L’importanza di chiamarsi Marcel Hirscher

La grandezza di un campione

Hirscher
Marcel Hirscher on fire

Quando parlo di Marcel Hirscher mi vengono in mente soprattutto tre parole che poi, sostanzialmente, diventano tre qualità in termini assoluti: grandezza, essenzialità, e silenzio.

Quando prendi ciascuna di esse e le metti dentro un “calderone” alla stessa stregua di un grande chef in cucina nell’utilizzo dei suoi migliori ingredienti a disposizione per creare un notevole piatto, avverti immediatamente (Nonostante l’ultima, etimologicamente parlando, faccia riferimento a un esatto contrario) la sensazione di un grande rumore, di un immenso profumo, ossia elementi che portano alla realizzazione di uno straordinario Campione.

Se si prendono singolarmente ciascune di queste tre qualità, non si può far altro che volgere il pensiero alla sciata di questo ragazzo austriaco di 28 primavere nativo di Annaberg Lungötz, un comune di poco più duemila anime situato nel distretto Halleim in quel del Salisburghese specializzato nelle discipline tecniche nello Sci Alpino, aggiungendolo alla stessa stregua dei più grandi campioni sportivi di ogni tempo relegandolo a gesti incredibili come quelli di Federer nel tennis, di Pelé nel calcio, di Jordan nel basket e via dicendo ossia, tutti soggetti che han fatto della loro professione il marchio di fabbrica dell’andare oltre ogni limite. Tutti i soggetti che han raggiunto la caratura dell’eccellenza di base: d’altronde, la menzione stessa affidata al Michael Joffrey più famoso del globo terrestre non è per niente casuale visto che lui stesso disse una delle frasi più mainstream della storia ossia, “che i limiti come le paure spesso sono soltanto un’illusione…

La grandezza di Hirscher la ritrovi subito al cancelletto di partenza: quando vedi immediatamente che quei limiti suindicati, per lui, davvero non hanno modo di esistere: può detenere anche 2 secondi di vantaggio dalla prima manche sul secondo che chiunque proverebbe a gestire scendendo conservativamente, ma chiunque non è lui. Marcel fa la prova rischiando come se il vantaggio fosse sempre minimo assumendosi rischi assurdi, alle volte arrivando a un soffio da una caduta o da una inforcata, ma poi al al traguardo, anche nei casi più estremi, il suo cognome è abbonato quasi alla numerologia dell’uno (Ciò che ha fatto di recedente ad Adelboden è ancora sotto gli occhi di tutti).

L’essenzialità la trovi in lui nel suo non risparmiarsi mai, nella regalità delle sue movenze, nell’eleganza racchiusa dentro la sua forza e la sua determinazione soprattutto sul ripido dove con i suoi sci riesce a fare una velocità che davvero nessuno riesce nemmeno ad eguagliare. Ha in particolare la capacità di rendere il gesto più complicato estremamente semplice anche grazie a una rotondità notevole nella scelta dei movimenti, in un equilibrio solidissimo, e nella certezza delle sue immense qualità tecniche e fisiche. Un lavoro impeccabile e certosino volto a raggiungere sempre il massimo possibile, cosa che riesce solo ai grandi.

Infine il silenzio. E’ uno di quei sportivi che adoro perché non fa parlare mai di sé al di là dei fatti. Nessuna spocchia, nessuna presunzione, nessuna irriverenza. Un Signore (E la S maiuscola non è frutto di errore) dentro e fuori delle piste concernenti il suo lavoro. Un personaggio carismatico e silenzioso che fa dedicare il suo urlo più grande ai suoi gesti tecnici che negli ultimi 7 anni hanno incanto il mondo degli sport bianchi e anche quello in generale. Hirscher è fortemente stimato da tutti i suoi colleghi, anche i più agguerriti suoi avversari come Neureuther, come lo stesso Kristoffersen che, seppur più focoso caratterialmente, non ha mai fatto venir meno parole di stima per il 6 volte vincitore della Coppa del Mondo, come Ligety, come tanti altri. Come praticamente tutti i quali, non han potuto far altro che inchinarsi alla sua grande umiltà anche davanti al gesto più immenso. E la pinacoteca sua personale, in tal senso, è ampia. Già, perché parliamo certamente di arte oltre lo sport.

Perché se fai bene il tuo lavoro, e hai incarnato lo sport come un esempio per te e per tutti coloro che ti seguono e ti ammirano, e sei sempre vicino a chi ti ama, allora hai messo al collo le due medaglie più importanti che possano esistere nella vita: quelle del rispetto e dell’immensa dignità.

Non mi soffermerò a menzionare il suo Curriculum Vitae, sarebbe una perdita di tempo e risulterebbe anche offensivo nei suoi confronti considerando la grandezza oramai acquisita anche alla luce dei prossimi Giochi Olimpici che potrebbero relegarlo al trono assoluto di Re dei Re accanto a un certo Ingemar Stenmark, unica cosa che mancano alla sua ricca bacheca; parlano già per lui 6 titoli mondiali e 6 coppe del mondo di fila.

Si può soltanto decantare la grandezza e la bellezza di quest’atleta che sono andati di pari passo con la sua progressione e la sua classe che ha impresso sulle nevi più importanti del mondo dove lui,  con i suoi sci ai piedi, è stato in grado di mettere le firme più autorevoli come se riuscisse ogni volta a far fermare il tempo con estrema naturalezza.

Nietzsche una volta disse che “un giorno dovrai fare qualcosa di grande: ma per questo devi prima diventare tu stesso qualcosa di grande.”

Niente di più attuale nel tema in questione.

Semplicemente, Marcel Hirscher.

 

Discesa libera femminile: a Garmisch acuto di Lindsey Vonn! Seconda Sofia Goggia

La statunitense trionfa in Discesa Libera

Il trionfo di Lindsey Vonn
Lindsey Vonn

 

Ancora Lindsey Vonn in discesa libera.

Con una prova a dir poco magistrale la campionessa statunitense trionfa a Garmisch-Partenkirchen e conquista la vittoria numero 80 in Coppa del Mondo e adesso il record di Ingemar Stenmark è posto a -6.

Con la solita determinazione e forza la nativa di Saint Paul è riuscita a fare una rimonta nella parte finale di gara e a precedere la nostra ottima Sofia Goggia di soli due centesimi di distacco nel penultimo appuntamento di discesa libera prima dei Giochi Olimpici coreani.

La finanziera bergamasca all’uscita dal cancelletto è uscita col piglio giusto conducendo una gara solidissima sciando con la solita aggressività ma sciando pulita al punto giusto e conquistando un podio che rafforza la sua leadership nella classifica di specialità anche se, adesso, la stessa Vonn si pone in seconda posizione a -43 da Sofia.

Completa il podio a 13 centesimi un’ottima Cornelia Hutter che ribadisce il suo ottimo stato di forma e si candida ad essere una delle protagoniste a PyeongChang nelle discipline veloci.

A seguire e a completare la top ten si classificano dal quarto posto in poi Johnson, Veith, Gut, Weirather (Queste ultime due un pò in ombra), Mowinckel, Schmidhofer, e decima la nostra Nadia Fanchini. Delusione invece per Victoria Rebensburg che si classifica undicesima.

Per le altre italiane si segnala 14ma. la Schnarf, 24ma. Delago, e 27ma. Stuffer.

Da segnalare una bruttissima caduta occorsa alla statunitense Jacqueline Wiles che nel tentativo di rimanere in gara ha perso l’equilibrio ed ha effettuato una bruttissima caduta che non lascia presagire nulla di buono per quanto riguarda le condizioni delle ginocchia visto che poi la stessa è stata portata in barella al centro medico tedesco.

Antidoping: il Tas di Losanna scagiona 28 atleti russi

Restituite anche le medaglie di Sochi

Antidoping: insufficienza di prove per 28 atleti russi.

Con questa pronuncia il TAS di Losanna ha riabilitato la posizione degli stessi che erano stati squalificati dalla commissione disciplinare del CIO per violazione del codice antidoping.

In codesta maniera sono state restituite anche 9 medaglie olimpiche conquistate durante lo svolgimento degli ultimi Giochi Olimpici effettuati in quel di Sochi nel 2014. Occorre precisare che lo stesso Tribunale Arbitrale dello Sport ha voluto fermamente sottolineare che il suo giudizio è volta a riguardare vicissitudini prettamente di caratura personale e non un sistema di natura statale.

Gli stessi atleti, però non figurano nonostante gli auspici del Cremlino alla spedizione di PyeongChang che vedrà il suo start il 9 di questo mese ergo, nella composizione numerica e nominativa degli atleti in partenza (Ricordiamo che gli atleti russi ammessi andranno a gareggiare sotto bandiera naturale) ai Giochi Olimpici che stanno per avvenire.

Per quanto concerne il resto dei ricorsi, rimangono 11 squalifiche pronunciate precedentemente (Le discipline coinvolte sono bob, sci di fondo, ed hockey su ghiaccio) mentre sono in attesa di giudizio 3 biathlete con conseguente decisione sull’assegnazione per le medaglie d’argento in quel dello sprint e della staffetta.

Comincia quindi a delinearsi maggiormente (E a diradarsi) dopo mesi di polemiche ed accuse una delle vicende più incredibili della storia dello sport sempre, se di sport ancora con tutti questi polveroni, si possa ancora parlare.

 

#AgendaSki: Gli appuntamenti invernali del weekend e le ultime news di Coppa del Mondo

 

Nonostante gli occhi e le attese ora più che mai siano puntati sulle Olimpiadi invernali in scena a PyeongChang il prossimo 9 febbraio, le attività di Coppa del Mondo non si fermano qui e ci presentano tra sabato e domenica un ricco menu con delle gare tutt’altro che dall’esito scontato in Sci Alpino, Combinata Nordica, Snowboard, e Salto con gli Sci.

Notizia di poco fa intanto è che è stata cancellata per condizioni meteorologiche avverse in quel di Garmisch-Partenkirchen la prima prova cronometrata di discesa libera femminile rimandando il tutto alla giornata di domani in occasione della prova numero 2. Con la speranza che il tempo sia migliore, ecco gli orari televisivamente parlando coperti delle gare di sabato e domenica:

SABATO 03/02:

ore 10:00 Discesa Libera Femminile (Garmisch-Partenkirchen) (1°M)           Diretta Raisport & Eurosport1

ore 12:00 Combinata Nordica (Hakuba)                                                                Diretta Raisport & Eurosport1

ore 12:30 Discesa Libera Femminile (Garmisch-Partenkirchen) (2°M)                Diretta Raisport & Eurosport1

ore 16:00 Salto con gli Sci maschile (Willingen HS145)                                                     Diretta Raisport & Eurosport1

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DOMENICA 04/02:

ore 10:00 Salto con gli Sci maschile (Willingen HS145)                                                     Diretta Eurosport1

ore 12:00 Discesa Libera Femminile (Garmisch-Partenkirchen)                     Diretta Raisport & Eurosport1

ore 12:00 Snowboard (Feldberg)                                                                                 Diretta Eurosport2

La Bomba che dipingeva sugli sci: Alberto Tomba

Mi sono chiesto in questi giorni come potessi esordire come primo post all’interno di questo nuovo spazio cui ho dato esistenza da qualche giorno. Mi chiedevo se fosse necessario fare una presentazione, realizzare un video, mettere una semplice immagine, oppure dedicare uno scritto a qualcuno… Quest’ultima idea mi stuzzicava e ci ha messo pochissimo tempo a conquistare la pole position dei miei pensieri. L’unico dubbio era se scrivere di qualcuno o di epoca attuale oppure di qualche anno fa.

Poteva risultare abbastanza semplice nonché scontato realizzare un post sui campioni di oggi come Hirscher, come Svindal, come la Vonn, la Shiffrin e via discorrendo se parliamo di Sci Alpino oppure, magari, di Kamil Stoch se andiamo a menzionare uno dei più grandi saltatori sugli sci del mondo oltre che della storia, visto che qui vorrò parlare prevalentemente di sport invernali, però però… Ho pensato che come ogni prima volta che si rispetti per renderla speciale occorreva dare un tocco di magia. La stessa magia che riscopriamo all’interno degli occhi di un bambino quando si incanta a vedere qualcosa che gli piace, come è accaduto a noi milioni di volte in passato me compreso. D’altronde anche Goethe diceva che qualunque cosa sogni di intraprendere devi cominciarla perché l’audacia possiede le voci del genio, del potere, ma anche della magia… Appunto.

Da piccolo, in particolare, di essa ne trovai parecchia all’interno di una semplice visione in un tubo catodico televisivo d’annata in uno sciatore che, seppure nell’ingenuità di un ragazzino, si intuiva che avesse qualcosa di speciale rispetto a tutti gli altri.

Nella storia ci sono degli atleti i quali, nel corso del tempo e con il susseguirsi delle varie esperienze storico-reali che nello stesso si conformano, lasciano necessariamente un segno indelebile nelle memorie di tutti coloro che hanno avuto modo di apprezzarli a partire anche dalla giovane età: impossibile non negare che quando si è giovani, dei gesti particolari, diversi dal resto, assumono le stigmate della grandezza specie quando ci si trova a disquisire di materia sportiva: come quelli di un grande ragazzone che che nel periodo tra il 1986 e il 1998 ha letteralmente fatto impazzire l’Italia facendo appassionare milioni e milioni di persone allo Sci Alpino e che, agli occhi di chi vi scrive, all’epoca un piccolo ragazzino di scuola elementare aveva individuato una specie di eroe tra i paletti e le bandierine che in un tratto di pista tutta bianca aveva come il potere di far trattenere a tutti il fiato prima di una grande esplosione di gioia: non potevo quindi, non far altro che esordire qui con lui, Alberto Tomba.

Genio e sregolatezza dentro e fuori la pista, tecnica sublime contraddistinta anche da una forte spinta muscolare che lo ha portato in quegli anni magici a regalare ai nostri colori ben cinque medaglie olimpiche (2 ori in slalom gigante, a Calgary 1988 e ad Albertville 1992 e uno in slalom speciale a Calgary 1988 2 argenti in slalom speciale ad Albertville 1992 e slalom speciale a Lillehammer 1994), 4 medaglie mondiali (2 ori: slalom gigante e slalom speciale a Sierra Nevada 1996 – 2 bronzi: slalom gigante a Crans-Montana 1987; slalom speciale a Sestriere 1997), e in più è stato il vincitore della Coppa del Mondo generale nel 1995, Vincitore della Coppa del Mondo di slalom gigante nel 1988, nel 1991, nel 1992 e nel 1995, vincitore della Coppa del Mondo di slalom speciale nel 1988, nel 1992, nel 1994 e nel 1995 con il tutto condito in più da ben 88 podi comprendenti 50 vittorie (35 in slalom speciale, 15 in slalom gigante), 26 secondi posti (15 in slalom speciale, 11 in slalom gigante) e 12 terzi posti (7 in slalom speciale, 5 in slalom gigante).

Era uno di quegli atleti che dava l’impressione che, se voleva prendersi veramente una vittoria, a prescindere delle condizioni se la prendeva comunque nella stragrande maggioranza dei casi. Ti dava la sensazione di avere quella sicurezza, quella superiorità che ti contrassegna necessariamente nella stregua dei più grandi atleti di tutti i tempi nella tua disciplina (D’altronde non diventi il quarto atleta più vincente della storia in Coppa del Mondo in ambito maschile con 50 vittorie complessive con davanti solo gente come Stenmark, Maier e, di recente, il fenomeno Marcel Hirscher per nulla).

Quanto furono incredibili gli anni del 1995 e del 1996 in particolare dopo i trionfi olimpici… Indelebile il momento nella stagione 1994/95 quando, dopo venti primavere di distanza dal trionfo di Thöni, regalò ai colori azzurri la Coppa del Mondo di Sci Alpino generale (Ultimo trionfo italiano in ordine cronologico) e poi quello un anno dopo ai Campionati del Mondo di Sierra Nevada dove vinse il titolo iridato in entrambe le discipline tecniche; memorabile la grande rimonta nel trionfo in gigante. Il tricolore era tornato ancora una volta a svolazzare sovrano anche sulle grandi vette di tutta Europa, di tutto il mondo. Facendo compagnia ai trionfi della Compagnoni, della Kostner, e di tanti altri atleti che anche in quel periodo han reso onori e gioie allo sport nostrano.

Funziona proprio così: col tempo capisci che quelle cose che hai visto con gli occhi di un bambino poi, quando diventi uomo, assumono un significato nettamente più importante perché con l’andar via del tempo che passa noti che quelle imprese che oggi cerchiamo su sbiaditi video su internet abbiamo avuto il privilegio di viverle. Non sbiadiscono mai. E’ una sensazione particolare del tutto differente dal resto perché assumi la certezza di essere stato una sorta di testimone di una pagina di sport che è stata arricchita e scritta dalle gesta di un gigante.

Tanta nostalgia, soprattutto quando spesso nelle gare nostrane lo vedo premiare atlete e atleti che magari oggi provano ad imitarlo ma, al contempo, tanto orgoglio per aver vissuto di persona quegli anni seppur in verde età, che han rappresentato davvero l’eccellenza assoluta e la sensazione di aver in qualche modo per i nostri colori in questa disciplina, sigillato il tempo.

Non potevo che iniziare con te caro Alberto, che hai segnato un pezzo di storia dello sport italiano, e una bella fetta di quello generale e già per questo, rientri nella categoria degli atleti cui un Grazie, con la G maiuscola posta in via rigorosa, non sarà mai sufficiente.