Il dolce suono silenzioso della neve

La neve.

Immaginate di tornare indietro nel tempo, tutti voi che amate la montagna, chiudete gli occhi, e ripensate a tutti quei momenti in cui da piccoli vi hanno messo ai piedi degli sci: inconsapevolmente in quel preciso frangente si è creato un legame indissolubile.

Un legame improvviso, che senti già tuo, esattamente quando ci si innamora di una persona: senti immediatamente la voglia e il desiderio di farla tua per sempre, di consegnargli direttamente il tuo cuore aprendo il tuo animo e avvolgendoci dentro una infinita corrente di sogni e di pensieri.

Coniugare gli sci a quella neve è una sensazione prettamente magica: senti che tutto sia possibile sin dall’inizio, scendi giù chiudendo gli occhi e trattenendo il respiro come solo poche cose possono riuscire a mozzartelo. Vai veloce, sempre più veloce, esattamente come il vento in una gelida sera d’inverno riscaldata solamente dal bruciare, come benzina dentro a un motore, dai brividi e delle emozioni come una miscela esplosiva che ci fa sentire perennemente vivi.

Poi entra in gioco lo sport, la competizioni, la crescita, e la magia diventa anche responsabilità e senso del dovere: capisci che le minuzia dei particolari e la cura dei dettagli diventa la chiave di volta per la tua vita, per i tuoi successi, per una passione che è diventata professione; osservi il tutto attraverso le gesta di grandi Campionesse e Campioni, come Sofia Goggia per esempio, e capisci quanti sacrifici ci sono dietro a un sorriso che, seppur nel dovere, ha mantenuto quella magia di quando eri piccino mentre ti stavano regalando l’amore più grande della tua vita.

Passa il tempo ma non la voglia di emozionarsi ancora e ancora, con quegli stessi occhi che non mutano con il tempo a differenza del corpo, che conservano ancora quella luce e quella sensazione di grandezza e di stupore; già, lo stupore di credere che sia sempre come la prima volta, che è realmente così, ed è una cosa che solo lo sci può darti in quanto semplicemente cosa diversa da tutto il resto del mondo.

Ci sei solo tu attraverso quel silenzio pronto in un nano secondo a scatenarsi tra la furia della tua sciata, attraverso il fruscio della neve che cede sotto le tue carvate porta dopo porta talvolta degne di una pennellata di un pittore celebre di un’epoca oramai passata, mediante il desiderio e la forza di cercare sempre di migliorarsi punto dopo punto, ma sorridendo fuori e dentro un cuore che esplode di sensazioni e vibra di emozioni uniche, identiche, a quella fondamentale prima volta in cui ti insegnarono ad amare veramente. Quel suono unico, che nessuno può riprodurre in altro luogo.

Già cara neve, tendi sempre ad emozionarci guardando sia uno schermo attraverso campioni immensi e sia osservando un qualsiasi panorama innevato dopo puoi dare sfogo all’armonia del tuo cuore andando oltre lo sport facendoti il regalo più grande, quello di fermare lo spazio coniugando un tempo unico dove tutto è perfetto isolandoti da ogni cosa eccezion fatta per i brividi mescolati a quella musica silenziosa gentilmente donataci da questo meraviglioso ed infinito bianco.

Quelli che ti scorrono lungo la schiena. Quelli che ti fanno stare bene e che ti fanno capire che la magia al pari dell’amore esiste: entrambi spesso hanno scelto un luogo unico con il quale convolare a nozze, quello di un grande tappeto bianco che spesso ci fa volare trasformando in solide realtà tutti i sogni che deteniamo dentro, allentandoci da ogni pensiero, e catapultandoci in un mondo che conosciamo solo noi, dove possiamo aprire delle porte infinite con gli sci, che durerà per sempre, spinti da quell’infinito desiderio di amare attraverso delle curve sulle nevi tesi come corde di violino, ma infinitamente vivi e felice attraverso dei gesti che, sempre e comunque, ci insegneranno per sempre a continuare a sognare come delle stelle luminose nel più brillante dei firmamenti.

La magia dello sci nei pensieri una fredda estate

In questi giorni incredibilmente freddi seppur il calendario ci ricordi che siamo nel mese di maggio, oltre alle ovvie preoccupazioni sottolineate da pochi e ignorate da molti sul cambiamento del nostro clima cui servirebbe una profonda ed attenta riflessione anche per chi verrà dopo di noi, ci sovviene per noi amanti dell’inverno che ci regala infinite emozioni attraverso i suoi sport, anche un pensiero dolce e infinitamente anche poetico nei confronti di una stagione infinitamente unica.

Una stagione che, attraverso il gesto degli atleti che ogni anno si impegnano alla grande nelle loro tecnicità, ci dà il sapore della magia attraverso la sciata che molto spesso è simile ad una pennellata d’autore specie se il fuoriclasse che la interpreta si è messo in testa di porre in essere una nuova opera d’arte da inserire nella sala degli affreschi dello sport in generale che si fonde, poi, nei due elementi cardine delle emozioni risiedenti nel cuore dell’appassionato ma che sorgono nella mente dell’atleta che guardiamo attraverso uno schermo televisivo, ossia il brivido che ti separa dallo start al cancelletto di partenza che segna la tua strada in quel momento e quell’ansia positiva di fermare il tempo lungo la via migliore possibile che segna la differenza tra la gloria e la delusione.

Questione di sport ma questione anche di vita per chi lo recita così, questione di una stagione che dà sola attraverso queste piccole, grandi, infinite cose è unica nel trasmettere un qualcosa in più nel mondo dello sport a prescindere dalla bandiera per cui si parteggia anche perché, davanti alla bellezza del gesto, ci si ritrova tutti quanti ad ammirare lo spettacolo lungo il colore della gioia e dell’unicità.

Un unicità che lungo l’inverno ci emoziona attraverso un paio di sci, attraverso un cronometro, attraverso una carabina, attraverso lo sforzo e il sudore di un atleta non pubblicizzato come un calciatore o come un pilota ma parimenti unico nel trasferire a chi lo ama tutta la bellezza del mondo e dei dettagli della vita; perché è proprio questa la benzina cui la stessa si nutra, il dettaglio della semplicità da cui scaturisce poi la grandezza attraverso i numeri imposti in pista che fungono non solo da giudice supremo attraverso i fatti ma anche come il testimone più fiero del risultato raggiunto che spesso è sinonimo di storia.

L’inverno è ancora lontano e ci aspetta nel breve una lunga estate, la stagione è finita da qualche mese, ma le emozioni no, non hanno confine e aspetto climatico e, ciò che è stato scritto continua a scorrere infinito lungo il sontuoso viale del tempo e nel corso delle emozioni di tutti coloro che adorano lo sci.

“Chi si meraviglia di fronte alla bellezza del mondo in estate troverà uguale motivo di stupore e di ammirazione in inverno …. In inverno le stelle sembrano aver riacceso i loro fuochi, la luna ha una figura più piena, e il cielo indossa uno sguardo di una semplicità più elevato.£
(John Burroughs)

Bolzano si tinge d’azzurro con gli azzurri degli sport invernali nella Prowinter 2019

In quel di FieraBolzano in occasione della Prowinter 2019, c’è stata la grande celebrazione da parte della FISI nei confronti dei fuoriclasse azzurri più importanti degli sport invernali, per tributare i giusti omaggi dopo una stagione 2018/19 appena conclusasi praticamente da incorniciare sotto molti punti di vista in particolare modo quello della vittoria sia in ottica Coppa che in quella iridata.

Un stagione che ha esaltato non poco le qualità dei nostri ragazzi che son riusciti a portare a casa ben 4 Coppe del Mondo con Dorothea Wierer nel biathlon, Patrick Pigneter e Florian Clara in slittino naturale doppio ed Evelyn Lanthaler in ambito singolo, e Robert Antonioli nello sci alpinismo, senza dimenticare le immense gesta ai Campionati Mondiali con ben 31 medaglie tra circuiti principale e juniores tra cui, indelebili, quelli di Simone Origone,Dominik Paris, Dorothea Wierer, e Dominik Windisch.

Una grande occasione per tutto il pubblico che nella giornata di ieri ha ammirato i ragazzi dello sci alpino, sci di fondo, biathlon, snowboard, sci alpinismo, sci velocità (Qui la stagione è ancora in corso) e slittino naturale, tutti riuniti sotto la soddisfazione e la gloria tricolore nella splendida cornica alto-atesina.

Il lungo viale delle emozioni nel corso della vita d’atleta

Spesso ci si ferma a guardare solo la classifica finale, quando il vero e proprio “succo” del tutto, fermo nel contorno, rappresenta l’aspetto più rilevante

klaebo
Johannes Hoesflot Klaebo (NOR, Norwegen)

Indosso i miei attrezzi da lavoro e scendo in pista per produrre sogni.

La vera missione finale di ogni atleta è questa: una missione imprenditoriale finalizzata al compimento di gioie e alla realizzazioni di trionfi ma anche di una dose massiccia di emozioni. 

Molti, oramai, in un mondo che va sempre troppo di fretta e che malamente termina all’analisi della superficie del tutto, si soffermano solo ed esclusivamente al risultato e alle graduatorie finali scordandosi purtroppo della purezza del gesto tecnico e di tutto quello che possa da esso scaturire: ci si scorda, semplicemente, dell’emozione e del sogno che in sé racchiudono praticamente il tutto.

Pensate ad uno sciatore, alla sua eleganza e alle sue movenze che lo porteranno al traguardo tra la folla che lo incita e alla forza interiore che lo manda via via sempre più giù: non c’è solo l’atleta ma anche l’arte e, e all’interno di essa, lo stesso bagaglio di sogni che lo ha magari spinto quando era un ragazzino mentre cercava di inseguire dentro tutto ciò che di meglio potesse aspirare.

Lo sport non è solo un risultato, è un lungo rincorrersi di sogni lungo il grande corso delle emozioni; esattamente come andare a farsi una passeggiata mentre intorno hai tutto ciò che ti serve: il canto del cuore che ti batte forte per l’eccitazione, la visione del tuo sguardo in versione estremamente concentrata per tutto quello che hai davanti a te per cercare di perseguire l’obiettivo, l’amore di chi ti incita a fare del tuo meglio intorno ma, soprattutto, la passione che ti ha forgiato da una vita e che ti accompagna ogni giorno come una fede nunziale per farti ciò che sai realizzare al meglio alla stessa stregua di quando eri in età molto verde e avevi iniziato un lungo percorso che ti ha portato dove sei.

Il risultato è importante è vero, ma tutto ciò che ti circonda e che ti permette di goderti il viaggio lo è ancora molto di più perché non è altro che il volano fondamentale che consente ancora a te, caro atleta, di insistere sempre verso l’orizzonte degli eventi cercando di migliorarti senza perdere la bussola delle sensazioni più pure che domiciliano all’interno della parte più speciale del tuo animo.

Quello è il vero centro del tutto, la piazza di oggi dove si costruisce e si imbastisce il domani affinché si lavori con la stessa intensità di ieri, per te stesso e per chi ti ama e per sorridere ancora una volta attraverso il medesimo gesto atletico che racchiude in sé una performance sempre diversa contraddistinta dalla voglia di migliorarsi di realizzare sempre il meglio.

Come diceva un sontuoso Marco Paolini, uno dei più grandi storyteller di sempre in uno spettacolo teatrale diametralmente opposto dalla tematica in questione sebbene si riferisse all’aspetto italiano, “siamo un popolo appassionato di finali ma della trama, spesso, non frega niente a nessuno“; questa frase mi ha colpito molto, perché se la spostassimo in un ambito prettamente generale vediamo che ahinoi si coniugherebbe perfettamente nel mondo dello sport; se tutti noi ci soffermassimo a guardare tutto ciò che viene dietro le quinte di un atleta, qualsiasi tipo di atleta non solo lo sciatore, vedremmo il vero motore che spinge la macchina ad andare avanti sempre allo stesso modo: vedremmo le emozioni, la voglia, e tutta la benzina che permette sempre di ricercare il meglio possibile.

Guardate su Eurosport il documentario “Chasing History” di Lindsey Vonn, non vedrete solo una delle migliori atlete di sempre ma il backstage della sua vita da atleta e non, la purezza della passione, e come una N1 osserva il mondo e non si piega davanti alle difficoltà per amore del suo lavoro, del suo sport, dei suoi brividi emozionali.

E’ questo il vero e proprio destino di un atleta, quello non solo di piazzarsi ma anche di farsi tremare sempre allo stesso modo le vene ai polsi. Più di ieri, meno di domani mantenendo dentro di sé quella voglia di continuare a sognare esattamente come quando si guardava con speranza il mondo, con gli occhi di un bambino.

Sempre.

Sci Alpinismo: alla scoperta dello sport in pole per Pechino 2022

Divertimento, agonismo, sicurezza, imprevedibilità: un nuovo fenomeno sportivo si affaccia sulla scena del palcoscenico sportivo bianco

Sci Alpinismo

In un recente post dove si parlava in questa sede di quelli che sono gli sport papabili che potrebbero essere inseriti all’interno del carnet dei prossimi Giochi Olimpici Invernali, quello che ha suscitato maggiore interesse è senza dubbio lo Sci Alpinismo.

Lo Sci Alpinismo, dato addirittura in pole position in fatto di ingresso a cinque cerchi se il CIO aprisse a nuovi innesti, è uno sport che nell’ultimo periodo ha avuto un incredibile boom di successo soprattutto tra i più giovani.

Per sapere un pò di più di esso, bisogna innanzitutto affermare che questa è una disciplina sportiva che potremmo definire da “freelance” in quanto si pratica fuoripista ergo al di là degli impianti sciistici pre-impostati in particolare su pendii notevolmente ripidi, e nasce intorno ai primi anni del novecento nei paesi scandinavi.

Per praticarlo occorre una notevole tenacia e una forte resistenza tecnica, a scanso da tutti coloro che possano andar a pensare che si tratta di passeggiare nella neve, niente di più sbagliato; tra l’altro il tutto non è di certo privo di rischi: gli atleti, nell’esecuzione di gara, si espongono davanti al pericolo di valanghe in quanto quando si va a tagliare il pendio il pericolo è quello di far venir meno la coesione del manto nevoso, ed è per questo che, prima di avventurarsi in attività di questo tipo, è sempre fondamentale avere alle spalle una buona ed adeguata scuola di preparazione che immetta gli atleti nella pratica vera e propria sia in senso tecnico sia di scelta dei materiali, ed è proprio quest’ultima che va a fare la differenza più che mai in questo ambito a seconda delle condizioni meteorologiche e nevose in quel del terreno.

Circa i materiali, occorre fare una distinzione tra quelli tecnici e quelli di sicurezza: 

  • per quanto concerne i primi innanzitutto è fondamentale la presenza di pelli di foca, ora sintetiche, che vanno applicate alla soletta dello sci nelle operazioni di salita per far presa sulla neve per poi staccarle all’inizio della discesa, mentre sci, scarponi (Con gli attacchi che permettono di liberare il tallone), e bastoncini sono assolutamente simili a quelli utilizzati dagli atleti di Sci Alpino con la differenza di una leggerezza maggiormente più accentuata per favorire una maggiore fluidità;
  • circa i secondi, ricollegandoci a quanto detto all’interno dei primi capoversi sul rischio di valanghe durante lo svolgimento dello Sci Alpinismo, è indispensabile dotarsi di dispositivi di sicurezza tra cui Artva/Recco con sonda di valanga inserita, pala, airbag, e anche respiratori; quando si verifica una valanga è fondamentale avere sempre con se dei ricevitori che permettano di individuare il luogo in cui determinate persone possano essere travolte e, grazie alle nuove tecnologie, si ha la possibilità di avere maggiore tempestività nei soccorsi che può fare una enorme differenza per la salvaguardia delle vite umane rispetto al passato.

La scala di valutazione dello Sci Alpinismo, è la cosiddetta “Scala Volo”, introdotta con l’avvento degli ultimi anni 90’ che segnò una netta linea di demarcazione rispetto al passato consentendo una descrizione assolutamente maggiormente più dettagliata di tutti gli elementi del pendio che uno sciatore vuole intraprendere dando così le informazioni necessarie per studiare preventivamene il percorso.

Tutto questo si conforma attraverso la presenza nel suo interno di tre “Elementi” che definiscono nello specifico tutti i caratteri fondamentali di una zona da prendere in considerazione:

  • in primo luogo menzioniamo “l’Elemento Sci”, il quale denota una porzione di valori suddivisa in cinque livelli che differenziano i vari pendii, dal più basso al più ampio: il livello 1 che riferisce pendii inferiori ai 30°, il livello 2 quelli che raggiungono alle volte i 35°, il livello 3, che è quello standard, per quelli che non superano i 35° con passaggi al massimo sui 45°, il livello 4 con pendii mediamente ripidi a 40/45°, ed infine il livello 5 che è il più estremo che raggiunge addirittura i 50°;
  • in secondo luogo abbiamo “l’Elemento Esposizione”, il quale si riferisce all’ambito di cadute che potrebbero avverarsi all’interno del percorso attraverso una scala contraddistinta dalla lettera E che va dal livello 1 al livello 4 che fa conformare l’atleta alla conoscenza del rischio in cui si imbatte;
  • infine abbiamo l’ultimo, ossia “l’Elemento Ingaggio”, che va dall’I al IV e a seconda dell’identificazione si definisce un percorso in cui si consiglia o meno una buona conoscenza e padronanza della disciplina.

Quindi sulla base di quanto ciò affermato, si può tranquillamente desumere che lo Sci Alpinismo è uno sport notevolmente complesso a anche abbastanza tecnico da praticare solo ed esclusivamente se in possesso in una buona conoscenza disciplinare e atletica tale da consentire a tutti coloro che vogliono imbattersi in questa avventuristica attività di realizzare il tutto con estrema sicurezza.

Soprattutto negli ultimi anni esso ha ricevuto tanto successo in quanto è praticabile anche al di là dei circuiti internazionali alpini che siamo soliti a sentire menzionati nelle gare di Coppa, ricevendo soprattutto un grande “boom” tra i più giovani e non c’è da stupirsi se il CIO sta prendendo in seria considerazione il suo ingresso già dai prossimi Giochi Olimpici.

Fatica, divertimento, tecnica, ma soprattutto assoluta sicurezza sono le chiavi di volta dello Sci Alpinismo il quale, ne siamo certi, con l’andare del tempo e con il susseguirsi delle varie esperienze storico-reali scorrevoli all’interno dello stesso, andrà via via sempre più a spopolare ed a ritagliarsi uno spazio importante nel panorama internazionale anche dal punto di vista delle competizioni sportive.

L’uomo dalla tempra d’acciaio che vola come un falco: Kamil Stoch

Segnando l’epoca moderna del salto, Kamil Stoch è diventata un’autentica icona degli sport invernali

Stoch

“E volo così, a braccia aperte tra le nuvole 

Volo così, nell’aria tersa senza limiti
Volo nell’anima di queste notti tenere
Volo così perchè è così che devo vivere”
                                                                                         (“Volo Così” – di P. Turci – 1996)

Kamil Wiktor Stoch.

Nato quasi 31 anni fa a Zakopane , località polacca famosissima e sportivamente parlando celebre in fatto di salti con gli sci, con il suo nome in sede di presentazione il tutto basterebbe da solo a concludere l’articolo e a spiegare di cosa si stia parlando.

In questi giorni lo stiamo vedendo saltare nelle ultime gare di Coppa del Mondo da lui agevolmente portata a casa dove, per l’ennesima volta, ha dimostrato di realizzare decisamente un altro sport rispetto ai suoi colleghi vincendo per dispersione la stragrande maggioranza delle gare: è oltre di più di un atleta, è semplicemente un fenomeno.

Qualche settimana fa realizzai un articolo in merito a Matti Nykänen dove, nel suo interno, disquisivo sul quesito basato se fosse il finnico o Stoch il più grande di sempre nella storia. Per quello che stiamo vedendo in questi anni, il dibattito si è acceso sempre di più ma realisticamente parlando il finlandese rimane anche oggi soprattutto come palmares ancora saldamente in testa anche in virtù dei risultati ottenuti in format di volo a differenza del polacco.

Ma Stoch è su quei livelli. Stiamo parlando di alta accademia.

Meticoloso, ermetico, preciso, Kamil è un’icona del salto moderno che gli ha permesso di conquistare 3 titoli olimpici, 2 mondiali, e 2 coppe del mondo condite da altrettante Tourneé dei Quattro Trampolini; la cosa che impressiona più di lui è l’estrema sicurezza e tranquillità prima della luce verde che gli consente di scendere come solo lui sa fare, è essenziale.

E questa essenzialità fa mettere in moto un meccanismo apparentemente calmo ma che cela dietro un fuoco dentro che gli imprime quella forza che nella stragrande maggioranza dei casi gli consente di realizzare una quota extra consentendo di prevalere. Soprattutto nell’ultimo periodo dove sta dimostrando di essere paradossalmente il miglior Stoch di sempre.

Se l’acqua cheta scatena i ponti allora questa massima è da attribuire indiscutibilmente a lui. E’ un motore, un V8 478cv di una Ferrari F40, uno di quelli che quando decide di alzare il livello della radio allora non c’è vento contrario che possa tenere.

La quota che assume uscendo dal detto è spesso impressionante. Ma la cosa sconvolgente è la sua capacità e rimanere il più alto possibile immobile in aria come una statua soprattutto nella fase decisiva sul gomito; è uno stile incredibile. E’ una sentenza priva di appelli che spesso si abbatte all’interno della povera truppa dei colleghi che spesso e volentieri non possono far altro che ammirarlo da lontano considerando i distacchi incolmabili che già in sede di prima serie riesce ad imprimere.

Il movimento polacco negli ultimi anni ha fatto dei passi importanti andando a conquistare sonore vittorie in giro per il mondo durante coppa e mondiali nonché Olimpiadi attraverso un gruppo di atleti validissimo che ha trovato in Kamil il suo alfiere più fidato. Un leader assoluto dentro e fuori la pista, carismatico, silenzioso ma allo stesso tempo estremamente rumoroso attraverso i fatti che ha dimostrato in questi anni e la prepotenza di essersi arrampicato nelle vette del salto e dello sport in generale.

Si fatica ampiamente a riconoscere dei difetti ad atleti di questo tipo, atleti inimitabili che riescono a far vibrare le corde delle emozioni a tutti coloro che amano lo sport e che non possono rimanere indifferenti davanti a spettacoli di questo tipo, se dobbiamo dirne qualcuno a Stoch forse è l’ambito di volo; probabilmente è qui la chiave di lettura che ancora separa Nykänen da lui: Kamil in questo format di gara ha portato a casa una medaglia d’argento (Individuale) e di bronzo (A squadra) ai campionati mondiali ai recenti mondiali di Oberstdorf del 2018 dominati dalla Norvegia, e una sola vittoria in Coppa del Mondo datata il 17 marzo dell’anno scorso a Vikersund con un HS fissato a 225 metri, mentre Matti qui il mondiale lo ha portato a casa in quel di Planica nel 1985 più una medaglia d’argento e tre di bronzo

Dettagli che sicuramente fanno la differenza, ma che non sminuiscono minimante la grandezza di questo atleta senza precedenti che ha rivoluzionato l’epoca recente di questo sport diventando una vera a propria guida per colleghi ed addetti ai lavori.

Richard Bach disse: “perché volare? Semplice. Non sono felice a meno che non ci sia un po’ di spazio tra me e la terra.”

Il tutto sembra abbastanza applicabile in merito a questa tesi. Una tesi che racconta non solo questo spazio geografico, ma anche in sede di predominanza sportiva. Una tesi accademia da utilizzare su una Lectio Magistralis raccontata dalle gesta del Professor Kamil Stoch, che in questi anni ha portato a scuola tutti con l’intenzione di fare altrettante attività anche nell’immediato futuro, senza fermarsi mai.

Nel Nord-Europa è tutto spettacolo prettamente scandinavo

Grandissimo secondo posto di Chicco Pellegrino che si arrende ancora una volta al fenomeno norvegese

klaebo

Finali di Falun nel segno della Scandinavia.

Si sono effettuate in Svezia le finali sprint di Sci di Fondo e i protagonisti son sempre gli stessi. Tra gli uomini, neanche a dirlo, imprendibile Johannes Høsflot Klæbo che vince agevolmente la gara DOMINANDOLA come solo lui sa fare chiudendo davanti a un nostro ottimo Federico Pellegrino che si avvicina sempre più al record di podi italiani in Sci di Fondo; nello sprint finale supera uno sfinito Svensson e si prende la seconda piazza sia della gara sia della classifica finale di sprint dove a dominare è stato ovviamente il norvegese. Belle batterie del nostro De Fabiani che alla fine sfortunatamente non riesce a qualificarsi per la finale.

Tra le donne a vincere è stata Hanna Falk. La svedese si prende una grandissima soddisfazione nella frazione finale andandola a dominare concludendo in prima posizione precedendo la connazionale Sundling che, a sua volta, precedente la leggendaria Bjorgen alle prese con l’ennesimo podio in carriera. Assente la Nilsson e deludente Diggins oggi, nonostante una gara opaca la Weng rafforza la sua leadership in vetta alla classifica. Unica italiana in gara era Elisa Brocard che non si qualifica per le semifinali uscendo già ai quarti.

Nello Sci Alpino gara di passerella oggi con il Team Event in parallelo formato dalle squadre miste. La vittoria è andata alla Svezia composta da Swenn-Larson, Hansdotter, Hargin, e Myhrer che ha avuto la meglio sulla Francia. Terzo posto invece per la Germania che nella finalina ha la meglio sull’Austria. Italia fuori al primo turno dopo la sconfitta per 0-4 con i teutonici.

Nel salto con gli sci il monologo è sempre lo stesso:

Unico, immenso, implacabile Kamil Stoch

Il fuoriclasse polacco dimostra ancora una volta di praticare un altro sport vincendo per dispersione la gara dal trampolino lungo a Trondheim annientando la concorrenza soprattutto nella seconda serie dove ha incrementato il gap volando oltre il punto HS fissato a 140m. Seconda posizione a 17 lunghezze di ritardo per Stefan Kraft. Terzo il connazionale Johansson. In questo modo Stoch ipoteca praticamente la sfera di cristallo che andrà a suggellare una stagione pazzesca.

La domenica bianca nell’autentico e lucente segno della Norvegia

Per i colori azzurri intanto grandissima vittoria per Omar Visintin nello Snowboard e un secondo posto fantastico per Vittozzi nel Biathlon

Bjorgen

Grande Norvegia.

Forte, immensamente, lucente Norvegia.

E’ il paese scandinavo l’autentico protagonista della domenica bianca nelle varie discipline invernali.

Prima di passare nello specifico andiamo con una gran bella notizia azzurra: weekend notevolissimo nello Snowboard per il nostro Omar Visintin il quale, dopo aver ieri arpionato uno splendido terzo posto, oggi in autentica scivolata sulla linea del traguardo porta alla vittoria l’Italia sulla gara a coppia oggi condotta assieme a Perathoner. Senza dubbio degli ottimi segnali in questo sport per i nostri colori che continuano a sorprendere ed a stupire ogni volta sempre di più.

Da un podio all’altro, e qui siamo nel Biathlon femminile: arriva il miglior risultato in carriera per la meravigliosa Lisa Vittozzi a Kontiolahti nella Mass Start di 12,5km di Biathlon con un FENOMENALE secondo posto che chiude una due giorni assolutamente indimenticabile per i nostri colori azzurri. L’apoteosi si realizza nell’ultimo poligono dove Lisa e la Chevalier sbagliano un colpo a testa e poi, su gli sci, la nostra atleta brucia nel finale la transalpina e va a conquistare un altro podio dopo quello di ieri che, ricordiamo, regalò anche la sfera di cristallo all’Italia. La vittoria invece è andata alla tedesca Vanessa Hinz che ha portato a compimento una gara magistralmente condotta soprattutto nella fase centrale con una solidità notevole al poligono e sugli sci.
Nella mass maschile invece gara a Julian Eberhard che dimostra di essere a propio agio oramai anche in questo format oltre che alle sprint, ma soprattutto grandissima gara di Martin Fourcade oggi un autentico cecchino che si prende l’ennesimo podio stagionale chiudendo secondo allungando in classifica contro Johannes Boe oggi autore di una prestazione incolore. Terzo posto per Anton Shipulin che era in lotta sino alla fine ma una caduto lo costringe al gradino più basso del podio. Settimo e tredicesimo rispettivamente Windisch e Hofer per i nostri colori.

Tornando alla Norvegia, nello Sci Alpino è Il giorno di Kjetil JansrudIl Campione norvegese vince il Super-G di Lillehammer e porta a casa la Coppa del Mondo di specialità davanti al suo pubblico a coronamento ancora una volta di una splendida carriera. Jansrud ha chiuso in 1’33”21, precedendo di 22 centesimi lo svizzero Beat Feuz, sul podio come ieri, e 34 il compagno di squadra Adrien Sejersted.Attardati gli italiani tutti fuori dai primi 10, migliore Innerhofer che chiude tredicesimo.

Nello Sci di Fondo celebriamo l’ennesima perla di una delle migliori atlete di tutti i tempi dello sport in generale: leggendaria Marit BjørgenLa più grande fondista di tutti i tempi scrive ancora una volta una memorabile pagina di storia dello Sci di Fondo andando a conquistare per la settima volta nella sua vita la 30km ad Oslo mandando in autentico visibilio il pubblico di casa.Incredibile la rimonta di Marit che a metà gara pagava più di 30′ di ritardo dal gruppo di testa. Negli ultimi 5km si è letteralmente scatenata rimontando prima e poi imponendo un ritmo imprendibile andandosene a conquistare l’ennesimo trionfo a 37 anni.Sul podio finisce seconda una meravigliosa Jessica Diggins e l’altra norvegese Haga. Marit, non ritirarti mai: il mondo è cambiato, ma tu no esattamente come han detto in cronaca Gadin e Valbusa.

Grande competizione anche nel Salto con gli Scila Coppa del Mondo femminile è oramai un affare di Maren LundbyLa campionessa olimpica norvegese domina la gara davanti al suo pubblico vincendo la competizione sul LH con un punto HS134. Gara assolutamente vinta per dispersione con un punteggio di 262.7 che le ha permesso di demolire le avversarie a partire già dalla seconda posizione, con conquistata dall’austriaca Daniela Iraschko-Stolz (231.2) e della giapponese Yuki Ito (229.7). Attardate le nostre azzurre.
In quel degli uomini 
vittoria a Daniel-André Tande che ribadisce il dominio per adesso norvegese in questo contest di gara e realizza una due-giorni notevolissime con due vittorie per la nazione nord-europea. Tande vince la gara in rimonta dopo aver chiuso la prima serie soltanto ottavo. Come spesso accade, poi, e come il fuoriclasse di Narvik ha rimontato nella seconda e con un secondo salto da 132 metri, lo stesso ha totalizzato 258.1 punti che gli hanno permesso di portare a casa la sua quarta vittoria in carriera in Coppa del Mondo. Secondo e terzo si classificano rispettivamente Stefan Kraft (256.7) e Michael Hayboeck (255.6) che portano in alto i colori austriaci dopo una stagione piuttosto sottotono confermando le posizioni acquisite qui in quel della prima serie.

Si chiude così un grande weekend di gare a dir poco emozionante di Coppa del Mondo che ci ha regalato soddisfazioni notevoli per i nostri colori italiani.

Appuntamento per la prossima, soprattutto con lo Sci Alpino, con le finali svedesi ad Äre.

La giornata di Coppa del Mondo: lo Sci si inchina davanti a Mikaela Shiffrin

Grande Italia con Michela Moioli e con la Staffetta Mista nel Biathlon che porta a casa ben due Coppe di Cristallo!!!

Shiffrin

Grande, grandissima giornata di sport oggi con la Coppa del Mondo in varie specialità che comincia a porre in essere i primi verdetti.

Partiamo intanto con lo Snowboard Cross dove la nostra meravigliosa Michela Moioli campionessa olimpica, con il secondo posto arpionato oggi con una gara meravigliosa sin dalle qualifiche che si conclude dietro solo alla Samková, porta a casa la Coppa del Mondo bissando il successo di due anni fa. Un risultato incredibile che fa il paio con la medaglia d’oro conquistata a PyeongChang che dimostra che, attualmente, è lei la migliore sulla faccia della Terra su questa specialità. Grandissima Michela in una giornata dove, si festeggia anche il terzo posto di Omar Visintin in quel di Mosca.

Circa lo Sci Alpino, mai sparlare troppo una Regina nei momenti complicati, perché quando meno ce lo si aspetti essa torna sempre a ribadire il suo dominio.

Mikaela Shiffrin conquista lo slalom di Ofterschwang, vince la quinta coppa di specialità dopo quella generale di ieri, ed entra ancor di piùnella storia dello Sci Alpino arrivando a quota quarantadue trionfi a 22 anni. Record assoluto. Una due giorni incredibile che riscattano la fuoriclasse del Colorado dopo una seconda parte di stagione un pò in ombra. Completano il podio una strepitosa Wendy Holdener che si inchina alla statunitense per pochissimi centesimi proprio alla fine, e la campionessa olimpica uscente Frida Hansdotter.

Continua il feeling con la velocità per Thomas Dressen che a Lillehammer Kvitfjell in quel della Norvegia prende la seconda vittoria in carriera dopo il trionfo a Kitzbühel il 20 gennaio in discesa libera. Il classe 1993 di Garmisch-Partenkirchen precede il leader di specialità Beat Feuz di 8 centesimi e Aksel Lund Svindal di 17. Solo quarto Kjetil Jansrud. Pubblico di casa quindi che non vede i propri beniamini propriamente protagonisti. Buona gara per Christof Innerhofer che chiude quinto in classifica. Fill chiude anticipatamente la stagione per un problema fisico, attardati invece Paris e Buzzi.

HAMMER Akito Watabe in quel di Oslo per la Combinata Nordica. Il forte combinatista nipponico vince una gara con notevole sontuosità e rafforza il vantaggio in classifica nei confronti del norvegese Schmid in queste ultime gare di Coppa del Mondo. Watabe ha fatto la differenza nel last lap nella gara sugli sci dopo aver chiuso al secondo posto in mattinata nel salto a 28” da Riiber, e arpiona il sesto successo stagionale che sa un pò di ipoteca in classifica finale. Seconda piazza per il tedesco Fabian Riessle che chiude al secondo posto a 15”5 dalla testa della classifica precedendo Mario Seidl alla migliore gara probabilmente della sua carriera, che batte nel finale lo stesso Jan Schmid con quest’ultimo che va a complicare notevolmente le sue velleità finali. Gara amara per Pittin che chiude fuori dalla zona punti.
 
Nello sci di fondo è andata in onda la durissima e devastante gara distance per eccellenza, ossia davanti ad un pubblico nordico in tripudio la 50km TC maschile dove a prevalere è stato Dario Cologna che vince una gara a dir poco sontuosa davanti al compagno di squadra Sundby. Completa il podio il russo Maxim Vylegzhanin a 1,1 secondi. Staccatissimo in quarantesima posizione Klæbo che ancora deve migliorare sulle gare distance e gli italiani.
Nel salto con gli sci oggi giornata solo al maschile, dove è stato svolto il team event ad Oslo sull’Holmenkollen con HS134 dove la vittoria è andata alla squadra norvegese padrona di casa e del trampolino che vince per dispersione la gara davanti alla Polonia e all’Austria.

Infine, giornata di misto nel Biathlon: nella single mix si è visto prevalere la Francia composta da Anais Chevalier e Antonin Guigonnat in quel di Kontiolahti, valevole per la Coppa del Mondo di biathlon 2018. Grande gestione di gara per i transalpini che fanno loro la battaglia sportiva odierna relegando al secondo posto un’ottima Austria con Lisa Theresa Hauer e Julian Eberhard a un distacco 2.4 secondi, terza la Norvegia con Marte Olsbu e Johannes Boe che a 4.4 secondi con vari errori al poligono. Sesto posto all’Italia (Federica Sanfilippo e Thomas Bormolini) a 21.5 secondi che chiude una buona gara contrassegnata comunque da pochi errori al poligono.

Nella staffetta mista invece…

L’ITALIA SI PORTA A CASA VITTORIA E COPPA DI SPECIALITA’!!!!
 
Nella staffetta mista è l’Italia a Kontiolahti a vincere la gara e la coppa di specialità in una gara leggendaria che entra di diritto nella storia del Biathlon a conferma di come il nostro movimento sia in crescita. Un grandissimo Hofer nella parte finale ha fatto la differenza arrivando davanti all’Ucraina e alla Norvegia che con il terzo posto di Tarej Boe compromette la conquista della sfera di cristallo.
Oggi più che mai, è GRANDE ITALIA!!!

La tenacia mescolata al talento: la ricetta vincente di Raffaella Brutto

Alla scoperta della talentuosa atleta azzurra protagonista nella Coppa del Mondo di Snowboard Cross

Brutto

“C’è qualcosa di molto più prezioso, raffinato e raro del talento. È il talento di riconoscere le persone di talento.”

                                                                    (Elbert Green Hubbard)

Talento.

Occhio a questo capoverso perché sarà il leit motiv del presente articolo.

Già. Se andassimo a prendere un normale dizionario e cercheremmo questo breve ma significativo sostantivo, troveremmo come spiegazione: “inclinazione o disposizione dell’animo riconducibile a varie determinazioni, quali il desiderio, il gusto, l’impulso o l’istinto.”

Se prendessimo in particolare quest’ultimo riferimento, ossia l’istinto, per poi coniugarlo all’oggetto di questi primi capoversi, il talento, in un’ottica prettamente sportiva potremmo trovare innumerevoli esempi in particolare nelle discipline invernali.

Ce ne sta uno però di esempio, in particolare, che risulta perfettamente calzante in merito alla nostra tesi in quanto va a collocarsi su una atleta nostrana che ha fatto del talento la chiave di volta della sua passione e dei suoi successi agendo istintivamente su ogni pista aggredendo con sconfinata forza ogni centimetro: Raffaella Brutto.

Raffaella Brutto 30 anni, cui la splendida Genova le ha dato i natali, facente parte del Centro sportivo olimpico dell’Esercito italiano è una delle migliori atlete di snowboard cross che i nostri colori azzurri abbiano avuto modo di osservare in tanti, tantissimi anni di agonismo.

Atleta veloce ed istintiva nel dettaglio, nel tempo ha contribuito a portare in alto i nostri colori sulle nevi di gran parte del mondo; ha vinto per ben sei volte i Campionati Italiani di snowboard cross di cui ben quattro consecutivi (dal 2007 al 2010) e dal 2006 è parte integrante del circuito di Coppa del Mondo dove ha collezionato due vittorie in gare di squadre con la nostra Michela Moioli neo-campionessa olimpica a PyeongChang2018 rispettivamente nel 2013 a Montafon in Austria, e nello scorso marzo 2017 a Veysonnaz in terra elvetica.

Ci sono delle atlete che ti colpiscono profondamente ma non solo per il loro palmares che detengono, questo può essere ampio o no a seconda dei casi, ma dalla loro classe e dalla forza di volontà che le spinge ancora una volta lontano gettando il cuore oltre l’ostacolo superando quelle difficoltà che alle volte, la vita inevitabilmente, ti mette davanti: leggendo la sua biografia sportiva ho scoperto che Raffaella Brutto nel 2011 ha subito la rottura del legamento crociato del ginocchio anteriore e, dopo mesi di riabilitazione, è tornata in pista la stagione successiva vincendo una gara in Coppa Europa e prendendosi un meraviglioso secondo posto in Coppa del Mondo a Montafon.

Lì per lì pensi, accidenti, un dolore può metterti a terra ma non può cancellare il tuo talento e la tua forza.

In questo weekend ho avuto modo di rivederla all’opera dove era approdata in finale in quel di La Molina in Spagna alla ripresa della Coppa del Mondo dopo le fatiche olimpiche, e se non fosse stata per una caduta occorsagli nella stessa per colpe non sue probabilmente avrebbe fatto la voce grossa a coronamento di un percorso sin lì a dir poco irresistibile; ma al di là di questo episodio sfortunato che vuoi o non vuoi nel corso delle gare può avvenire, ciò che mi ha impressionato è stata la fluidità della sciata e la determinazione che ci ha messo in ogni centimetro  con il suo snowboard e pensi che, davanti a tanta passione, puoi solo fare un inchino e toglierti il cappello perché se dopo tanti anni sei ancora lì a dare il massimo, se lotti per arpionare sempre una nuova vittoria, se lotti ancora per migliorarti giorno dopo giorno, pensi che hai trovato uno degli esempi migliori da prendere in considerazione; da utilizzare in particolare nelle discussioni con tutti coloro che vogliano mollare qualcosa perché pensa di non arrivarci.

Nessun risultato può essere ottenuto senza spirito di sacrificio, senza lotta, senza istinto. Puoi avere il talento si, è molto vero questo, ma se non lo “condisci” con il lavoro rimane fine a se stesso come una cornice meravigliosa priva di colori al suo interno.

Raffaella però la sua cornice l’ha riempita non soltanto con i suoi immensi successi, ma anche con la voglia di rialzarsi e di dimostrare al mondo e a se stessa di poter riuscire ancora una volta ad emozionare al di là di ogni cosa.

E’ questa che è stata tornando alla denominazione del nostro articolo, la sua ricetta vincente. Che è la stessa da sempre. Che è le medesima che son pressoché certo la porterà ancora più lontano di quanto sogna.

Ci sono storie nel mondo dello sport che, seppur non collocate nei riflettori di prime serate, riescono a farti emozionare perché ti dimostrano che dalle piccole cose possono venire alla luce ancora grandi sensazioni in grado di farti suscitare la pelle d’oca.

In questo senso un grande grazie va alla splendida Raffaella la quale, di queste cose, ci ha portato a scuola insegnandoci molto con la certezza che ci insegnerà ancora molto.