Le date dello start degli sport invernali

Hirscher
Marcel Hirscher on fire

Ottobre è il mese dove si alzano i separi nel grande palcoscenico dello sport invernale.

Sport invernali che, dopo la pausa estiva, cominciano ad incanalarsi nella maniera più assoluta verso i nastri di partenza per una nuova, incredibile, ed entuasiasmante stagione agonistica di Coppa del Mondo.

Andando ad analizzare i principali, partendo dallo sci alpino, l’esordio è previsto proprio per questo mese a Sölden in terra austriaca: qui abbiamo due slalom giganti con la partenza il 27 con quello femminile e il 28 quello maschile; poi se ne riparlerà il 17 novembre con lo slalom sulla Black Levi in terra finnica.

17 novembre che sarà molto importante perché segnerà l’inizio anche per il salto con gli sci: gli uomini saranno di scena a Wisla in terra polacca sul Malinka con HS134 dove andrà di scena il team event che anticiperà la gara individuale del 18 sul trampolino lungo; donne invece che slitteranno di qualche settimana in quanto il loro esordio è previsto per giorno 30 novembre a Lillehammer in Norvegia dove andrà in scena una tre giorni sensazionale: il 30 appunto e giorno 1 dicembre due gare di fila sul trampolino normale Lysgårdsbakken HS98, mentre giorno 2 si salta sul large hill con un HS fissato a 140m

Ci vorrà ancora un pò invece anche per lo sci di fondo: lo start che vedrà l’inizio della Coppa del Mondo è per il 24 e il 25 di novembre a Kusaamo in Finlandia: il primo giorno ci saranno le gare sprint sia al maschile e al femminile, invece il secondo andranno di scena le prime competizione endurance rispettivamente con la 15 e la 10km a tecnica classica.

Stessi ed identici giorni (24 e 25) e stesso identico luogo (Kusaamo)dello sci di fondo che verranno utilizzati anche dalla combinata nordica: il salto verrà posto in essere sul Rukanturi (LH HS142), mentre per la gara sugli sci nel primo giorno prevista la gara individuale con una 10km, mentre nel secondo gara a squadra con una 4x5km.

Infine di scena il Biathlon che sarà il più distante di tutti ad iniziare con, le luci della ribalta che si accenderanno a Pokljuka in terra slovena in quel di dicembre: le prime gare che si svolgeranno saranno quelle individuali con giorno 5 quella maschile e il 6 quella femminile, le gare sprint il 7 e l’8 con prima gli uomini e poi le donne, mentre il 9 e il 10 sempre nello stesso ordine di genere le gare ad inseguimento.

Il tempo sta per finire per quanto concerne l’attesa, il countdown per la magia sul bianco è assolutamente iniziato per cominciare e ritornare a sognare, tutti insieme.

Il Klæbo che verrà: guida ed ipotesi per la nuova stagione

L’anno scorso abbiamo assistito ad un autentico dominatore del fondo; cosa ci si dovrà aspettare dal nuovo fenomeno del fondo mondiale maschile

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Johannes Hoesflot Klaebo (NOR, Norwegen)

Giovane, bello, social, simpatico, ma soprattutto talentuoso e ancor di più vincente.

Se dovessimo imbastire una ricetta perfetta per l’epoca attuale, c’è da dire che Johannes Hoesflot Klæbo incarna alla perfezione davvero il tutto: il giovane norvegese lasciatosi alle spalle un 2018 colmo di soddisfazioni e di vittorie, ha dato soltanto la sensazione di aver apparecchiato la tavola.

Il giovane norvegese è salito in cattedra di prepotenza e ha messo in risalto non soltanto tutto il suo talento, ma ha lasciato intravedere gli enormi margini di miglioramento che, se affinati e allenati con costanza, potrebbero portarlo sin verso vette che han regalato gli onori e gli allori più lucenti di ogni epoca a mostri sacri del fondo nel passato.

Attraverso la forza prepotente mescolata ad una progressione muscolare impressionante, Klæbo ha dominato gran parte delle gare dell’ultima stagione sancendo per gli  avversari spesso e volentieri una sentenza senza appello riducendo la competizione valida soltanto dal secondo posto in giù; l’unico a tenergli testa quest’anno è stato il nostro Chicco Pellegrino, attraverso la sagace tenacia e forza che sempre lo hanno contraddistinto portandolo ai vertici del fondo mondiale.

Ci si chiede, dopo un 2018 che lo ha visto vincere 3 medaglie d’oro ai Giochi Olimpici di PyeongChang (Nello sprint individuale, nello sprint a squadre, e nella staffetta), e la Coppa del Mondo di fondo generale oltre a quella di specialità nello sprint (La seconda, quest’ultima, dopo quella del 2017) per un totale di 8 vittorie (Con tanto di affermazione al Ruka Triple), quali siano gli obiettivi per questo 2018 e come potrà migliorare questo autentico fenomeno.

La risposta è molto semplice: se sei un fenomeno, e Johannes indubbiamente lo è, non esistono limiti che possono limitarti. L’unico può essere un fattore mentale visto la fisicità devastante che lo contraddistingue, ma neanche questo sembra essere un fattore di discussione vista la dedizione e la minuzia alla cura dei particolari che dedica assieme al suo intero staff ogni giorno: a 22 anni ancora da compiere, ha la possibilità di crescere ancora di più fisicamente e tecnicamente cominciando a costruire un autentico grattacielo di successi dopo aver posto le basi nella passata stagione: no, state leggendo molto bene: anche se ha preso tutto quello che poteva prendere dal punto di vista olimpico, come detto in sede iniziale di questo post siamo davvero soltanto all’inizio.

Klæbo dà la sensazione di poter crescere ancora di più: ci sono le competizioni mondiali, nuovi record da inserire in ottica Cdm, e anche la possibilità di integrare quella resistenza in più che potrebbe portare a dominarlo oltre che negli sprint anche nelle gare distance.

Mai come ora, non c’è alcun tipo di effetto scontato nel dire che per questo ragazzo, il futuro è già adesso.

Sci Alpino: le ragazze scaldano già i motori per la nuova stagione

Alcune nostre azzurre on fire sullo Stelvio per gli allenamenti

Sofia Goggia

Mentre impazza l’estate e la canicola estiva la fa da padrone in questi intensi ed infuocati giorni di luglio, lo sport invernale e in particolare quello azzurro non si ferma di certo; come risulta dal sito della FISI, agli ordini del tecnico Matteo Guadagnini, alcune ragazze dello Sci Alpino dalla giornata odierna sino al prossimo venerdì, il 13, proseguiranno la loro preparazione svolgendo degli specifici allenamenti in pista in quel della splendida cornice dello Stelvio.

Agli ordini dell’allenatore ci saranno Johanna Schnarf, Nadia Fanchini, Nicol Delago, Karoline Pichler, Elena Curtoni, Martina Peterlini, Sofia Goggia e Roberta Midali.

Le altre ragazze convocate sempre dal coach svolgeranno lavoro individuale. Per tutte le altre info basta cliccare sul sito federale:

http://www.fisi.org/sci-alpino/news/16697-otto-convocate-di-coppa-del-mondo-allo-stelvio-per-quattro-giorni-di-sci-c-e-goggia-turno-di-riposo-per-brignone

I mesi che ci separano dalle gare sono ancora parecchi, ma le basi si gettano adesso con il duro ed intenso lavoro che le nostre ragazze mettono in campo sempre e comunque per realizzare, ancora una volta, un’altra stagione memorabile.

 

L’uomo dalla tempra d’acciaio che vola come un falco: Kamil Stoch

Segnando l’epoca moderna del salto, Kamil Stoch è diventata un’autentica icona degli sport invernali

Stoch

“E volo così, a braccia aperte tra le nuvole 

Volo così, nell’aria tersa senza limiti
Volo nell’anima di queste notti tenere
Volo così perchè è così che devo vivere”
                                                                                         (“Volo Così” – di P. Turci – 1996)

Kamil Wiktor Stoch.

Nato quasi 31 anni fa a Zakopane , località polacca famosissima e sportivamente parlando celebre in fatto di salti con gli sci, con il suo nome in sede di presentazione il tutto basterebbe da solo a concludere l’articolo e a spiegare di cosa si stia parlando.

In questi giorni lo stiamo vedendo saltare nelle ultime gare di Coppa del Mondo da lui agevolmente portata a casa dove, per l’ennesima volta, ha dimostrato di realizzare decisamente un altro sport rispetto ai suoi colleghi vincendo per dispersione la stragrande maggioranza delle gare: è oltre di più di un atleta, è semplicemente un fenomeno.

Qualche settimana fa realizzai un articolo in merito a Matti Nykänen dove, nel suo interno, disquisivo sul quesito basato se fosse il finnico o Stoch il più grande di sempre nella storia. Per quello che stiamo vedendo in questi anni, il dibattito si è acceso sempre di più ma realisticamente parlando il finlandese rimane anche oggi soprattutto come palmares ancora saldamente in testa anche in virtù dei risultati ottenuti in format di volo a differenza del polacco.

Ma Stoch è su quei livelli. Stiamo parlando di alta accademia.

Meticoloso, ermetico, preciso, Kamil è un’icona del salto moderno che gli ha permesso di conquistare 3 titoli olimpici, 2 mondiali, e 2 coppe del mondo condite da altrettante Tourneé dei Quattro Trampolini; la cosa che impressiona più di lui è l’estrema sicurezza e tranquillità prima della luce verde che gli consente di scendere come solo lui sa fare, è essenziale.

E questa essenzialità fa mettere in moto un meccanismo apparentemente calmo ma che cela dietro un fuoco dentro che gli imprime quella forza che nella stragrande maggioranza dei casi gli consente di realizzare una quota extra consentendo di prevalere. Soprattutto nell’ultimo periodo dove sta dimostrando di essere paradossalmente il miglior Stoch di sempre.

Se l’acqua cheta scatena i ponti allora questa massima è da attribuire indiscutibilmente a lui. E’ un motore, un V8 478cv di una Ferrari F40, uno di quelli che quando decide di alzare il livello della radio allora non c’è vento contrario che possa tenere.

La quota che assume uscendo dal detto è spesso impressionante. Ma la cosa sconvolgente è la sua capacità e rimanere il più alto possibile immobile in aria come una statua soprattutto nella fase decisiva sul gomito; è uno stile incredibile. E’ una sentenza priva di appelli che spesso si abbatte all’interno della povera truppa dei colleghi che spesso e volentieri non possono far altro che ammirarlo da lontano considerando i distacchi incolmabili che già in sede di prima serie riesce ad imprimere.

Il movimento polacco negli ultimi anni ha fatto dei passi importanti andando a conquistare sonore vittorie in giro per il mondo durante coppa e mondiali nonché Olimpiadi attraverso un gruppo di atleti validissimo che ha trovato in Kamil il suo alfiere più fidato. Un leader assoluto dentro e fuori la pista, carismatico, silenzioso ma allo stesso tempo estremamente rumoroso attraverso i fatti che ha dimostrato in questi anni e la prepotenza di essersi arrampicato nelle vette del salto e dello sport in generale.

Si fatica ampiamente a riconoscere dei difetti ad atleti di questo tipo, atleti inimitabili che riescono a far vibrare le corde delle emozioni a tutti coloro che amano lo sport e che non possono rimanere indifferenti davanti a spettacoli di questo tipo, se dobbiamo dirne qualcuno a Stoch forse è l’ambito di volo; probabilmente è qui la chiave di lettura che ancora separa Nykänen da lui: Kamil in questo format di gara ha portato a casa una medaglia d’argento (Individuale) e di bronzo (A squadra) ai campionati mondiali ai recenti mondiali di Oberstdorf del 2018 dominati dalla Norvegia, e una sola vittoria in Coppa del Mondo datata il 17 marzo dell’anno scorso a Vikersund con un HS fissato a 225 metri, mentre Matti qui il mondiale lo ha portato a casa in quel di Planica nel 1985 più una medaglia d’argento e tre di bronzo

Dettagli che sicuramente fanno la differenza, ma che non sminuiscono minimante la grandezza di questo atleta senza precedenti che ha rivoluzionato l’epoca recente di questo sport diventando una vera a propria guida per colleghi ed addetti ai lavori.

Richard Bach disse: “perché volare? Semplice. Non sono felice a meno che non ci sia un po’ di spazio tra me e la terra.”

Il tutto sembra abbastanza applicabile in merito a questa tesi. Una tesi che racconta non solo questo spazio geografico, ma anche in sede di predominanza sportiva. Una tesi accademia da utilizzare su una Lectio Magistralis raccontata dalle gesta del Professor Kamil Stoch, che in questi anni ha portato a scuola tutti con l’intenzione di fare altrettante attività anche nell’immediato futuro, senza fermarsi mai.

Nel Nord-Europa è tutto spettacolo prettamente scandinavo

Grandissimo secondo posto di Chicco Pellegrino che si arrende ancora una volta al fenomeno norvegese

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Finali di Falun nel segno della Scandinavia.

Si sono effettuate in Svezia le finali sprint di Sci di Fondo e i protagonisti son sempre gli stessi. Tra gli uomini, neanche a dirlo, imprendibile Johannes Høsflot Klæbo che vince agevolmente la gara DOMINANDOLA come solo lui sa fare chiudendo davanti a un nostro ottimo Federico Pellegrino che si avvicina sempre più al record di podi italiani in Sci di Fondo; nello sprint finale supera uno sfinito Svensson e si prende la seconda piazza sia della gara sia della classifica finale di sprint dove a dominare è stato ovviamente il norvegese. Belle batterie del nostro De Fabiani che alla fine sfortunatamente non riesce a qualificarsi per la finale.

Tra le donne a vincere è stata Hanna Falk. La svedese si prende una grandissima soddisfazione nella frazione finale andandola a dominare concludendo in prima posizione precedendo la connazionale Sundling che, a sua volta, precedente la leggendaria Bjorgen alle prese con l’ennesimo podio in carriera. Assente la Nilsson e deludente Diggins oggi, nonostante una gara opaca la Weng rafforza la sua leadership in vetta alla classifica. Unica italiana in gara era Elisa Brocard che non si qualifica per le semifinali uscendo già ai quarti.

Nello Sci Alpino gara di passerella oggi con il Team Event in parallelo formato dalle squadre miste. La vittoria è andata alla Svezia composta da Swenn-Larson, Hansdotter, Hargin, e Myhrer che ha avuto la meglio sulla Francia. Terzo posto invece per la Germania che nella finalina ha la meglio sull’Austria. Italia fuori al primo turno dopo la sconfitta per 0-4 con i teutonici.

Nel salto con gli sci il monologo è sempre lo stesso:

Unico, immenso, implacabile Kamil Stoch

Il fuoriclasse polacco dimostra ancora una volta di praticare un altro sport vincendo per dispersione la gara dal trampolino lungo a Trondheim annientando la concorrenza soprattutto nella seconda serie dove ha incrementato il gap volando oltre il punto HS fissato a 140m. Seconda posizione a 17 lunghezze di ritardo per Stefan Kraft. Terzo il connazionale Johansson. In questo modo Stoch ipoteca praticamente la sfera di cristallo che andrà a suggellare una stagione pazzesca.

L’Icaro dagli occhi di ghiaccio: Matti Nykänen

La forza, il talento, la sicurezza, la vittoria.

Nykanen

Estremo.

Ecco l’aggettivo che si può utilizzare nei confronti di Matti Nykänen.

Estremo dentro e fuori il trampolino. Ma estremamente efficace. Talmente efficace da essere stato a cavallo dei fantastici anni 80′ l’assoluto dominatore del Salto con gli Sci maschile.

E’ dura stabilire oggi chi sia tra lui e Kamil Stoch (Di cui prossimamente ne parleremo…) il più grande saltatore della storia… Ciò che ha mostrato alle ultime Olimpiadi il polacco è sotto gli occhi di tutti e la sua classe e la sua maestosità in volo fanno chiaramente intendere che se non è stato ancora effettuato il sorpasso, la freccia è accesa e gran parte della “vettura” è un bel pò avanti.

Però Nykänen è stato unico, e senza dubbio è stato il precursore nonché il punto di riferimento per tantissimi saltatori di quel periodi e di oggi. Lo stesso Stoch, o più giovani Wellinger, Kraft, Freitag, e via discorrendo… Provate a chiedere a ciascuno di essi cosa fosse per loro Matti Nykänen. Poco ma sicuro, alcuni di loro il poster in camera lo hanno avuto per un bel periodo di tempo.

Ma chi era questo finlandese dagli occhi di ghiaccio? Di sicuro si può esordire, tagliando ogni dubbio che era un fuoriclasse di quelli assoluti; si aveva la sensazione che avesse in mano per certo la possibilità di fare sempre oltre il massimo stabilito in precedenza. Sempre, lo si intuiva dallo sguardo; si dice che gli occhi siano lo specchio dell’animo e, se realmente è così, in quello di Matti c’era sicuramente un vulcano in escandescenza.

Nato a Jyväskylä, una importante città del meridione finnico affacciata a due laghi, il Päijänne e il Keitele più di 57 primavere fa, appena andò ad esordire nella categoria juniores l’avvento fu di quelli col botto, perché andò a vincere immediatamente i  Campionati del Mondo del 1981 cui fece seguire nell’anno successivo la prima delle 44 vittorie complessive in Coppa del Mondo che andrà a dominare per parecchi anni.

Un predestinato, un atleta forte, non può che presentarsi in questo modo quando ha le intenzioni più che chiare di segnare un’epoca e diventare per le generazione in avanti un autentico punto di riferimento. La cosa gli è riuscita “abbastanza” bene perché dal 1983 non ci fu più storia: in un anno conquistò la sfera di cristallo e la prestigiosa Tournée dei Quattro Trampolini (Serie di gare che si realizza ogni fine di dicembre sino agli inizi di gennaio che si svolge in Germania e in Austria precisamente a Oberstdorf, Garmisch-Partenkirchen, Innsbruck, e Bischofschofen il cui vincitore porta a casa l’aquila d’argento), e il bronzo ai mondiali di volo.

L’anno dopo fu il tempo delle Olimpiadi, in quel di Sarajevo nel 1984, e lì fu la sua più grande consacrazione, in quanto in pochissimo tempo mostrò al mondo di cosa fosse capace di fare vincendo la medaglia d’oro dal trampolino lungo e l’argento su quello normale, prendendosi poi anche il titolo mondiale a Engelberg nella gara a squadre, unica prevista all’ora in quel format. Nell’85 compì di già anche il grande slam prendendosi il Mondiale di volo completando una bacheca incredibile degna di un fenomeno piovuto dal nord-Europa che fece tremare l’intero circolo del Salto per tanto tempo.

Un atleta a dir poco incredibile che rendeva possibile davvero impossibile, che sembrava quasi che le condizioni avverse lo eccitassero sportivamente oltre ogni misura spronandolo sempre ad alzare l’asticella  e che in tali situazioni rendesse ancor di più al meglio.

Gli ostacoli non lo impaurivano anzi, accendevano quel fuoco dentro ancor di più alimentandolo oltre ogni misura senza lasciare trapelare fuori nulla. Tipico di molti atleti nordici è vero, ma pochi senza dubbio con un talento del genere.

Talento che si esprimeva sin dalla fase di slancio concentrando tutte le sue sensazioni all’interno di un’unica grande bolla d’emozione, quella volta a conquistare un’altra vittoria, uno stacco sempre molto preciso, una fase di volo mai imprecisa (O quasi mai, soprattutto negli anni d’oro in particolare il 1988) ma estremamente efficace con sci perennemente in parallelo, per poi atterrare con estrema freddezza ma allo stesso tempo forza con telemark incredibili e molto spesso anche regali oltre misura.

https://www.youtube.com/watch?v=RTJW1L8kdTU

Era in grado di bilanciare TUTTO. Naturalmente, col tempo, la tecnica è mutata e gli stili sono cambiati (Probabilmente a partire già dal 88′ con il suo rivale svedese Boklov che alla tecnica classica preferiva le punte degli sci maggiormente più divaricate in modo tale da ricercare più portanza per volare più lontano, cominciando a mettere sul banco un passaggio di consegne in quel della tecnica) facendo evolvere come nella normalità della vita uno sport verso altri bacini, ma raramente troveremo qualcuno che conducesse due gare contemporaneamente, quella dentro con la sue emozioni e quella fuori con la competizione fondendole l’una con l’altra per poi tradurle in una spinta incredibile. Probabilmente Stoch si avvicina estremamente in questo.

A fine carriera si conteranno 5 medaglie olimpiche tra cui 4 d’oro, 6 titoli del mondo (5 di salto e 1 di volo), e 4 Coppe del Mondo di Salto senza contare i numerosi record allora concretizzati. Il post sportivo non è stato sempre dei migliori e fu oggetto spesso anche di guai con la giustizia anche di caratura notevole, dopo fece anche con un buon successo anche il musicista, ma analizzando semplicemente l’atleta non possiamo che non decantarne le lodi e l’incredibile passione che ci metteva in ogni salto andando a scrivere una storia immensa per lo sport.

Nel tempo si sono succeduti tantissimi altri grandi atleti, ma in pochi si sono avvicinati a una simile concretezza. 

Circa 10 anni fa tornò a saltare nella categoria senior, vincendo in poco tempo due ori e un bronzo. Questo cosa significa? Beh un concetto abbastanza semplice da recepire: ed esso recita che il tempo passa, il fisico ovviamente muta, ma lo stile nello sport coniugato alla tecnica sono come le pagine poste in essere all’interno della storia: rimangono.

L’Icaro dagli occhi di ghiaccio: Matti Ensio Nykänen.

https://www.youtube.com/watch?v=T0-oLFlA4NQ

Virtue-Moir: la coppia che ha fatto danzare il mondo sulle ali delle emozioni

Alla scoperta dei migliori danzatori che il mondo abbia mai visto all’opera.

Virtue-Moir

“Ci vuole un’atleta per danzare, ma ci vuole un’artista per diventare una danzatrice.”
  (Shanna La Fleur)

Premessa: la danza con il pattinaggio di figura non c’entrano davvero nulla. Non siamo nell’ambito di due discipline differenti ma addirittura di sport diversi. Movimenti, esecuzioni, tipologia di salti, tecnicismi… Siamo davvero all’interno di due binari i quali, sebbene si svolgano sulla medesima pista, non si incontrano mai nello svolgimento delle proprie attività.

Una cosa in comune però oltre la pista la posseggono: la capacità di donare emozioni e di far venire la pelle d’oca alla realizzazione di determinati programmi.

Questo capita spesso e volentieri quando ti trovi ad osservare una serie di atleti totalmente speciali cui risalta immediatamente alla comprensione umana il fatto che abbiano le capacità di scrivere “discrete” pagine di storia: nel caso di specie ci si riferisce ai canadesi Tessa Virtue e Scotte Moir, ossia la più grande coppia di danzatori su ghiaccio della storia.

La danza ha il potere non solo di unire una coppia per realizzare al meglio un gesto sportivo, ma anche di unire in un unico vortice un lavoro in grado di produrre emozioni in sede di catena di montaggio, esattamente come una fabbrica quando va a creare qualcosa, ecco loro hanno creato la Storia, e la S espressa in maiuscolo non è di certo un errore ortografico.

Entrambi sono nativi della stessa città, ossia di London, comune situato in Canada nella parte sud-ovest dell’Ontario; Tessa è classe 89′, Scott invece è due anni più grande, del 1987.  Questa coppia leggendaria della danza ha iniziato la sua storia nell’oramai lontano 1997 quando iniziarono a danzare insieme e da lì a pochi anni cominciarono a calcare le platee juniores facendo cominciare a capire che avessero un qualcosa di più rispetto a tutti gli altri: la prima soddisfazione arrivò nel 2003 con un primo bronzo ai campionati canadesi cui seguirono, successivamente, due medaglie d’argento e d’oro rispettivamente nel 2005 e nel 2006 ai Campionati del Mondo di categoria.

Il richiamo della danza a livelli senior non poteva più attendere, e fu proprio in quell’anno che iniziò la leggenda di questi due grandi atleti schizzata oramai nel mito alla conclusione delle ultime Olimpiadi svoltesi in Corea del Sud dove è andato in scena il programma migliore mai visto nella storia che, oltre alla medaglia d’oro, gli ha consentito di siglare il record con 83.67 punti, una cosa mai vista prima.

Una comunità di intenti che col tempo si è consolidata andando a comporre dei programmi unici che han deliziato le platee di tutto il mondo per oltre una decade, che ha vissuto momenti alti e bassi, ma che in questi ha trovato sempre nuove e superbe motivazioni tali da spingere entrambi nella massima espressione delle bellezze di un gesto sportivo e anche oltre.

Dannatamente e incredibilmente unici.

Virtue e Moir hanno portato la danza a dei livelli difficilmente pensabili tanti anni addietro diventando la prima coppia al mondo a vincere 3 medaglie olimpiche (2 individuali d’oro a Vancouver e come detto in Corea  e una a squadra sempre in USA nel 2010, e una d’argento a Sochi nel 2014), tre Mondiali (nel 2010, 2012, 2017), e tre Tornei dei Quattro Continenti (2008, 2012, e 2017).

Ciò che rimane delle grandi figure sportive più che delle loro imprese, è la capacità di rinnovarsi e di dimostrare a tutti ancora a ridosso degli anni che si è ancora in tempo per compiere autentiche magie e ritornare nel pezzo. Dopo Sochi, dopo quell’argento, si era detto troppo frettolosamente che per la coppia canadese era giunta l’applicazione nei loro confronti di un titolo di un famoso film hollywoodiano, ossia “Il viale del tramonto”, ma come spesso accade la critica fa troppe volte i conti senza tener conto dell’oste.

Nel febbraio 2016, la coppia ritorna a gareggiare dopo la non partecipazione ai Mondiali del 2014; i canadesi hanno in mente un piano notevole per la danza e per lo sport in generale: si sono semplicemente messi in testa di scrivere la storia.

La cosa gli è riuscita abbastanza facilmente: il primo acuto lo realizzano al Grand Prix di Skate Canada vincendo l’oro con un punteggio totale di 189.06. Poi successivamente la vittoria all’NHK Trophy in terra nipponica dove realizzano i record in programma individuale e in corto poi, sensibilmente migliorati dopo poche settimane al Grand Prix, portato a casa per la prima volta fermando il punteggio, per poi arpionare  il loro nono titolo nazionale e il loro terzo titolo ai campionati dei Quattro Continenti.

Non è finita qui, perché il miglior modo di presentarsi agli appuntamenti olimpici è la partecipazione ai Campionati del Mondo di Helsinki, dove stravincono migliorando nuovamente il loro record del mondo nella danza con 82.43 punti davanti ai campioni del mondo dell’anno precedente, Gabriella Papadakis e Guillaime Cizeron, coppia francese.

Parlando in termini tennistici, realizzano semplicemente il grande slam: per la prima volta in carriera, vincono tutte le gare a cui prendono parte nel corso della stagione.

Il resto, a PyeongChang, è storia nota ed anche di caratura enciclopedica visto l’oro su menzionato e il record del mondo che è andato a suggellare il miglior programma mai visto.

Le storie che ci può regalare lo sport sono infinite, e a renderle tali sono alcuni personaggi che ti danno la sensazione netta di poter fermare il tempo attraverso la loro immensità e l’assoluta voglia di dimostrare ancora e ancora di esserci.

Non solo nelle medaglie, ma soprattutto, nelle emozioni da donare a tutti coloro che ti osservano.

Questo è l’emblema che rappresenta Virtue e Moir. Eternamente.

L’urlo di Federica Brignone dipinge d’azzurro Crans Montana

L’aostana trionfa per la seconda volta in carriera in Combinata Alpina e raggiunge quota otto vittorie in carriera

Brignone

Prima di iniziare il recap delle gare sciistiche del panorama internazionale, apro con il dedicare tutti i miei pensieri alla famiglia di Davide Astori, Capitano della Fiorentina, improvvisamente scomparso ieri sera in quel di Udine mentre era in ritiro con la squadra. Una notizia tragica che ha segnato il mondo del calcio e dello sport in generale che perde una figura positiva, leale, e carismatica dentro e fuori dal campo. Discesa Libera si unisce al dolore comune e invia le più sentite condoglianze ai suoi cari.

Cercando di ripartire e di parlare di sport, apriamo questo articolo con una notizia positiva per i colori azzurri: una grande Federica Brignone conquista una splendida vittoria portando a casa l’ottavo successo in carriera e la seconda affermazione nel format della Combinata AlpinaLa solidissima aostana ha realizzato uno slalom sontuoso e preciso precedendo la campionessa olimpica Michelle Gisin e Petra Vlhova. Con il quarto posto invece Wendy Holdener conquista la sua seconda coppa di specialità.

Rimanendo in discorso di Sci Alpino, nello slalom gigante e, nello specifico, di sci tecnico, il nome e cognome corrispondono sempre a una persona: Marcel Hirscher. Da una coppa all’altra, il neo campione olimpico, domina sia la prima che la seconda manche di slalom speciale a Kranjska Gora e si prende la seconda coppa di specialità dopo quella conquistata ieri in quel del gigante. Si tratta del trofeo numero 5 per il fuoriclasse austriaco. Con la solita sciata forte e determinata, l’austriaco vince per dispersione anticipando per l’ennesima volta Henrik Kristoffersen e Zenhausern riscattandosi pienamente dall’uscita realizzata a PyeongChang che non gli ha consentito di realizzare la tripletta. Altra pagine importante di storia dello Sci Alpino scritta dalla penna autorevole del Campione di Annaberg.

Giornata importante anche nel salto: in quel del femminile Maren Lundby non ci sta e ristabilisce le gerarchie nella seconda giornata di Salto femminile in quel di Rasnov, in Romania, ribaltando le due posizioni del podio di ieri vincendo la gara con 257.8 mettendosi alle spalle la sua rivale Katharina Althaus. Terzo gradino del podio per la slovena Nikita Kiznar; in quel del maschile ennesimo grandissimo trionfo da parte di Kamil Stoch che vince per dispersione l’ennesima gara e rafforza la sua leadership su Wellinger anticipando nel podio un soprendente Eisenbickler e Kraft.

Krista Pärmäkoski si conferma come una delle certezze più luminose del panorama del fondo internazionale, e va a vincere dominando la 10km di Sci di Fondo nella prima gara distance dopo la fine delle Olimpiadi coreane a Lahti regalandosi un grande successo davanti al pubblico, per lei, di casa. La finnica vince davanti alla russa Neprayeva con un vantaggio di venti secondi, e alla fuoriclasse Marit Bjørgen-Rennet di quasi 27; tra gli uomini nella 15km il trionfo va al kazako Poltoranin che va a precedere il russo Bolshunov e, a seguire, Ivo Niskanen.

Johannes Rydzek conferma il feeling assoluto con Lahti in Combinata Nordica vincendo la sua quinta gara in Finlandia e realizza un’altra doppietta tedesca precedendo il compagno di squadra Geiger. Completa il podio il norvegese Graabak al termine della 10Km. Akito Watabe chiude quinto dopo che aveva vinto la manche di salto in mattinata.

Da domani scatteranno le gare di Sci di Velocità con i nostri Greggio e Origone super concentrati a Sun Peaks in Canada per incrementare la loro leadership in vetta alle classifiche.

Sci: Nel weekend il ritorno delle competizioni di Coppa Del Mondo

Dopo la parentesi olimpica entrano nel momento decisivo le sfide in Sci Alpino e nell’ambito di tutto lo Sci Nordico

Vonn

Per lo sci, chiuso il sipario in quel di Pyeongchang con la chiusura dei XXIII Giochi Invernali, è tempo assieme a tutti i suoi protagonisti di rituffarsi nel vivo della Coppa del Mondo.

Con l’avvento del mese di marzo entrano nel vivo tutti gli sport invernali che daranno i verdetti definitivi sancendo la conclusione di questa lunga stagione agonistica 2017/18.

Sia per lo Sci Alpino che per lo Sci Nordico sarà l’occasione per vedere di nuovo all’opera nel circuito di World Cup tutti i campioni che hanno confermato o deluso a seconda dei casi le loro aspettative in quel della Corea del Sud.

Grandi classiche nello Sci Alpino in Europa con gli uomini impegnati nel tecnico a Kranjska Gora in Slovenia, e le donne che si dividono tra quest’ultimo e il veloce a Crans Montana in Svizzera; importanti tappe anche in tutto lo Sci Nordico con Combinata, Fondo, e Salto di scena a Lahti in Finlandia, mentre il Biathlon come vedremo riprenderà settimana prossima assieme allo sci di velocità.

Fari puntati anche nello Snowboard con Michela Moioli alla caccia del rafforzamento della leadership in Coppa per cercare di bissare l’oro olimpico con una nuova, possibile, vittoria.

Ecco nello specifico gli appuntamenti che ci attendono in questo primo weekend di marzo che potrete vedere tra Eurosport e la Rai:

SABATO 03/03

05:30 – FREESTYLE (Moguls M&F) Tazawako

09:30 – FREESTYLE (Cross F&M) Sunny Valley

09:30 – SCI ALPINO (GS-M) K. Gora (1° M.)

10:00 – SALTO CON GLI SCI (NH-F) Rasnov

10:30 – SCI ALPINO (SG-F) C. Montana

11:00 – SNOWBOARD (CR M&F) La Molina

12:15 – COMBINATA NORDICA (TP-SP) Lahti

12:30 – SCI ALPINO (GS-M) K. Gora (2° M.)

13:00 – SNOWBOARD (PGS M&F) Kayseri

13:15 – SCI DI FONDO (SP-F & SP-M) Lahti

13:30 – FREESTYLE (Slopestyle F&M) Silvaplana

15:00 – COMBINATA NORDICA (TL 2,7x5km) Lahti

16:30 SALTO CON GLI SCI (TL-LH) Lahti

DOMENICA 04/03

05:30 – FREESTYLE (Dual Moguls M&F) Tazawako

08:00 – FREESTYLE (Cross F&M) Sunny Valley

09:00 – SALTO CON GLI SCI (NH-F) Rasnov

09:30 – SCI ALPINO (SL-M) K. Gora (1° M.)

10:00 – COMBINATA NORDICA (IN LH) Lahti

10:30 – SCI ALPINO (KB-F Discesa) C. Montana (1° M.)

11:15  – SCI DI FONDO (10km F) Lahti

12:30 – SCI ALPINO (SL-M) K. Gora (2° M.)

12:45  – SCI DI FONDO (15km M) Lahti

13:30 – SCI ALPINO (KB-F Slalom) C. Montana (2° M.)

14:30 – COMBINATA NORDICA (IN 10km) Lahti

15:30 – SALTO CON GLI SCI (LH-M) Lahti

 

 

A PyeongChang la decima sinfonia azzurra ad opera di Arianna Fontana

Out Hirscher nello slalom. Gli USA riportano dopo 20 anni il titolo olimpico nell’Hockey Femminile

Myhrer

E la decima, tanto agognata medaglia azzurra a PyeongChang, finalmente è arrivata e sempre nello Short-Track.

La protagonista è sempre la stessa, la nostra portabandiera, che ha dato le soddisfazioni più grandi ai nostri colori in Corea: Arianna Fontana.

Gara piuttosto tattica nei primi giri con Arianna che si piazza dietro e controlla la situazione sino al colpo di scena, quando negli ultimi giri si intensificano i movimenti e le coreane che si autoeliminano da sole spianando la strada all’olandese Suzanne Schulting medaglia d’oro, alla seconda classificata la canadese Kim Boutin, e ovviamente alla nostra Arianna che a PyeongChang fa segnare il seguente bottino:

ORO nei 500m

ARGENTO in Staffetta

BRONZO nei 1000m

Ottava medaglia olimpica nella storia dello Short-Track, NESSUNO come la nostra atleta della Valtellina. E sono 10 medaglie per l’Italia in questa spedizione Olimpica

Trionfo invece cinese con medaglia d’oro e record del mondo. Il protagonista è Wu che nei 500m dello Short-Track fa il vuoto e mette in ginocchio i coreani Hwang e Lim realizzando un autentico trionfo davanti al pubblico che sosteneva i due atleti asiatici. Una prova di forza incredibile che ribadisce la grandezza di questo grande atleta già campione del mondo sulla stessa distanza a Montreal nel 2014.

L’esperienza coreana dello Short-Track si conclude con la staffetta maschile: qui l’oro se lo aggiudica la formazione dell’Ungheria che vince la gara schierando tra le proprie fila S. Liu, S. S. Liu, Knoch, e Burjan che fanno segnare anche il record olimpico. Medaglia d’argento per la Cina e il Canada invece arpiona la medaglia di bronzo.

Clamorosi risultati nello slalom maschile di Sci Alpino: Con fuori Hirscher nella prima manche e Kristoffersen nella seconda (Era in testa nella prima), a 35 anni la vittoria va ad André Myhrer che regala alla Svezia un oro per lui storico. Medaglia d’argento allo svizzero Zenhaeusern staccato di 34 centesimi mentre il bronzo va all’austriaco Matt. Continua quindi la maledizione per Hirscher con l’oro nella sua specialità e non riesce a fare la tripletta in questa edizione dei Giochi comunque per lui andata alla grande con i successi in combinata e gigante. Tanto rammarico per Manfred Moelgg che aveva chiuso quarto la prima frazione ma poi, un errore nella seconda, compromette la possibilità di andare a podio. Myhrer non è il più vecchio vincente olimpico in quanto è stato battuto, qualche giorno fa, da Svindal in discesa libera.

Ecco invece la nuova campionessa olimpica di combinata alpina: Michelle Gisin. Approfittando dell’errore della Vonn nella seconda frazione quando aveva chiuso la prima in discesa in testa, l’elvetica realizza uno slalom formidabile e coglie il successo precedendo Mikaela Shiffrin medaglia d’argento e la collega Svizzera Wendy Holdener. Quattro anni fa a Sochi la sorella Dominique aveva vinto la discesa libera olimpica, continua quindi la tradizione delle Gisin con il feeling a cinque cerchi. Migliore delle italiane Brignone ottava. Goggia non ha partecipato.

Anna Gasser è la nuova campionessa olimpica di big air, categoria dello Snowboard. La splendida austriaca fa sua la gara confermando i favori della vigilia e chiude in vetta davanti alla statunitense Anderson realizzando una magistrale prestazione. Bronzo per la neozelandese Sadowski Synnott che regala al suo paese la prima medaglia olimpica in questa specialità.

Notevole back-to-back nell’halfpipe di Sci Freestyle dove qui non ci sono sorprese con David Wise, statunitense, che vince la medaglia d’oro qui in Corea dopo il successo colto a Sochi quattro anni fa. Ancora USA nella seconda piazza con l’argento colto da Alex Ferreira mentre le luci della ribalta vanno al bronzo di Nico Porteus che, a soli 16 anni, coglie a sorpresa una medaglia incredibile per lui e per la Nuova Zelanda che oggi coglie ben due terzi posti.

Nella sfida giù attesa, le statunitensi battono le acerrime rivali del Canada nell’Hockey, e vincono dopo ben 20 primavere il titolo olimpico nel torneo femminile al termine di un match incredibile terminato agli shoot-out per 3-2 con il goal decisivo da parte di Davidson che è valso il trionfo agli USA. Il bronzo è andato alle finlandesi che ieri hanno battuto di misura la selezione russa sempre per 3-2.

Vinzenz Geiger, Fabian Riessle, Eric Frenzel, e Johannes Rydzek. Sono questi i nomi di una GRANDE GERMANIA che realizza una straordinaria tripletta in Combinata Nordica vincendo anche la staffetta dopo il trionfo nelle gare individuali con Frenzel e Rydzek. Formidabile nel salto e negli sci, la gara è stata praticamente dominata dai teutonici che continuano a ribadire la loro supremazia in questa disciplina. Medaglia d’argento alla Norvegia e bronzo all’Austria che si accontentano delle restanti posizioni inchinandosi a degli inarrivabili tedeschi.

Tanto rammarico per l’Italia nella staffetta femminile di Biathlon: la medaglia d’oro va alla Bielorussia trascinata nell’ultima frazione da una strepitosa Darya Domracheva che porta a casa il quarto metallo più prezioso della sua carriera a cinque cerchi che non si è fatta mettere in difficoltà nemmeno dagli inconvenienti dell’ultimo poligono; argento alla Svezia in rimonta con Hanna Oeberg ancor più rivelazione di questa edizione dei Giochi invernali che è stata scaltra ad approfittare degli errori di una Polonia all’ultimo poligono in piedi che aveva dominato l’intera gara, e bronzo alla Francia. Italia delusissima dal finale questa gara in quanto è stata in odore di medaglie fino all’ultimo poligono con Federica Sanfilippo i cui errori finali son stati purtroppo fatali e han fatto chiudere ai nostri colori la frazione al nono posto dietro ad una opaca Germania. Rammarico in una gara contrassegnata da condizioni ventose impazzite che poteva dare quel quid in plus ai nostri colori, un vero peccato.