A Kranjska Gora la gloria è tutta del padrone del gigante Henrik Kristoffersen

Henrik Kristoffersen

Henrik Kristoffersen, ancora una volta da Campione del mondo, imprime la sua legge nello slalom gigante in quel di Kranjska Gora e va a vincere la gara magistralmente imprimendo un ritmo insostenibile sia nella prima che nella seconda manche.

Quarta vittoria in Coppa del Mondo per il fuoriclasse iridato in carica, la 18ma in carriera a testimonianza di una sua nuova crescita e freschezza anche in prospettiva futura.

Una giornata trionfale per i colori norvegesi che piazzano, per la prima volta in carriera sul podio, il classe 1993 Windigstad a soli 24 centesimi di distacco mentre terzo finisce lo svizzero Odermatt a 56 centesimi anche lui in fatto di prime volte; podio tutto nuovo quindi con dei ragazzi che finalmente raggiungono le vette auspicate dopo tanto duro lavoro; quarto ottimo risultato, migliore in carriera per l’altro svizzero Noger mentre finisce quinto Pinturault. Hirscher a fatica, non era la sua neve e chiude in sesta posizione non riuscendo ad esprimere la sua tecnica e torna deluso una volta tagliato il traguardo con la testa sicuramente già a domani per la prova di slalom.

Giornata nera per i colori italiani che riescono a far qualificare nella seconda manche il nostro veterano Manfred Moelgg in 24ma a testimonianza che, per il nostro movimento, in prospettiva per l’anno prossimo ci sarà molto e molto da lavorare.

Quel minuto e piú di gara tra silenzi e urla interiori

Anna Stonehouse/The Aspen Times | https://www.aspentimes.com/news/sports/shiffrin-vonn-speak-at-oakley-panel-monday/

“Cammino in segreto sentendo suoni di passi… L’immaginazione sembra impazzire… Ho tutto il tempo che mi serve, voglio sognare esaudire i miei desideri come questo futuro dove, già ora, siamo entrati.”

“Where i’m headed” é un pezzo strepitoso di poco più di venti primavere di etá di una splendida cantante norvegese, Lene Marlin, molto in voga in quel periodo a cavallo tra il vecchio e il nuovo millennio che, oltre ad essere una bella canzone, é anche un inno al futuro senza dimenticare però ciò realizzato al passato.

Aksel Svindal prima e Lindsey Vonn poi in questi giorni a questi ultimi Campionato del Mondo in scena ad Are, hanno salutato lo sport regalandoci le ultime loro sinfonie degne del loro spessore suonando l’ultimo valzer attraverso le musica della messa al collo delle medaglie di pregiato valore.

Al di lá dei risultati, ció che sicuramente mancherà a questi due atleti come a tutti quelli che in futuro lasceranno, saranno quegli attimi di silenzio in gara che si traducono nel rumore più assordante; provate a chiudere gli occhi ed a pensare a quel minuto e piú: abbasso la mascherina, aspetto il timing che mi dia il via libera al cancelletto, e scendo. Scendo laddove si sente soltanto il rumore del tuo respiro che in quei frangenti va a contrarre le nozze con il graffiante brusio della neve che si taglia sotto le lamine dei propri sci, quei semplici rumori tanto leggeri ma quanto rumorosi che vanno a mescolarsi soltanto forse a metà gara con il brusío del tifo che senti dalle tribune e che ti acclama verso l’arrivo al traguardo dove, una volta giunto, puoi lasciare andare tutta l’adrenalina accumulata che brucia come benzina dentro un motore da corsa.

Un atleta vive per i risultati per le vittorie certo, ma anche per le emozioni che scorrono all’interno del proprio corpo, perché senza queste non si avrà la sete la voglia di andare a centrale un nuovo obiettivo. Si scende per questo, per sentirsi vivi compiendo nel frattempo quello che il proprio mestiere andando ad inseguire quello che è un relativo sogno.

Aksel e Lindsey chissá quante volte avranno trovato tutto questo, tutto questo che si mescolato spesso e volentieri con la vittoria, con razionalità ed incoscienza, nei periodi ok e anche nei momenti negativi hanno sempre cercato di ottenere il massimo della loro prestazione trovando le riserve di energia dal pozzo profondo del loro mare di emozioni tenuto in un angolo segreto e riservato del loro spirito.

E Adesso? Adesso rimane un silenzio diverso che non sarà mai puro nel vero e proprio significato di questa parola, perché continuerà a far rumore in quanto riecchegiante nei libri di storia dello sport e delle imprese memorabili della vita di un atleta griffati dal più autorevole dei loro gesti; una nuova vita vissuta più a contatto con i propri cari, raccontando magari ai più piccoli il vero senso di quei brividi lungo la schiena facendo comprendere, ancora una volta, il significato più profondo di uno scopo connesso come un filo al proprio reticolato di desideri interiori.

Adesso inizia una nuova fase, dove magari non ci sarà piú quel bip e quelle grattate sulla neve, ma una serie di altre sensazioni che emergeranno una volta fermi guardando dietro dove, con fierezza, si potrà assolutamente visionare e rendersi conto che tutto ciò che é stato fatto é stato posto in essere attraverso una magia che forse, finché sei dentro il cerchio, magari sai di non possedere ma che invece hai. No, non sarà mai silenzio.

Quello splendore c’era eccome e chi ha visto, corso accanto, ed ammirato, non potrà che raccontare per sempre di quei silenzi che hanno raccontato la storia così tanto unici tali da farci comprendere che per quella gemma statunitense e quel vichingo d’acciaio un grazie, no, non sará mai abbastanza.

Un anno di Discesa Libera

31/01/2018

Esattamente un anno fa, chi vi scrive decise di applicare concretamente quelle che erano delle semplici idee, dei pensieri, a delle scritture condivisibili con l’esterno decidendo di aprire uno spazio di confronto per mettere il tutto “nero su bianco”.

Il blog al giorno d’oggi è un mezzo fondamentale e di importante natura perché permette con poco, a tutti noi, di trasformare delle semplici idee in un qualcosa di magico rendendole disponibile per tutti e per tanto e lungo tempo.

E’ stato bello ed eccitante poter iniziare un qualcosa da zero, vederla nascere, scegliere il nome adatto, e poi cominciare a parlare di una passione sino a quel momento ammirata soltanto in televisione e pensata nella propria testa: Discesa Libera è nata così, dalla voglia di raccontare all’alba dei XXII Giochi Olimpici di PyeongChang in Corea del Sud, magari più diversamente, i gesti atletici attraverso una prospettiva più interiore che esteriore di quelli che sono gli avvenimenti sportivi invernali più importanti sulla facciata mondiale.

E’ facile raccontare ciò che si vede fuori, più complicato è cercare di capire cosa si celi dietro; quali emozioni, quali intensità, quali vibrazioni, quali amori dentro l’anima di un atleta prima, durante, e dopo la sua prestazione. E’ questo il sale del racconto, è questo ciò di cui si ciba e vorrà continuare a cibarsi Discesa Libera.

Non si aveva l’ambizione di arrivare subito a chissà quali obiettivi, però col tempo con la passione, la stima di tutti voi che avete letto ha spinto chi mette adesso giù queste “quattro” righe ad andare avanti e a migliorare sempre di più. Il resto sono state grandissime soddisfazioni con tanti complimenti di tanti atleti, alcuni giornalisti, e degli amici veri di tutti i giorni che quotidianamente spronano questo piccolo spazio ad andare avanti con l’auspicio che si possa, passo dopo passo, andare un pochino sempre ad alzar sempre di più l’asticella.

C’è tanta soddisfazione ma anche un grande senso di orgoglio e di soddisfazione perché, attraverso questo, avete fatto capire ad una persona di poco più di 33 primavere che si può ancora aver spazio per emozionarsi attraverso i propri pensieri osservando una miriade di gesti sportivi che possano incantare tutti noi.

Un inchino da parte mai è doveroso assieme ad un abbraccio speciale rivolto a tutti voi che seguite Discesa Libera e che giorno dopo giorno, lo rendete sempre un pò più ampio.

I sogni sì, son desideri è vero, ma d’altronde come disse Walt Disney, “se puoi sognarlo, puoi farlo“.

Continuiamo a sognare, per chi vorrà, tutti quanti insieme.

Un anno di noi, grazie.

Giovanni.

Il talento di Mrs. Lindsey Vonn

Walt Disney disse una volta : “tu puoi disegnare, creare e costruire il posto più bello del mondo. Ma ci vogliono le persone per rendere il sogno realtà.”

Quando pensiamo a Walt Disney, pensiamo a milioni di sogni che guardando centinaia di suoi film abbiamo tutti noi creduto più di una volta che si potessero tramutare in realtà; crescendo poi, osservando alcuni atleti che hanno lasciato indelebilmente il segno nel libro dello sport attraverso le loro gesta che gli han permesso di segnare il tempo ed entrare nella storia direttamente dalla porta principale travolti dagli onori del caso, abbiamo davvero pensato che proprio quei sogni visti in quelle proiezioni, spesso, erano reali: Lindsey Vonn è stata una che ha fatto nascere pensieri come questi in quanto sciando ci ha spiegato come la meraviglia potesse travalicare ogni confine.

La bella Lindsey è stata brava a sfruttare al massimo tutto il suo talento arrivando a raggiungere le vette più alte del suo sport e di quello in generale, bypassando ogni tipo di sfortune di infortunio che ne han segnato la carriera, rialzandosi sempre più forte e e andando a centrare i suoi obiettivi. Sciare, disegnare, incantare, emozionare, dipingere: tanti verbi diversi tra loro ma uniti sotto il comune denominatore di questa infinita campionessa che li ha uniti spesso e volentieri sotto il prestigioso tempio della vittoria.

Una donna meravigliosa ancor prima dell’atleta, sempre disponibile con tutti senza sottrarsi mai a qualsiasi sorriso con i suoi appassionati: a differenza di molte altre star celebri sulla faccia del mondo, lei, è stata la più umana tra gli extraterrestri sportivi, una perla rara in un mondo che va sempre di fretta e cade spesso nell’indifferenza; l’amore attuato nel suo sport e nei confronti di tutti coloro che gli hanno dimostrato affetto e una dedizione assoluta nel lavoro effettuato sino ai minimi dettagli convolato a nozze con il suo talento, sono state le armi più grandi di una campionessa senza tempo che è stata in grado di unire il mondo sotto un’unica grande bandiera, la sua, portando chiunque dalla sua parte perché è davvero impossibile non amarla.

Anno dopo anno però è normale che il fisico ti presenti il conto dopo tanti stop, e forse adesso è arrivato il momento di fermarsi per dare un po’ sollievo a quelle ginocchia facendogli tirare il fiato e riposando; non sappiamo se quella di Cortina sia stata davvero l’ultima gara ufficiale per Lindsey Vonn abbracciata dalla nostra Sofia Goggia, un’altra perla rara in una mare immenso come quello dello sport, quello che è certo è che se addio dovrà essere questo verrà fatto con tutti gli onori possibili ed immaginabili dei questo mondo e non con la tristezza nel cuore, quegli onori che solo e soltanto una campionessa dell’elite più celebre nella sala dello Sport con la S maiuscola possa ottenere, salutando il mondo sportivo davvero come si deve davanti a  tutti noi cui abbiamo assistito alle sue gesta avendo avuto il privilegio di ammirarla nel corso di quel tempo che lei stessa si è impegnata con magia a fermare.

Già, questa volta, cercheremo noi di regalarle una emozione con la consapevolezza che non basterà per tutte le meraviglie che ci ha donato facendoci assistere, probabilmente, allo sci più bello che si sia mai visto.

La matematica applicata alla logica del campione: i numeri pazzeschi di Marcel Hirscher

Quando sei un fuoriclasse e le tue prestazioni in pista ti fanno entrare in una dimensione differente che, paradossalmente, fa travalicare addirittura lo sport facendo sfociare il tuo lavoro nella leggenda tale da consegnarti alla storia come il migliore di sempre, l’enunciazione dei numeri che testimoniano le tue prestazioni possono addirittura “offenderti”, ma il menzionarli é cosa altamente necessaria in quanto essi restano la prova più tangibile della magnificenza ottemperata gara dopo gara nonché la definizione più nitida uno strepitoso Campione.

Parlare per l’ennesima volta del re delle nevi potrebbe risultare ai più ripetitivo e monotono, ma si ha sempre un grande piacere nel disquisire su quelle che sono le imprese di un gigante dello sport in generale e non soltanto dello sci, perché ridurlo soltanto alla sua disciplina sarebbe cose poco carina oltr che riduttiva.

I numeri di Marcel Hirscher, fuoriclasse salisburghese, cominciano a diventare importanti e a pesare tanto quanto le sfere di cristallo da lui conquistate nel corso di questi anni, ecco nel dettaglio di chi stiam parlando:

partendo da questa stagione, in Coppa del Mondo il numero 89 ha portato a casa sin qui 9 successi con la curiosità che, ogni volta che è salito sul podio (Considerando anche l’assegnazione a tavolino della vittoria del gigante a Beaver Creek con la squalifica di Luitz per l’oramai celebre caso dell’ossigeno tedesco) lo ha fatto solo da vincitore senza alcun tipo di piazzamento differente sugli altri gradini: 4 sono stati gli slalom speciali portati a casa, come quello di esordio a Levi, poi Saalbach davanti al pubblico di casa, Zagabria, e quello di ieri ad Adelboden, i giganti sono parimenti 4, arpionati a Beaver Creek come detto, Val d’Isére, Alta Badía, ed Adelboden, e questi bisogna aggiungere la vittoria in slalom parallelo sempre in Alta Badía davanti al pubblico italiano.

Ad oggi Hirscher ha collezionato un palmarés di 67 vittorie (1 in supergigante, 32 in slalom gigante, 31 in slalom speciale, 3 in slalom parallelo) in Coppa del Mondo senza contare 43 secondi posti (16 in slalom gigante, 23 in slalom speciale, 2 in combinata, 1 in supercombinata, 1 in slalom parallelo) e 22 terzi posti (2 in supergigante, 10 in slalom gigante, 7 in slalom speciale, 2 in supercombinata, 1 in slalom parallelo), 19 di distacco da Stenmark, con la possibilità di aumentare ancora i suoi trionfi avvicinandosi sensibilmente al record già accarezzato da tempo da Lindsey Vonn (Ci vorrà matematicamente come minimo un’altra stagione per l’austriaco per provare ad avvicinarsi) e nell’anno dei mondiali ad Åre, in terra svedese, può andare all’assalto di ulteriori titoli iridati lui che ne vanta già sei (slalom speciale e gara a squadre a Schladming 2013; combinata e gara a squadre a Vail/Beaver Creek 2015; slalom gigante e slalom speciale a Sankt Moritz 2017) per un totale di nove medaglie complessive, cifra che si raggiunge grazie ai 3 argenti scaturiti dallo slalom gigante a Schladming 2013, nello slalom gigante a Vail/Beaver Creek 2015, e nella combinata alpina a Sankt Moritz 2017.

Tanto per riepilogare il tutto e non farci mancare nulla, in attesa della matematica che lo consacrerà anche per questa stagione in ottica sfera di cristallo generale e specifica per per le discipline tecniche, Marcel è stato vincitore della Coppa del Mondo nel 2012, nel 2013, nel 2014, nel 2015, nel 2016, nel 2017 e nel 2018, vincitore della Coppa del Mondo di slalom gigante nel 2012, nel 2015, nel 2016, nel 2017 e nel 2018, vincitore della Coppa del Mondo di slalom speciale nel 2013, nel 2014, nel 2015, nel 2017 e nel 2018, cui bisogna anche menzionare la vittoria della classifica del parallelo nel 2013 e quella della Coppa Europa, che gli permise di mettere in risalto al mondo le sue doti 11 anni fa nel lontano 2008; circa il discorso a cinque cerchi detiene 3 medaglie olimpiche di cui due del metallo più pregiato prese agli ultimi Giochi Olimpici di PyeongChang 2018 in Combinata Alpina e Gigante, e l’argento a Sochi nello slalom nel 2014.

Numeri a dir poco impressionanti che non possono in alcun modo mentire su un gigante inarrivabile e difficilmente ripresentatile nel corso del tempo da altri esponenti dello sci alpino, un fenomeno incredibile che non si accontenta mai sciando come un forsennato anche quando la vittoria potrebbe essere in ghiaccio non conservandosi mai, ma accettando tutti i rischi al fine di imprimere sempre la sua firma autorevole in ogni discesa; le stigmate di un alieno le vedi da questi particolari, sia tecnici che mentali.

Ad oggi Hirscher ha ancora fame come nella prima gara di Coppa del Mondo e, sempre ad oggi, possiamo tranquillamente definirlo oltre come il più forte di sempre nello sci alpino come detto, anche il più devastante atleta invernale e uno dei più influenti in generale sulla faccia della terra.

Grauteliere Kaiser Marcel.

La farfalla che diventó un’aquila d’oro: l’evoluzione di Ryoyu Kobayashi

Rendi il tuo spirito simile al vento, che come tutte le cose passa su tutto senza attaccarsi a niente.

Se sei giapponese e quindi di conseguenza provieni da una cultura innata e profonda come quella orientale, le espressioni zen sono il piatto forte nella personificazione della centralità del tutto e rappresentano parimenti il volano fondamentale per l’identificazione di un qualcosa che, con lo scorrere del tempo, diventa sempre più speciale.

Nello sport, qualsiasi tipo di sport, assistiamo quasi quotidianamente alla nascita di gesti tecnici tra i più disparati che ci passano davanti agli occhi come fulmini alla velocità della luce, soltanto che alcuni transitano dalla residenza del nostro sguardo come delle vere e proprie meteore, mentre altri ti fanno scattare quella magia tale da farti bloccare ed incantare esattamente alla stessa stregua al momento dell’ascolto di un pezzo dei Pink Floyd tratto da “The Dark Side of the Moon“, ossia lasciando dentro  quella sensazione di diversità e di colore differente dal resto che ci ci circonda, trasformando in certezza quella sensazione preventiva di unicità: nei gesti dell’ultimo periodo del signor Ryoyu Kobayashi nel salto con gli sci ci si può ritrovare perfettamente in merito a questa tesi.

Il salto non è uno sport per tutti: è uno sport dove serve competenza e una molteplicità di fattori per la determinazione del risultato a dir poco unica al mondo: le fasi di esecuzione, la direzione del vento, la compensazione, l’aerodinamica, la valutazione del giudice… Ma è un ambito dove il gesto tecnico di un atleta può portare al compimento più definito del connubio tra sport e magia se chi lo interpreta alla perfezione è in grado di far emergere il carattere più ampio del gesto tecnico, cosa che sembra riuscire abbastanza agevolmente a questo giovane nipponico nativo di Hachimantai, piccolo centro del Giappone settentrionale situato nella prefettura di Iwate con circa 30 mila anime.

E cosa ha fatto ieri portando a compimento una tournée a dir poco sontuosa? Con un bel pò di pressione addosso (Cosa normale soprattutto se quello che stai combinando verrà annoverato tra i libri di storia e hai 22 primavere compiute da poco), rimontando una prima serie chiusa al quarto posto attraverso una misura di 135m, con una sicurezza e perfezione glaciale porta a casa la gara con un salto di 137,5m con un totale di 282.1 punti mediante una qualità a dir poco impressionante portando, per la quinta volta consecutiva in Coppa del Mondo 2018/19 tutti gli avversari a scuola conquistando la Tournée dei Quattro Trampolini regalandola per la seconda volta al Giappone con tanto di Grande Slam realizzato vincendo inoltre tutte e quattro le prove e divenendo così il terzo atleta dopo Sven Hannawald nel 2001-2002 e Kamil Stoch lo scorso anno a riuscire nell’impresa; i numeri attuali sono a dir poco impressionanti considerando che siamo ad uno score stagionale impressionante che ci racconta di 8 vittorie in stagione in 11 gare con 10 podi, vincendo tutte e 4 le gare e 5 serie su 8 nella Tournée tra Oberstdorf, Garmisch-Partenkirchen, Innsbruck, e Bischofshofen.

Un atleta completo capace di adattarsi in qualsiasi trampolino con margini di miglioramento ancora notevoli che lasciano presagire assolutamente la creazione di un fuoriclasse incredibile capace di potersi incuneare tra i più grandi in assoluto mettendo in risalto anche una notevolissima resistenza mentale oltre che tecnica, avendo dimostrato di non lasciarsi condizionare da colleghi molto agguerriti e anche in fase di crescita (Vedi Stefan Kraft nelle ultime settimane).

La stagione in corso ci sta facendo assistere alle gesta di un ragazzino che, alzando l’asticella, sta dimostrando che attraverso un duro lavoro ed una preparazione impeccabile condite da una serietà innata tipica del paese presso cui provieni, il salto di qualità auspicato lo scorso anno sta venendo su anche meglio e prima del previsto rispetto alle previsioni: gli 8 trionfi su 11 opportunità già su menzionate, rappresentano l’emblema dello stato di questo ragazzo che ha ancora voglia di correre e di non fermarsi più verso obiettivi concreti come quelli del circuito e del mondiale: Ryoyu esordì in Coppa nel 2016 a Zakopane chiudendo subito ottavo e nello stesso anno ai Mondiali juniores di Râșnov, in Russia, conquistò la medaglia di bronzo nel trampolino normale e nella gara a squadre, di certo un biglietto da visita non indifferente considerando il seguito che sta dando al suo impegno.

Una fase di volo regale e degli atterraggi da antologia, sono il punto di forza di Kobayashi che mista la sua tempra alla sua tecnica e potrebbe passare la storia come l’atleta che può regalare al paese del Sol Levante l’affermazione generale in Coppa del Mondo laddove molti ci han provato ma nessuno ci è mai riuscito; già solo a scrivere di questi spunti si denota chiaramente non soltanto la portata dell’impresa ma altresì anche la leggendarietà che denota lo stato attuale del saltatore cui ci si riferisce.

Una oramai celebre docu-serie che racconta le imprese di un’icona dello sport invernale e, soprattutto, in senso generale ossia Lindsey Vonn prese il nome di “chasing history”, cambiando la storia, a testimonianza della grandezza rara dell’atleta di Saint Paul: ebbene, se questo è l’antipasto di una grande storia da raccontare, allora con le dovute cautele del caso in uno sport come il salto con gli sci dove gli equilibri mutano molto spesso con l’andare delle stagioni, forse il tempo coadiuvato dalla determinazione di questo autentico talento, saranno i nostri alleati più feroci affinché tale terminologia possa essere applicata al salto con gli sci attraverso la firma prestigiosa di questa farfalla elegante che un giorno decise di planare come un’aquila dorata, come quella alzata al cielo austriaco sotto forma di trofeo,  sulle nevi più importanti al mondo regalando al Giappone una immensa soddisfazione attraverso un altro fuoriclasse assoluta nell’epoca attuale capace di scaldare i loro nobili cuori, con l’arte mista a poesia di Yuzuru Hanyu nel pattinaggio su ghiaccio: il futuro, probabilmente, è già adesso con Ryoyu Kobayashi.

L’elogio della grandezza a cura di Dominik Paris

Ciò che abbiamo assistito nella settimana passata, ossia la splendida doppietta posta in essere nella nostra Bormio sulla mitica “Stelvio” da parte del ventinovenne nativo di Merano Dominik Paris, è un pezzo di storia dello sci e dello sport italiano che va annoverato tra i ricordi più belli e tra le imprese più memorabili.

Nessuno mai era riuscito a vincere nella splendida pista azzurra In entrambe le discipline veloci, ossia super-gigante e discesa libera, nell’arco della stessa stagione agonistica in quel della Coppa del Mondo e, per di più, in due giorni di fila.

Un back to back assolutamente da incorniciare che ha dato degli spunti di riflessione notevoli in merito al netto miglioramento di questo grande atleta che lascia presagire la possibilità di cercare di arpionare delle nuove terre di conquista.

Dominik Paris ancora una volta ha dimostrato di essere a tutti gli effetti un velocista avente tutte le carte in regola per recitare una parte da protagonista all’interno dello sci alpino in veste veloce viste le sue grandi capacità: la sua tecnica e la sua enorme capacità di leggere in corso d’esecuzione sono solo due delle sue numerose qualità incredibili che fanno dell’azzurro una vera e propria chiave di volta della nostra nazionale.

Tra l’altro il nostro velocista quest’anno, ha dimostrato di avere quella tempra in più che gli permette di effettuare quel tanto agognato salto di qualità e tanti si aspettavano, dando così la sensazione la speranza che a fine stagione l’Italia possa raccogliere qualcosa di veramente importante anche in ottica dei campionati del mondo che si giocheranno ad Are in Svezia in quel di febbraio.

Paris, dal canto suo, non ha mai smesso di lavorare ed assolutamente in silenzio e con una dedizione verso il proprio lavoro innata, ha semplicemente alzato più in alto l’asticella con l’assoluta certezza di poterla superare cercando di agguantare quelli che sono degli obiettivi sempre più ambiziosi all’interno di un circuito internazionale non privo di insidie a partire da colleghi agguerriti che portano sempre in spalla l’appuntamento con la vittoria.

Dominik ha con serietà e passione raggiunto un grandissimo risultato in questi ultimi giorni dando continuità ad un progetto nato molti anni fa che già gli aveva regalato grandissime soddisfazioni (Vedi Kitzbuhel); i pretendenti alla vittoria adesso, hanno un uomo in più che può veramente far saltare il banco e tutti i pronostici della vigilia nella velocità alpina maschile.

Sci Alpino: a Bormio brilla il tricolore con Paris ed Innerhofer

A Bormio sulla mitica pista Stelvio è grandissima Italia con un uno due pazzesco che si tracuce con la vittoria di uno strepitoso Dominik Paris davanti a Christof Innerhofer nella prova di discesa libera di Coppa del Mondo 2018/19.

Per l’atleta azzurro si tratta della terza Vittoria qui a Bormio dopo una prestazione assolutamente encomiabile che ha sviluppato una progressione incredibile andando a battere di 36 centesimi il collega altoatesino che già di suo aveva posto in essere una performance notevolissima dando subito la sensazione di aver costruito una gran gara punto al terzo posto si piazza Beat Feuz per la Svizzera con un distacco di 52 centesimi; quarto posto per un ottimo Bennett a 67 centesimi, che va a precedere i due favoriti austriaci Kriechmayr e Mayer rispettivamente quinto e sesto.

Tutto in i grandi discesisti con Kilde ottavo, Franz undicesimo al pari con Svindal, e Jansrud addirittura fuori messi duramente alla prova da una pista difficile ma preparata in condizioni perfette a sostegno del fatto che legare ospitate sul terreno nostrano sono sempre tra le migliori al mondo anche e soprattutto grazie alla cura dei dettagli inseriti dagli addetti ai lavori per garantire al meglio uno spettacolo degno della Coppa del mondo, come quello odierno.

Sci Alpino: nello slalom donne a Courchevel Mikaela Shiffrin fa 50 vittorie in carriera

50 vittorie in carriera in Coppa del Mondo, 36 in slalom, 7 in stagione: questi sono i numeri impressionanti di Sua Maestà Mikaela Shiffrin che oggi a Courchevel fa doppietta e scrive ancora una volta la storia andando a conquistare l’ennesima vittoria che sa ulteriormente di conferma di un dominio tecnico (E non solo visto il Super-G…) incontrastato della statunitense che conferma di effettuare un altro sport.

La Vlhova gli aveva tenuto testa nella prima frazione, con quattro soli centesimi di ritardo, e volendo anche nella seconda, ma 29 centesimi di vantaggio per Mikaela han fatto la differenza relegando la slovacca ad un nuovo secondo posto alle spalle di quella che è oramai considerata a tutti gli effetti una autentica leggenda; terza un’ottima Frida Hansdotter a 37 centesimi.

Migliore delle italiane Chiara Costazza che chiude al nono posto, mentre chiude 14ma Irene Curtoni. Nel tecnico femminile, Italia purtroppo ancora molto lontana dal podio.

Biathlon: Dorothea Wierer fantascientifica nella sprint di Hochfilzen

Definire fantascientifica un’impresa sportiva da parte di un atleta, è un evento assai raro che, quando però si verifica, va annoverato nelle categorie delle attività speciali: Dorothea Wierer oggi ha arricchito senza dubbio questo particolare novero.

Con una performance a dir poco straordinaria, la fuoriclasse altoatesina realizzando delle serie al poligono praticamente è quasi mai viste nella storia di questo sport con una velocità di esecuzione a dir poco impressionante, a parità di errori, uno, batte la superfavorita finlandese Kaisa Makarainen di 6 decimi consolidando la sua leadership in classifica generale di 19 punti proprio sulla finnica e andando a vincere la 7,5 km Sprint femminile di Hochfilzen, regalando all’Italia un successo che mancava addirittura dal 2000 in questo format di gara.

Ciò che ha maggiormente impressionato, senza nulla togliere ad uno sforzo incredibile posto in essere sugli sci, è stata la velocità di esecuzione sia in piedi che a terra al poligono della stessa dimostrando una sicurezza ed una tempra pazzesca che quasi mai Si erano viste nell’ambito del Biathlon nemmeno tra i più grandi atleti di sempre; un segnale assolutamente incoraggiante in vista del futuro che si traduce in una netta trasformazione soprattutto dal punto di vista tecnico oltre che mentale di questa incredibile campionessa.

Si piazza ad un soffio dal podio anche Lisa Vittozzi che chiude al quarto posto preceduta dalla rossa Ekaterina Jurlova di soli 9 decimi dimostrando un’ottima ancora una volta gara ponendola tra le migliori atlete attualmente in circolazione. Per le altre italiane 19ma Federica Sanfilippo, 43ma Alexia Runggaldier, 74ma invece Nicole Gontier.

L’appuntamento con il Biathlon è previsto per domani per la Sprint maschile sempre in terra austriaca ovviamente.