L’urlo di Federica Brignone dipinge d’azzurro Crans Montana

L’aostana trionfa per la seconda volta in carriera in Combinata Alpina e raggiunge quota otto vittorie in carriera

Brignone

Prima di iniziare il recap delle gare sciistiche del panorama internazionale, apro con il dedicare tutti i miei pensieri alla famiglia di Davide Astori, Capitano della Fiorentina, improvvisamente scomparso ieri sera in quel di Udine mentre era in ritiro con la squadra. Una notizia tragica che ha segnato il mondo del calcio e dello sport in generale che perde una figura positiva, leale, e carismatica dentro e fuori dal campo. Discesa Libera si unisce al dolore comune e invia le più sentite condoglianze ai suoi cari.

Cercando di ripartire e di parlare di sport, apriamo questo articolo con una notizia positiva per i colori azzurri: una grande Federica Brignone conquista una splendida vittoria portando a casa l’ottavo successo in carriera e la seconda affermazione nel format della Combinata AlpinaLa solidissima aostana ha realizzato uno slalom sontuoso e preciso precedendo la campionessa olimpica Michelle Gisin e Petra Vlhova. Con il quarto posto invece Wendy Holdener conquista la sua seconda coppa di specialità.

Rimanendo in discorso di Sci Alpino, nello slalom gigante e, nello specifico, di sci tecnico, il nome e cognome corrispondono sempre a una persona: Marcel Hirscher. Da una coppa all’altra, il neo campione olimpico, domina sia la prima che la seconda manche di slalom speciale a Kranjska Gora e si prende la seconda coppa di specialità dopo quella conquistata ieri in quel del gigante. Si tratta del trofeo numero 5 per il fuoriclasse austriaco. Con la solita sciata forte e determinata, l’austriaco vince per dispersione anticipando per l’ennesima volta Henrik Kristoffersen e Zenhausern riscattandosi pienamente dall’uscita realizzata a PyeongChang che non gli ha consentito di realizzare la tripletta. Altra pagine importante di storia dello Sci Alpino scritta dalla penna autorevole del Campione di Annaberg.

Giornata importante anche nel salto: in quel del femminile Maren Lundby non ci sta e ristabilisce le gerarchie nella seconda giornata di Salto femminile in quel di Rasnov, in Romania, ribaltando le due posizioni del podio di ieri vincendo la gara con 257.8 mettendosi alle spalle la sua rivale Katharina Althaus. Terzo gradino del podio per la slovena Nikita Kiznar; in quel del maschile ennesimo grandissimo trionfo da parte di Kamil Stoch che vince per dispersione l’ennesima gara e rafforza la sua leadership su Wellinger anticipando nel podio un soprendente Eisenbickler e Kraft.

Krista Pärmäkoski si conferma come una delle certezze più luminose del panorama del fondo internazionale, e va a vincere dominando la 10km di Sci di Fondo nella prima gara distance dopo la fine delle Olimpiadi coreane a Lahti regalandosi un grande successo davanti al pubblico, per lei, di casa. La finnica vince davanti alla russa Neprayeva con un vantaggio di venti secondi, e alla fuoriclasse Marit Bjørgen-Rennet di quasi 27; tra gli uomini nella 15km il trionfo va al kazako Poltoranin che va a precedere il russo Bolshunov e, a seguire, Ivo Niskanen.

Johannes Rydzek conferma il feeling assoluto con Lahti in Combinata Nordica vincendo la sua quinta gara in Finlandia e realizza un’altra doppietta tedesca precedendo il compagno di squadra Geiger. Completa il podio il norvegese Graabak al termine della 10Km. Akito Watabe chiude quinto dopo che aveva vinto la manche di salto in mattinata.

Da domani scatteranno le gare di Sci di Velocità con i nostri Greggio e Origone super concentrati a Sun Peaks in Canada per incrementare la loro leadership in vetta alle classifiche.

Chicco Pellegrino scrive ancora una pagina di storia incredibile nello sci

Perathoner ottimo terzo azzurro a La Molina nello Snowboardcross. Hirscher LEGGENDARIO.

Pellegrino

IL CIELO E’ AZZURRO SOPRA LAHTI, PERCHE’ Federico Pellegrino SI REGALA IL SUCCESSO NUMERO 10 IN TECNICA LIBERI OGGI A LAHTI LADDOVE, LO SCORSO ANNO, AVEVA VINTO IL TITOLO MONDIALE SPRINT!!!

Semplicemente un fenomeno nello Sci di Fondo; rischiando nella semifinale quando aveva perso un bastoncino (E in più gli avevano dato quello errato obbligandolo a una rimonta notevole), in finale ha studiato bene la gara DEMOLENDO il russo Retivykh e il fenomeno Klæbo che oggi è rimasto a guardare il marziano aostano. Dei materiali incredibili hanno fatto una differenza incredibile mescolati alla classe del nostro fuoriclasse delle fiamme oro.

Mancano due gare all’assegnazione della coppa di specialità, con Klæbo che oramai ha già la storia in tasca, ma l’anno prossimo farebbe bene a fare i conti anche con il nostro grande campione. Incredibile Chicco.

IMMENSO.

E’ stato tempo di ripresa per la Coppa del Mondo anche nell’ambito femminile: donne la vittoria è andata alla norvegese Falla che va a precedere il duo della Svezia Nilsson e Falk, con la vincitrice che porta a 28 lunghezze la propria leadership in classifica di specialità proprio davanti alla svedese seconda classificata.

Giornata memorabile  anche per il più grande: Marcel Hirscher simply GOAT.

Greatest Of All Time.

Non ci sono più discussioni che tengano, ammesso che ce ne fossero ancora soprattutto dopo i due ori olimpici conquistati a PyeongChang.

Ma prima di parlare dell’austriaco, due altre notizie importanti per i colori azzurri dello sci: Emanuel Perathoner compie un grandissimo risultato conquistando il terzo posto nella gara di snowboardcross di La Molina. Terzo podio in carriera per il nostro atleta. In campo femminile si segnalano una grandissima gara di Raffaella Brutto che si arrende in finale per una caduta senza alcuna colpa, e il sesto di Sofia Bellinghieri al miglior piazzamento in carriera sino ad oggi. Caduta per Michela Moioli che rimette in discussione l’ambito della coppa del mondo.

Rimanendo ancora in snowboard, ancora un podio azzurro che fa sognare l’Italia in questo weekend bianco post-PyeongChang: nello snowboard categoria PGS grandissimo secondo posto in quel di Kayseri in Turchia per Edwin Coratti che si arrende solo a Baumeister cogliendo il terzo podio di fila (Il quinto stagionale) nella ultime tre gare e il sesto nella carriera del nostro atleta delle fiamme oro.

Tornando allo Sci Alpino e all’attività dei marziani, a Kranjska Gora Marcel Hirscher conferma di essere il più grande sciatore di tutti i tempi non soltanto conquistando la vittoria nel Gigante alla ripresa dalle Olimpiadi, ma portandosi a casa la quinta sfera di cristallo di specialità GS stracciando letteralmente la concorrenza annientando il resto degli avversari che sono Henrik Kristoffersen a preceduto di più di un secondo e mezzo e poi Alexis Pinturault. Altra pagina di storia scritta da questo AUTENTICO fuoriclasse che raggiunge in questo format di gare nell’albo d’oro il suo idolo Ted Ligety.

Nell’ambito femminile, la prima prova post-olimpica in quel di Crans Montana con il programma di Super-G viene vinto dalla splendida atleta del Liechtenstein Tina Weirather che prende il gradino più alto del podio precedendo Anna Veith e Wendy Holdener che si inventa una gara sensazionale e beffa i colori azzurri che vanno fuori dal podio con Federica Brignone quarta ex-aquo con Michelle Gisin. Chiude solo quattordicesima Sofia Goggia che a causa di un solo errore compromette la gara con una specialità che continua ad essere un pò un tabù quest’anno per lei.

Austria e Giappone si rifanno dopo le delusioni olimpiche e, alla ripresa della Coppa del Mondo in Combinata Nordica, si dividono le prime posizioni nel Provisional Competition Round in quel di Lahti: Franz-Josef Rehrl pone in essere il salto top e conclude in prima posizione con 127.0 punti mettendosi dietro i nipponici Akito Watabe con 125.9 punti, e Takehiro Watanabe con 122.3. Migliore degli italiani Alessandro Pittin che chiude 39mo.

Nel salto oggi gare sia al femminile che al maschile: tra le donne nella prima delle due gare recuperate in quel di Rasnov in Romania dopo la sospensione nel mese di dicembre, acuto di Katharina Althaus che precede di pochissimo la campionessa olimpica Maren Lundby. Terza l’altra teutonica Carina Vogt a completare il podio. La gara si è svolta sul NH con un HS fissato a 97 metri, domani si replicherà con lo stesso format. La gara degli uomini, con il TL, fissata per le ore 16:30 italiane.

Domani l’ultima gara in carriera per la nostra Verena Stuffer

Dopo 15 anni di carriera, l’atleta del gruppo sportivo dei Carabinieri dice stop

Stuffer

Domani, in occasione della ripresa della Coppa del Mondo con il Super-G femminile in scena a Crans Montana in quel della Svizzera, Verena Stuffer si ritirerà dall’attività agonistica.

L’atleta azzurra nativa di Bolzano facente parte del gruppo sportivo dell’Arma dei Carabinieri, esordii nel 2003 in Coppa del Mondo a Cortina d’Ampezzo nel Super-G e nel 2014 si classificò quarta sempre lì e nello stesso format di gara staccando il pass per le XXII Olimpiadi di Sochi.

Atleta in gamba e specializzata nelle gare veloci, pur non raggiungendo mai la vittoria in coppa maggiore si è sempre distinta per caparbietà, velocità, ed una tecnica elegante sottolineando sempre l’immensa disponibilità ed educazione anche fuori dalla pista.

Una atleta d’altri tempi che sicuramente ha raccolto molto meno di quanto meritasse anche a causa di alcuni infortuni, ma che sicuramente il tutto non gli ha negato di mai l’espressione della sua classe e della sua determinazione in ogni centimetro sciato sempre con estrema voglia imprimendo tutto il carattere.

Verena Stuffer lascerà con due titoli italiani di Super-G arpionato nel 2013 e Discesa Libera nel 2014, e con 2 vittorie e 3 podi complessivi in Coppa Europa.

L’atleta della Val Gardena si è così espressa alla FISI: “ripensando ai 15 anni passati, non avrei mai detto di avere resistito così tanto. Sono fiera di me stessa, con gente fortissima come Vonn, Maze e Riesch tutte della mia età che hanno scritto la storia dello sci. Si chiude un capitolo e se ne apre un altro, avrei voluto avere qualche soddisfazione in più nella mia carriera, mi sono spesso trovata a rincorrere, combattere, recuperare da infortunio, però penso che se sono ancora qui, allora qualcosa di buono l’ho combinato. Il quarto posto di Cortina quattro anni fa rimane il ricordo più bello, mi consentì di qualificarmi per le Olimpiadi di Sochi dove puntavo molto in alto. Poi le gare non andarono così bene, ma tutte le partenze a Cortina mi hanno sempre dato grande emozione, anche perchè sull’Olympia delle Tofane esordii in coppa nel gennaio 2003. Il rammarico più grosso è stato quello di non essere mai salita sul podio, ci sono andata vicino tante volte e anche quest’anno ero partita con questo obiettivo, purtroppo a Lake Louise mi sono infortunata al polpaccio e ci ho messo parecchio tempo a recuperare, tanto che non sono riuscita a raggiungere la qualificazione olimpica e nemmeno le finali di Are. Penso sia giunto il momento di voltare pagina, non sono state le vittorie a rimanere impressi, ma spero di lasciare comunque un buon ricordo. Adesso ho la possibilità di continuare con i Carabinieri, vedremo quali porte si apriranno, vorrei dare una mano al futuro dello sci italiano“.

Di sicuro un’atleta come Verena mancherà tantissimo al nostro movimento essendo la dimostrazione più assoluta di come la passione possa avere sempre il sopravvento su ogni cosa, anche sui risultati, dedicando anima e corpo al proprio sport cercando di mettercela tutta senza aver alcun tipo di rimpianto.

Di sicuro per il futuro dello Sci italiano, è cosa assolutamente scontata che la Stuffer darà ancora molto anche fuori dalla pista per far crescere un movimento che, siam certi, darà tante soddisfazioni ai nostri colori sulle piste invernali.

In bocca al lupo Verena!!!

L’alfiere azzurro sugli sci: Chicco Pellegrino

Alla scoperta del volto dell’Italia vincente

Pellegrino

Serietà, passione, dedizione al proprio lavoro.

Si inizia così quando si parla di Chicco Pellegrino, un ragazzo assolutamente semplice ma ricco di forza che con la sua tenacia ha portato se stesso e i colori azzurri ai livelli più importanti dello Sci di Fondo italiano negli ultimi anni.

Nato ad Aosta, il primo settembre di 27 anni fa, Federico non ha perso tempo a bruciare le tappe e, dopo tanta gavetta, è riuscito ad emergere non soltanto con la sua grande tecnica ma anche con tantissima umiltà andata di pari passo alla consapevolezza della sua forza.

Maestro della tecnica libera, meticolosissimo nella preparazione atletica e tecnica, Pellegrino ha sempre unito quantità e qualità sullo stesso piano che gli hanno permesso di vincere una medaglia olimpica, tre mondiali, una coppa del mondo di specialità nello sprint, e quattro campionati italiani. E’ superfluo anche dire che stiamo parlando di un fuoriclasse. Assoluto. Di quelli che non ti capita ogni giorno di avere in squadra.

Chi vi scrive ha ancora davanti agli occhi quella progressione impressionante a bordo dei suoi mostruosi materiali lo scorso anno anno a Lahti in Finlandia, dove nella gara a sprint del Campionato del Mondo riuscì a battere Sergej Ustiugov conquistando la prima medaglia iridata della sua vita: quella sensazione di fierezza ma anche di supremazia e di voglia di raggiungere il risultato che oserei dire d’altri tempi; di vittorie e di sconfitte ne vediamo innumerevoli ogni giorno, ma questa, probabilmente perché anche rappresentativa dei nostri colori italiani, è come se avesse avuto un sapore diverso…

La diversità spesso la si denota attraverso coloro che imprimono la loro grafia sulle imprese più belle collocandole nel viale del trionfo, e quella di Federico Pellegrino consiste nella voglia di migliorarsi ogni giorno e di voltare, a prescindere che avvenga un fatto positivo o negativo, pagina per scriverne immediatamente una nuova. Era una sensazione che ho sempre avuto ascoltandolo…

Sensazione poi divenuta certezza in quel di PyeongChang dove, al termine della conquista di un argento storico per lui alle Olimpiadi dove si arrese solo ad un inarrivabile Klæbo, fece immediatamente capire di esser pronto per la gara dopo. E’ questa la tempra degli atleti vincenti, e non è da tutti. La si acquisisce giorno dopo giorno, attraverso la cultura del lavoro e attraverso la responsabilità che fai tua dal momento in cui diventi anche un esempio per migliaia di persone che ti guardano e che vorrebbero e vorranno magari, un giorno, essere al tuo posto.

Quando si parla di atleti e di persone grandi ancor prima del mestiere che compiono, è anche facile scadere nelle retorica classica, però alle volte decantarne le lodi ponendo in essere anche sacrosanti arpeggi attraverso essa è cosa buona e giusta, perché se fai al meglio il tuo mestiere e mostri al mondo la tua forza rappresentando allo stesso tempo con umiltà i tuoi colori, la celebrazione è davvero il minimo che tu possa ricevere.

Questione di meritocrazia, questione anche di senso di appartenenza, perché quando vedi le lacrime di gioia di un Pellegrino che porta il tuo sport, la tua bandiera in alto, così in alto da farla sventolare forte lassù dove i venti spazzano con la loro velocità ogni cosa ma non i trionfi, ti rendi conto davvero che da semplici emozioni si ricavano dei momenti immortali che deterrai sempre nel tuo cuore e che porterai con te con estremo orgoglio.

Di Chicco non si può che parlare così, estremamente forte ma anche cristallino e puro oltre che disponibile fuori dalle piste. Il suo sorriso è l’orgoglio di punta del nostro sport italiano, lo spot migliore che si possa mostrare ad un movimento che, con l’auspicio di tutti, possa crescere anno dopo anno anche grazie a gesta come quelle del nostro aostano delle fiamme oro.

Di Campioni, come disse Silvano Gadin in occasione della telecronaca dello sprint Olimpico ce ne sono tanti, ma come Albarello,  Valbusa, e Pellegrino, ce ne stanno davvero pochi.

Sci: Nel weekend il ritorno delle competizioni di Coppa Del Mondo

Dopo la parentesi olimpica entrano nel momento decisivo le sfide in Sci Alpino e nell’ambito di tutto lo Sci Nordico

Vonn

Per lo sci, chiuso il sipario in quel di Pyeongchang con la chiusura dei XXIII Giochi Invernali, è tempo assieme a tutti i suoi protagonisti di rituffarsi nel vivo della Coppa del Mondo.

Con l’avvento del mese di marzo entrano nel vivo tutti gli sport invernali che daranno i verdetti definitivi sancendo la conclusione di questa lunga stagione agonistica 2017/18.

Sia per lo Sci Alpino che per lo Sci Nordico sarà l’occasione per vedere di nuovo all’opera nel circuito di World Cup tutti i campioni che hanno confermato o deluso a seconda dei casi le loro aspettative in quel della Corea del Sud.

Grandi classiche nello Sci Alpino in Europa con gli uomini impegnati nel tecnico a Kranjska Gora in Slovenia, e le donne che si dividono tra quest’ultimo e il veloce a Crans Montana in Svizzera; importanti tappe anche in tutto lo Sci Nordico con Combinata, Fondo, e Salto di scena a Lahti in Finlandia, mentre il Biathlon come vedremo riprenderà settimana prossima assieme allo sci di velocità.

Fari puntati anche nello Snowboard con Michela Moioli alla caccia del rafforzamento della leadership in Coppa per cercare di bissare l’oro olimpico con una nuova, possibile, vittoria.

Ecco nello specifico gli appuntamenti che ci attendono in questo primo weekend di marzo che potrete vedere tra Eurosport e la Rai:

SABATO 03/03

05:30 – FREESTYLE (Moguls M&F) Tazawako

09:30 – FREESTYLE (Cross F&M) Sunny Valley

09:30 – SCI ALPINO (GS-M) K. Gora (1° M.)

10:00 – SALTO CON GLI SCI (NH-F) Rasnov

10:30 – SCI ALPINO (SG-F) C. Montana

11:00 – SNOWBOARD (CR M&F) La Molina

12:15 – COMBINATA NORDICA (TP-SP) Lahti

12:30 – SCI ALPINO (GS-M) K. Gora (2° M.)

13:00 – SNOWBOARD (PGS M&F) Kayseri

13:15 – SCI DI FONDO (SP-F & SP-M) Lahti

13:30 – FREESTYLE (Slopestyle F&M) Silvaplana

15:00 – COMBINATA NORDICA (TL 2,7x5km) Lahti

16:30 SALTO CON GLI SCI (TL-LH) Lahti

DOMENICA 04/03

05:30 – FREESTYLE (Dual Moguls M&F) Tazawako

08:00 – FREESTYLE (Cross F&M) Sunny Valley

09:00 – SALTO CON GLI SCI (NH-F) Rasnov

09:30 – SCI ALPINO (SL-M) K. Gora (1° M.)

10:00 – COMBINATA NORDICA (IN LH) Lahti

10:30 – SCI ALPINO (KB-F Discesa) C. Montana (1° M.)

11:15  – SCI DI FONDO (10km F) Lahti

12:30 – SCI ALPINO (SL-M) K. Gora (2° M.)

12:45  – SCI DI FONDO (15km M) Lahti

13:30 – SCI ALPINO (KB-F Slalom) C. Montana (2° M.)

14:30 – COMBINATA NORDICA (IN 10km) Lahti

15:30 – SALTO CON GLI SCI (LH-M) Lahti

 

 

Il Raffaello venuto dal Sol Levante: Yuzuru Hanyū

La magnificenza del pattinaggio su ghiaccio ad opera dell’interprete più grande

Hanyu

“Fare agevolmente ciò che riesce difficile agli altri, ecco il talento; fare ciò che riesce impossibile al talento, ecco il genio.”
                                                                                                                      (Henri-Frédéric Amiel)

Nel corso del tempo sono stati realizzati aforismi i quali, alle volte, sembrano davvero calzare a pennello all’interno di speciali storie all’interno del mondo dello sport.

Sono tante le storie che si susseguono raccontando le gesta di grandi campioni, sono però poche anzi rare quelle che riescono a coniugare le stesse con la poesia rasentando il confine che porta alla soglia dell’arte.

E’ il caso di questo piccolo giapponese di 1,70cm di altezza e di 56kg di 23 anni che attraverso il suo lavoro sta rendendo grande il suo sport, il pattinaggio artistico su ghiaccio, portandolo a dei livelli difficilmente pensabili sino a qualche tempo fa.

Per definire Hanyu le parole più adatte a mio avviso son state realizzate dal celebre giornalista di Eurosport, Massimiliano Ambesi, il quale ogni volta che ci sia la possibilità di commentarlo afferma che il giapponese non è altro che “l’onnipotenza tecnica coniugata all’eccellenza artistica”; nessuna citazione è stata più azzeccata di questa, semplicemente perché Yuzuru è un atleta unico nel suo genere; quando lo vidi in azione per la prima volta nella mai vita la prima impressione che mi diede fu di un ragazzo sbarcato sulla Terra proveniente da un’altra galassia proprio perché la dimensione che esso stesso applica all’interno della sua tecnica, è talmente devastante in fatto di bellezza che lascerebbe a bocca aperta una qualsiasi persona che si soffermi a vederlo anche improvvisamente: non pattina, o almeno non solo, perché crea arte.

Arte legata al mondo dello sport allo stato più puro che ti porta alla commozione ed a perenni pelle d’oca  in TUTTE le esibizioni che Hanyu pone in essere. Se non avete mai sentito parlare sino ad oggi di questo fenomeno, vi interesserà sapere che lui ha di recente realizzato un pazzesco back-to-back olimpico vincendo la medaglia d’oro a PyeongChang 2018 bissando quella conquistata quattro anni fa a Soci 2014, è due volte campione mondiale, nel 2014 e nel 2017 (Oltre che Juniores nel 2010), per quattro volte consecutive campione della finale del Grand Prix, dal 2013 al 2016, e quattro volte campione nazionale giapponese, dal 2012 al 2015.  

Oltre ad altri prestigiosi riconoscimenti, ha segnato dodici record del mondo di punteggio, e attualmente detenendo i record mondiali per programma corto, libero e punteggio finale, è stato il primo pattinatore ad oltrepassare la soglia dei 100 punti nel programma corto infrangendola per otto volte in carriera di cui l’ultima proprio agli ultimi giochi coreani. Tra l’altro, per completezza di informazioni, è anche il primo pattinatore nella storia ad aver mai atterrato un quadruplo loop in competizione e ad aver mai eseguito tre salti quadrupli nella seconda metà di un programma libero.

Ma i numeri da soli neanche lontanamente rendono l’idea del giapponese che ha fatto della sua passione un lavoro in grado di incantare tutti coloro che lo vengono a vedere; la dedizione, l’applicazione, la disciplina che ci mette oltre all’intensità sono praticamente uniche al mondo. Un ragazzo incredibile dentro la pista ma anche fuori, considerando che si è speso in prima persona per aiutare la popolazione di Sendai colpita dallo tsunami di qualche anno fa, distretto di cui lui fa parte e tragedia che ha vissuto anche in prima persona. Una persona semplice ma dentro colma di un profondo mare di emozioni che, con intensità, scarica fuori ogni volta nei suoi programmi. Tipica mentalità di un grande popolo come quello del paese da cui proviene, il Giappone. Terra di guerrieri e di combattenti, ma anche di eleganza e di immensità unica, di fattori incredibili che se accogli dentro di te non potranno che temprarti come un numero uno assoluto se già possiedi il dono del talento.

Al di là dell’eleganza ciò che impressiona maggiormente è la capacità di migliorarsi ancora e la volontà di riuscirci. Evgeni Plushenko, uno dei più grandi pattinatori della storia, lo ha incoronato qualche tempo fa come numero uno del momento analizzando lucidamente la disamina affermando che, uno come Hanyu, può spingersi ancora nettamente più lontano considerando l’eleganza e la disponibilità dei mezzi tecnici a sua disposizione.

Quando la natura ti dona tutte le capacità tecniche, e sei in grado non soltanto di svilupparle ma anche di collocarle in una dimensione ancora non nota (E l’esempio del quadruplo loop realizzato nel corso dell’Autumn Classic International, il 30 settembre del 2016 ne è un’ampissima dimostrazione), allora sei destinato non soltanto a dominare, non soltanto a diventare il numero di ogni tempo (Probabilmente già ha messo una grossa V ad entrambe le voci), ma anche di essere considerato uno dei migliori atleti di ogni epoca nello sport in generale; l‘esempio più classico di come dalla semplicità possa nascere la grandezza ai livelli più estremi.

Citando ancora il nostro Max Ambesi, fedelmente, è davvero il caso di dire ancora e ancora una volta:

“benvenuti sul pianeta Hanyu, abitanti uno: solo lui.”

https://www.youtube.com/results?search_query=Hanyu

Monsieur Le Biathlon: Martin Fourcade

Viaggio alla scoperta del campione dei campioni francese

Fourcade

Monsieur Le Biathlon.

Ma è riduttivo. Quando vedo un atleta come Martin Fourcade, mi sovviene sempre un gesto che sostanzialmente è lo stesso di Henry Ford quando notava per strada un’Alfa Romeo, ossia mi tolgo il cappello.

Già, ma d’altronde non si può fare altrimenti quando non soltanto sei dominante ma pure ti metti in testa, con le tue gesta, di appassionare milioni di persone al tuo sport, il Biathlon, lanciandolo nell’ascesa più totale.

In due capoversi, semplicemente, è raccontata la storia recente di questo ragazzo di quasi 30 primavere nato a Céret in Francia in quel dell’Occitania al confine franco-catalano che nell’arco di sette anni è riuscito nell’impresa di diventare l’atleta francese più vincente della storia transalpina.

No, chi vi scrive non ha bevuto o non sta di certo esagerando, perché Fourcade è andato ben al di là incredibilmente di imprese come quelle di Zidane, di Platini, di Killy, come Loeb sebbene il Biathlon non sia (Ancora) così mainstream come altri sport come può essere il calcio o il rally.

Quando qualcuno ha talento da vendere, quando vedi che ha proprio negli occhi quello sguardo colmo di furbizia e di sete da vittoria sin dall’inizio, non puoi che arrenderti alla considerazione che se uno è predestinato, allora le possibilità che riesca nei propri intenti sono notevolissime.

E’ il proprio il caso di Martin, perché quella sete la dimostrò subito a Vancouver nel 2010 nel momento più importante, alle Olimpiadi, quando a soli 22 anni, ai suoi primi Giochi Invernali, prese la medaglia d’argento nella gara di partenza in linea mostrando al mondo tutto il suo valore ancora non espresso.

Per atleti di questo tipo i numeri possono addirittura offendere, ma in questo caso sono assolutamente necessari per far comprendere a chi legge la caratura di questo atleta e dimostrare che non c’è esagerazione alcuna nell’identificarlo come il più forte francese di ogni epoca in ambito sportivo: già, perché da Vancouver ad oggi non si è più fermato.

Cosa dice il suo curriculum vitae è un racconto che va ai confini dell’incredibile:

Olimpiadi

7 medaglie:
5 ori (individuale, inseguimento a Soči 2014; inseguimento, partenza in linea, staffetta mista a Pyeongchang 2018);
2 argenti (partenza in linea a Vancouver 2010; partenza in linea a Soči 2014)

Campionati Del Mondo

25 medaglie:
11 ori (inseguimento a Chanty-Mansijsk 2011; sprint, inseguimento, partenza in linea a Ruhpolding 2012; individuale a Nové Město na Moravě 2013; individuale a Kontiolahti 2015; sprint, inseguimento, individuale, staffetta mista a Oslo Holmenkollen 2016; inseguimento a Hochfilzen 2017);

10 argenti (sprint a Chanty-Mansijsk 2011; staffetta a Ruhpolding 2012; sprint, inseguimento, staffetta, staffetta mista a Nové Město na Moravě 2013; staffetta mista a Kontiolahti 2015; partenza in linea a Oslo Holmenkollen 2016; staffetta, staffetta mista a Hochfilzen 2017);

4 bronzi (staffetta mista a Chanty-Mansijsk 2011; staffetta a Kontiolahti 2015; sprint, individuale a Hochfilzen 2017)

Coppa del Mondo

Vincitore della Coppa del Mondo Generale nel 2012, nel 2013, nel 2014, nel 2015, nel 2016 e nel 2017;

Vincitore della Coppa del Mondo di sprint nel 2012, nel 2013, nel 2014, nel 2015, nel 2016 e nel 2017;

Vincitore della Coppa del Mondo di inseguimento nel 2010, nel 2012, nel 2013, nel 2014, nel 2015, nel 2016 e nel 2017;

Vincitore della Coppa del Mondo di partenza in linea nel 2013, nel 2014, nel 2016 e nel 2017;

Vincitore della Coppa del Mondo di individuale nel 2013, nel 2016, nel 2017 e nel 2018;

In più Fourcade conta 129 podi (109 individuali, 20 a squadre) con un totale fino ad oggi (E la stagione deve ancora finire…) di 67 vittorie, 36 secondi posti, e 26 terzi.

Non è solamente un atleta, è un individuo altamente Superiore che avrebbe un ruolo da protagonista qualora dovessero introdurre degli Avengers nel mondo dello sport. Ha una forza muscolare incredibile cui va a coniugare un’eleganza e un’azione pazzesca sugli sci per poi fare la differenza al poligono dove spesso e volentieri, ribadisce di essere uno dei cecchini più letali con delle percentuali a terra e soprattutto in piedi impressionanti in questo magico sport quale è il biathlon.

Quelle volte che ha sbagliato come è avvenuto a PyeongChang nella gara sprint e nell’individuale, il tutto è stato avvenuto per una eccessiva sicurezza dei suoi mezzi: sbagli dove lui ha posto le basi per le vittorie successive in inseguimento e partenza in linea. E’ questo il pedigree dei grandi Campioni con la C maiuscola, quello di resettare la sconfitta per voltare pagina nel momento stesso per porre le basi per la vittoria che verrà.

Tornando ad Henry Ford, lo stesso una volta disse che “chi ha paura degli insuccessi limita le sue attività. L’insuccesso è semplicemente un’opportunità per iniziare di nuovo, questa volta in modo più intelligente”;  il tutto mi sembra di estrema attualità in questo contesto.

Un biathleta incredibile, il migliore di ogni epoca, ma anche una persona infinitamente apprezzata anche fuori dalle piste che non ha mai risparmiato nel bene e nel male le sue valutazioni riuscendo nella sua spontaneità ad essere diretto e arguto al pari delle sue prestazioni in pista.

La sua preparazione fisica è curata nei minimi dettagli soprattutto durante la pausa estiva dove realizza le fondamenta per i successi che verranno in inverno e, nonostante una concorrenza sempre più agguerrita credetemi, lui vincerà. Vincerà eccome ancora e ancora. Potenzialmente potrà diventare un Bjørgen al maschile.

Se avete ancora dubbi sulla sua qualità indubbia che lo ha portato al vertice dello sport francese e in quello generale (Perchè degli score simili non possono che portarti al vertice a sederti con gli Dei dello sport riservandoti uno dei migliori posti per disquisire con loro, con le eccellenze), guardate questo video:

https://www.youtube.com/watch?v=OZORTUYR840

Al di là del valore tecnico del fuoriclasse, a immensi esempi come Martin Fourcade bisogna dire soltanto grazie non solo per farci ammirare simili prestazioni spesso e volentieri, ma anche per essere il promoter principale di uno degli sport più belli ed incredibili in assoluto dove anche una minima variabile può far rimescolare tutte le carte in gioco e ribaltare la situazione.

Sfido io a trovare uno sport più imprevedibile del Biathlon.

Ma sfido ancor di più a trovare qualcuno in questo circuito, come lui.

Semplicemente, Monsieur Le Biathlon.

Martin Fourcade.

 

 

Cosa resterà…. Di questo PyeongChang18

Tra conferme e delusioni, ecco perché questi Giochi rimarranno sempre impressi nei nostri ricordi.

Ester Ledecka

Ieri pomeriggio si sono conclusi a PyeongChang i Giochi Olimpici Invernali numero 23 dell’era moderna con una cerimonia notevolissima (E splendida, personalmente. Magari meno sontuosa di tante altre come anche in quella d’apertura, ma enormemente ricca di significato) che ha messo come punto focale non la fine  dell’evento, ma la continuità che esso rappresenta nel corso del tempo e il susseguirsi delle varie esperienze storico-reali nel corso dello stesso, quale è l’Olimpiade.

Tanti sono gli spunti di riflessione che PyeongChang2018 ci  ha lasciati in eredità: innanzitutto partirei dal valutare i nostri azzurri; l’obiettivo delle dieci medaglie sancito dal presidente del CONI, Giovanni Malagò, si può dire che sia stato raggiunto.

Le emozioni non sono mancate, e la consacrazione di alcuni atleti è stata la ciliegina sulla torta di una spedizione comunque positiva: penso ad Arianna Fontana che è diventata l’atleta di short-track più vincente della storia delle Olimpiadi, penso a Sofia Goggia che ha conquistato un titolo incredibile che va a suggellare un percorso di crescita il quale, son più che certo, la porterà a livelli notevolissimi, penso alla caparbietà di Federico Pellegrino che si è arreso soltanto a un mostro come Klæbo dimostrando tutto il suo valore che lo ha un anno fa portato a vincere un titolo del mondo, penso alla caparbietà di Michela Moioli, un grande esempio nonostante la sua giovane età già solo per il fatto di rialzarsi in quel format di gara in cui era caduta e si era ferita quattro anni prima, per poi trionfare prendendosi l’alloro forgiato dal fuoco di Olimpia che meritava, penso a tutti quelli che han dato il massimo a prescindere se siano riusciti o meno nei loro intenti. Penso a loro, e alle emozioni che ci han riferito.

Sono tanti gli spunti di riflessione in questo senso, e penso che farle tutte significherebbe utilizzare un quantitativo di pagine che sarebbe anche lungo e noioso da leggere, ma si può dire però con assoluta certezza che i nostri colori si attestano in una via di mezzo ossia, si poteva fare meglio ma anche molto peggio: molti atleti sono a fine carriera (Vedi Kostner, Fischnaller, ecc.) e più di quello che hanno realizzato non si poteva fare, ed è vero che in alcune discipline ci si aspettava molto, molto di più come nel Biathlon e nello Sci Alpino soprattutto in quel del tecnico e al maschile in generale, ma qui occorre puntare la lente di ingrandimento sulla mentalità dello sport italiano che deve credere maggiormente in queste discipline migliorando mezzi e strutture.

La cosa positiva è che molti atleti sono in rampa di lancio e, in questo quadriennio che ci separa da Pechino 2020, l’esperienza di oggi possa tramutarsi nella maturità di domani. E se oggi sono 10 le medaglie domani, perché no, potrebbero essere anche 20. Tutto sta però nella continuità del crederci come scritto sopra, e anche nel supporto dello sport italiano che deve essere ancora maggiore.

E’ facile fare critiche per una prestazione non ottemperata al meglio da un atleta, ma bisogna fare sempre un discorso molto più ad ampio raggio soprattutto legato agli aspetti che vanno sopra il gesto tecnico perché quest’ultimo, se non viene supportato al 100% dal punto di vista organizzativo, non è idoneo alla ricezione della critica. Pensiamo a come in Italia abbiamo tanti problemi per lo svolgimento degli sport da budello, per i trampolini di salto con gli sci, e per tante altre cose.

Le potenzialità tecniche ci sono, l’auspicio è che possano crescere parimenti al sostegno del nostro sport che ancora, può darci enormi soddisfazioni anche nel breve periodo. Basta crederci, e avere il coraggio di investirci, ma se non lo si fa allora non è possibile attuare certe critiche. Per loro stessi, per noi, e per il nostro paese quale l’Italia che di sport vive.

La copertina di queste Olimpiadi però la farei realizzando un podio: sul terzo gradino metto Ester Ledecká, la ceca, capace di vincere in due sport diversi nella stessa edizione dei Giochi Invernali, prima nello Sci Alpino nel Super-G e poi nella sua specialità, il parallelo di Snowboard; una impresa leggendaria che va ad aggiornare i libri di storia dello sport quando i precedenti risalivano prima addirittura agli anni venti di un secolo fa con i norvegesi Thorleif Hauge e Johan Grøttumsbråten  che erano riusciti in questa impresa centrando l’accoppiata sci di fondo e combinata nordica (Sport nettamente più vicini rispetto a quelli della Ledecká!) rispettivamente a Chamonix-Mont-Blanc nel 1924 e a Sankt Moritz nel 1928. Una grande Ester dove la sua reazione incredula al termine della visione del tabellone con il suo nome contrassegnato dalla luce verde è una delle cartoline sportive più belle mai viste perché lancia il messaggio che, se ci credi fino in fondo, raggiungi davvero ciò che desideri anche nel momento più impensabile che spesso coincide con il più rilevante;

il secondo posto lo dò a una sorta di alieno sceso in terra capace di andare, nell’ambito dei suoi gesti tecnici, al di là sport raccontando ogni volta pagine di autentica poesia: Yuzuru Hanyu. Quando parlo di Hanyu mi trovo assolutamente concorde con il celebre cronista di Eurosport, Massimiliano Ambesi per me un grande punto di riferimento in fatto di informazione sportiva invernale, quando afferma che lo stesso rappresenta “l’onnipotenza tecnica che sposa l’eccellenza artistica”. Penso che non ci sia modo migliore di rappresentare questo giapponese che qui in Corea ha posto in essere un meraviglioso back-to-back con Sochi2014 diventando il primo pattinatore a vincere due ori olimpici maschili dopo Dick Button, che aveva vinto nel 1948 e nel 1952. Se non sapete di cosa io stia parlando, andatevi a vedere qualche video su internet e capirete che siamo al cospetto non soltanto probabilmente del più grande di sempre, di uno la cui menzione di risultati e record vari gli stonerebbe perché sarebbe pure riduttivo oltre che offensivo, ma anche del perfetto esempio di come il gesto sportivo possa, con naturalezza, schizzare nel mito ed entrare nella sala della leggenda. Inarrivabile;

ma la prima posizione la dò a una persona incredibile cui mancano anche le definizioni adatte oramai per definirla: senza troppi giri di parole, stiamo parlando di Marit Bjørgen. La norvegese, la più grande fondista di sempre ieri è stata premiata per il suo ultimo oro olimpico davanti ad uno stadio in tripudio per lei che l’ha celebrata per l’immensità che è durante la cerimonia di chiusura. Ecco, quando penserò a PyeongChang 2018, avrò sempre davanti quegli occhi luicidi non solo di commozione ma anche di determinazione che la Bjørgen, dall’alto delle sue quasi 38 primavere su quel podio, ha mostrato volendo indirettamente fare a tutti noi un regalo in termini assoluti: ossia il messaggio che il talento e la forza non ha età, e si può esplicarli congiuntamente in qualsiasi momento, in qualsiasi contesto, attraverso l’applicazione e la cultura del lavoro facendoti dominare il tuo sport per più di venti anni portandoti a conquistare il record di medaglie olimpiche, 15, superando miti come Bjoerndalen e Dælie. Grazie per aver fatto tutto ciò Marit. Nessuno come lei e ieri, c’è stata davvero la sensazione di aver fermato in qualche modo il tempo con un pizzico di magia come solo i Campionissimi sanno fare. Ti dobbiamo più di un grazie.

Per il resto i grandi campioni non hanno mancato l’appuntamento con il trionfo: pensare a Fourcade e Klæbo, a Hirscher, alla stessa Shiffrin che l’oro l’ha comunque preso, al grande Kamil Stoch, a Sean White, a Virtue / Moire… Insomma, gente che ha ribadito la sua essenza da numero uno e, spesso in tanti casi (E qui loro ne avrebbero ben donde a ribadirlo) da migliore di sempre nel contesto sportivo più importante di tutti. Dall’alto dalla loro grandezza e del loro esempio. Lo spot migliore da mandare in onda è senz’altro il loro per mettere in risalto l’essenza più pura dello sport.

Già, il tanto bistrattato e criticato sport che ha perfino anche la capacità spesso di unire laddove la politica divide… Chi avrebbe mai pensato a una Corea unita in alcune discipline? Si si lo so, in particolare i tifosi di hockey femminile a sud del 38° parallelo non son stati contenti della decisione per le ovvie ripercussioni tecniche, ma penso che non ci sia stato segnale e messaggio globale migliore di questo. Un messaggio di speranza, di unione, e anche della magia citata su in merito alla Bjørgen,

Già, forse perché la magia esiste davvero, ed è il potere delle Olimpiadi a darla attraverso non solo la condivisione, ma la certezza di ritrovarsi tutti ancora una volta umani sotto un’unica grande bandiera, quella coniugante non soltanto il rispetto, ma anche la tanto agognata ed auspicata pace.

 

 

PyeongChang 2018 termina nel segno di una immensa Marit Bjørgen

Si mette giù il sipario in Corea per passare il testimone a Tokjo per le Olimpiadi estive tra due anni.

PyeongChang

La giornata conclusiva di questi XXIII Giochi Olimpici invernali la possiamo definire utilizzando uno, e un solo aggettivo: inarrivabile.

Il ricevente di quest’ultimo ha come oggetto sempre e solo la stessa leggenda che porta un nome e un cognome che si presentano da soli: Marit prima, Bjørgen poi.

La più grande fondista di sempre nonché una delle migliori atlete nella storia in generale, alla veneranda età di 37 anni, conclude la sua meravigliosa carriera olimpica (Forse…) vincendo la 30km di Sci di Fondo raggiungendo quota otto medaglie d’oro ai Giochi Olimpici parificando Bjorndalen e Daehlie. Tra l’altro la stessa norvegese rafforza la sua leadership in fatto di totalità di medaglie olimpiche prendendosi oggi la quindicesima. Si prende la medaglia d’argento la finlandese Krista Parmakoski, bronzo per una ancora ottima Stina Nilsson per la Svezia che brucia sul finale la Oestberg.

La terza e quarta discesa di Bob a 4 decisive per l’assegnazione delle medaglie, per la Germania si sono rivelate un autentico trionfo. Medaglia d’oro per l’equipaggio di Francesco Frederich che bissa il successo nel bob a 2 oggi andando a precedere l’altro team teutonico capitanato da Nico Walther che vince la medaglia d’argento con la Corea del Sud ex-aequo.

 Trionfo storico quello della nazionale femminile svedese di Curling la quale, battendo le padrone di casa della Corea del Sud nella finale, vince un oro incredibile con un punteggio di 8-3 che non lascia spazio a commenti alcuni nonostante una partenza migliore da parte delle asiatiche che poi han dovuto arrendersi ad una supremazia di gioco notevole da parte delle scandinave. La medaglia di bronzo va al Giappone che completa un podio per 2/3 asiatico dopo aver battuto per 5-3 le britanniche in un match molto più equilibrato.
Infine, si conclude la spiegazione dell’ultima giornata di competizioni a PyeongChang con la bellissima finale di Hockey su ghiaccio maschile che ha visto il trionfo della squadra russa battente bandiera neutrale su una Germania che, ad un minuto scarso dalla fine del terzo tempo e della partit,a aveva accarezzato il sogno dell’oro poi spentosi dopo il pari degli avversari con Gusev che ha portato il confronto al supplementare, poi vinto al primo powerplay con Kaprizov per il 4-3 definitivo. Quindi niente secondo miracle nella storia olimpica dopo quello statunitense di Lake Placid del lontano 1980. Medaglia di bronzo a un Canada deluso che comunque batte nella finalina per il terzo posto la Repubblica Ceca per 6-4.

Si concludono così le XXIII Olimpiadi Invernali di PyeongChang con un medagliere vinto dalla Norvegia che colleziona 14 ori al pari della della Germania, ma con un maggior numero di argenti, ossia quattordici, raggiungendo anche il record di medaglie complessive uno score totale di 39. Nessuno, mai, ci era riuscito.  L’Italia si piazza in dodicesima posizione con 10 medaglie complessive, portando a casa 3 ori, 2 argenti e 5 bronzi.

Grazie PyeongChang! Ci hai fatto emozionare.

PyeongChang Day 18: programmi e orario dell’ultima giornata di gare

Si chiudono questi meravigliosi giochi olimpici con le gare finali prima della cerimonia di chiusura

PyeongChang

Si chiude il sipario a PyeongChang che, domenica 25 vedrà terminare con la cerimonia di chiusura questi splendidi XXIII Giochi Invernali.

Attesissima finale per l’oro nell’hockey e soprattutto la gara distance regina tra le donne, 30km, in quel dello sci di fondo.

In tutto saranno assegnati quattro titoli con un totale di otto medaglie dal mettere al collo ai protagonisti:

Ecco gli appuntamenti in orario (Italiano) e i nostri azzurri protagonisti. La Rai coprirà il programma olimpico domani dall’01:45 alle 04:00 su Raidue, e dalle 07:40 alle 08:45 e dalle 12:55 alle 15:30 su Raisport. Il resto delle gare verranno trasmesse su Eurosport1, Eurosport 2, ed EurosportPlayer (Ricordiamo nuovamente che la visione di Eurosport sul piattaforma satellitare di Sky non prevede la programmazione olimpica). In grassetto sono contrassegnate le finali:

01:05     CURLING – Finale per l’oro (femminile): Corea del Sud – Svezia /// EurosportPlayer

01:30     PATTINAGGIO ARTISTICO – Galà di esibizione /// EurosportPlayer

01:30     BOB – Bob a 4, 3° e 4° discesa (Maschile) /// Eurosport1

(Simone Bertazzo, Simone Fontana, Francesco Costa, Lorenzo Bilotti)

05:10     HOCKEY – Finale per l’oro (maschile): OAR – Germania /// Eurosport2

07:15    SCI DI FONDO – 30km (Femminile) /// Eurosport1

(Lucia Scardoni, Elisa Brocard, Anna Comarella, Sara Pellegrini)

12.00     CERIMONIA DI CHIUSURA /// Eurosport1