vero e proprio significato di questa parola, perché continuerà a far rumore in quanto riecchegiante nei libri di storia dello sport e delle imprese memorabili della vita di un atleta griffati dal più autorevole dei loro gesti; una nuova vita vissuta più a contatto con i propri cari, raccontando magari ai più piccoli il vero senso di quei brividi lungo la schiena facendo comprendere, ancora una volta, il significato più profondo di uno scopo connesso come un filo al proprio reticolato di desideri interiori.

Adesso inizia una nuova fase, dove magari non ci sarà piú quel bip e quelle grattate sulla neve, ma una serie di altre sensazioni che emergeranno una volta fermi guardando dietro dove, con fierezza, si potrà assolutamente visionare e rendersi conto che tutto ciò che é stato fatto é stato posto in essere attraverso una magia che forse, finché sei dentro il cerchio, magari sai di non possedere ma che invece hai. No, non sarà mai silenzio.

Quello splendore c’era eccome e chi ha visto, corso accanto, ed ammirato, non potrà che raccontare per sempre di quei silenzi che hanno raccontato la storia così tanto unici tali da farci comprendere che per quella gemma statunitense e quel vichingo d’acciaio un grazie, no, non sará mai abbastanza.

Un anno di Discesa Libera

31/01/2018

Esattamente un anno fa, chi vi scrive decise di applicare concretamente quelle che erano delle semplici idee, dei pensieri, a delle scritture condivisibili con l’esterno decidendo di aprire uno spazio di confronto per mettere il tutto “nero su bianco”.

Il blog al giorno d’oggi è un mezzo fondamentale e di importante natura perché permette con poco, a tutti noi, di trasformare delle semplici idee in un qualcosa di magico rendendole disponibile per tutti e per tanto e lungo tempo.

E’ stato bello ed eccitante poter iniziare un qualcosa da zero, vederla nascere, scegliere il nome adatto, e poi cominciare a parlare di una passione sino a quel momento ammirata soltanto in televisione e pensata nella propria testa: Discesa Libera è nata così, dalla voglia di raccontare all’alba dei XXII Giochi Olimpici di PyeongChang in Corea del Sud, magari più diversamente, i gesti atletici attraverso una prospettiva più interiore che esteriore di quelli che sono gli avvenimenti sportivi invernali più importanti sulla facciata mondiale.

E’ facile raccontare ciò che si vede fuori, più complicato è cercare di capire cosa si celi dietro; quali emozioni, quali intensità, quali vibrazioni, quali amori dentro l’anima di un atleta prima, durante, e dopo la sua prestazione. E’ questo il sale del racconto, è questo ciò di cui si ciba e vorrà continuare a cibarsi Discesa Libera.

Non si aveva l’ambizione di arrivare subito a chissà quali obiettivi, però col tempo con la passione, la stima di tutti voi che avete letto ha spinto chi mette adesso giù queste “quattro” righe ad andare avanti e a migliorare sempre di più. Il resto sono state grandissime soddisfazioni con tanti complimenti di tanti atleti, alcuni giornalisti, e degli amici veri di tutti i giorni che quotidianamente spronano questo piccolo spazio ad andare avanti con l’auspicio che si possa, passo dopo passo, andare un pochino sempre ad alzar sempre di più l’asticella.

C’è tanta soddisfazione ma anche un grande senso di orgoglio e di soddisfazione perché, attraverso questo, avete fatto capire ad una persona di poco più di 33 primavere che si può ancora aver spazio per emozionarsi attraverso i propri pensieri osservando una miriade di gesti sportivi che possano incantare tutti noi.

Un inchino da parte mai è doveroso assieme ad un abbraccio speciale rivolto a tutti voi che seguite Discesa Libera e che giorno dopo giorno, lo rendete sempre un pò più ampio.

I sogni sì, son desideri è vero, ma d’altronde come disse Walt Disney, “se puoi sognarlo, puoi farlo“.

Continuiamo a sognare, per chi vorrà, tutti quanti insieme.

Un anno di noi, grazie.

Giovanni.

Il talento di Mrs. Lindsey Vonn

Walt Disney disse una volta : “tu puoi disegnare, creare e costruire il posto più bello del mondo. Ma ci vogliono le persone per rendere il sogno realtà.”

Quando pensiamo a Walt Disney, pensiamo a milioni di sogni che guardando centinaia di suoi film abbiamo tutti noi creduto più di una volta che si potessero tramutare in realtà; crescendo poi, osservando alcuni atleti che hanno lasciato indelebilmente il segno nel libro dello sport attraverso le loro gesta che gli han permesso di segnare il tempo ed entrare nella storia direttamente dalla porta principale travolti dagli onori del caso, abbiamo davvero pensato che proprio quei sogni visti in quelle proiezioni, spesso, erano reali: Lindsey Vonn è stata una che ha fatto nascere pensieri come questi in quanto sciando ci ha spiegato come la meraviglia potesse travalicare ogni confine.

La bella Lindsey è stata brava a sfruttare al massimo tutto il suo talento arrivando a raggiungere le vette più alte del suo sport e di quello in generale, bypassando ogni tipo di sfortune di infortunio che ne han segnato la carriera, rialzandosi sempre più forte e e andando a centrare i suoi obiettivi. Sciare, disegnare, incantare, emozionare, dipingere: tanti verbi diversi tra loro ma uniti sotto il comune denominatore di questa infinita campionessa che li ha uniti spesso e volentieri sotto il prestigioso tempio della vittoria.

Una donna meravigliosa ancor prima dell’atleta, sempre disponibile con tutti senza sottrarsi mai a qualsiasi sorriso con i suoi appassionati: a differenza di molte altre star celebri sulla faccia del mondo, lei, è stata la più umana tra gli extraterrestri sportivi, una perla rara in un mondo che va sempre di fretta e cade spesso nell’indifferenza; l’amore attuato nel suo sport e nei confronti di tutti coloro che gli hanno dimostrato affetto e una dedizione assoluta nel lavoro effettuato sino ai minimi dettagli convolato a nozze con il suo talento, sono state le armi più grandi di una campionessa senza tempo che è stata in grado di unire il mondo sotto un’unica grande bandiera, la sua, portando chiunque dalla sua parte perché è davvero impossibile non amarla.

Anno dopo anno però è normale che il fisico ti presenti il conto dopo tanti stop, e forse adesso è arrivato il momento di fermarsi per dare un po’ sollievo a quelle ginocchia facendogli tirare il fiato e riposando; non sappiamo se quella di Cortina sia stata davvero l’ultima gara ufficiale per Lindsey Vonn abbracciata dalla nostra Sofia Goggia, un’altra perla rara in una mare immenso come quello dello sport, quello che è certo è che se addio dovrà essere questo verrà fatto con tutti gli onori possibili ed immaginabili dei questo mondo e non con la tristezza nel cuore, quegli onori che solo e soltanto una campionessa dell’elite più celebre nella sala dello Sport con la S maiuscola possa ottenere, salutando il mondo sportivo davvero come si deve davanti a  tutti noi cui abbiamo assistito alle sue gesta avendo avuto il privilegio di ammirarla nel corso di quel tempo che lei stessa si è impegnata con magia a fermare.

Già, questa volta, cercheremo noi di regalarle una emozione con la consapevolezza che non basterà per tutte le meraviglie che ci ha donato facendoci assistere, probabilmente, allo sci più bello che si sia mai visto.

La matematica applicata alla logica del campione: i numeri pazzeschi di Marcel Hirscher

Quando sei un fuoriclasse e le tue prestazioni in pista ti fanno entrare in una dimensione differente che, paradossalmente, fa travalicare addirittura lo sport facendo sfociare il tuo lavoro nella leggenda tale da consegnarti alla storia come il migliore di sempre, l’enunciazione dei numeri che testimoniano le tue prestazioni possono addirittura “offenderti”, ma il menzionarli é cosa altamente necessaria in quanto essi restano la prova più tangibile della magnificenza ottemperata gara dopo gara nonché la definizione più nitida uno strepitoso Campione.

Parlare per l’ennesima volta del re delle nevi potrebbe risultare ai più ripetitivo e monotono, ma si ha sempre un grande piacere nel disquisire su quelle che sono le imprese di un gigante dello sport in generale e non soltanto dello sci, perché ridurlo soltanto alla sua disciplina sarebbe cose poco carina oltr che riduttiva.

I numeri di Marcel Hirscher, fuoriclasse salisburghese, cominciano a diventare importanti e a pesare tanto quanto le sfere di cristallo da lui conquistate nel corso di questi anni, ecco nel dettaglio di chi stiam parlando:

partendo da questa stagione, in Coppa del Mondo il numero 89 ha portato a casa sin qui 9 successi con la curiosità che, ogni volta che è salito sul podio (Considerando anche l’assegnazione a tavolino della vittoria del gigante a Beaver Creek con la squalifica di Luitz per l’oramai celebre caso dell’ossigeno tedesco) lo ha fatto solo da vincitore senza alcun tipo di piazzamento differente sugli altri gradini: 4 sono stati gli slalom speciali portati a casa, come quello di esordio a Levi, poi Saalbach davanti al pubblico di casa, Zagabria, e quello di ieri ad Adelboden, i giganti sono parimenti 4, arpionati a Beaver Creek come detto, Val d’Isére, Alta Badía, ed Adelboden, e questi bisogna aggiungere la vittoria in slalom parallelo sempre in Alta Badía davanti al pubblico italiano.

Ad oggi Hirscher ha collezionato un palmarés di 67 vittorie (1 in supergigante, 32 in slalom gigante, 31 in slalom speciale, 3 in slalom parallelo) in Coppa del Mondo senza contare 43 secondi posti (16 in slalom gigante, 23 in slalom speciale, 2 in combinata, 1 in supercombinata, 1 in slalom parallelo) e 22 terzi posti (2 in supergigante, 10 in slalom gigante, 7 in slalom speciale, 2 in supercombinata, 1 in slalom parallelo), 19 di distacco da Stenmark, con la possibilità di aumentare ancora i suoi trionfi avvicinandosi sensibilmente al record già accarezzato da tempo da Lindsey Vonn (Ci vorrà matematicamente come minimo un’altra stagione per l’austriaco per provare ad avvicinarsi) e nell’anno dei mondiali ad Åre, in terra svedese, può andare all’assalto di ulteriori titoli iridati lui che ne vanta già sei (slalom speciale e gara a squadre a Schladming 2013; combinata e gara a squadre a Vail/Beaver Creek 2015; slalom gigante e slalom speciale a Sankt Moritz 2017) per un totale di nove medaglie complessive, cifra che si raggiunge grazie ai 3 argenti scaturiti dallo slalom gigante a Schladming 2013, nello slalom gigante a Vail/Beaver Creek 2015, e nella combinata alpina a Sankt Moritz 2017.

Tanto per riepilogare il tutto e non farci mancare nulla, in attesa della matematica che lo consacrerà anche per questa stagione in ottica sfera di cristallo generale e specifica per per le discipline tecniche, Marcel è stato vincitore della Coppa del Mondo nel 2012, nel 2013, nel 2014, nel 2015, nel 2016, nel 2017 e nel 2018, vincitore della Coppa del Mondo di slalom gigante nel 2012, nel 2015, nel 2016, nel 2017 e nel 2018, vincitore della Coppa del Mondo di slalom speciale nel 2013, nel 2014, nel 2015, nel 2017 e nel 2018, cui bisogna anche menzionare la vittoria della classifica del parallelo nel 2013 e quella della Coppa Europa, che gli permise di mettere in risalto al mondo le sue doti 11 anni fa nel lontano 2008; circa il discorso a cinque cerchi detiene 3 medaglie olimpiche di cui due del metallo più pregiato prese agli ultimi Giochi Olimpici di PyeongChang 2018 in Combinata Alpina e Gigante, e l’argento a Sochi nello slalom nel 2014.

Numeri a dir poco impressionanti che non possono in alcun modo mentire su un gigante inarrivabile e difficilmente ripresentatile nel corso del tempo da altri esponenti dello sci alpino, un fenomeno incredibile che non si accontenta mai sciando come un forsennato anche quando la vittoria potrebbe essere in ghiaccio non conservandosi mai, ma accettando tutti i rischi al fine di imprimere sempre la sua firma autorevole in ogni discesa; le stigmate di un alieno le vedi da questi particolari, sia tecnici che mentali.

Ad oggi Hirscher ha ancora fame come nella prima gara di Coppa del Mondo e, sempre ad oggi, possiamo tranquillamente definirlo oltre come il più forte di sempre nello sci alpino come detto, anche il più devastante atleta invernale e uno dei più influenti in generale sulla faccia della terra.

Grauteliere Kaiser Marcel.

La farfalla che diventó un’aquila d’oro: l’evoluzione di Ryoyu Kobayashi

Rendi il tuo spirito simile al vento, che come tutte le cose passa su tutto senza attaccarsi a niente.

Se sei giapponese e quindi di conseguenza provieni da una cultura innata e profonda come quella orientale, le espressioni zen sono il piatto forte nella personificazione della centralità del tutto e rappresentano parimenti il volano fondamentale per l’identificazione di un qualcosa che, con lo scorrere del tempo, diventa sempre più speciale.

Nello sport, qualsiasi tipo di sport, assistiamo quasi quotidianamente alla nascita di gesti tecnici tra i più disparati che ci passano davanti agli occhi come fulmini alla velocità della luce, soltanto che alcuni transitano dalla residenza del nostro sguardo come delle vere e proprie meteore, mentre altri ti fanno scattare quella magia tale da farti bloccare ed incantare esattamente alla stessa stregua al momento dell’ascolto di un pezzo dei Pink Floyd tratto da “The Dark Side of the Moon“, ossia lasciando dentro  quella sensazione di diversità e di colore differente dal resto che ci ci circonda, trasformando in certezza quella sensazione preventiva di unicità: nei gesti dell’ultimo periodo del signor Ryoyu Kobayashi nel salto con gli sci ci si può ritrovare perfettamente in merito a questa tesi.

Il salto non è uno sport per tutti: è uno sport dove serve competenza e una molteplicità di fattori per la determinazione del risultato a dir poco unica al mondo: le fasi di esecuzione, la direzione del vento, la compensazione, l’aerodinamica, la valutazione del giudice… Ma è un ambito dove il gesto tecnico di un atleta può portare al compimento più definito del connubio tra sport e magia se chi lo interpreta alla perfezione è in grado di far emergere il carattere più ampio del gesto tecnico, cosa che sembra riuscire abbastanza agevolmente a questo giovane nipponico nativo di Hachimantai, piccolo centro del Giappone settentrionale situato nella prefettura di Iwate con circa 30 mila anime.

E cosa ha fatto ieri portando a compimento una tournée a dir poco sontuosa? Con un bel pò di pressione addosso (Cosa normale soprattutto se quello che stai combinando verrà annoverato tra i libri di storia e hai 22 primavere compiute da poco), rimontando una prima serie chiusa al quarto posto attraverso una misura di 135m, con una sicurezza e perfezione glaciale porta a casa la gara con un salto di 137,5m con un totale di 282.1 punti mediante una qualità a dir poco impressionante portando, per la quinta volta consecutiva in Coppa del Mondo 2018/19 tutti gli avversari a scuola conquistando la Tournée dei Quattro Trampolini regalandola per la seconda volta al Giappone con tanto di Grande Slam realizzato vincendo inoltre tutte e quattro le prove e divenendo così il terzo atleta dopo Sven Hannawald nel 2001-2002 e Kamil Stoch lo scorso anno a riuscire nell’impresa; i numeri attuali sono a dir poco impressionanti considerando che siamo ad uno score stagionale impressionante che ci racconta di 8 vittorie in stagione in 11 gare con 10 podi, vincendo tutte e 4 le gare e 5 serie su 8 nella Tournée tra Oberstdorf, Garmisch-Partenkirchen, Innsbruck, e Bischofshofen.

Un atleta completo capace di adattarsi in qualsiasi trampolino con margini di miglioramento ancora notevoli che lasciano presagire assolutamente la creazione di un fuoriclasse incredibile capace di potersi incuneare tra i più grandi in assoluto mettendo in risalto anche una notevolissima resistenza mentale oltre che tecnica, avendo dimostrato di non lasciarsi condizionare da colleghi molto agguerriti e anche in fase di crescita (Vedi Stefan Kraft nelle ultime settimane).

La stagione in corso ci sta facendo assistere alle gesta di un ragazzino che, alzando l’asticella, sta dimostrando che attraverso un duro lavoro ed una preparazione impeccabile condite da una serietà innata tipica del paese presso cui provieni, il salto di qualità auspicato lo scorso anno sta venendo su anche meglio e prima del previsto rispetto alle previsioni: gli 8 trionfi su 11 opportunità già su menzionate, rappresentano l’emblema dello stato di questo ragazzo che ha ancora voglia di correre e di non fermarsi più verso obiettivi concreti come quelli del circuito e del mondiale: Ryoyu esordì in Coppa nel 2016 a Zakopane chiudendo subito ottavo e nello stesso anno ai Mondiali juniores di Râșnov, in Russia, conquistò la medaglia di bronzo nel trampolino normale e nella gara a squadre, di certo un biglietto da visita non indifferente considerando il seguito che sta dando al suo impegno.

Una fase di volo regale e degli atterraggi da antologia, sono il punto di forza di Kobayashi che mista la sua tempra alla sua tecnica e potrebbe passare la storia come l’atleta che può regalare al paese del Sol Levante l’affermazione generale in Coppa del Mondo laddove molti ci han provato ma nessuno ci è mai riuscito; già solo a scrivere di questi spunti si denota chiaramente non soltanto la portata dell’impresa ma altresì anche la leggendarietà che denota lo stato attuale del saltatore cui ci si riferisce.

Una oramai celebre docu-serie che racconta le imprese di un’icona dello sport invernale e, soprattutto, in senso generale ossia Lindsey Vonn prese il nome di “chasing history”, cambiando la storia, a testimonianza della grandezza rara dell’atleta di Saint Paul: ebbene, se questo è l’antipasto di una grande storia da raccontare, allora con le dovute cautele del caso in uno sport come il salto con gli sci dove gli equilibri mutano molto spesso con l’andare delle stagioni, forse il tempo coadiuvato dalla determinazione di questo autentico talento, saranno i nostri alleati più feroci affinché tale terminologia possa essere applicata al salto con gli sci attraverso la firma prestigiosa di questa farfalla elegante che un giorno decise di planare come un’aquila dorata, come quella alzata al cielo austriaco sotto forma di trofeo,  sulle nevi più importanti al mondo regalando al Giappone una immensa soddisfazione attraverso un altro fuoriclasse assoluta nell’epoca attuale capace di scaldare i loro nobili cuori, con l’arte mista a poesia di Yuzuru Hanyu nel pattinaggio su ghiaccio: il futuro, probabilmente, è già adesso con Ryoyu Kobayashi.