Sguardo sulle Olimpiadi che verranno

Si alzano i veli sull’appuntamento sportivo per eccellenzaOlimpiadi

-2 giorni allo start delle XXIII Olimpiadi Invernali.

Oramai il countdown sta per terminare e giovedì notte, ora italiana, con lo svolgimento all’01:00 del round robin di Curling misto valido per la prima giornata di gare terminerà la grande attesa e si aprirà il sipario verso l’evento degli eventi.

Probabilmente questi che verranno saranno i Giochi Olimpici tra i più spettacolari che l’epoca recente ricordi: tante sono le attese e le pressioni su quelli che sono gli atleti chiamati alla definitiva consacrazione per le loro carriere; su tutti si parte da Marcel Hirscher in Sci Alpino il quale, dopo le delusioni di Sochi 4 anni prima, adesso in una condizione di forma assolutamente devastante vuole regalarsi il trono dei trono per scrivere una pagina unica dello sci in generale cercando di farla da padrone nelle discipline tecniche cercando di fronteggiare la voglia di rivalsa di Kristoffersen di certo mai domo che, nell’appuntamento principale, vorrà rovinare i piani del fuoriclasse di Annaberg.

Sempre in Sci Alpino da tenere d’occhio la condizione di Mikaela Shiffrin, apparsa un pò in difficoltà nelle ultime gare in Coppa del Mondo e che dovrà fronteggiare una notevole pressione mentale in una categoria dove la concorrenza non le mancherà di certo… Per non parlare dei velocisti Svindal, Jansrud, ovviamente la Vonn, Hutter, Beat Feuz e via dicendo.

Saranno anche le Olimpiadi del Biathlon dove è impossibile non menzionare quello che è, a mio avviso, il dualismo finora più bello e più entusiasmante dello sport in generale ergo, quello tra i fenomenali Martin Fourcade e Johannes Bø che fino ad adesso han praticante incantato le plateee di tutta Europa con le loro sfide sino all’ultimo colpo; tra le donne protagoniste sicure Domracheva, Dahlmeier, e Braisaz… Per non parlare del pattinaggio con l’alieno Hanyu tra gli uomini e nelle donne posizioni numero 1 e 2 (Da stabilire soltanto l’ordine di arrivo…) praticamente già acquisite dalle fuoriclasse russe Zagitova e Medvedeva, di Klæbo nello Sci di Fondo, di Kamil Stoch e Lundby nel Salto, di Watabe e Schmid nella Combinata Nordica … Insomma il piatto è assolutamente ricco e pronto ad essere gustato.

E l’Italia? Buonissime impressioni vengono dalla nostra spedizione azzurra che schiererà atleti in ottime condizioni di forma pronte a contribuire a realizzare un capitolo notevolissimo dello sport nostrano: tantissime speranze provengono dallo Snowboard Cross con una Michela Moioli che si candida a medaglie importanti e di valore avendo sin qui dominato la Coppa del Mondo e che potrebbe rappresentare la punta di diamante per la nostra spedizone; menzione d’obbligo per lo Sci Alpino con le nostre Goggia, Brignone, Bassino (In ottima progressione quest’ultima), e tra gli uomini tante aspettative in velocità con Dominik Paris e un Peter Fill già vincitore della coppa di specialità in Combinata Alpina; nel Biathlon fari puntati su Dorothea Wierer su tutte che proverà ad insidiare le altre formidabili atlete anche alla luce della buonissima stagione sin qui realizzata; come non citare anche Chicco Pellegrino che nel fondo è stato l’unica ad aver dimostrato di bloccare il fenomeno Klæbo, o ancora Arianna Fontana nostra portabandiera olimpica neo campionessa europea di Short Track, ovviamente Carolina Kostner, e tutti gli altri italiani cui va un grandissimo in bocca al lupo!

Saranno anche le Olimpiadi dei grandi assenti soprattutto russi dopo il caso antidoping: appare sconcertante che atleti dal valore enorme come Sergej Ustiugov nel fondo ed Anton Shipulin nel Biathlon che, pur non essendo MAI stati trovati fuori da ogni regola, non debbano rispondere presente a dei Giochi Olimpici cui avrebbero fatto emozionare non poco con la loro essenza e grandezza. Davanti a fatti di questo tipo bisognerebbe soltanto porre in essere una attenta riflessione e capire che attuando comportamenti di questo tipo non si fa altro non solo che danneggiare lo spettacolo ma altresì la carriera di atleti che, per ciò che han fatto dentro e fuori le piste, meriterebbero tutti gli onori del caso.

Ma al di là delle polemiche e degli eventi tristi che nulla c’entrano con lo sport, ci apprestiamo a vivere ben 19 giorni di spettacolo puro in cui assisteremo al solito spettacolo puro, dove il vero senso sportivo certamente la farà da padrone, in un contesto geopolitico mai come caldo come adesso ma che, l’agonismo sportivo come spesso capita, ha messo un velo di distensione cercando di far ritrovare tutti il senso della ragione e del buonsenso nel nome della sportività e dell’umanità.

D’altronde, lo stesso De Coubertin disse una volta che “per ogni individuo, lo sport può essere fonte di miglioramento interiore“.

Direi che mai come ora, anche oltre lo sport, questo è un aforisma di grande attualità ed applicazione.

Valentina Greggio: la Regina della velocità

Viaggio alla scoperta della donna più veloce al mondo

Valentina Greggio
Valentina Greggio

Valentina Greggio. 

Se dobbiamo parlare di velocità presa nel vero senso della parola coniugata nell’ambito dello sport e, subito dopo, dovessimo collegarla a una donna di certo quelli sono rispettivamente il nome e il cognome da utilizzare.

Stiamo parlando INDISCUTIBILMENTE della donna più veloce del globo terrestre.

In Italia troppo spesso e volentieri si compie l’errore madornale di sottovalutare delle discipline notevolmente spettacolari nonché importanti per puntare i riflettori su quelli che sono i consueti sport nazionali. Così facendo, però, si rischia di occultare atleti nostrani soprattutto vincenti che gara dopo gara spesso e volentieri portano il nostro tricolore sui grandini più alti del podio.

Valentina Greggio è semplicemente un’atleta straordinaria. La sua disciplina in cui gareggia è lo Sci di Velocità (Noto anche, soprattutto qualche tempo fa, come “Chilometro Lanciato”) e, per chi non lo sapesse, è una disciplina sciistica purtroppo non inserita nel programma olimpico (Sebbene abbia fatto una comparsa come esibizione ai Giochi Olimpici di Albertville nel 1992) consistente nello scendere da un pendio con lo scopo di raggiungere la velocità massima. Siamo nel tempio della rapidità sulla neve: la Formula 1 degli sport invernali. 

Nello Sport di Velocità sono due le categorie da menzionare, ossia quella S1 (Speed One) dove si gareggia con le tute specifiche di Speed Ski, e la S2 (Speed Two) precedentemente nota come SDH dove invece le competizioni vengono svolte indossate le tute di sci alpino anche se, in quest’ultima categoria, i punteggi e la sfera di cristallo non vengono più assegnati con discorso analogo per quanto concerne i mondiali.

28 anni ancora da compiere, originaria di Verbania situata sulla sponda occidentale del Lago Maggiore, questa splendida ragazza dal 2012 anno in cui ha esordito in questa specialità è diventata la donna più veloce del mondo e ha portato il nostro paese a dominare in questa categoria: il suo palmarés annovera 3 Campionati del Mondo (in categoria SDH nel 2013 a Vars, e in categoria S1 nel 2013 a Pas de la Casa e nel 2017 a Idrefjäll), 3 Coppe del Mondo (in categoria SDH nel 2013, e in categoria S1 nel 2015, 2016, e 2017) ma soprattutto, oltre le tantissime vittorie di cui le ultime due in questo weekend a Vars facendo una splendida doppietta nella due giorni di gare in questa nuova edizione della Coppa del Mondo, detiene il record mondiale di velocità sia in categoria S1 che in categoria S2; quando parliamo di record di velocità in questo contesto, intendiamo vette che spesso sentiamo menzionare nelle prove su strada di autentiche supercar: Valentina Greggio infatti ha raggiunto in Speed One 247,083 km/h, mentre in Downhill 202,576 km/h.

Basta menzionare solo questo curriculum per evidenziare la grandezza di questa ENORME atleta che ha portato e sta continuando a portare in alto i nostri colori sulle nevi più veloci al mondo in campo femminile; e non dimentichiamo l’enorme contributo nostrano che lo Sci di Velocità ha arpionato anche in campo maschile soprattutto con i fratelli Ivan e Simone Origone che insieme hanno portato a casa la bellezza in complessivo di 6 titoli mondiali e 2 argenti e 10 Coppe del Mondo condite con il record di velocità raggiunto da Simone 254,958 km/h.

Numeri incredibili che sottolineano lo sforzo incredibile di questi atleti che scendono da un pendio a una velocità supersonica praticando uno sport dove oltre l’aerodinamica e la scelta dei materiali contano una tempra mentale d’acciaio e un coordinamento incredibile frutto di mesi di preparazione, di spirito di sacrificio, e soprattutto di caparbietà nella voglia di migliorarsi e di misurarsi ancora con tante sfide davanti a sé.

Quello che impressiona di Valentina non è soltanto l’ovvio coraggio e l’immensa tecnica che le han fruttato in tutti questi anni a più di 200 orari gli onori e gli allori davanti a tutti i supporter e agli addetti ai lavori, ma soprattutto l’impressionante concentrazione che questa meravigliosa azzurra riesce a mantenere intatta dallo start sino al termine della sua gara ponendo in essere nella stragrande maggioranza delle occasioni tutte le sue intenzioni aggredendo il vento e mordendo la velocità fino alla fine. Una Campionessa con la C maiuscola silenziosa ma che fa tanto rumore attraverso dei risultati a dir poco sensazionali.

La cosa che più spiace è l’assenza, a PyeongChang, di questi meravigliosi atleti perché in questo mondo si privano i Giochi Olimpici dell’essenza non soltanto del tempio della scontata velocità ma soprattutto del loro coraggio e di un gesto tecnico praticamente unico al mondo garantito solo ed esclusivamente dallo Sci di Velocità e, facendo un discorso prettamente patriottico, anche da medaglie azzurre che sicuramente pioverebbero dal cielo in maniera netta e gioiosa.

Il plauso va a Valentina e a tutti gli altri atleti italiani del Chilometro Lanciato per portare in alto la nostra bandiera in tantissime gare di Coppa del Mondo e ogni volta anche ai Mondiali lanciando, con i loro risultati, un urlo incredibile in cima al palcoscenico del mondo per renderci ancora una volta più fieri di essere italiani e per farci rendere conto di quanto il nostro paese sia grande anche nelle discipline magari non (Erroneamente) troppo menzionate ma inferiori a nessuno e nessuna che nei risultati ottenuti, denotano la loro universale grandezza.

Chapeau.

 

Jacqueline Wiles salta i Giochi Olimpici

Bruttissimo infortunio per l’atleta statunitense

Jacqueline Wiles
Jacqueline Wiles

Jacqueline Wiles, never give up!!!

Non è mai facile per un’atleta rinunciare a un sogno come i giochi olimpici. E neanche immagino quanto possa bruciare il fatto di farsi male proprio a pochissimi giorni da quello che è l’evento sportivo più importante al mondo.

Spesso però purtroppo capita che, quando fai il lavoro che ami, capitano delle vicissitudini che sfortunatamente ti portano a cadere e a farti (Temporaneamente) rinunciare ad essere parte di una spedizione che, sportivamente parlando, corona tutte le tue aspettative.

Aspettative per il quali si fanno sacrifici anche economici per farli avverare, e questo comporta ancor più amarezza nello stato d’animo come sicuramente ci sarà in quello di Jacqueline Wiles, atleta di venticinque anni di Portland della nazionale statunitense di Sci Alpino che, nel weekend scorso a Garmisch-Partenkirchen, a causa di una bruttissima caduta sulla Kandahar nel tentativo di rientrare in gara ha subito la rottura del legamento crociato, una frattura al perone, e una frattura al piatto tibiale della gamba sinistra che la costringeranno a saltare obbligatoriamente l’appuntamento a PyeongChang per i Giochi Olimpici invernali.

In momenti come questi è facile e scontato vedere tutto nero ma, la forza di queste atlete, sta nella caparbietà e nella determinazione di non mollare davvero mai di un centimetro in una disciplina dove, spesso e volentieri, gli esami medici non danno i responsi che chiunque si auspicherebbe dopo alcune cadute.

Ma siamo pressoché certi che il volto gentile e sempre sorridente di Jacqueline possa ritornare al più presto ai cancelletti di partenza con tutta la voglia e la determinazione possibile ed immaginabile e di questo, non c’è alcun minimo dubbio.

Discesa Libera fa un grandissimo in bocca al lupo a Jacqueline Wiles mandandole un grande abbraccio certo che, presto, la rivedremo dove merita di essere.

Il diamante azzurro: Sofia Goggia

Il profilo di una Campionessa

Sofia Goggia
Sofia Goggia

Sofia Goggia: come avere il fuoco dentro nella sua massima espressione.

Quando vedo questa meravigliosa atleta sugli schermi non può che venirmi in mente questa particolarità, perché è parte di lei ed è il volano il quale sono assolutamente certo che la porterà parecchio lontano.

Entrata con tutta la sua forza all’interno del Team Italia nella Nazionale tricolore dello Sci Alpino sin dagli esordi giovanili nel 2007, non ci ha messo poi molto a farlo anche all’interno di tutti i cuori degli appassionati di questo splendido sport; a partire soprattutto da quel 26 novembre del 2016, a Killington in quel del Vermont negli Stati Uniti d’America, quando con un terzo posto in slalom gigante si presentò davanti al palcoscenico del mondo sportivo come qualcuno che sarebbe stata in grado di spostare gli equilibri. Da protagonista.

Una tecnica audace e sopraffina sugli sci coniugata a una forza dentro e a una determinazione scintillante han fatto sì che la forza di questa splendida ragazza nativa di Bergamo potesse diventare una delle atlete di punta della nostra nazionale femminile.

Lo vedi subito quando qualcuno è più speciale rispetto a molti altri, e lo fai osservando quello che nello sport è contraddistinto dalla parola “mordente” ma non solo in senso etimologico, bensì anche in quello detenuto all’interno della voglia, la sua, quella di migliorarsi sempre.

Ed è questo il fattore cardine della nostra bella finanziera che non si è mai arresa e non si arrenderà mai. Che è caduta ed ha saputo sempre rialzarsi. Che ha vinto e non si è mai montata la testa. Perché se sei in gamba e sei intelligente, sai sempre tenere duro in ogni situazione.

Ha saputo sempre aspettare non ascoltando magari qualche stolto che, come spesso avviene nella vita, comincia a dare giudizi preventivi senza sapere e sottovalutando le capacità di “qualcuno”. Quelli, al massimo, strappano un sorriso e aumentano la voglia di dimostrare a tutti il proprio valore, la propria forza.

La sua, grande come quella contenuta sul viale delle emozioni, ha trovato il suo culmine in uno splendido bronzo ottenuto ai Campionati del Mondo di Sankt Moritz lo scorso 2017 nello slalom gigante; una liberazione, una gioia incredibile ma soprattutto la consapevolezza che quello fosse soltanto un punto di partenza verso una serie di sorrisi che, son certo, si regalerà lei stessa e regalerà a tutti quanti noi dando spettacolo e disegnando curve su quella neve che lei ama tanto.

Perché, come diceva una bella canzone di qualche anno fa, “abbiamo fatto tutto, e tutto c’è da fare…”.

Non sei un’atleta qualsiasi se, nel corso di una stagione oltre alla suddetta medaglia di bronzo iridata, conquisti il record italiano di podi e di punti conquistati in Coppa del Mondo.

Ma non serve di certo un curriculum sportivo per identificare Sofia Goggia. Alle volte, come nelle cose più belle della vita, basta soltanto anche uno sguardo per capire l’intensità di una persona, di una atleta in questo caso, destinata a scrivere grandi pagine dello sport attraverso l’inchiostro del suo gesto atletico alla voce vittoria.

Come la sua prima, in quel percorso sudcoreano che sentiremo a breve tantissime volte, in quel magico weekend del 4 e del 5 marzo scorso a Jeongseon dove in 2 giorni di fila piazzò due meravigliosi trionfi in entrambe le discipline veloci e dove si è arpionata la certezza che si possa imbastire un nuovo capitolo della carriera.

Veloce, cattiva, forte, determinata, in questo inizio di stagione abbiamo trovato una Sofia capace di innovare il suo stile notando anche l’aggiunta della caratteristica di una maggiore pulizia nelle traiettorie rendendo più elegante il suo modo di sciare, come abbiamo visto nelle ultime uscite e, soprattutto, nelle vittorie ottenute ad Sankt Anton am Arlbegs in Austria e a Jasná nella seconda metà dell’appena trascorso gennaio in discesa libera che gli son valse, assieme al resto dei recenti podi, la leadership della classifica di specialità.

Insomma le carte in tavola son state messe tutte assieme alla voglia di far bene e di cercare di raggiungere i migliori risultati possibili senza dimenticare, che, a prescindere dai piazzamenti che verranno la vittoria migliore è stata già raggiunta, ed è quella di aver avvicinato soprattutto grazie a te tantissime persone a questo sport tramite la tua grandezza e la tua straordinaria umanità.

Cara Campionessa, quel volano di cui si parlava nel secondo capoverso di questo post tienilo sempre con te vicino a quella forza che ti spinge ogni volta giù dal cancelletto di partenza e che scalda i cuori di tutti noi verso la prossima vittoria che, come è solito dire, sarà a prescindere dal contesto la più bella, esattamente come il tuo sorriso e il fuoco che detieni nei tuoi occhi.

Semplicemente, Sofia Goggia. Comunque vada, sei già un successo.

Il resto delle altre gare: Michela Moioli, Valentina Greggio, e Forfang in trionfo

Spettacolo nello Snowboard, nel Salto Sci maschile, nello Sci Velocità, e nella Combinata Nordica con delle gare ad altissimo livello

Forfang
Forfang

Oltre alle discesa libera femminile, si sono svolte anche le ultime gare pre-olimpiche in Salto maschile, Combinata Nordica, e Snowboard.

Partiamo subito dallo Snowboard cross dove una immensa Michela Moioli non lascia anzi, raddoppia a Felberg e vince in due giorni la seconda gara di fila arpionando il quarto successo in Coppa del Mondo della stagione. La fenomenale atleta bergamasca rafforza la sua leadership battendo le transalpine e presentandosi nel migliore dei modi all’appuntamento coreano che vedrà lo start, a cinque cerchi, in settimana.

In Combinata Nordica andata in scena ad Hakuba in Giappone, grandissima rivincita di Jan Schmid che fa sua la gara riaprendo il discorso in merito alla classifica generale di Coppa del Mondo. Il norvegese è stato in grado di attuare e di portare a compimento un’autentica rimonta dopo che aveva chiuso la sfida di salto al settimo posto. Sugli sci, invece, ha avuto il pregio di crederci sin dallo start e di attuare il distacco da Kristjan Ilves all’ultimo chilometro (Che aveva vinto la gara di salto) e di conquistare la vittoria. Terza posizione per il leader di classifica Akito Watabe che vede sfumare la quinta vittoria di fila.

In Salto con gli sci maschile affermazione per il norvegese Johann Andre Forfang vince la gara a Willingen davanti a Kamil Stoch cui non riesce la rimonta nella seconda serie e che deve accontentarsi del secondo posto. Piazza d’onore per l’altro polacco di Piotr Zyla a testimonianza di come tutto il movimento polacco sia all’avanguardia in questa disciplina. Passaggio a vuoto per Richard Freitag che chiudo 28mo. e perde la leadership generale a vantaggio dello stesso Stoch.

In Sci Velocità la Regina è sempre Valentina Greggio che si conferma la donna più veloce del globo terrestre e fa 2 su 2 a Vars conquistando nella giornata di ieri la seconda vittoria di fila in Coppa del Mondo di Sci Velocità mettendo dietro tutte le avversarie a partire dalla francese Martinez seconda e dalla svedeseBacklund che ha completato il podio.

Negli uomini invece doppietta austriaca e un terzo posto per Simone Origone che fino alla semifinale era in testa alla gara.

 

Dopo la parentesi olimpica assisteremo a un grandissimo spettacolo fino al termine delle competizioni.

A Garmisch la regina è sempre Lindsey Vonn

Ancora una volta il trionfo davanti a Sofia Goggia

Lindsey Vonn è la regina di Garmisch.

Ancora una volta va in onda la replica del dualismo sciistico di velocità femminile che sta contraddistinguendo l’ultimo anno: la statunitense contro la nostra Sofia Goggia dove, anche oggi, la campionessa americana conquista il gradino più alto del podio nella seconda discesa libera in scena a Garmisch-Partenikirchen. Per la Vonn è l’81ma. vittoria in carriera in Coppa del Mondo e a adesso il record di Stenmark è lontano soltanto 5 vittorie.

Mentre ieri il distacco si è fermato sui due centesimi, questi ultimi oggi segnano undici ma che testimoniano che la nostra finanziera bergamasca è lì a giocarsela contro la “Wonder Woman” delle nevi. In una pista totalmente congeniale all’atleta di Saint Paul soprattutto nel tratto finale dove riesce ad intraprendere delle linea al di là della comprensione umana, abbiamo trovato una Sofia che, pur mantenendo la sua aggressività che rappresenta il suo marchio di fabbrica nella sua sciata, ha cominciato a mantenere delle linee più filanti e nettamente più pulite rispetto al passato, un segnale notevolmente importante in vista dell’appuntamento coreano in una pista la quale, la scorsa stagione, ha visto Sofia trionfare per due volte consecutive.

Terza classifica l’atleta del Liechtenstein Tina Weierather che va a completare il podio odierno. A seguire Stephanie Venier, e tutte le altre via discorrendo. Prova anonima della Gut e della Rebensburg. Da segnalare una bruttissima caduta per la statunitense Stacey Cook che è stata portata al centro medico dopo l’impatto con le reti che le ha causato una fuoriuscita di sangue dal naso, e un ottimo decimo posto per la nostra Nicole Delago.

In classifica di specialità rimane leader la Goggia con 23 punti proprio sulla Vonn che gara dopo gara, si avvicina sempre di più e che nella superficie veloce sta dando uno spettacolo e una intensità incredibile assieme alla nostra azzurra.

Il resto delle gare: trionfo di Daniel Andre Tande a Willingen nel Salto

Trionfo del norvegese nel salto. Acuto di Watabe in Combinata. Orgoglio azzurro in Sci di Velocità.

Daniel Andre Tande
Daniel Andre Tande

Ricca giornata quella odierna dal punto di vista del resto degli altri sport invernali con Daniel Andre Tande protagonista.

Detto il trionfo di Lindsey Vonn in quel della discesa libera a Garmisch-Partenkirchen e quello della nostra Michela Moioli a Feldberg in Snowboard, è il momento di fare un recap del resto del programma di sci nordico di questo sabato che inizia l’ultimo weekend di Coppa del Mondo prima delle discipline invernali:

In Salto maschile da registrare il trionfo a Wellingen in Germania sul Mühlkopf con un LH HS145 per Daniel Andre Tande davanti a un pubblico davvero delle grandi occasioni. Il fuoriclasse norvegese, neo Campione del Mondo di Volo piazza nella seconda serie un 146 e mezzo e conquista la prima vittoria stagionale in Coppa del Mondo. Secondo Freitag che mantiene la leadership della generale e terzo il polacco Kubacki sempre in grande progressione. Enorme delusione per Kamil Stoch che aveva vinto la prima serie e che, alla fine, nel salto decisivo trova condizioni difficili di vento e si classifica quarto ai piedi del podio.

In Combinata Nordica ennesimo acuto di Akito Watebe che in casa conferma l’ottimo stato di forma piazzando la quarta vittoria di fila in disciplina combinata precedendo Jan Schmid e Manuel Faisst. Dopo aver vinto la scorsa settimana il Nord Combined Triple, mette nel mirino la quinta sinfonia prevista per domani sempre sulle stesse distanze ad Hakuba;

In Salto femminile non buone le notizie in quanto le due gare ad Hinzenbach in Austria previste per oggi e per domani per assenza di neve che ha reso impossibile l’effettuazione della gara. Non una buona notizia soprattutto per una questione extra-sportiva che dovrebbe far riflettere molti. Ad ogni modo sono state inserite in calendario per il primo weekend di marzo, dopo Pyeongchang i recuperi delle gare a Rasnov annullate per condizioni meteo avverse il 6 e il 7 gennaio scorso;

In Sci di Velocità riparte a Vars la Coppa del Mondo e si tinge subito di azzurro con Simone Origone e Valentina Greggio che TRIONFANO ripartendo da dove avevano lasciato, dalla vittoria.

Nessuna gara invece era prevista per lo Sci di Fondo e il Biathlon i cui appuntamenti sono in programma direttamente per il programma olimpico.

L’importanza di chiamarsi Marcel Hirscher

La grandezza di un campione

Hirscher
Marcel Hirscher on fire

Quando parlo di Marcel Hirscher mi vengono in mente soprattutto tre parole che poi, sostanzialmente, diventano tre qualità in termini assoluti: grandezza, essenzialità, e silenzio.

Quando prendi ciascuna di esse e le metti dentro un “calderone” alla stessa stregua di un grande chef in cucina nell’utilizzo dei suoi migliori ingredienti a disposizione per creare un notevole piatto, avverti immediatamente (Nonostante l’ultima, etimologicamente parlando, faccia riferimento a un esatto contrario) la sensazione di un grande rumore, di un immenso profumo, ossia elementi che portano alla realizzazione di uno straordinario Campione.

Se si prendono singolarmente ciascune di queste tre qualità, non si può far altro che volgere il pensiero alla sciata di questo ragazzo austriaco di 28 primavere nativo di Annaberg Lungötz, un comune di poco più duemila anime situato nel distretto Halleim in quel del Salisburghese specializzato nelle discipline tecniche nello Sci Alpino, aggiungendolo alla stessa stregua dei più grandi campioni sportivi di ogni tempo relegandolo a gesti incredibili come quelli di Federer nel tennis, di Pelé nel calcio, di Jordan nel basket e via dicendo ossia, tutti soggetti che han fatto della loro professione il marchio di fabbrica dell’andare oltre ogni limite. Tutti i soggetti che han raggiunto la caratura dell’eccellenza di base: d’altronde, la menzione stessa affidata al Michael Joffrey più famoso del globo terrestre non è per niente casuale visto che lui stesso disse una delle frasi più mainstream della storia ossia, “che i limiti come le paure spesso sono soltanto un’illusione…

La grandezza di Hirscher la ritrovi subito al cancelletto di partenza: quando vedi immediatamente che quei limiti suindicati, per lui, davvero non hanno modo di esistere: può detenere anche 2 secondi di vantaggio dalla prima manche sul secondo che chiunque proverebbe a gestire scendendo conservativamente, ma chiunque non è lui. Marcel fa la prova rischiando come se il vantaggio fosse sempre minimo assumendosi rischi assurdi, alle volte arrivando a un soffio da una caduta o da una inforcata, ma poi al al traguardo, anche nei casi più estremi, il suo cognome è abbonato quasi alla numerologia dell’uno (Ciò che ha fatto di recedente ad Adelboden è ancora sotto gli occhi di tutti).

L’essenzialità la trovi in lui nel suo non risparmiarsi mai, nella regalità delle sue movenze, nell’eleganza racchiusa dentro la sua forza e la sua determinazione soprattutto sul ripido dove con i suoi sci riesce a fare una velocità che davvero nessuno riesce nemmeno ad eguagliare. Ha in particolare la capacità di rendere il gesto più complicato estremamente semplice anche grazie a una rotondità notevole nella scelta dei movimenti, in un equilibrio solidissimo, e nella certezza delle sue immense qualità tecniche e fisiche. Un lavoro impeccabile e certosino volto a raggiungere sempre il massimo possibile, cosa che riesce solo ai grandi.

Infine il silenzio. E’ uno di quei sportivi che adoro perché non fa parlare mai di sé al di là dei fatti. Nessuna spocchia, nessuna presunzione, nessuna irriverenza. Un Signore (E la S maiuscola non è frutto di errore) dentro e fuori delle piste concernenti il suo lavoro. Un personaggio carismatico e silenzioso che fa dedicare il suo urlo più grande ai suoi gesti tecnici che negli ultimi 7 anni hanno incanto il mondo degli sport bianchi e anche quello in generale. Hirscher è fortemente stimato da tutti i suoi colleghi, anche i più agguerriti suoi avversari come Neureuther, come lo stesso Kristoffersen che, seppur più focoso caratterialmente, non ha mai fatto venir meno parole di stima per il 6 volte vincitore della Coppa del Mondo, come Ligety, come tanti altri. Come praticamente tutti i quali, non han potuto far altro che inchinarsi alla sua grande umiltà anche davanti al gesto più immenso. E la pinacoteca sua personale, in tal senso, è ampia. Già, perché parliamo certamente di arte oltre lo sport.

Perché se fai bene il tuo lavoro, e hai incarnato lo sport come un esempio per te e per tutti coloro che ti seguono e ti ammirano, e sei sempre vicino a chi ti ama, allora hai messo al collo le due medaglie più importanti che possano esistere nella vita: quelle del rispetto e dell’immensa dignità.

Non mi soffermerò a menzionare il suo Curriculum Vitae, sarebbe una perdita di tempo e risulterebbe anche offensivo nei suoi confronti considerando la grandezza oramai acquisita anche alla luce dei prossimi Giochi Olimpici che potrebbero relegarlo al trono assoluto di Re dei Re accanto a un certo Ingemar Stenmark, unica cosa che mancano alla sua ricca bacheca; parlano già per lui 6 titoli mondiali e 6 coppe del mondo di fila.

Si può soltanto decantare la grandezza e la bellezza di quest’atleta che sono andati di pari passo con la sua progressione e la sua classe che ha impresso sulle nevi più importanti del mondo dove lui,  con i suoi sci ai piedi, è stato in grado di mettere le firme più autorevoli come se riuscisse ogni volta a far fermare il tempo con estrema naturalezza.

Nietzsche una volta disse che “un giorno dovrai fare qualcosa di grande: ma per questo devi prima diventare tu stesso qualcosa di grande.”

Niente di più attuale nel tema in questione.

Semplicemente, Marcel Hirscher.

 

Discesa libera femminile: a Garmisch acuto di Lindsey Vonn! Seconda Sofia Goggia

La statunitense trionfa in Discesa Libera

Il trionfo di Lindsey Vonn
Lindsey Vonn

 

Ancora Lindsey Vonn in discesa libera.

Con una prova a dir poco magistrale la campionessa statunitense trionfa a Garmisch-Partenkirchen e conquista la vittoria numero 80 in Coppa del Mondo e adesso il record di Ingemar Stenmark è posto a -6.

Con la solita determinazione e forza la nativa di Saint Paul è riuscita a fare una rimonta nella parte finale di gara e a precedere la nostra ottima Sofia Goggia di soli due centesimi di distacco nel penultimo appuntamento di discesa libera prima dei Giochi Olimpici coreani.

La finanziera bergamasca all’uscita dal cancelletto è uscita col piglio giusto conducendo una gara solidissima sciando con la solita aggressività ma sciando pulita al punto giusto e conquistando un podio che rafforza la sua leadership nella classifica di specialità anche se, adesso, la stessa Vonn si pone in seconda posizione a -43 da Sofia.

Completa il podio a 13 centesimi un’ottima Cornelia Hutter che ribadisce il suo ottimo stato di forma e si candida ad essere una delle protagoniste a PyeongChang nelle discipline veloci.

A seguire e a completare la top ten si classificano dal quarto posto in poi Johnson, Veith, Gut, Weirather (Queste ultime due un pò in ombra), Mowinckel, Schmidhofer, e decima la nostra Nadia Fanchini. Delusione invece per Victoria Rebensburg che si classifica undicesima.

Per le altre italiane si segnala 14ma. la Schnarf, 24ma. Delago, e 27ma. Stuffer.

Da segnalare una bruttissima caduta occorsa alla statunitense Jacqueline Wiles che nel tentativo di rimanere in gara ha perso l’equilibrio ed ha effettuato una bruttissima caduta che non lascia presagire nulla di buono per quanto riguarda le condizioni delle ginocchia visto che poi la stessa è stata portata in barella al centro medico tedesco.

Antidoping: il Tas di Losanna scagiona 28 atleti russi

Restituite anche le medaglie di Sochi

Antidoping: insufficienza di prove per 28 atleti russi.

Con questa pronuncia il TAS di Losanna ha riabilitato la posizione degli stessi che erano stati squalificati dalla commissione disciplinare del CIO per violazione del codice antidoping.

In codesta maniera sono state restituite anche 9 medaglie olimpiche conquistate durante lo svolgimento degli ultimi Giochi Olimpici effettuati in quel di Sochi nel 2014. Occorre precisare che lo stesso Tribunale Arbitrale dello Sport ha voluto fermamente sottolineare che il suo giudizio è volta a riguardare vicissitudini prettamente di caratura personale e non un sistema di natura statale.

Gli stessi atleti, però non figurano nonostante gli auspici del Cremlino alla spedizione di PyeongChang che vedrà il suo start il 9 di questo mese ergo, nella composizione numerica e nominativa degli atleti in partenza (Ricordiamo che gli atleti russi ammessi andranno a gareggiare sotto bandiera naturale) ai Giochi Olimpici che stanno per avvenire.

Per quanto concerne il resto dei ricorsi, rimangono 11 squalifiche pronunciate precedentemente (Le discipline coinvolte sono bob, sci di fondo, ed hockey su ghiaccio) mentre sono in attesa di giudizio 3 biathlete con conseguente decisione sull’assegnazione per le medaglie d’argento in quel dello sprint e della staffetta.

Comincia quindi a delinearsi maggiormente (E a diradarsi) dopo mesi di polemiche ed accuse una delle vicende più incredibili della storia dello sport sempre, se di sport ancora con tutti questi polveroni, si possa ancora parlare.