Le date dello start degli sport invernali

Hirscher
Marcel Hirscher on fire

Ottobre è il mese dove si alzano i separi nel grande palcoscenico dello sport invernale.

Sport invernali che, dopo la pausa estiva, cominciano ad incanalarsi nella maniera più assoluta verso i nastri di partenza per una nuova, incredibile, ed entuasiasmante stagione agonistica di Coppa del Mondo.

Andando ad analizzare i principali, partendo dallo sci alpino, l’esordio è previsto proprio per questo mese a Sölden in terra austriaca: qui abbiamo due slalom giganti con la partenza il 27 con quello femminile e il 28 quello maschile; poi se ne riparlerà il 17 novembre con lo slalom sulla Black Levi in terra finnica.

17 novembre che sarà molto importante perché segnerà l’inizio anche per il salto con gli sci: gli uomini saranno di scena a Wisla in terra polacca sul Malinka con HS134 dove andrà di scena il team event che anticiperà la gara individuale del 18 sul trampolino lungo; donne invece che slitteranno di qualche settimana in quanto il loro esordio è previsto per giorno 30 novembre a Lillehammer in Norvegia dove andrà in scena una tre giorni sensazionale: il 30 appunto e giorno 1 dicembre due gare di fila sul trampolino normale Lysgårdsbakken HS98, mentre giorno 2 si salta sul large hill con un HS fissato a 140m

Ci vorrà ancora un pò invece anche per lo sci di fondo: lo start che vedrà l’inizio della Coppa del Mondo è per il 24 e il 25 di novembre a Kusaamo in Finlandia: il primo giorno ci saranno le gare sprint sia al maschile e al femminile, invece il secondo andranno di scena le prime competizione endurance rispettivamente con la 15 e la 10km a tecnica classica.

Stessi ed identici giorni (24 e 25) e stesso identico luogo (Kusaamo)dello sci di fondo che verranno utilizzati anche dalla combinata nordica: il salto verrà posto in essere sul Rukanturi (LH HS142), mentre per la gara sugli sci nel primo giorno prevista la gara individuale con una 10km, mentre nel secondo gara a squadra con una 4x5km.

Infine di scena il Biathlon che sarà il più distante di tutti ad iniziare con, le luci della ribalta che si accenderanno a Pokljuka in terra slovena in quel di dicembre: le prime gare che si svolgeranno saranno quelle individuali con giorno 5 quella maschile e il 6 quella femminile, le gare sprint il 7 e l’8 con prima gli uomini e poi le donne, mentre il 9 e il 10 sempre nello stesso ordine di genere le gare ad inseguimento.

Il tempo sta per finire per quanto concerne l’attesa, il countdown per la magia sul bianco è assolutamente iniziato per cominciare e ritornare a sognare, tutti insieme.

Ti aspettiamo prima che cada la neve, grande Michela

Nella scorsa stagione Michela Moioli si mise in testa una ricetta difficile da realizzare ma assolutamente alla portata di un talento come il suo, ossia mescolare il suo talento a una magia fuori dal comune per agguantare le vette sportive più importanti del pianeta: il risultato è stato presto fatto, ed è stato un piatto che ha presentato nel suo interno la trasformazione splendidi sogni in concretissime realtà.

La Regina dello snowboard cross, oltre a conquistare una pazzesca medaglia d’oro olimpica ai XXIII Giochi Olimpici di PyeongChang, si è portata a casa anche la sfera di cristallo cross a coronamento di una stagione meravigliosa affrontata con enorme sagacia e sfrontatezza raccogliendo i frutti di un duro, durissimo lavoro.

La Moioli, atleta dell’Esercito Italiano, è un talento incredibile che ha saputo negli anni passati tener botta anche alla sfortuna che l’ha contraddistinta troppo spesso e volentieri come quella del 2014 in occasione della finale alle Olimpiadi di Sochi dove una caduta le procurò la rottura del legamento crociato.

Fatica, riabilitazione, ma tanta speranza e voglia di andarsi a prendere ciò che era sicura di ottenere; e come le grandi atleti della storia ha lottato e ha lavorato sodo per arrivare a prestigiosi traguardi che ora le rendono una delle donne più importanti del panorama sportivo sotto il vessillo tricolore; Michela sa come lottare, sa come non arrendersi, sa benissimo cosa voglia dire il sacrificio con la consapevolezza dei propri mezzi dell’affrontare un duro lavoro gettando il cuore oltre l’ostacolo della sfortuna che, spesso, ci mette uno zampino non riuscendo nella maniera più assoluta ad interrompere un percorso netto non solo vincente ma di spirito positivo.

Spesso gli stop fanno parte del gioco, e alle volte conseguono dei seccanti ma necessari stop per ripartire al meglio e riuscire a ripercorrere le orme del successo calcate nel recente passato; Michela Moioli si è sottoposta ad un intervento chirurgico in sede di artroscopia nella giornata di ieri per la pulizia del ginocchio sinistro dove l’atleta bergamasca soffriva di una cisti parameniscale e un piccolo frammento del menisco: il responso è di un mese di stop della attività agonistiche per il decorso post-operatorio per poi riprendere l’attività di preparazione in vista della stagione 2018/19.

Ricordiamo che la prima gara di snowboard cross in ottica Coppa del Mondo vedrà lo start il 15 dicembre a Montafon in terra austriaca, quindi la bella Michela avrà tutto il tempo per riposarsi dal “tagliando al ginocchio” come ironicamente ha commentato lei, per poi presentarsi ai nastri di partenza nel migliore dei modi per cercare di confermare una stagione passata assolutamente eccezionale quest’anno, con l’aggiunta, dei Campionati del Mondo che si svolgeranno a Park City nello Utah, U.S.A., nei primi giorni di febbraio.

Le sue recenti parole sono state: “tornerò prima che inizi a nevicare“; non ne abbiamo dubbi Michela, perché essa stessa non potrà di certo venir giù senza godersi la bellezza di una delle campionesse più incredibili che l’hanno omaggiata nella maniera più speciale possibile, quella del talento mescolata alla magia.

Gli specialisti del tecnico azzurro terminano il raduno

Ottobre è arrivato, e questo mese porterà con sé anche l’esordio della Coppa del Mondo con lo slalom gigante di Sölden il 27 e il 28.

Entra nel vivo quindi la stagione sciistica maschile soprattutto per i nostri azzurri chiamati ad una nuova esaltante edizione della competizione intercontinentale.

I nostri slalomisti han praticamente, come si evince dal sito della federazione, terminato il raduno in terra francese in quel di Amneville  con Fabian Bacher, Stefano Gross, Giuliano Razzoli e Riccardo Tonetti che han lavorato estremamente bene per trovare la migliore condizione possibile per lo start delle gare. Unica nota stonata riguarda il nostro grande Manfred Moelgg che ha dovuto anzitempo terminare gli allenamenti per un fastidio all’adduttore di cui nello specifico, sperando non si tratti di nulla di grave, se ne saprà di più fra qualche giorno.

Non solo slalom ma anche gigante: rimanendo sul tecnico, qui novità abbastanza interessanti per il gruppo azzurro composto da  Giulio Bosca, Luca De Aliprandini, Alex Hofer e Roberto Nani che trascorrerà tre giorni in Austria nella splendida cornice di Hintertux agli ordini dei nostri tecnici dopo essere stati sullo Stelvio senza svolgere grandi allenamenti a causa delle condizioni non ottimali delle piste.

Il tempo allo start è sempre meno e il countdown è partito, gli allenamenti continuano ad accelerarsi e i nostri azzurri saranno pronti a regalarci sicuramente ancora nuove grandi emozioni. 

Il buio è alle spalle: bentornata Francesca Marsaglia

Ci sono dei momenti nella vita in cui spesso lo scoramento derivante da cattive vicissitudini come gli infortuni spesso frequenti nello sport e in particolare lo sci alpino, vada a prevalere su ogni cosa in quanto elemento rallentante in merito al tempo che passa mettendo molteplici nubi davanti ad ogni singolo raggio di sole.

Stop veloce, risalita lenta; tante volte abbiamo sentito questa frase come leit-motiv di momenti negativi nella vita di un atleta e nello specifico di uno sciatore; ma oltre alle normali cure riabilitative c’è una medicina molto importante che aumenta il processo di guarigione, ed è senza dubbio la voglia di non mollare mai e di farcela al di là di ogni cosa tenendo duro ed intravedendo la strada del positivo anche nel momento più complicato per continuare ad inseguire i propri sogni e la propria passione: fattore di frequenza fissa in casa di Francesca Marsaglia.

La nostra splendida 28enne azzurra nativa di Roma, nell’ultimo periodo ha dovuto combattere una sfortuna senza precedenti: un anno e mezzo di stop tra operazioni varie e cure riabilitative mirate a rimetterla nelle migliori condizioni possibili per se stessa in primis e per farle proseguire la propria attività agonistica, ma il peggio è davvero passato.

Dopo tanto tempo, adesso per Francesca Marsaglia non è più tempo di guardarsi dietro perché i sacrifici hanno fatto davvero la differenza: la nostra velocista infatti è ritornata dopo tantissimo tempo sugli sci e ha iniziato la sua preparazione ad Ushaia in Sudamerica assieme alle sue compagne di squadra. La fine di un calvario per la bella Francesca che va a sancire l’ennesima dimostrazione che, se lotti e tieni duro, puoi rivedere sempre la luce del sole.

La cosa che colpisce di questa meravigliosa ragazza è una positività contagiosa che ha colpito praticamente tutti: naturalmente i momenti negativi in vicende come queste ci sono e ci saranno sempre, ma in lei non è mai mancato né il sorriso né la certezza di ripartire al più presto terminato il tempo rieducativo, come hanno testimoniato spesso i suoi post sui social network dove è sempre stata presente la sua voglia di ritornare alla grande passione sugli sci.

La velocista azzurra è apparsa in ottime condizioni fisiche e mentali e dalle sue interviste si è notato tutta la concentrazione per potersi presentare al meglio agli appuntamenti di Coppa del Mondo: difficile capire se si presenterà al cancellato di partenza in occasione del gigante di Sölden previsto per questo mese, naturalmente con tutto il suo staff si prenderanno le decisioni migliori, quel che è certo a prescindere se l’esordio sarà rimandato o meno, è che finalmente le nevi internazionali e il nostro gruppo azzurro hanno ufficialmente riabbracciato una ragazza che con tenacia e mordente cerca ogni giorno sempre di più di migliorarsi sugli sci per scrivere nuove pagine di storia per sé stessa e per i colori che indossa.

Il buio finalmente è alle spalle, ora puoi splendere quei raggi di sole come sei solita fare: bentornata Francesca.

Back in the future: Ilka Stuhec

Se tornassimo indietro di più di un anno, il 2017 nello specifico, bisognerebbe dividere lo stesso per Ilka Stuhec in due sfaccettature: una paradisiaca e l’altra infernale.

La classe 1990 nativa di Slovenj Gradec, una città della Slovenia con poco meno di 17mila abitanti situata lungo la valle della Mislinja, ai piedi dei monti Pohorje, aveva dato vita a un qualcosa di assolutamente straordinario: la Coppa del Mondo era quella della stagione 2016/17 e, allo start della stessa, la Stuhec aveva totalizzato nel circuito internazionale uno score di zero vittorie pur lasciando intravedere un talento straordinario.

La preparazione effettuata nell’estate del 2016 è stata pressoché la perfezione che le aveva consentito di tramutare in solidissime realtà tutte le aspettative che si erano da anni riversate su questo praticamente fenomeno dello sci femminile: una sfilza di 7 vittorie iniziate il 2 dicembre del 2016 in discesa a Lake Louise culminate alla fine della stagione con la conquista delle due sfere di cristallo di specialità rispettivamente in discesa libera e combinata alpina inchinandosi in sede generale solo a sua maestà Shiffrin chiudendo seconda, e in mezzo un pazzesco oro ai Campionati del Mondo di St. Moritz sempre nella discesa, sua specialità come si può ben intuire, favorita.

Per Ilka Stuhec si era praticamente aperta una nuova fase della sua carriera dove aveva cominciato a raccogliere, assolutamente in via pesante, molti frutti della sua semina che dati alla mano è stata assolutamente fruttuosa, inserendosi prepotentemente tra le migliori discesiste sulla faccia della terra insidiando le terre di conquista di Vonn e di Goggia.

Purtroppo, però, lo sci alpino e tutto lo sci in generale è uno sport altamente imprevedibile che può portarti su un’altalena di emozioni pazzesca spesso, minando le tue certezze e riportarti al punto di partenza come se stessi giocando ad un semplice Monopoli: se la prima parte dell’annata è stata sublime, la seconda, dove tutti si aspettavano la continuità più totale anche nell’anno olimpico, tutto è venuto meno in quel maledetto 22 ottobre dello scorso anno a Pitzal in Austria in allenamento, quando proprio alle porte della nuova stagione una caduta rovinosa le ha procurato la rottura del legamento crociato del ginocchio sinistro che ha significato per lei lo stop alle gare e l’addio al pensiero di una stagione ad alto livello.

Ilka Stuhec però è un’atleta oltre ad esser forte tecnicamente, ha una solidità mentale senza precedenti capace di resettare nei momenti più complicati gli aspetti negativi per ripartire subito con positività e determinazione cercando di riagguantare quelle sensazioni e quelle posizione arpionate nel recente passato: rieducazione, forza, e mordente han fatto la differenza in un anno praticamente passato in palestra e in fisioterapia migliorando giorno dopo giorno per farsi trovare pronte in quest’anno che verrà con un nuovo appuntamento iridato tra le altre cose.

E già i primi frutti cominciano a vedersi considerando che il 12 di questo mese a primo colpo ha subito timbrato il cartellino all’interno del palazzo della vittoria in quel di El Colorado all’interno della SAC-South American Cup categoria Super-G, a dimostrazione dell’intatto valore dell’atleta che ha lavorato sodo per riconquistarsi i posti e la dimensione in cui merita assolutamente di situare.

La concorrenza non mancherà, e tantissime atlete sono migliorate soprattutto dal punto di vista tecnico, ma il fenomeno sloveno non si farà attendere e seppur magari ci voglia il normale di riabituarsi alle nevi di tutto il mondo, la bella slovena scenderà per dare battaglia più che mai come in quel pazzesco 2017 sempre con quel sorriso contagioso sul suo viso.

Bentornata Ilka.

Il ritorno di Federica Brignone sulla neve

Brignone

In quel dello scorso agosto l’avevamo lasciata in compagnia di due stampelle dopo una caduta sullo Zermatt durante una sessione di allenamento che le aveva procurato uno stiramento al legamento collaterale laterale senza però causarne, fortunatamente, la rottura.

Una bella paura per la bella Federica che aveva temuto già sin da subito per il peggio considerando la fragilità che, questo sport, causa alle articolazioni; la diagnosi più rassicurante poi ha fatto tirare a lei e tutti coloro che la sostengono un grandissimo sospiro di sollievo.

Riposo, rieducazione, e risalita sugli sci: già, perché da qualche giorno la Brignone è tornata finalmente ad allenarsi sulla splendida cornice dello Stelvio con il sorriso che ha sempre contraddistinto e la positività che, anno dopo anno, l’ha sempre spinta assieme alla sua forza e alla sua tecnica verso traguardi sempre più prestigiosi, vista la medaglia forgiata di bronzo in sede olimpica ottenuta a PyeongChang.

La stagione è alle porte, e il gigante di Sölden è sempre più vicino, da vedere però se Federica sarà al via allo start ufficiale della nuova stagione: tutto starà nelle condizioni dell’azzurra e se sentirà al 100% il suo ginocchio abile ed arruolatile; la stagione è molto lunga e gli impegni (Considerando anche i campionati del mondo) di certo non mancheranno, forzare non serve a nulla per cui se l’esordio dovesse slittare alle gare successive come quella di Killington in sede di gigante del 24 novembre non sarebbe di certo un dramma, anzi, darebbe alla stessa la possibilità di arrivare più fresca e soprattutto più determinata. Le qualità non mancano e il tempo a disposizione è sempre molto ampio.

Da Blow, famoso e bellissimo film di Depp con Penelope Cruz, concludiamo questo articolo con una citazione proveniente da quella proiezione cinematografica, che possa essere d’auspicio per la splendida atleta azzurra cui rivolgiamo, un grandissimo in bocca al lupo:

che tu possa avere sempre il vento in poppa, e che il sole ti risplenda in viso… E che il vento del destino possa portarti in alto, a danzare con le stelle.

Combinata Nordica: ancora buonissimi segnali da Raffaele Buzzi

La vittoria va all’austriaco Seidl, ma l’Italia dimostra ancora una volta di esserci in vista della nuova stagione

Nella scorsa settimana ci siamo occupati interamente di quello che è stato il contesto dello sci alpino in vista della nuova stagione che vedrà il suo start, come oramai sappiamo, a fine ottobre col gigante di Sölden: tuttavia, iniziamo questa invece parlando di combinata nordica dove, nella giornata di ieri, abbiamo avuto degli ottimi segnali da parte dell’Italia in ottica presente e futura.

Italia che con Raffaele Buzzi ha fatto vedere delle buonissime cose che lasciano ben sperare in prospettiva: vero, l’esordio generale di Kuusamo in Finlandia per la Coppa del Mondo è ancora ben lontano considerando che stiamo parlando del via previsto il 24 novembre, ma i segnali sono già abbastanza positivi visti i risultati ottenuti sin qui.

Nella gara di ieri, valida per l’ultima gara realizzata a Planica per il Gran Prix, fa doppietta l’austriaco Mario Seidl che pone in essere un back-to-back (Utilizzando un termine prevalentemente cestistico soprattutto made in U.S.A.) totalizzando due vittorie in due gare chiudendo davanti a Bjørnstad per la Norvegia e a Shimuzu per il Giappone; in classifica generale di questo GP lo stesso Seidl vince la competizione guadagnandosi il primo posto assoluto mettendosi alle spalle Herola in piazza d’onore per i finnici, e l’austriaco Fritz che chiude il podio finale in terza posizione.

Ma al netto di tutto questo recap generale, come detto, c’è una bella soddisfazione per i colori azzurri: l’italia con Raffaele Buzzi mantiene il pettorale del Best Skier Trophy, ossia la classifica facente riferimento al miglior punteggio nella frazione sugli skiroll dove, il classe 1995 nativo di Tolmezzo in provincia di Udine, si è dimostrato abbastanza già in forma; la gara la concluderà in diciassettesima piazza.

Buzzi è un grandissimo talento, ancora molto giovane, che con gli anni ha saputo migliorare anno dopo anno e sta continuando a gettare le basi per cercare di arpionare i migliori risultati giocandosela con atleti estremamente importanti: certo, c’è ancora molto da fare, ma la serietà e la meticolosità nell’ambito del suo lavoro nostro combinatista è nota e siamo certi che i risultati non potranno che migliorare in progressione.

Nell’ambito della gara, buona prestazione di Kostner, mentre chiudono invece fuori dai primi trenta posti Lukas Runggaldier e Parolari rispettivamente 31mo e 39mo. Pittin in senso generale è il migliore degli azzurri che chiude alla casella numero 21.

South American Cup: tanta Italia nello slalom di Cerro Castor

Italia

C’è tanta, tantissimi Italia nelle prime 10 posizioni dello slalom gigante effettuatosi nel corso della South American Cup di scena in quel di Cerro Castor in terra argentina.

C’è l’Italia perché seppur la gara sia andata al russo classe 1993 Pavel Trikhichev, il nostro Alex Vinatzer è stato il primo degli italiani andando a  chiudere in seconda posizione staccato di 0.34 dalla vetta della classifica andando a denotare un ottimo stato di forma in vista della prossima stagione che, nel mese che verrà, vedrà tagliati i suoi nastri di partenza; chiude terzo il francese Falgoux.

Le buone notizie non si fermano qui, perché andando a scorgere la classifica troviamo Simon Maurberger e Simone Borsotti rispettivamente quarto e quinto in graduatoria che concludono le loro gara sfiorando il podio terminando ai piedi dello stesso.

Da segnalare Nani e Liberatore ottavo e nono che concludono una gara audace facendo terminare così una gara memorabile per gli azzurri che piazzano 5 atleti nei primi 10 per quel che concerne il nostro tricolore; buonissima gara anche per il giovane Hannes Zingerle classe 1995 che chiude appena fuori dalla top ten, in dodicesima posizione.

Se il buongiorno si vede dal mattino, allora il sole porta i colori per l’Italia, ampiamente portati in alto dai nostri azzurri che cominciano seriamente a scaldare i motori in ottica futuro prossimo con l’auspicio che, il bianco, il rosso, e il verde possano essere dominanti e ancora più splendenti nelle competizioni più importanti come il contesto mondiale e quello europeo.

La tenacia e la forza di volontà: le armi di Peter Fill

Peter Fill
Peter Fill

Ci sono degli atleti i quali, nonostante riescano nel corso del tempo ad inanellare dei risultati incredibili e prestigiosi, non meritano a differenza di altri le luci della ribalta che meriterebbero.

Peter Fill, indubbiamente è uno di questi atleti che le luci dovrebbe averle sempre e comunque in viso per tutto ciò che ha fatto e che continua a regalare soprattutto ai nostri colori.

Oramai grande veterano della nostra pattuglia azzurra di sci alpino, specializzato nelle discipline veloci (Super-G e discesa libera), Peter ha saputo coniugare la sua tecnica ad una grande forza di volontà non sottraendosi mai al confronti di atleti magari nettamente più forti, e tutto questo lo ha premiato consentendogli di togliersi innumerevoli soddisfazioni.

Negli ultimi anni, in quel del maschile per quel che concerne i nostri colori tinti di azzurro, è stato lo sciatore alpino più vincente di tutti: il 35enne nativo di Bressanone infatti è stato in grado di conquistare due Coppe del Mondo di discesa in via consecutiva, nel 2016 e nel 2017, e una di combinata alpina lo scorso anno nel 2018.

Peter inoltre non si è fermato qui, perché il suo curriculum oltre a 22 podi e 3 vittorie in Coppa del Mondo, si è spinto ancora oltre e nel recente passato ha dato grande lustro alla velocità italiana anche a livello mondiale: infatti, ai Campionati del Mondo, nel 2009 ha portato a casa uno splendido argento in supergigante a Val-d’Isere e un bronzo in supercombinata a Garmisch nel 2011.

La classe e la sua forza la si erano già notate a livello juniores quando vinse il titolo iridato nel 2002 in terra friulana in quel di Tarvisio quando fece vedere al mondo che una nuova stella si stesse per affacciare sul panorama internazionale: come si è avuto modo di vedere in questi anni le premesse erano tutte giuste perché se coordini una grande forza fisica ad una mentalità sempre volta all’evoluzione e alla vittoria la ricetta non può che essere vincente.

Facente parte del prestigioso gruppo sportivo dell’Arma dei Carabinieri, Peter non si è fatto attendere mai e pensate che, in ottica italiano, dopo il ritiro del grande Alberto Tomba fu il primo italiano dopo il fuoriclasse di San Lazzaro di Savena a riprendere la testa della classifica generale della Coppa del Mondo, cosa non da poco considerando l’eredità pesante che aveva lasciato il nostro Alberto sulle sci internazionali.

Peter meriterebbe senza dubbio alcuno di essere menzionato molto più spesso nelle cronache sportive nostrane non soltanto per i risultati ottenuti ma anche per l’esempio e la signorilità davvero rare nel corso dello sport e propria di un ragazzo d’oro come lui sempre disponibile e con il sorriso sulla faccia con amici, colleghi, ed addetti ai lavori.

I grandi sacrifici ottemperati in questi anni hanno dato successi notevoli che per la serietà che ha posto in essere in tutto questo tempo son anche riduttivi in quanto avrebbe meritato certamente molto di più, ma le gioie che ha regalato a sé stesso e a gli altri son già storia, e la passione che lo ha spinto sempre più lontano è stata la chiave di volta per la sua infinita carriera la quale, ci auspichiamo tutti da tifosi italiani, possa continuare sempre più lontano verso nuovi successi già a partire da questa fantastica stagione che è alle porte e che, indiscutibilmente, non vediamo l’ora di poterla ammirare attraverso le stelle del circo bianco più lucenti e di cui, Peter senza dubbio, è parte integrante di questo splendido firmamento che anche lui ha contribuito in larga scala a rendere sempre più lucente.

La campionessa silenziosa: Wendy Holdener

Ci sono quelle atlete che ti prendono e ti incantano grazie e soprattutto alla loro concretezza e serietà che dimostrano giorno dopo giorno nell’ambito della loro attività lavorativa nel settore specifico sportivo.

Uno dei casi cui si può applicare la disciplina in esame, è senza ombra quello di Wendy Holdener.

Wendy Holdener ha fatto della sua concretezza associata al silenzio che continua a correre sulla lunga autostrada che porta al successo; questa atleta svizzera,  classe 1993 nata a Unteriberg un piccolo comune di più di 2000 anima nel Canton Svitto, ha continuato a migliorare anno dopo dopo anno senza fermarsi mai con la netta convinzione che il tempo potesse essere il suo migliore alleato per continuare una crescita importante sia dal punto di vista fisico che tecnico in via esponenziale; inutile dire che aveva semplicemente ragione.

Mano a mano che gli anni son passati ha raccolto tutto ciò che, con estremo sacrificio ha seminato duramente innestandosi tra le migliori sciatrici attualmente presenti sulla faccia della terra. Wendy è attualmente, e non ci sono discussioni che possano tenere in merito a questa, indiscutibilmente la più forte combinatista del pianeta.

Gli ultimi tre anni per lei sono stati molto molto importanti, perché han sancito uno spartiacque rilevante per la sua carriera sancendo davvero l’ingresso nell’élite dello sci a livello internazionale: agli ultimi mondiali a St. Moritz un oro e un argento rispettivamente in combinata e in slalom speciale, ma soprattutto il 2018 ha rappresentato la svolta definitivo con 3 medaglie olimpiche tra cui quella d’oro nella gara a squadre e un argento in slalom più il bronzo nella sua combinata cui va a aggiunta anche la coppa di specialità di combinata numero due dopo quella conquistata nel 2016 nel circuito della Coppa del Mondo dove conta 3 vittorie e 24 podi e, dove nell’ultima edizione, si è inchinata nel contesto generale solo ed esclusivamente davanti a sua maestà Mikaela Shiffrin.

Dei numeri importanti che testimoniano la crescita e l’importanza tecnica dell’elvetica: una ragazza che riesce a mantecare una scorrevolezza notevole sulla superficie tecnica ad una buonissima coordinazione sugli sci durante l’ambito veloce che le consentono di primeggiare in questa disciplina di due manche differenti che tanti vorrebbero sopprimere a favore del parallelo ma che è indispensabile per capire quali siano le atlete e gli atleti in grado di poter primeggiare in entrambi gli ambiti dello sci alpino; togliere il tutto, sarebbe un gravissimo errore.

La stagione che verrà porta in dote grandi aspettative per la bella Wendy che mira a qualcosa di molto importante anche in ottica iridata andando, come normale che sia, focalizzando l’obiettivo su una Coppa del Mondo con delle avversarie di enorme rispetto cercando di migliorare il secondo posto dell’ultima edizione nella non facile sfida alla statunitense.

Il silenzio è il suo alleato assieme a una dedizione maniacale che, ne siamo certi, andranno a fare un rumore sempre più assordante attraverso le gesta di questa fantastica atleta.