Sarà Cortina 2021 la cornice dei prossimi Campionati del Mondo di sci alpino

Nell’ultimo fine settimana è arrivata la tanto agognata conferma circa la disputa dei campionati del mondo di sci alpino 2021 nella splendida cornice di Cortina d’Ampezzo nella nostra terra a tinte tricolori.

Dopo settimane di confronti tra le più alte autorità a livello sportivo e governativo, finalmente è arrivato il semaforo verde circa lo svolgimento della competizione iridata dall’8 al 21 febbraio dell’anno che verrà.

Una soddisfazione immensa per quanto concerne il territorio e lo sport azzurro i quali, dopo una serie di mesi altamente complicati, han saputo dare le garanzie necessarie per lo svolgimento in sicurezza della competizione all’interno di un paese letteralmente minato nella scorsa primavera dall’emergenza del Covid-19; un lavoro assolutamente certosino ed impeccabile da parte della federazione che ha posto importanti garanzie in caso di nuova pandemia in concomitanza con quelle date (10 milioni di franchi svizzeri), facendo sì che un grandissimo segnale di speranza e di normalità possa arrivare nel nostro territorio dai nostri fuoriclasse che calzano gli sci e che illuminano la nostra passione ogni volta che si apre il cancelletto di partenza.

La FISI, come è sempre stato negli ultimi cinque anni, ha raccolto le volontà di tutte le realtà interessate al Mondiale di Cortina  e ha registrato una forte spinta a realizzare l’evento nel 2021 e a mettere a disposizione risorse perché tutto si possa fare al meglio. La Federazione si è dunque fatta interprete di queste volontà ed ha espresso al Consiglio FIS l’esigenza italiana di avere l’opportunità di un rilancio importante, un segnale per tutto il Paese“; queste le parole del Presidente della FISI Roda che così ha commentato il tutto con enorme soddisfazione.

Il Covid19 piomba Allo Stelvio e manda nel caos la situazione per gli azzurri

Quando all’interno di un contesto tutto sembra volgere per il verso giusto e senza problemi, spesso accade che interviene l’imponderabile (Anche se, vista la situazione generale, non si può parlare nemmeno di questo perché il rischio è sempre dietro l’angolo e non bisogna mai abbassar la guardia) a sconvolgere di netto un piano ben definito: ecco quindi che allo Stelvio, dove le nazionali femminili e maschili di sci alpino stavano svolgendo i lavori di preparazione in vista della stagione 2019/20 incombe il problema del Covid19.

Gli esiti dei tamponi effettuati dopo la positività rilevata nei giorni scorsi per un elemento dello staff tecnico azzurro tramite test sierologico, hanno messo in evidenza ben tre positività nei confronti di altri due tecnici azzurri e un atleta; tutti questi hanno hanno riscontrato sintomi lievi ed asintomatologie, quindi per fortuna non casi eccessivamente gravi.

Vista la positività di queste persone naturalmente messe in quarantena, nella località altoatesina l’attività agonistica proseguirà per tutti gli altri atleti e tecnici con le seguenti scadenze poste in calendario: il gruppo Osservati fino al 30 giugno, il gruppo Coppa Europa femminile fino al 3 luglio e il gruppo Junior femminile fino al 2 luglio, mentre faranno rientro immediato i gruppi di Coppa del mondo femminile, il gruppo Junior e il gruppo Coppa Europa maschile.

Queste le parole della FISI in merito all’emergenza del Covid19 affidate attraverso una nota ufficiale sul sito della Federazione: “ha avuto quindi efficacia il protocollo federale che ha permesso in brevissimo tempo di registrare, segnalare alle autorità sanitarie ed isolare tre casi di sostanziale asintomaticità nell’ambito di circa 150 controlli effettuati.
Importante ribadire che gli atleti sono monitorati continuamente dalla FISI e che, in caso di anomalie, scattano immediatamente le procedure di verifica delle eventuali positività al virus, come da protocollo nazionale. Tutti gli atleti e i tecnici in raduno allo Stelvio stanno bene, nessuno evidenzia stati febbrili o altri sintomi.I tre positivi, rientrando nella casistica degli “asintomatici”, torneranno presso le rispettive abitazioni per un periodo di quarantena
.” (Continua su: https://www.fisi.org/federazione/news/21687-aggiornamento-relativo-all-esito-degli-esami-effettuati-alle-nazionali-italiane-in-raduno-al-passo-dello-stelvio)

Notizie come questa devono farci riflettere sempre ed è un monito, per tutti noi, a non abbassare mai la guardia anche in un periodo estivo dove il virus sembra esser confinato maggiormente in un angolo in quanto il rischio di contagio è sempre molto attivo e occorre, ancor di più in questo frangente, rispettare quelle che sono le misure di sicurezza che ci sono state impartite dal mese di febbraio utilizzando gli strumenti a noi messi a disposizione per prevenire tali problematiche per noi stessi e per chi vogliamo bene.

Ancora tanto lavoro per lo sci alpino al passo dello Stelvio per le azzurre

Lavoro, lavoro, lavoro.

Così si potrebbero riassumere i giorni degli atleti azzurri al femminile e al maschile dello sci alpino sulla cornice meravigliosa dello Stelvio. Il gruppo azzurro sta continuando alacremente la sua preparazione per presentarsi al top ai nastri di partenza per la stagione 2020/21.

Nello specifico secondo la nota della FISI, (https://www.fisi.org/sci-alpino/news/21670-secondo-giro-allo-stelvio-per-le-donne-di-coppa-del-mondo-una-settimana-di-sci-che-si-concludera-martedi-30-giugno) il gruppo principale femminile rimarrà in tale località sino a fine mese a partire dal loro arrivo di domani per il secondo turno di allenamenti intensivi: presenti agli ordini del DT Rulfi, Marta Bassino, Federica Brignone, e Sofia Goggia, e tutto ciò varrà anche per le atlete polivalenti come Elena Curtoni, Nadia Delago, Nicol Delago, Verena Gasslitter, Francesca Marsaglia, Roberta Melesi e Laura Pirovano.

Procede quindi a vele spiegate il lavoro delle nostre atlete di sci alpino per far sì che la preparazione entri nel vivo e il lavoro a dare i propri frutti come ogni anno, affinché il sudore di oggi si tramuti nei successi della stagione che verrà con queste ragazze infinite che ogni anno ci stupiscono ancora di più rendendoci perfettamente orgogliosi di tutte loro.

Marta Bassino al lavoro per alzare ancora l’asticella

Marta Bassino è una delle oramai più grandi realtà dello sci alpino azzurro al femminile e dello sport italiano; come abbiamo già ribadito nell’arco di più articoli all’interno di questo spazio, la scorsa stagione è stata un autentico capolavoro perché ha segnato l’ingresso ormai definitivo dell’atleta di Borgo San Dalmazzo tra le più grandi interpreti delle discipline veloci.

La splendida Marta adesso è al lavoro per proseguire il suo percorso di crescita e raggiungere un altro prestigioso step che mira a portarla alla consacrazione definitiva per ambire a traguardi estremamente importanti e che sono assolutamente nelle sue corde vista la sua tecnicità e il suo infinito talento con dei margini di miglioramento ancora pazzeschi vista la sua giovane età.

Marta nelle ultime ore è stata protagonista di una bella intervista sul sito della FISI dove ha spaziato dal suo momento attuale a quello, in particolare, in ottica futura per quella che sarà la stagione di Coppa del Mondo 2020/21.

“La base di partenza rimane sempre il gigante, proverò anche gli sci lunghi per migliorare su alcuni aspetti che ho ben chiari in mente, l’obiettivo è consolidare quanto ottenuto l’anno passato e crescere ulteriormente”, ha affermato Marta volgendo lo sguardo all’imminente domani.

Un domani che speriamo possa arrivare presto assieme alle altre azzurre dove il suo sorriso possa essere sempre presente per griffare di classe e di specialità le nevi più importanti di tutto il mondo che la vedranno protagonista.

Anche i protagonisti azzurri del tecnico a breve al Passo dello Stelvio

Detto la scorsa settimana che le nostre campionesse e i nostri campioni a tinte azzurre della Nazionale Italiana di sci alpino soprattutto del veloce, si sono ritrovati per iniziare la preparazione sulle nevi, in questi giorni saranno gli specialisti del tecnico e iniziare a riscaldare i motori in vista della prossima stagione e raggiungeranno i suddetti colleghi al Passo dello Stelvio per lo start degli allenamenti.

Come riportato dalla nota della FISI ( https://www.fisi.org/sci-alpino/news/21634-al-passo-dello-stelvio-arrivano-venerdi-12-giugno-anche-gli-slalomgigantisti) agli ordini di Roberto Lorenzi, da questo venerdì sino a mercoledì il gruppo di atleti specialisti del tecnico cominceranno i lavori per prepararsi al meglio della stagione che verrà con l’auspicio che le soddisfazioni saranno grandissime come le gioie della scorsa stagione.

Gli atleti che raggiungeranno le meravigliosa cornice dello Stelvio sono Giovanni Borsotti, Riccardo Tonetti, Luca De Aliprandini, Hannes Zingerle, Tommaso Sala, Alex Vinatzer, Stefano Gross, Federico Liberatore, e Giuliano Razzoli mentre, naturalmente, continueranno le cure riabilitative sia Manfred Moelgg che Simon Maurberger che sfortunatamente han concluso anzitempo la stagione 2019/20 per i già noti brutti infortuni ai ginocchi.

Anna Veith annuncia ufficialmente il suo ritiro

Photocredits: Manfred Werner / Tsui

Qualche settimana fa avevamo paventato all’interno di un articolo la possibilità, effettivamente concreta, che Anna Veith potesse a breve annunciare il suo ritiro dalle competizioni agonistiche invernali che spesso e volentieri l’hanno vista protagonista su tutte.

Anche se come detto la notizia era abbondantemente nell’aria, la splendida atleta austriaca a sole 30 primavere ieri tra annunci nei suoi canali social e un’intervista ad un’emittente tedesca, ha annunciato ufficialmente il suo addio alle gare.

“Sono pronta per il prossimo capitolo, il mio cuore e la mia testa mi stanno dicendo che è giunto il momento di fare qualcosa di nuovo”, queste le parole dell’atleta biancorossa affidate al suo profilo Twitter, che denotano una assoluta sicurezza nella sua scelta e la voglia di dedicarsi a qualcosa di diverso dopo tanti anni in giro per il mondo tra le nevi internazionali che per tanto tempo l’han vista protagonista.

Anna Veith lascia con un curriculum vitae pauroso che ci racconta un oro olimpico, tre ori ai Campionati del Mondo, due Coppe del Mondo generali, due Coppa del Mondo di slalom gigante e due Coppe Europa, a denotare la grandezza e l’unicità di questa atleta che, dentro e fuori le piste, si è messa in evidenza assoluta per la sua classe e la sua incredibile passione per uno sport che le ha dato tanto e che lei ha contribuito in larga scala a renderlo più prezioso e lucente.

Questo piccolo spazio fa i migliori in bocca al lupo ad Anna per il proseguimento della sua vita e la ringrazierà sempre per le emozioni che ha sempre regalato in pista, mandandole un saluto con un velo di tristezza consapevole che questo sport, adesso senza di lei, sarà certamente più povero per l’assenza l’anno prossimo di una delle più grandi campionesse di sempre.

Danke Anna.

Meta Hrovat: il futuro dello sci alpino sloveno (E non), potrebbe essere adesso

Photocredits: author pleclown – This image was originally posted to Flickr by pleclown at https://flickr.com/photos/69580825@N04/24991086462. It was reviewed on 22 February 2016 by FlickreviewR and was confirmed to be licensed under the terms of the cc-by-sa-2.0.

Quando pensiamo alle atlete emergenti nella nuova generazione femminile dello sci alpino, i primi nomi che vengono in rilievo sono quelli di Marta Bassino, Alice Robinson, e Nicol Delago considerando che, la stagione che ci siamo da poco lasciati alle spalle, ha sancito una prima loro consacrazione attraverso successi e primi traguardi stabilmente all’interno delle top 10 e 5.

Oltre queste, un nome che stuzzica e molto la fantasia di appassionati e addetti ai lavori alla voce “future certe promesse”, è indubbiamente quello di Meta Hrovat. Classe 1998 e nativa di Radenci, un piccolo centro in collina della Slovenia settentrionale, Meta negli ultimi tempi ha lavorato duramente per fare il salto di qualità e, recentemente, sta cominciando a raccogliere i primi gustosi frutti del suo alacre raccolto.

Atleta tecnica e allo stesso tempo notevolmente veloce, col tempo è stata in grado di affinare la sua classe cominciando a confermare le attese che sono sorte vedendola all’opera in ambito giovanile dove è riuscita a centrare la bellezza di ben tre titoli iridati juniores nella gara a squadre a Sočil/Roza Chutor 2016, in slalom speciale a Davos nel 2018, e nello slalom speciale nella nostra Val di Fassa lo scorso anno, oltre a 2 argenti in combinata ad Åre 2017, e nello stesso segmento di gara ma a Davos nel 2018.

Quando ti affacci al circuito maggiore con un simile biglietto di prestazione, è logico che le attese cominciano ad essere spasmodiche e notevoli considerando che la sensazione che sia abbia davanti una atleta dal futuro assolutamente brillante è davvero forte; quest’ultima parola è assolutamente corretta nel corredo di Meta Hrovat che nel 2017 brucia subito le tappe nel circuito continentale di Coppa Europa andandosi a prendere due successi entrambi in gigante ad Hajfell e ad Andalo nel mese di dicembre.

E’ nel 2018 che si vede la sua prima apparizione nel podio nel circuito intercontinentale maggiore dove sempre in slalom gigante a Lenzerheide arpiona l’ultimo gradino disponibile concludendo terza. L’anno dopo ai Mondiali di Åre 2019, suo esordio iridato, è stata 22ª nello slalom gigante e non ha completato lo slalom speciale; il 20 febbraio dello stesso anno si è aggiudicata la medaglia d’oro nello slalom speciale ai Mondiali juniores disputati sulle nevi della Val di Fassa: il secondo podio in Coppa del Mondo arriva lo scorso febbraio a Kranjska Gora sempre nel suo amato gigante a pari merito con Wendy Holdener.

Meta Hrovat è riuscita negli ultimi tempi davvero a migliorare tantissimo la sua tecnica di base e fisicamente ha fatto un lavoro notevole per alzare l’asticella e proiettarsi definitivamente nelle posizioni che contano nello sci alpino: la sensazione è davvero che si abbia davanti un’atleta davvero notevolmente importante, che ha tutte le carte in regola per raggiungere traguardi notevoli e dar battaglia all’interno di segmenti di gara dove atlete come Federica Brignone e Mikaela Shiffrin negli ultimi anni han fatto segnare pagine, e che pagine di storia, notevolissime.

Con l’addio di autentiche veterane come Haver-Loseth, Weirather, le sorelle Fanchini, Anna Veith, la nuova generazione di sciatrici può cominciare davvero a fare la voce grossa ed inserirsi nelle posizione di vertice accanto a dominatrici autentiche come quelle che si sono menzionate nel precedente capoverso.

Nel caso di Meta, davvero, il futuro potrebbe essere già adesso.

Anna Veith verso il ritiro dall’attività agonistica

Photocredits: Manfred Werner / Tsui

Il 14 aprile scorso avevamo scritto un articolo per tributare un pensiero circa il personaggio e l’atleta successivamente riferiti alla figura di Anna Veith, una delle sciatrici più importanti dell’ultimo decennio che ha fatto le fortune della nazionale austriaca sin da quando ha utilizzato il suo cognome da celibe, Fenninger, e che ha incantato il mondo, auspicando un proseguimento della sua attività agonistica.

Ecco però, contrariamente alle previsioni e alle sensazioni che si avevano, negli ultimi giorni è circolata la notizia diffusa dal Kronen Zeitung, quotidiano austriaco, che la splendida Anna annuncerà a breve di fatto il ritiro dalle competizioni ufficialmente allungando la pattuglia delle atlete che, al termine di questa stagione, han deciso di appendere al chiodo scarponi e sci.

La Veith, a soli 30 anni, è stata in grado di conquistare migliaia di appassionati attraverso una tecnica sopraffina ed è stata più forte di tanti infortuni che le han condizionato la carriera cercando di non arrendersi, tenendo fede allo pseudonimo di guerriera che le è stato attribuito in maniera non superficiale considerando la tenacia e la tempra mentale di rara fattura all’interno del mondo dello sport e non

L’atleta di Hallein, in breve tempo ed in età verde, ha conquistato la bellezza un oro olimpico, tre ori iridati, due Coppe del Mondo generali, due Coppa del Mondo di slalom gigante e due Coppe Europa, per un totale nel circuito intercontinentale di 15 trionfi in 46 apparizioni sul podio diventando in poco tempo una sorta di punto di riferimento all’interno dello sci alpino.

Ciò che ella è, è stata, e sempre sarà per lo sci alpino lo abbiamo già detto in tutte le salse e non ci stancheremmo mai di ripeterlo; auspicavamo che magari la stagione che verrà potesse essere l’ultima sinfonia di un primo violino all’interno del mondo dello sport di caratura preziosa, ma se così non sarà e probabilmente le cose andranno in quest’ultimo senso a quanto si dice, non potremo che possedere nel nostro cuore la bellezza delle sue imprese in eterno e la magnificenza di una persona che al proprio sport e alla propria nazione ha dato tanto con una classe unica e con uno spirito da Guinness dei primati.

La Valanga Azzurra degli anni 70: la pagina gloriosa dello Sport italiano al maschile

Tra le pagine più importanti dello Sport italiano, senza ombra di dubbio la Valanga Azzurra, nome affibbiato dalla stampa italiana in merito allo sci alpino nel 1974 dopo il gigante di Berchtesgaden dove, oltre la vittoria di Gros gli azzurri occuparono tutta la top 5, rappresenta una posizione di rilievo fondamentale dal punto di vista storico-agonistico; una fase sportiva fuori dal mondo in senso di magnificenza viste le imprese sportive costituitesi a partire dalla fine degli anni 60, rappresenta uno dei lustri più importanti per l’agonismo a tinte azzurre.

Una pagina gloriosa e per certi versi irripetibile nell’ambito dello sci alpino che ha caratterizzato più di una generazione plasmando fior fior di campioni attraverso le imprese sulla neve di atleti a dir poco leggendari che hanno fatto schizzare nell’orbita degli onori il tricolore nello sci.

La prima fase di questa valanga, ha fatto da apripista circa l’ingresso nell’elite mondiale dello sci alpino in via definitiva dopo un periodo di crisi coinciso con l’abbandono alle competizioni del grandissimo Zeno Colò: era il lontano 1966 quando Carlo Senoner riuscì a vincere l’oro in slalom speciale ai Campionati del Mondo, ma l’acuto vero e proprio che iniziò questo pazzesco ciclo vincente venne alla luce tre anni dopo, l’11 dicembre 1969 in una giornata storica quando Gustav Thöni prese il primo acuto in Val-d’Isère in gigante nel circuito intercontinentale della Coppa del Mondo.

Una gruppo incredibile che riuscì a centrare obiettivi su obiettivi in tutte le competizioni previste a livello sportivo: ai giochi Olimpici si contano 2 ori con Gustav Thöni in gigante a Sapporo 1972, e Pierino Gros in slalom a Innsbruck 1976, 2 argenti sempre con Thöni in slalom a Sapporo 1972 e a Innsbruck 1976 ed infine 2 bronzi con Roland Thöni in slalom a Sapporo 1972, ed Herbert Plank in discesa a Innsbruck 1976, per una rassegna a cinque cerchi a dir poco memorabile: in sede iridata la voce grossa è il leggendario Gustav a fare la voce grossa con ben quattro titoli mondiali
in combinata alpina nel 1972, in gigante e in slalom nel 1974, ed infine ancora n combinata nel 1976, il resto delle medaglie se le prese Piero Gros che fece segnare un bronzo e un argento rispettivamente nel 1974 e nel 1978.

Se di gloria occorre far menzione, il lustro più brillante Gustav Thöni e Piero Gros lo scolpirono per 5 volte di fila come il più prestigioso degli artisti, facendo segnare ben 5 Coppe del Mondo consecutive in anni pazzeschi che vanno dal 1971 al 1975 con il primo che ne vince quattro, e il secondo che piazza l’acuto nel 1974 spezzando la sequela di vittorie in fila di Thöni che poi rifarà un anno dopo; in ottica di specialità si registrano ben 4 Coppe di gigante (Gustav Thöni nel 1970, 1971 e 1972; Piero Gros nel 1974), e 2 Coppe di slalom (Gustav Thöni nel 1973 e 1974).

Chi vi scrive nutre una sana e genuina invidia nei confronti di tante altre persone che han potuto vivere uno dei periodi più gloriosi dello sport in generale e, in particolare, per l’Italia: parliamo di un totale di 166 podi con 48 gradini più alti del podio, 59 secondi posti, e 60 terzi nei fantastici anni che vanno dal 1969 al 1980 per una decade assolutamente dal sapore di leggenda scritta in questo modo dai seguenti artisti: 69 Gustav Thöni, 35 Piero Gros, 21 Herbert Plank, 7 Paolo De Chiesa, 5 Fausto Radici, 4 Helmuth Schmalzl, 4 Leonardo David, 3 Roland Thöni, 3 Marcello Varallo, 3 Stefano Anzi, 3 Franco Bieler, 2 Erwin Stricker, 2 Tino Pietrogiovanna, 2 Ilario Pegorari, 2 Bruno Nöckler, 1 Giuliano Besson, ed infine 1 Renato Antonioli.

Per le generazioni più verdi tuttavia ci sono oltre le immagini, i numeri, fattori fermi nella loro attività volta a testimoniare ciò che si effettua sul campo assieme alla storia indelebile incisa nella memoria dell’agonismo e non, numeri che rimembrano e rimembreranno a tutti noi, eternamente oltre il tempo, le imprese memorabili scolpite nei grandi tomi delle emozioni e dello sport da parte di questi uomini, il cui grazie non sarà mai sufficiente.

#Memories: Albertville, il primo acuto olimpico di Deborah Compagnoni

Parlare di Deborah Compagnoni oltre a essere un piacere, è anche un privilegio enorme perché si va a ritroso nel tempo menzionando una delle pagine più belle dello sci alpino olimpico, mondiale, e a tinte azzurre. Tra le tante vittorie ottenute in carriera, senza tirare in ballo un curriculum spaventoso dal punto di vista dei trionfi arpionati nel corso degli anni, sicuramente la vittoria dell’oro a cinque cerchi in super-g ai Giochi invernali di Albertville nel lontano 1992, ha un certo peso perché rappresenta il primo vero e proprio apripista per la fuoriclasse di Bormio che centra il primo vero acuto della sua vita sportiva arrivato dopo la prima vittoria in Coppa del Mondo a Morzine, sempre in Francia sempre in super-g sebbene, dopo qualche ora si passò dal paradiso all’inferno.

Una gara interpretata magistralmente dove Deborah pone un vero e proprio affresco sulle nevi transalpine non sbagliando praticamente nulla andando a sigillare con il metallo più prezioso una prestazione solidissima e autorevole che la spedisce direttamente nell’Olimpo dello sport bianco e che dà la consapevolezza allo sci azzurro di avere, dopo Alberto Tomba, un’altra freccia nella sua faretra in una fucina di campioni assolutamente di pregevolissima fattura.

Il giorno Deborah è alle prese con il gigante, ma dalla luce si passa al buio più totale in quanto, dopo 7 porte, il ginocchio destro cede e la stagione finisce in un urlo di dolore che sembra quasi cancellare la gloria del giorno prima, ma così non è. La positività dell’atleta è di un tenuta incredibile, e la splendida campionessa ancora ai suoi primi anni non perde di certo l’animo e festeggia ugualmente e saprà ripartire come poche atlete al mondo per rimettersi in carreggiata per disputare una corsa che la porterà, successivamente ad arpionare altri 2 titoli olimpici, 3 iridati, una Coppa del Mondo generale, e una di specialità in quel gigante che aveva provato a toglierle il sorriso.