Viktoria Rebensburg saluta lo sci alpino: la campionessa si ritira

English: Viktoria Rebensburg, 1 run of Giant Slalom, Alpine Skiing World Cup of Women in Courchevel, 20 december 2015 – Date
20 December 2015, 11:42:59

Own work – Author Krzysztof Golik

Dei tanti ritiri nell’ultimo periodo all’interno del mondo dello sci alpino, quello comunicato oggi da Viktoria Rebensburg, meravigliosa e inimitabile Campionessa con una C messa in maiuscola modalità non per caso, è senza ombra di dubbio quello più pesante.

La fuoriclasse di Kreuth appende gli sci e gli scarponi al chiodo a sole 30 primavere e, affidandosi ad un video postato sui suoi canali social, informa il mondo e i suoi sostenitori di non essere più fisicamente nelle condizioni di poter sostenere un’altra annata.

Viktoria Rebensburg è stata, nella sua carriera agonistica, un grande esempio di forza e di determinazione, una atleta assolutamente sensazionale che era in grado di dettar spesso legge attraverso una sciata sicura, ben solida, e condita con una classe meravigliosa all’altezza del talento incredibile che ha messo in mostra nei palcoscenici sciistici più importanti del mondo.

In piena serenità Viktoria lascia il mondo dello sci con un bagaglio di esperienze e di trionfi a dir poco sensazionali che ci raccontano di 19 gradini più alti in 49 podi portandosi a casa 3 volte la Coppa di specialità di slalom gigante, per un palmares ricco anche delle sue imprese fuori dal circuito intercontinentale conNella ricca bacheca spiccano l’oro olimpico in gigante 2010 a Vancouver e il bronzo ottenuto quattro anni dopo a Sochi, un gigante onorato con l’argento ai campionati del mondo per ben due volte nel 2015 e nel 2019.

Questa è la storia di una ragazza semplice e per bene ma con un fuoco dentro assolutamente innato, che verrà ricordata come una delle migliori sciatrici di sempre, e che lascia magari troppo presto a causa di infortuni che hanno segnato non poco anche la sua carriera che, comunque, rimarrà costellata di successi e di classe esattamente come quella con la quale ci ha incantato in questi anni, rendendo spesso lo sci alpino, una favola come la storia di questa ragazza venuta da lontano che ha trasformato in realtà il suo sogno.

Sospiro di sollievo per Valentina Greggio

Valentina Greggio

La fuoriclasse azzurra e mondiale, nonché detentrice del record del mondo di sci velocità, Valentina Greggio, tira un sospiro di sollievo dopo l’esito degli esami strumentali realizzati a seguito di una brutto infortunio alla caviglia destra occorsogli nello scorso weekend in località Piancavallone durante una sessione di allenamento, allenamento che ha dovuto anche abbandonare addirittura con l’ausilio dell’elisoccorso.

I risultati degli stessi hanno evidenziato fortunatamente una lesione non completa del legamento perineo astragalo anteriore, che la sottoporrà ad uno stop di più di una settimana; una bella notizia per la campionessa azzurra dopo che le sensazioni, a caldo, non erano state delle migliori temendo per un peggio che poteva comprometterle la preparazione in vista degli impegni di disciplina della stagione che partirà nel 2021.

Valentina Greggio rappresenta una delle eccellenze più lucenti dello sport nostrano e mondiale: la 29enne nativa di Verbania detiene nella sua prestigiosa ed inimitabile carriera 3 titoli iridati, 4 Coppe del Mondo di fila dal 2015 al 2018 in S1 più una in SDH, nonché i record di velocità sia in S1 che in SDH rispettivamente di 247,083 km/h e 202,576 km/h per un totale di 31 vittorie su 35 nel massimo circuito internazionale.

Valentina ha fatto e continua far sorridere migliaia di appassionati di velocità ogni anno che passa attraverso le sue magnifiche performance, adesso seppur in estate di sorriso ce ne ha regalato un altro che ci permette, assieme a lei, di volgere all’orizzonte con la solita positività e con la certezza della grandezza detenuta da una delle migliori sportive mai esistite che ci menziona ancora una volta che il meglio debba ancora venire.

Forza Vale.

Rispetto e dignità.

“Ciascun volto è il simbolo della vita. E tutta la vita merita rispetto. È trattando gli altri con dignità che si guadagna il rispetto per se stessi.”

(Tahar Ben Jelloun)

La Valanga Azzurra degli anni 70: la pagina gloriosa dello Sport italiano al maschile

Tra le pagine più importanti dello Sport italiano, senza ombra di dubbio la Valanga Azzurra, nome affibbiato dalla stampa italiana in merito allo sci alpino nel 1974 dopo il gigante di Berchtesgaden dove, oltre la vittoria di Gros gli azzurri occuparono tutta la top 5, rappresenta una posizione di rilievo fondamentale dal punto di vista storico-agonistico; una fase sportiva fuori dal mondo in senso di magnificenza viste le imprese sportive costituitesi a partire dalla fine degli anni 60, rappresenta uno dei lustri più importanti per l’agonismo a tinte azzurre.

Una pagina gloriosa e per certi versi irripetibile nell’ambito dello sci alpino che ha caratterizzato più di una generazione plasmando fior fior di campioni attraverso le imprese sulla neve di atleti a dir poco leggendari che hanno fatto schizzare nell’orbita degli onori il tricolore nello sci.

La prima fase di questa valanga, ha fatto da apripista circa l’ingresso nell’elite mondiale dello sci alpino in via definitiva dopo un periodo di crisi coinciso con l’abbandono alle competizioni del grandissimo Zeno Colò: era il lontano 1966 quando Carlo Senoner riuscì a vincere l’oro in slalom speciale ai Campionati del Mondo, ma l’acuto vero e proprio che iniziò questo pazzesco ciclo vincente venne alla luce tre anni dopo, l’11 dicembre 1969 in una giornata storica quando Gustav Thöni prese il primo acuto in Val-d’Isère in gigante nel circuito intercontinentale della Coppa del Mondo.

Una gruppo incredibile che riuscì a centrare obiettivi su obiettivi in tutte le competizioni previste a livello sportivo: ai giochi Olimpici si contano 2 ori con Gustav Thöni in gigante a Sapporo 1972, e Pierino Gros in slalom a Innsbruck 1976, 2 argenti sempre con Thöni in slalom a Sapporo 1972 e a Innsbruck 1976 ed infine 2 bronzi con Roland Thöni in slalom a Sapporo 1972, ed Herbert Plank in discesa a Innsbruck 1976, per una rassegna a cinque cerchi a dir poco memorabile: in sede iridata la voce grossa è il leggendario Gustav a fare la voce grossa con ben quattro titoli mondiali
in combinata alpina nel 1972, in gigante e in slalom nel 1974, ed infine ancora n combinata nel 1976, il resto delle medaglie se le prese Piero Gros che fece segnare un bronzo e un argento rispettivamente nel 1974 e nel 1978.

Se di gloria occorre far menzione, il lustro più brillante Gustav Thöni e Piero Gros lo scolpirono per 5 volte di fila come il più prestigioso degli artisti, facendo segnare ben 5 Coppe del Mondo consecutive in anni pazzeschi che vanno dal 1971 al 1975 con il primo che ne vince quattro, e il secondo che piazza l’acuto nel 1974 spezzando la sequela di vittorie in fila di Thöni che poi rifarà un anno dopo; in ottica di specialità si registrano ben 4 Coppe di gigante (Gustav Thöni nel 1970, 1971 e 1972; Piero Gros nel 1974), e 2 Coppe di slalom (Gustav Thöni nel 1973 e 1974).

Chi vi scrive nutre una sana e genuina invidia nei confronti di tante altre persone che han potuto vivere uno dei periodi più gloriosi dello sport in generale e, in particolare, per l’Italia: parliamo di un totale di 166 podi con 48 gradini più alti del podio, 59 secondi posti, e 60 terzi nei fantastici anni che vanno dal 1969 al 1980 per una decade assolutamente dal sapore di leggenda scritta in questo modo dai seguenti artisti: 69 Gustav Thöni, 35 Piero Gros, 21 Herbert Plank, 7 Paolo De Chiesa, 5 Fausto Radici, 4 Helmuth Schmalzl, 4 Leonardo David, 3 Roland Thöni, 3 Marcello Varallo, 3 Stefano Anzi, 3 Franco Bieler, 2 Erwin Stricker, 2 Tino Pietrogiovanna, 2 Ilario Pegorari, 2 Bruno Nöckler, 1 Giuliano Besson, ed infine 1 Renato Antonioli.

Per le generazioni più verdi tuttavia ci sono oltre le immagini, i numeri, fattori fermi nella loro attività volta a testimoniare ciò che si effettua sul campo assieme alla storia indelebile incisa nella memoria dell’agonismo e non, numeri che rimembrano e rimembreranno a tutti noi, eternamente oltre il tempo, le imprese memorabili scolpite nei grandi tomi delle emozioni e dello sport da parte di questi uomini, il cui grazie non sarà mai sufficiente.

Anche per Maurberger la stagione alpina finisce qui dopo un parallelo rischioso e colmo di dubbi

Un weekend completamente da cancellare questo per i colori azzurri in merito alla voce degli infortuni all’interno della Coppa del Mondo di sci alpino 2019/20.

Dopo la notizia della frattura al braccio per Sofia Goggia a Garmisch nel super-g, arrivano bruttissime notizie anche in quel di Chamonix per il nostro Simon Maurberger il quale, dopo la caduta occorsagli nel corso del parallelo gigante nella località francese, a seguito dei controlli è risultato la rottura del crociato anteriore e del menisco laterale del ginocchio destro.

Mancano le parole considerando che in prima analisi si era ipotizzata soltanto una forte distorsione con un quadro clinico che lasciava presagire ben altro infortunio, tuttavia il responso definitivo della risonanza magnetica ha sentenziato qualcosa di ben peggiore con un’operazione da realizzarsi nel breve.

A Simon vanno i migliori auguri di pronta guarigione da parte di Discesa Libera certo che tornerà l’anno prossimo a dimostrare tutto il suo valore e tutta la sua forza auspicando, però, che la federazione cominci a porre maggiore attenzione sulla gestione di questi paralleli giganti con piste abbastanza rischiose dal punto di vista della neve, della vicinanza dei tracciati, per la presenza di salti incomprensibili, e anche degli spazi di decelerazione risicatissimi dopo il traguardo: dispiace vedere che questi atleti si facciano male in gare davvero altamente rischiose e sarebbe cosa buona e giusta migliorare il tutto in quanto, gli infortuni come vediamo, si sono verificati e i dubbi anche da parte degli atleti sono sorti fortemente, queste le parole di Alexis Pinturault su twitter:

“Oggi mi sento preso in giro… Noi (atleti) siamo presi per pedine di uno spettacolo e non per protagonisti di uno sport! Da quando nello sport la fortuna è più importante delle prestazioni? E quanto è pericoloso il format? Ma soprattutto FIS quando verrà presa in considerazione la parola degli atleti?”

Come darti torto Alex.

Sci Alpino: gli appuntamenti di questo weekend per le gare di Coppa del Mondo

Riprendono questo weekend le battaglie sulle nevi mondiali dei protagonisti assoluti dello sci alpino in ottica Coppa del Mondo con classifiche e visioni in prospettiva più aperte che mai: erano anni che non si vedevano delle competizioni così in bilico sia in senso generale che specifico.

Nella giornata di domani, sabato 8 febbraio, si partirà alle ore 10 per la prima manche dello slalom speciale maschile in scena nella splendida Alta Savoia, a Chamonix, dove Kristoffersen e Pinturault se le daranno di santa ragione per quell’obiettivo fondamentale che si chiama overall; la seconda manche ovviamente andrà in scena tre ore dopo alle 13 circa. Alle 11:30 invece spazio alla discesa libera femminile a Garmisch-Partenkirchen con la pattuglia azzurra che è arrivata in Germania con un carico di speranze e desideri conditi da tanta voglia e determinazione. Ovviamente, causa il tragico lutto avvenuto in settimana per la scomparsa di papà Jeff, non ci sarà Mikaela Shiffrin.

Dopodomani invece, domenica 9 febbraio, si partirà ancora con gli uomini che realizzeranno le qualifiche del gigante in parallelo alle 9:15 con la gara che si effettuerà in maniera vera e propria soltanto alle 13:15. invece ragazze ancora di scena sul veloce alle 11:15 con il super-g tedesco.

24.

Non tu.

Spesso capita che i più grandi, dopo aver scritto inimmaginabili pagine di storia in maniera indelebile nell’arco della loro vita, vadano via in cielo lasciando un vuoto incredibile dopo aver lasciato la loro impronta in questa vita per testimoniarci, indissolubilmente, che la storia può essere scritta in vari modi, tra cui quella mediante la via più soave e più sublime possibile: quella che va dritta nell’ingresso del mito.

Chi vi scrive non ha parole per esprimere il dolore per questa notizia piovuta come il più doloroso dei tuoni che ha scosso questa terribile serata privandoci di una delle persone, e non solo dello lo sport, più incredibili di ogni epoca. Lo ha vissuto, lo ha ammirato, lo ha venerato, lo ha goduto. In qualsiasi stagione, sia in quelle meravigliose ed indimenticabili, consapevole che lui c’era. In ogni modo.

Kobe caro, eri una certezza. Eri il bello del gioco, eri la magia, e spesso la risposta che tutto fosse possibile anche quando il tempo sembrava non bastare più. Sei stato parte della mia adolescenza e la gioia per gli occhi a guardare la lega più bella del mondo sia negli anni belli che in quelli più duri. Sempre con quei due colori magici addosso, quel giallo e quel viola forti come i fulmini che andavano ad illuminarsi a seguito di una tua magia.

Grazie per le infinite emozioni, per quegli 81 punti, per quelle stagioni fantastiche cui ho perso anche il conto, per quegli anelli, per quell’ultima partita dove hai sigillato la chiusura della tua inarrivabile carriera con una prestazione a dir poco incredibile, sempre con quella canottiera. Sempre come quel 24. Grazie per esserci stato, per aver trasceso lo spazio e il tempo, per aver reso in piccolo il basket e in grande lo sport in generale un qualcosa di estremamente più grande. Più unico, come te.

24. Come i secondi che denotano un’azione, che spesso sembrano un’infinità ma che spezzano in due un’azione, dove tu spesso e volentieri non solo sei stato il protagonista principale, ma hai anche svolto il tuo compito nel migliore dei modi aggiungendo nuove stelle al firmamento dello sport e arricchendo i cuori tutti i tifosi e gli appassionati con una serie di perle che in pratica andavano dentro un cesto con una palla, ma che in sostanza si consideravano dei gesti che gridavano a ogni azione che tutto poteva essere possibile se ci si fiondava a credere.

Quanto è dura parlare al passato. Non ci sia abitua mai a questo quando accadono queste cose. Spesso vediamo le gesta di questi infiniti atleti attraverso dei normali mezzi di comunicazione, ma capita che essi vadano al di là di questi e diventano come dei veri e propri amici attraverso l’esempio che realizzano nel corso del loro lavoro. Perché è il modo in cui lo fanno che ti spinge a considerarli come tale, perché diventa un esempio e schizza direttamente nella sala delle Leggende dove siederai per sempre.

Non sono pronto a lasciarti, non è giusto andar via così, per te e per chi ha perso la vita quest’oggi. A queste età poi. Come si fa ad accettarlo?

Ti porterò eternamente sempre con me in una parte del mio cuore dove ci sarà spazio solo per te dietro a una porta con un mamba disegnato a testimoniare la tua grandezza, la tua immensità, e tutto ciò che hai rappresentato in fatti di sogni come la più grande delle ispirazioni.

“Heroes come and go, but Legends are forever.”

Un pensiero, un abbraccio, alle famiglie coinvolte in questa devastante tragedia.

Addio Kobe, non è per niente giusto.

Shiffrin imprendibile in super-g a Bansko: tra gli uomini Yule vince in slalom a Kitzbuhël

Shiffrin

A Bansko arriva l’acuto numero 66 in carriera per Mikaela Shiffrin e con il quarto super-g porta a casa la gara odierna e batte una meravigliosa ancora una volta Marta Bassino che prende un altro secondo posto oggi a 29 centesimi di distacco dalla statunitense a dimostrazione di saper tener testa a una fuoriclasse di questo tipo: completa il podio Lara Gut-Behrami, che torna nelle posizioni che contano dopo un anno dal terzo posto sempre in super-g ma a Garmisch-Partenkirchen, oggi con un distacco di 70 centesimi da Shiffrin. Detto di Bassino, giornata oggi in chiaroscuro per le nostre italiane dove, Federica Brignone, scivola via senza conseguenze dopo dei parziali meravigliosi, buona posizione numero sette Elena Curtoni vincitrice ieri a 1”23 dalla leader, Laura Pirovano è 26a a 3”09, out Marsaglia e Delago.

Shiffrin così allunga in overall con 1225 punti ha 370 punti di vantaggio sulla Brignone e 395 sulla Vlhová, e prende anche il comando delle operazioni nella classifica di specialità di super-g: next stop per le ragazze in Coppa del Mondoin Russia dove nel prossimo fine settimana sono in programma una discesa e un superG.

A Kitzbuhël in slalom speciale la vittoria invece va a Daniel Yule che, rimonta dalla seconda posizione dopo la prima manche e va a vincere davanti al sempre in forma Marco Schwarz per l’Austria a 12 centesimi, e al francese Noel terzo a 37; il 19enne norvegese Lucas Braathen, in testa dopo la prima manche finisce quarto al miglior risultato della carriera. Non irresistibile invece Henrik Kristoffersen che prende il parimerito con Braathen ma che si consola tornando in testa alla Coppa del Mondo con 741 punti a più 41 davanti al connazionale Kilde; Il migliore degli azzurri è Giuliano Razzoli settimo a 53 centesimi finalmente autore di una gara di enorme spessore.

Il venerdì della velocità nel segno di Shiffrin e Jansrud che tornano a vincere e a convincere

Grande sci oggi tra Bansko e Kitzbuhël dove sono andati in scena la discesa libera femminile e il super-g maschile che ha visto ritornare a trionfare due grandissimi campioni che mancavano sul gradino più alto del podio da fin troppo tempo.

Mikaela Shiffrin si prende la prima soddisfazione del 2020 e vince la discesa libera di Bansko in un format di gara che l’aveva vista trionfare per una sola volta a Lake Louise il 2 dicembre del 2017; per Shiffrin si tratta del successo numero 65 nel circuito di Coppa del Mondo e, con una discesa a dir poco sontuosa, mette tutte in fila le avversarie a partire da una enorme Federica Brignone che chiude alle sue spalle a soli 18 centesimi a dimostrazione del meraviglioso stato di forma della nostra atleta valdostana che si prende il podio numero quattordici della stagione e il secondo in carriera in discesa libera; chiude terza la svizzera Haehlen con un gap di 23 centesimi, mentre per le altre italiane quarta Elena Curtoni che chiude ai piedi del podio dopo una meravigliosa prestazione, meritatissima dopo tante amarezze, quinta invece Marta Bassino, mentre splendida 11ma Laura Pirovano che realizza una manche unica con un pettorale alto. Momenti di ansia per Sofia Goggia che cade e che è sottoposta ad accertamenti all’ospedale seppur si sia rialzata con le sue gambe e a cui le rivolgiamo un enorme in bocca al lupo sperando non si tratti di niente di grave.

A Kitzbuhël, in terra austriaca sulla mitica Streif, in onda un super-g orfano, purtroppo, di Dominik Paris che ha chiuso anzitempo la sua stagione a causa della rottura del legamento crociato patito nei giorni scorsi in allenamento: la vittoria è andata a Kjetil Jansrud che ritorna a trionfare in Coppa del Mondo siglando la vittoria numero 23 in carriera, la 13ma in super-g, e la seconda sulla Streif dopo il sigillo però in discesa libera datato 24 gennaio 2015; una prova di forza del fortissimo norvegese che ha voluto a tutti i costi la vittoria dopo un periodo un pò di appannamento e che ritroviamo sorridente per un successo che oramai mancava da Lake Louise del 2018: alle sue spalle finisce il duo Kilde-Mayer che arrivano secondi a pari merito a 16 centesimi dalla vetta norvegese: grandissimo invece Mattia Casse che svolge una prova impeccabile e chiude in quinta posizione a 53 centesimi da Jansrud, mentre sottolineiamo volentieri il rientro di Christof Innerhofer al debutto stagionale dopo l’infortunio dello scorso anno che finisce in quindicesima piazza staccato di quasi un secondo e mezzo dal vincitore. Attardati Feuz e Pinturault che non riesce a recuperare su Kristoffersen leader provvisorio dell’overall.

Appuntamento a domani con lo sci alpino con due discese, quella femminile alle 9:45 mentre quella maschile alle 11:45 sempre, ovviamente, a Bansko e Kitzbuhël.

Marbachegg: i mondiali di Sci d’Erba sono nel segno di Edoardo Frau e dell’Italia

Edoardo Frau on fire
Edoardo Frau on fire

Ci sono delle storie all’interno del nostro grande libro dello sport che non smettono mai di emozionare: quella di Edoardo Frau, dall’alto delle sue 39 primavere, è senza dubbio alcuno una di queste.

Ai Campionati del Mondo di Marbachegg, in terra elvetica, ha saputo come pochi danzare sull’erba tingendo di gloria i colori azzurri portandoli per l’ennesima volta in cima al mondo.

Andando per gradi, partiamo dal 14 agosto, data in cui il fuoriclasse dell’Italia va a trionfare nella supercombinata, gara che ha segnato lo start dei Mondiali tirando fuori una prestazione pazzesca fra i rapid gates mettendo dietro gli austriaci Sascha Posch e Hannes Angerer con un gap rispettivamente 12 e 34 centesimi dalla vetta relegandoli rispettivamente all’argento e al bronzo; una gara pazzesca che invece tra le donne ha sancito l’oro, mai in discussione, alla nipponica Chisaki Maeda, con un podio che si completa con l’austriaca Jacqueline Gerlach, e dall’altra giapponese Marina Maeda.

Il giorno successivo, nella calda giornata di ferragosto, il bis è bello che servito: Edoardo Frau, un fenomeno al Mondiale, strappa un bronzo nello slalom gigante in una gara che assegna il titolo iridato allo svizzero Stefan Portmann, e l’argento al ceco Martin Bartak, grande rivale di Frau in Coppa del Mondo: buonissime notizie per glia altri azzurri con un grande Pietro Guarini, quarto a 1″50 dal vincitore, e tanti altri azzurri all’interno dei primi 10 con Daniele Buio ottavo, Fabrizio Rottigni nono, Nicholas Anziutti decimo, e Nicolò Schiavetti undicesimo, mentre va out nella prima manche Lorenzo Gritti; tra le donne secondo oro per la giapponese Chisaki Maeda che consolida la sua supremazia in questa rassegna, andando a precedere l’austriaca Jacqueline Gerlach, e la compagna di squadra Yukiyo Shintani a 1″92.

Giorno 16 invece medaglia di bronzo a sorpresa per l’altro azzurro Pietro Guerini nello slalom speciale che porta a casa la prima medaglia in carriera; una giornata che era partita molto positivamente per i nostri colori con la seconda piazza di Lorenzo Gritti, cui è seguita poi, sfortunatamente per lui, una squalifica in una gara dove l’oro è andato a Mirko Hueppi e l’argento a Stefan Portmann, atleti di casa: tra le donne nessuna sorpresa inarrivabile Chisaki Maeda, alche porta a casa la terza medaglia d’oro precedendo la compagna di squadra Minori Tamura e l’austriaca Daniela Krueckel, con un quarto posto, ai piedi del podio, per la nostra atleta Federica Milesi, distanziata di poco meno di ben 15 secondi.

L’apoteosi arriva il 18 agosto, l’ultimo giorno, che segna l’autentico trionfo ancora di marca Edoardo Frau, che porta a casa con veemenza il secondo oro e la terza medaglia personale trionfando anche in super-g, contrassegnando questo come il miglior mondiale della sua carriera che, parla di ben 18 medaglie complessive dell’azzurro ai Campionati Mondiali; in questa gara, con il tempo di 27″92, Frau fa il vuoto lasciando l’argento allo svizzero Mirko Hueppi e il bronzo all’austriaco Hannes Angerer, con ancora un grande Pietro Guerini, che chiude al quinto posto con 52 centesimi di ritardo dalla vetta del fuoriclasse italiano; ennesimo capolavoro per la giapponese Cbhisaki Maeda tra le donne, che fa quattro su quattro, prima con il tempo di 30″84, davanti alla ceca Adela Kettnerova, alla compagna Marino Maeda, a 68: menzione d’obbligo per le nostre azzurre dove la migliore è stata Margherita Mazzoncini con l’ottavo posto, davanti ad Antonella Manzoni.

Un Campionato del Mondo che si chiude alla grande per l’Italia che tira una somma osservando uno score definitivo di quattro medaglie, due d’oro e due di bronzo e la certezza, assoluta, di avere nella propria squadra un autentico fenomeno corrispondente al nome di Edoardo Frau.

Ora, più che mai, il cielo è azzurro sotto Marbachegg.