Marbachegg: i mondiali di Sci d’Erba sono nel segno di Edoardo Frau e dell’Italia

Edoardo Frau on fire
Edoardo Frau on fire

Ci sono delle storie all’interno del nostro grande libro dello sport che non smettono mai di emozionare: quella di Edoardo Frau, dall’alto delle sue 39 primavere, è senza dubbio alcuno una di queste.

Ai Campionati del Mondo di Marbachegg, in terra elvetica, ha saputo come pochi danzare sull’erba tingendo di gloria i colori azzurri portandoli per l’ennesima volta in cima al mondo.

Andando per gradi, partiamo dal 14 agosto, data in cui il fuoriclasse dell’Italia va a trionfare nella supercombinata, gara che ha segnato lo start dei Mondiali tirando fuori una prestazione pazzesca fra i rapid gates mettendo dietro gli austriaci Sascha Posch e Hannes Angerer con un gap rispettivamente 12 e 34 centesimi dalla vetta relegandoli rispettivamente all’argento e al bronzo; una gara pazzesca che invece tra le donne ha sancito l’oro, mai in discussione, alla nipponica Chisaki Maeda, con un podio che si completa con l’austriaca Jacqueline Gerlach, e dall’altra giapponese Marina Maeda.

Il giorno successivo, nella calda giornata di ferragosto, il bis è bello che servito: Edoardo Frau, un fenomeno al Mondiale, strappa un bronzo nello slalom gigante in una gara che assegna il titolo iridato allo svizzero Stefan Portmann, e l’argento al ceco Martin Bartak, grande rivale di Frau in Coppa del Mondo: buonissime notizie per glia altri azzurri con un grande Pietro Guarini, quarto a 1″50 dal vincitore, e tanti altri azzurri all’interno dei primi 10 con Daniele Buio ottavo, Fabrizio Rottigni nono, Nicholas Anziutti decimo, e Nicolò Schiavetti undicesimo, mentre va out nella prima manche Lorenzo Gritti; tra le donne secondo oro per la giapponese Chisaki Maeda che consolida la sua supremazia in questa rassegna, andando a precedere l’austriaca Jacqueline Gerlach, e la compagna di squadra Yukiyo Shintani a 1″92.

Giorno 16 invece medaglia di bronzo a sorpresa per l’altro azzurro Pietro Guerini nello slalom speciale che porta a casa la prima medaglia in carriera; una giornata che era partita molto positivamente per i nostri colori con la seconda piazza di Lorenzo Gritti, cui è seguita poi, sfortunatamente per lui, una squalifica in una gara dove l’oro è andato a Mirko Hueppi e l’argento a Stefan Portmann, atleti di casa: tra le donne nessuna sorpresa inarrivabile Chisaki Maeda, alche porta a casa la terza medaglia d’oro precedendo la compagna di squadra Minori Tamura e l’austriaca Daniela Krueckel, con un quarto posto, ai piedi del podio, per la nostra atleta Federica Milesi, distanziata di poco meno di ben 15 secondi.

L’apoteosi arriva il 18 agosto, l’ultimo giorno, che segna l’autentico trionfo ancora di marca Edoardo Frau, che porta a casa con veemenza il secondo oro e la terza medaglia personale trionfando anche in super-g, contrassegnando questo come il miglior mondiale della sua carriera che, parla di ben 18 medaglie complessive dell’azzurro ai Campionati Mondiali; in questa gara, con il tempo di 27″92, Frau fa il vuoto lasciando l’argento allo svizzero Mirko Hueppi e il bronzo all’austriaco Hannes Angerer, con ancora un grande Pietro Guerini, che chiude al quinto posto con 52 centesimi di ritardo dalla vetta del fuoriclasse italiano; ennesimo capolavoro per la giapponese Cbhisaki Maeda tra le donne, che fa quattro su quattro, prima con il tempo di 30″84, davanti alla ceca Adela Kettnerova, alla compagna Marino Maeda, a 68: menzione d’obbligo per le nostre azzurre dove la migliore è stata Margherita Mazzoncini con l’ottavo posto, davanti ad Antonella Manzoni.

Un Campionato del Mondo che si chiude alla grande per l’Italia che tira una somma osservando uno score definitivo di quattro medaglie, due d’oro e due di bronzo e la certezza, assoluta, di avere nella propria squadra un autentico fenomeno corrispondente al nome di Edoardo Frau.

Ora, più che mai, il cielo è azzurro sotto Marbachegg.

La sfortuna colpisce ancora Stephanie Brunner con il legamento crociato sinistro

Il detto celebre tendente ad affermare che la buona sorte è cieca, ma che la sfortuna ci vede benissimo, è un caso assolutamente riconducibile nell’ultimo anno e più alla figura della bella Stephanie Brunner.

L’atleta austriaca, ritornata sulle nevi durante lo scorso luglio dopo parecchi mesi di inattività a causa di un grave infortunio durante i campionati di casa, deve dire addio probabilmente anche alla stagione che verrà in quanto a Ushuaia in terra Argentina dove gli atleti alpini si stanno allenando in vista della Coppa del Mondo, ha subito un altro gravissimo infortunio dove il responso della risonanza magnetica ha sentenziato nuovamente la rottura del legamento crociato del ginocchio sinistro, per la terza volta in carriera menzionando anche quello patito a fine Giochi Olimpici nel 2018.

Una botta pesantissima per la forte 25enne atleta biancorossa nativa di Schwaz, che ci si era preparata al meglio per il rientro agonistico, e che adesso dovrà fermarsi nuovamente per un infortunio che non ci voleva proprio ricominciando da capo una riabilitazione che, fino a qualche giorno fa, era già il passato ed ora è tornato purtroppo il suo presente sportivo.

Stephanie Brunner nel corso della sua carriera é sempre cresciuta in intensità e prestazioni, ed é ancora alla ricerca della prima vittoria all’interno del circuito internazionale; atleta di grande forza e caparbietà e tra i migliori prospetti dal punto di vista dello sci alpino in sede tecnica, la classe 1994 dovrà di effettuare nuovamente la riabilitazione, fermo restando che siamo assolutamente certi che ella, di sicuro, non perderà la voglia per ritornare livelli che le competono essendo atleta di enorme ed indiscusso valore tecnicamente e mentalmente, con una forza d’animo che di sicuro andrà a sopraffare una sfortuna accanita e feroce per l’ennesima volta.

1’39″32: semplicemente, Giuliano Razzoli

Vancouver, 27 febbraio 2010.

La data è di quelle da ricordare e raccontare in eterno: si dice questo perché contiene nel suo interno una delle imprese sportive italiane più importanti della storia, tra le più indelebili, e soprattutto tra le emozionanti tanto che ancora oggi riesce a far scorrere tanti brividi lungo la schiena alla stessa stregua di quella fredda ma magica serata canadese.

Il nome è di quelli importanti, decisi, tosti, ma allo stesso tempo semplici e genuini: Giuliano Razzoli, classe 1984 nativo di Castelnovo ne’ Monti in provincia di Reggio nell’Emilia, una terra importante e meravigliosa che tanto ha dato e dà allo sport soprattutto in termini di motori, quei stessi motori che quel bravo ragazzo quel giorno, decise di montare sugli sci per compiere un’impresa memorabile griffando l’albo d’oro attraverso una classe e una forza scaturenti dal profondo dell’animo e della dedizione allo sport, connesso ai propri sogni e desideri.

Cosa avvenne è cosa abbastanza nota: il “Razzo” decise quel giorno di tingere d’azzurro un cielo canadese nella gara delle gare nel tecnico maschile, lo slalom speciale agli XXI Giochi Olimpici Invernali, mettendo in fila due autentici campioni come Ivica Kostelić e André Myhrer riportando in Italia ventidue anni dopo, quell’oro a cinque cerchi che in seno italiano prima di quel giorno menzionava Alberto Tomba Calgary 1988 come ultima volta.

La crudeltà dello sci, spesso, è che sei completamente al buio circa il contrassegno dei tempi; certo, alle volte oramai ci sono i tabelloni luminosi che magari ti danno alle volte dei riferimenti a metà percorso, ma spesso non è così, e in uno sport in cui la concentrazione la fa da padrone non ci si potrebbe di certo dedicarsi a distrazioni che poi potrebbero risultare fatali. Ci sei solo tu, e le tue sensazioni, le tue emozioni, quello scendere graffiando la neve sperando dentro di te che ogni singolo battito del tuo cuore, che avverti, scandisca un cronometro consono alla posizione che conta una volta tagliato il traguardo.

Curva dopo curva, paletto dopo paletto, muro dopo muro, piano dopo piano… Scendere, via via, e sentire ed avvertire che magari quello è il momento giusto. Il momento tuo, con il pettorale numero 13 dall’altro lato del mondo dalla città in cui sei nato. Chissà cosa avrà pensato il buon Giuliano in quei momenti. Alla voglia di mordere con tutto se stesso quel risultato per il quale ha lavorato sin da bambino.

Quel momento in cui arrivi e il tabellone luminoso dice P1. Dice che sei il numero uno, sei nella storia, nell’Olimpo dello sport dove tutti son pronti ad inchinarti al tuo cospetto. Sai di avercela fatta, che quei sacrifici hanno ripagato alla grande, a pochi mesi dal tuo 25mo compleanno, chiudi gli occhi e senti solo i fuochi d’artificio nel tuo corpo misti alla stanchezza e all’adrenalina che scorre.

Quando leggi 1’39″32, quando leggi che le tue sensazioni erano quelle giuste e hai fatto bene a fidarti di loro.

Fu davvero un momento meraviglioso. Lo sport sa unire, Giuliano Razzoli fu in grado di ricucire un gap storico in quel format di gara per l’Italia che mancava da fin troppo tempo. Riuscì a fermare come pochi il tempo, con quegli occhi azzurri colmi di commozione mista a gioia che evidenziarono, nella maniera più netta, un abbraccio per tutti gli italiani che amano lo sci alpino da ogni latitudine di questo mondo.

Theodore Isaac Rubin, uno psichiatra e un grande autore americano, una volta disse che “la felicità non viene da un lavoro facile, ma dal bagliore di soddisfazione che appare dopo il raggiungimento di un compito difficile, che richiedeva il nostro meglio.”

Il tuo meglio caro Giuliano lo hai dato, lo hai conquistato, e lo hai reso indelebile facendolo introdurre all’interno della sala dei grandi momenti dello sport in generale e anche adesso come vedi, in una calda giornata di agosto, quel ricordo rimane vivo più che mai grazie ad un gesto immortale reso tale da un fuoriclasse unico ed umile che mai si è abbattuto nemmeno nelle difficoltà successive, e ha affrontato ogni sfida con la stessa passione di sempre, come quella sera, dove scaldasti i cuori di milioni di persone mediante la magia.

Il silenzio di una guerriera di nome Sofia

Goggia

Sapevo solo che non c’era più bisogno di afferrare tutto a mani nude, che lasciar scorrere l’acqua del fiume era sufficiente, che era tutto. La mia vita come ogni vita: misteriosa, irripetibile e sacra… così vicina, così presente, così pienamente mia.”
(dal Film Wild – 2014)

No, non ci eravamo scordati di lei. Chi vi scrive non si era dimenticato di Sofia, anzi, stava continuando a seguirla assiduamente in tutto questo tempo, determinante per un atleta invernale, dove la preparazione è la chiave di volta per la stagione che verrà.

Stavamo semplicemente ascoltandola. Di continuo. Già, perché lei oltre alle sue parole ci ha abituato molto bene anche a ciò che esprime attraverso il silenzio, un silenzio talmente assordante che in lei dice molto di più, in quanto ci lascia ogni volta intuire la fame di vittorie, il desiderio di migliorarsi, e la specialità di una persona che anno dopo anno ha sempre voglia di scoprire dei limiti nuovi da varcare.

Un superamento di limiti dove ha sempre assaporato tutto, le vittorie colorandole con la sua essenza, le sconfitte dove ha saputo trarre rialzandosi da sola come sempre tutte le motivazioni più uniche per ripartire, ma anche le porte da varcare attraverso il desiderio e la curiosità di spingersi ancor di più oltre. Verso l’infinito magari perché no, e pure oltre, come diceva un film Pixar più bello che mai.

Ci sono atleti e atleti, e solo i più grandi lasciano parlare la fatica quando non c’è niente da dire mediante le labbra, una fatica che poi lascia spazio ai fatti che nel caso dei grandissimi, trovano dimora nel grande libro dei gesti sportivi e negli albi d’oro da raccontare attraverso gli anni ricordando le imprese leggendarie mediante i “ferri del proprio mestiere”.

C’è chi ha un pallone, chi ha un volante, chi un manubrio, chi un paio di sci. Ecco, Sofia mette ai piedi i suoi sci e attraverso la sua regalità che ci permette di condividerla, scrive la storia griffando curve sinuose ed eleganti, che soltanto all’interno della grande sala dei fuoriclasse, si ha l’opportunità di apprezzare e di rivivere continuamente come un museo storico e di rara bellezza.

Una stagione che la nostra campionessa azzurra sta cominciando già a mordere attraverso la sua voglia emergente dal profondo della sua determinazione e attraverso il sudore degli allenamenti che sin dalle prime luci dell’alba, stanno avvolgendo Sofia e tutto il suo staff per non lasciare un minimo dettaglio, come sempre, al caso. La fatica e la determinazione saranno sempre le armi più grandi per cercare di andare al di là anche nelle difficoltà più pure e ogni anno lei, come un guerriero pronto alla battaglia, le affila per ottenere sempre ciò che vuole. Per provare a farlo. Per cercare nuova gloria. Per trovarla sotto un cielo misto tra il bianco della neve e l’azzurro della limpidezza.

Sofia Cara, continua così a spingere e far urlare questo tuo silenzio, non smettere mai di farlo: tornando al primo capoverso di questo articolo, ti avvertiamo sempre in ogni tuo gesto regale dentro e fuori la pista in questa vita, la tua, che hai reso colma di gloria e di gioia per te stessa e non solo.

Così vicina, così presente, Così pienamente tua.

Così per sempre, Sofia.

Chicco Pellegrino subito in forma nella sprint del BlinkFestivalen

Pellegrino

Federico Pellegrino inizia bene e va a subito a segno nella gara sprint a tecnica libera che ha chiuso la due giorni di competizioni del BlinkFestivalen di Sandnes in terra norvegese.

Il fuoriclasse azzurro, a testimonianza dell’ottima preparazione realizzata in queste ultime settimane, ha chiuso la sua gara in 3’14″8, precedendo di 2 decimi il britannico Clugnet e di 1″5 il russo Ustiugov che, a sua volta, mette giù dal podio il transalpino Lucas Chanavat.

Out quarti di finale l’altro italiano Francesco De Fabiani.

Fra le donne a vincere è stata Anamarija Lampic sulla padrona di casa Maiken Caspersen Falla, terza l’altra slovena Katja Visnar in una gara dove l’azzurro non ha partecipato con nessuna atleta

Marcel Hirscher rinvia la decisione sul suo futuro

Esattamente una settimana fa avevamo parlato di quella che sarebbe stata la decisione annunciata al mondo delle leggendarie Marcel Hirscher circa il proseguimento o meno della sua carriera, decisione che sarebbe stato annunciato alla stampa per il 6 di Agosto.

E’ notizia invece di qualche giorno fa è stato comunicato che quella conferenza stampa di fatto è stata annullata in quanto il fuoriclasse salisburghese vuole testare prima quella che è la sua condizione allenandosi sulle nevi per comprendere se proseguire verso nuovi record oppure il ritiro da campione assoluto quale é; secondo le indicazioni la scelta dovrebbe essere comunicata non oltre la fine del mese che sta per sorgere.

Dominatore assoluto da più di 8 anni oramai dello sci alpino e atleta pazzesco che non lascia mai nulla al caso, anche in questo frangente Hirscher cura nei dettagli quello che è il suo mondo atletico volendo capire al 100% ancora una volta la sua situazione assieme alla sua famiglia per comprendere se si é in possesso ancora di nuovi cavalli da scatenare sotto gli sci.

L’auspicio è che queste motivazioni in lui possano essere sempre presenti in quanto, una leggenda come lui, si ha sempre l’infinito piacere di ammirarla.

La corsa alla gloria di Dominik Paris nel 2020

Tra i tanti atleti che lo scorso anno non soltanto in ottica italiana ma naturalmente mondiale han fatto una enorme differenza, Dominik Paris tra gli uomini recita senza alcun tipo di ombra di dubbio una parte da leone.

Lo scorso anno il buon “Domme”, era alla ricerca della definitiva Consacrazione e del salto di qualità che lo avrebbe relegato tra gli atleti più forti nel panorama mondiale dello sci alpino in merito alla velocità: la risposta è stata sonante ed è andata al di là addirittura delle più rosee aspettative.

Ha iniziato vincendo per la terza volta la discesa libera di Bormio, e il giorno dopo ha vinto anche il supergigante, divenendo l’unico atleta ad aver vinto sulla sulla leggendaria Stelvio in entrambe le discipline veloci nella stessa stagione; a gennaio ha portato a casa per la terza volta la discesa libera di Kitzbühel, ma l’acuto più importante é risuonato ai Campionati del Mondo di Are dove l’altoatesino ha vinto la medaglia d’oro nel super-g. Con la vittoria del 3 marzo successivo, in supergigante in terra norvegese a Liellehammer ha superato una leggenda come Ghediba per numero di vittorie in Coppa del Mondo, diventando così il terzo sciatore italiano per numero di vittorie, vincendo poi, a fine stagione la sfera di cristallo in super-g chiudendo secondo dietro Feuz nella classifica per la discesa libera.

Una stagione incredibile a testimonianza del valore assoluto di questo atleta che ha saputo alzare molto più in alto di d ove si trovasse la propria asticella riuscendo a superarla per poi non porsi alcun tipo di limite per quanto concerne il suo futuro.

Giá, il futuro. Un futuro che sicuramente lo vedrà protagonista ancora una volta in una stagione nettamente più tranquilla sotto il profilo delle competizioni essendoci soltanto la Coppa del Mondo, dove potrà andare all’assalto non soltanto di nuovi record ma anche ulteriori soddisfazioni in sede finale in quanto la sua capacità di leggere legare connessa ad una straordinaria voglia di vincere e di migliorarsi, roba che lui conosce molto bene da vicino e che ha nelle corde.

Manca ancora molto all’inizio della competizione essendo una stagione ancora abbondantemente torrida, ma Paris sta già lavorando affinché il domani sia ancora più lucente del presente che lo vede già 3 più forte sciatore attualmente del mondo.

Nella stagione che verrà tra le certezze assolute Dominik reciterà una parte da leone con le nevi più prestigiose di tutto il mondo che, di sicuro, non vedranno l’ora di essere cavalcate dalla potenza e dall’eleganza di questo incredibile fuoriclasse in quanto, il meglio, deve ancora venire per scorgere nuovi trionfi e griffare con il proprio nome, nuove pagine di storia attraverso un uomo che la paura non sa dove sia di residenza.

La prospettiva di Federica Brignone

Tra le atlete per cui l’Italia fa sempre un grandissimo affidamento all’interno dello sci alpino femminile, Federica Brignone è senza ombra di dubbio una delle punte di diamante della nostra Nazionale azzurra.

Federica è sempre stata grandiosa nel saper coordinare al massimo la sua tecnica alla velocità, risultando sempre spesso e volentieri una delle atlete di vertice all’interno del circuito femminile della Coppa del Mondo, regalando al nostro sport enormi soddisfazioni.

Grazie alla sua polivalenza, Federica riesci a essere sempre competitiva se in ambito tecnico che in ambito veloce proponendosi ferocemente in questi anni come una delle migliori e combinatiste del mondo mettendo in Seria difficoltà le avversarie che spesso si trovano spiazzate davanti a performance straordinarie della nostra campionessa valdostana.

Parlando proprio di polivalenza il 2019 l’ho vista vincere nella classifica di combinata senza però darle la possibilità di fregiarsi della sfera di cristallo in quanto non prevista all’interno del circuito (Cosa abbastanza ingiusta) che avrebbe senza ombra di dubbio meritato, ed ha conquistato due gare: il 24 novembre a Killington in gigante, e il 24 febbraio a Crans Montana come detto in precedenza in combinata.

Conoscendo la voglia e la determinazione di questa ragazza, che sono praticamente innate in quanto rispecchia pienamente lo spirito competitivo e battagliero tipico di un atleta che non vuoi mollare mai e che mira sempre a migliorarsi, la stagione che verrà sarà messa nel mirino da Federica Brignone come quella per porre in essere uno step in più; in un’annata in cui non ci sono né competizioni olimpiche iridate e dove ci si concentrerà solo ed esclusivamente sulla Coppa del Mondo, si ha la possibilità di concentrare quello che è il proprio lavoro in un settore unico provando a trovare una maggiore continuità sia in velocità che in tecnica volgendo lo sguardo magari a qualche coppa di specialità che sarebbe il giusto premio volto a suggellare una splendida sin qui carriera che ha regalato a se stessa e a tutti i tifosi mediante delle emozioni fuori dal comune, battagliando con una concorrenza assolutamente spietata ma che mai l’ha intimorita.

La stagione per iniziare necessità ancora di qualche mese, ma le frecce azzurre stanno già scaldando i motori e Federica, di certo, si farà trovare di sicuro già pronta volgendo il suo sguardo determinato alla prossima vittoria che verrà.

La cronoscalata di Mikaela al 2020

Se a Galileo bastava una leva per muovere il mondo, in questi anni la bella Mikaela Shiffrin ci ha insegnato che un paio di sci ai suoi piedi erano più che sufficienti per spostare gli equilibri dello sport in generale e scrivere nuove pagine di storia nelle competizioni alpine.

Il 2018/19 di Mikaela é stato assolutamente da incorniciare: la Terza Coppa del Mondo generale più tutte quelle di specialità eccezion fatta per quella di discesa libera per un totale di 17 vittorie cui vanno aggiunti i due ori ai Mondiali di Are in supergigante e slalom più il bronzo nel gigante, dei numeri impressionanti che vibrano come un terremoto con una magnitudo fortissima all’interno delle gerarchie nello sci alpino.

Ciò che ha colpito di più di Shiffrin nell’ultima stagione è stata non soltanto la sua continuità dall’inizio fino alla fine, ma soprattutto anche la netta capacità di essersi migliorata oltre che sulle superfici tecnici anche in quelle veloci realizzando un exploit clamoroso in categoria supergigante andando a conquistare 3 gare più la sfera di cristallo, come detto, di specialità, in un contesto dove non aveva mai vinto prima contento il tutto anche attraverso il titolo mondiale, a testimonianza di un DNA assolutamente unico e con dei margini di miglioramento vista anche la giovane età praticamente incredibili.

Quindi a questo punto la domanda sorge spontanea: cosa ci riserverà la nuova stagione? Gli intenti della bella atleta statunitense sono naturalmente chiari, mirati alla conquista della quarta Coppa del Mondo consecutiva ma non solo… E se riuscisse a tornare il bandolo della matassa anche in discesa libera?

L’obiettivo di portare a casa tutte le sfere di cristallo e aggiungere un altro record ai suoi già presenti è un qualcosa che sicuramente lei sta pensando e che la affascina senza alcun tipo di pensiero: Shiffrin in discesa tra l’altro vanta già anche una vittoria conquistata a Lake Louise in terra canadese il 2 dicembre del 2017, momento che ha fatto scaturire lei il pensiero che la velocità può essere anche sulle sue corde.

Velocità che ha dimostrato di avere come detto lo scorso anno con un netto dominio in supergigante, ma vederla primeggiare anche nella categoria regina potrebbe essere quel volano in più che potrebbe spingerla ancora più in là dandole nuove motivazioni in una carriera che, nonostante le sue giovani primavere, ha già il sapore di leggenda.

Quel che certo è che in attesa di capire come andranno le cose, a fine ottobre ritroveremo di nuovo al cancelletto di partenza una grande atleta da ammirare aldilà della nazione che rappresenta per la bellezza dello sport e per la grandezza della Fuoriclasse quale è, una campionessa senza tempo in grado di fermare quest’ultimo e farlo attraverso le gesta della vittoria e della magia.

Higher, further, faster, Mrs. Mikaela.

Il 6 agosto si alzerà il sipario sul futuro di Marcel Hirscher

Hirscher

Mentre la sua estate lo ha visto protagonista in una prova a bordo della KTM MotoGP al fianco di Johann Zarco sul tracciato di Spielberg anche grazie allo sponsor RedBull, Marcel Hirscher vede correre veloci anche questi giorni che lo condurranno al 6 di agosto dove svelerà a tutti il futuro della sua carriera.

Il fuoriclasse salisburghese, 8 volte campione conscutivo delle ultime edizioni della Coppa del Mondo di sci alpino ed autentico dominatore della neve nonché, naturalmente, campione e cinque cerchi ed iridato (E ci fermiamo qui altrimenti non finiremo mai di stilare il suo CV), è ancora incerto sul da farsi circa il proseguo della sua attività agonistica.

Nell’ultimo anno Hirscher non ha fatto di certo mistero di aver realizzato più di un pensierino all’appesa degli sci al chiodo dopo anni vincenti e unici ma, allo stesso tempo, naturalmente molto stressanti e probanti sotto il punto di vista sia fisico e mentale e, per un Campione senza tempo come lui, se dalle prime impressioni avrebbe la sensazione che nella stagione che verrà potrebbe non presentarsi al massimo, allora l’idea di mollare assumerebbe delle percentuali davvero notevoli.

Re Marcel, che è stato in grado di incantare il modo in tutto e per tutto dando uno spettacolo degno di una magia rara associata allo sport, ha scritto pagine incancellabili che sono entrate di diritto nella storia non soltanto dello sci ma anche dello sport in generale; dei record e dei traguardi a dir poco inarrivabili che lo hanno consacrato nel Gotha dei più grandi attraverso un gesto atletico di pura ispirazione tecnica che non ha eguali al mondo attraverso un mix di potenza ed eleganza.

Il finale della scorsa stagione, che lo ha visto comunque ovviamente vincitore, ha mostrato un Hirscher più tranquillo senza spingere più di tanto di fatto gestendo la situazione in arrivo delle ufficialità corrispondenti alle voci di gloria ed onore, e il tutto potrebbe far pensare che un pizzico di stanchezza possa essere intervenuta, il che è normale dopo tanti anni a spingere a 200 orari senza fermarsi mai arricchendo le platee internazionali più prestigiose degli sport invernali con la sua classe.

Non ci resta che attendere ancora qualche settimane per comprendere la scelta del GOAT, con l’auspicio che possa prendere la decisione migliore per la sua vita in primis e poi per la sua carriera con la certezza, che, se quel fuoco dentro che lo scalda da sempre sia ancora acceso non avremo assolutamente dubbi che a ottobre a Solden, lo rivedremo a battagliare al cancelletto di partenza.