La restaurazione alpina firmata da Henrik Kristoffersen

Kristoffersen
Kristoffersen in gara a Zagabria Sljeme il 5 gennaio 2017

Tra i protagonisti assoluti della seconda parte della stagione 2018/19 dello sci alpino tra Coppa del Mondo e Campionati Mondiali, senza dubbio Henrik Kristoffersen occupa una parte di assoluto rilievo in sede d’importanza fondamentale.

Il talento norvegese dopo un anno passato all’ombra di Marcel Hirscher e dopo un inizio di stagione altalenante condotta sulla stessa linea di quella passata, ha saputo trarre profitto dal suo enorme e serio lavoro e semina dopo semina ha raccolto dei frutti molto importanti nel “secondo tempo” griffato 2019 andando a ricercare e ritrovare quei sorrisi di gioia che aveva smarrito fino a qualche tempo prima.

Henrik Kristoffersen, inutile anche dirlo, è un autentico fenomeno: le sue qualità sono sempre sotto gli occhi di tutti perché riesce a coniugare una grande forza atletica ad una eleganza innata sempre piacevole a vedersi; decisamente diverso da Hirscher ma ugualmente efficace nel suo gesto tecnico che è tornato a tramutarsi molto spesso alla voce inerente alla vittoria: il suo trionfo ad Åre proprio davanti a Marcel al Mondiale in specialità super-g è stato il volano che lo ha spinto a raggiungere anche altre due vittorie in Coppa del Mondo, sempre in GS a Bansko e a Kranjska Gora, dopo che aveva rotto il digiuno (dopo poco meno di un anno di distanza dall’ultimo acuto) in quel del prestigioso ambito di Kitzbuhel in SL.

Un ritorno molto importante per quanto concerne lo sport invernale che ha sempre necessità di vedere al meglio tutti i suoi principali esponenti ed “artisti” ma soprattutto per lui in prospettiva: una restaurazione che può portare in Kristoffersen ulteriori certezze perché, se davvero Hirscher decidesse di ritirarsi, spetterebbero tutte a lui le luci dei riflettori in fatto di puntata perché avrebbe finalmente l’opportunità di giocarsi ancor di più delle carte importanti senza il suo avversario più pericoloso. In caso contrario Henrik non è un uomo che si tira indietro alle sfide e, se Hirscher ritornerà siam certi che lo farà al top della forma, come siamo certi parimenti che il campione di Lørenskog adesso avrà tutte le carte in regole per cercare di mettere ancora una volta lo sci davanti all’austriaco.

Ad ogni caso, tra tanti interrogativi e dubbi una certezza l’abbiamo: Henrik Kristoffersen, è davvero tornato.

A Kranjska Gora la gloria è tutta del padrone del gigante Henrik Kristoffersen

Henrik Kristoffersen

Henrik Kristoffersen, ancora una volta da Campione del mondo, imprime la sua legge nello slalom gigante in quel di Kranjska Gora e va a vincere la gara magistralmente imprimendo un ritmo insostenibile sia nella prima che nella seconda manche.

Quarta vittoria in Coppa del Mondo per il fuoriclasse iridato in carica, la 18ma in carriera a testimonianza di una sua nuova crescita e freschezza anche in prospettiva futura.

Una giornata trionfale per i colori norvegesi che piazzano, per la prima volta in carriera sul podio, il classe 1993 Windigstad a soli 24 centesimi di distacco mentre terzo finisce lo svizzero Odermatt a 56 centesimi anche lui in fatto di prime volte; podio tutto nuovo quindi con dei ragazzi che finalmente raggiungono le vette auspicate dopo tanto duro lavoro; quarto ottimo risultato, migliore in carriera per l’altro svizzero Noger mentre finisce quinto Pinturault. Hirscher a fatica, non era la sua neve e chiude in sesta posizione non riuscendo ad esprimere la sua tecnica e torna deluso una volta tagliato il traguardo con la testa sicuramente già a domani per la prova di slalom.

Giornata nera per i colori italiani che riescono a far qualificare nella seconda manche il nostro veterano Manfred Moelgg in 24ma a testimonianza che, per il nostro movimento, in prospettiva per l’anno prossimo ci sarà molto e molto da lavorare.

La stagione che verrà: la voglia di rivalsa di Henrik Kristoffersen

Il norvegese alla ricerca dell’anno di consacrazione definitiva

Kristoffersen
Kristoffersen in gara a Zagabria Sljeme il 5 gennaio 2017

Parliamoci chiaro, avere a che fare con Marcel Hirscher è un problema serio per tutti gli sciatori alpini dell’epoca attuale, Henrik Kristoffersen compreso.

Essere nel 95% dei casi alle spalle del fenomeno salisburghese è una roba che, da un punto di vista competitivo, fa girare ampiamente le scatole e, per un vichingo dal sangue caldo come il classe 1994 nativo di Lørenskog, un comune norvegese della contea di Akershus alle porte della splendida Oslo, il tutto si accentua ampiamente come dimostrato dai gesti di stizza prima e di rassegnazione poi dello stesso dopo molte discese dell’austriaco contrassegnate dalla consonante P e dal numero 1.

La scorsa stagione è stato un autentico dominio per l’attuale numero uno del movimento sia dal punto di vista della Coppa del Mondo (13 vittorie) e sia dal punto di vista Olimpico (2 ori) senza contare il discorso sulle sfere di cristallo; attenzione, Kristoffersen è sceso DIVINAMENTE il più delle volte mettendo in atto la sua classe ed infinita tecnica ma, nonostante ciò, ha dovuto soccombere alle prestazioni di Hirscher accontentandosi soltanto dell’unica vittoria nello slalom della mitica Kitzbühel e di piazzamenti; l’occasione lo svedese la ebbe quando nella stessa disciplina ma a PyeongChang non ha saputo approfittare dell’out di King Marcel uscendo anch’esso clamorosamente quando avrebbe potuto scrivere la storia, lasciando gli allori forgiati dal sacro fuoco di Olimpia ad André Myhrer.

Bocconi amari ingoiati con la consapevolezza di aver lavorato quindi sì bene, ma che non è bastato perché c’è stato qualcuno che ha spinto ancora più forte. Kristoffersen metterà da par suo tutta la professionalità possibile assieme al suo team per tornare ai vertici dello sci mondiale considerando anche la rassegna iridata che nel 2019 si terrà in terra svedese, una rassegna che dal punto di vista giovanile lo ha visto trionfare per ben sei volte; un’occasione di certo da non perdere per dimostrare ancora al mondo di essere uno dei più grandi talenti che lo sci ha sfornato negli ultimi anni. Lunghe leve longilinee, rapidità nei movimenti, e abilità a star in equilibrio anche sulle nevi più insidiose sono soltanto tre tra gli innumerevoli fattori che contraddistinguono l’atleta del nord Europa.

La stagione di pre-season non è partita nel migliore dei modi considerando la frattura all’alluce del piede sinistro, quindi dovrà recuperare in fretta per trovare al meglio la miglior condizione in attesa del gigante di Sölden. Vista la dedizione che lo stesso mette nel proprio mestiere, non ci saranno problemi ulteriori salvo altri imprevisti.

Henrik Kristoffersen riparte quindi da questi fattori fondamentali, dalla voglia e della determinazione spinti dalla classe e dalla fame nonché dalla storia scritta nel recente passato che, vuoi o non vuoi non l’ha visto protagonista assoluto: quindi focalizzerà il tutto in quella ancora da scrivere in modo tale che, quest’ultima, possa parlare ed essere scritta per sua mano arpionando quella penna che utilizzano i più grandi mettendo la firma più prestigiosa davanti ai palcoscenici bianchi più rilevanti del globo terrestre.

La sfida a King Marcel, è già partita.

Henrik Kristoffersen: la stella alpina del nord Europa

All’ombra di Marcel Hirscher, continua a crescere un talento di proporzioni notevoli con dei margini di miglioramento incredibili

Henrik Kristoffersen

Se andassimo a parlare a chiunque appassionato di sci al giorno d’oggi ponendo sul tavolo il tema sportivo e, nello specifico, quello alpino riferito al periodo immediato, indubbiamente la risposta si concretizzerebbe sempre  e comunque in un nome e un cognome: Marcel Hirscher.

Abbiamo in lungo e in largo decantato le lodi del fuoriclasse di Annaberg che alla luce della stagione appena conclusasi può essere con tranquillità e certezze estreme catalogato come il miglior sciatore di ogni epoca; attenzione però, perché alle sue spalle si sta continuando a formare un altro fuoriclasse non meno talentuoso, classe 1994, che ha ancora notevoli margini di miglioramento ed è destinato a scrivere pagine importanti nel post-Hirscher: il nome il cognome questa volta si pronunciano come Henrik Kristoffersen.

Nato in Norvegia quasi ventiquattro anni fa a Lørenskog, località che ha dato i natali anche ad un certo Aksel Lund Svindal e quindi, di talento e di sport, “pare” ne sappia a pacchi, con le sue lunghe leve e un fisico longilineo ha col tempo cercato sempre più di evolvere la sua sciata conformandosi ad uno stile tutto proprio avendo un solo problema: gareggiare nel momento dell’apice del migliore, quello dell’austriaco.

Il dominio di Hirscher ha travolto tutto e tutti e spesso e volentieri ha costretto Henrik ad accontentarsi del secondo gradino del podio, ma tirandosi indietro mai e cercando di fare il possibile per stare in scia all’austriaco, ed è l’unico che ci è riuscito. L’unico in grado di mettere un pò di pepe, credendoci sempre, arrabbiandosi, ed accettando il verdetto della pista.

I due sono diametralmente opposti, sia come tecnica che come carattere: Kristoffersen mantiene un’ottima grinta e spinta cercando di essere più pulito possibile a differenza di Hirscher che basa tutto su una forte spinta muscolare al limite del rischio e dell’impossibile; decisamente anche più focoso come reazioni arrivando spesso a perdere le staffe, ma sfido chiunque a non prenderla a male quando c’è qualcuno che ogni weekend riesce a mandarti via da quella vittoria tanto agognata (Eccezion fatta per la prestigiosa vittoria di Kitzbühel quest’anno)…

Il norvegese però sta lavorando anche in questo senso e, al di là della rassegnazione nei confronti del suo rivale diretto, sta cercando di essere più freddo cercando anche una miglior performance mentale che, son certo, gli regalerà numerosi soddisfazioni nella sua fin qui giovane carriera.

Carriera giovane si, ma già condita da parecchi successi: non dimentichiamoci che Henrik Kristoffersen ha portato a casa 2 medaglie olimpiche: 1 argento (slalom gigante a Pyeongchang 2018) e 1 bronzo (slalom speciale a Sochi 2014); nel suo palmarès figurano inoltre sei ori iridati juniores e una Coppa del Mondo di slalom speciale, e 16 vittorie in Coppa del Mondo. Come si può tranquillamente desumere dal suo curriculum vitae già in età giovane si era evidenziato uno sciatore di primissimo livello, con la voglia di attaccare fino alla fine sin dall’apertura del cancelletto di partenza.

Talenti ne vedi spesso, fenomeni no. E non bisogna lasciarsi ingannare dal fattore Hirscher, Kristoffersen è davvero un fenomeno. Magari non è ancora al livello di Marcel, magari non ci arriverà o forse si, ma sta di fatto che siamo davanti a una delle più grandi eccellenze sportive invernali in prospettiva osservabili. Non è un freddo anche se viene da un paese che climaticamente lo è, ma è un abile calcolatore e, se lo sottovaluti, ti può far male come pochi.

Se sbagli, ti punisce, e ti supera con una performance anche fuori dall’ordinario. Marcel Hirscher lo ha definito nelle gare italiane di quest’anno “The Young Machine”, perché è davvero una macchina e lui stesso ha capito che, se voleva fare qualcosa di importante scrivendo una serie di discrete pagine dello sci, doveva imprimere qualcosa di ancor più superiore dello straordinario altrimenti avrebbe avuto Kristoffersen che gli avrebbe esultato a braccia tese sugli occhi.

Non ha fatto molti errori a parte l’uscita (Al pari di Hirscher) nello slalom in Corea, semplicemente è arrivato uno nettamente più forte di lui al momento. Non solo più forte, IL più forte. Di ogni epoca. Forse il destino alle ultime Olimpiadi gli ha messo di traverso la vittoria quando aveva la porta spalancata per potergliela donare in un confronto diretto tra i due. Chissà a Pechino…

Sovviene a questo punto una celebre frase di Arnold Schwarzenegger, che per ironia della sorte è austriaco come il suo incubo su pista, ma che è abbastanza significativa in questo senso perché dice che “la forza non arriva dalle vittorie. La lotta e le sfide sviluppano le tue forze. Quando attraversi le difficoltà e decidi di non arrenderti, quella è forza”: se si estrapola questo aforisma nel modo giusto, troviamo il prossimo futuro di Kristoffersen, perché state certi che tutte queste piazze d’onore non hanno dalle sue parti il sapore della rassegnazione ma quella del risorgimento e dell’obiettivo di fare qualcosa di più incredibile fatto finora.

E se tale obiettivo è quello di superare il signor Hirscher Marcel allora occorrerà superare l’ordinario e fare tesoro di queste esperienze per tramutarle in benzina per spingersi ancora più in là e se tanto mi da tanto, il cartello lavori in corso è stato già esposto perché un fenomeno non si quieta mai, ma si scatena quando meno te lo aspetti.

Come una macchina da corsa, in questo caso una Young Machine, dagli occhi azzurri, i capelli biondi, e il cuore rosso come il fuoco pronto a scatenare tutti i cavalli su pista. Tutte caratteristiche degne e pure, di Henrik Kristoffersen.

  https://www.youtube.com/watch?v=s4N_AZkE60c