Privacy Policy Cookie Policy La Bomba che dipingeva sugli sci: Alberto Tomba - Discesa Libera

La Bomba che dipingeva sugli sci: Alberto Tomba

Mi sono chiesto in questi giorni come potessi esordire come primo post all’interno di questo nuovo spazio cui ho dato esistenza da qualche giorno. Mi chiedevo se fosse necessario fare una presentazione, realizzare un video, mettere una semplice immagine, oppure dedicare uno scritto a qualcuno… Quest’ultima idea mi stuzzicava e ci ha messo pochissimo tempo a conquistare la pole position dei miei pensieri. L’unico dubbio era se scrivere di qualcuno o di epoca attuale oppure di qualche anno fa.

Poteva risultare abbastanza semplice nonché scontato realizzare un post sui campioni di oggi come Hirscher, come Svindal, come la Vonn, la Shiffrin e via discorrendo se parliamo di Sci Alpino oppure, magari, di Kamil Stoch se andiamo a menzionare uno dei più grandi saltatori sugli sci del mondo oltre che della storia, visto che qui vorrò parlare prevalentemente di sport invernali, però però… Ho pensato che come ogni prima volta che si rispetti per renderla speciale occorreva dare un tocco di magia. La stessa magia che riscopriamo all’interno degli occhi di un bambino quando si incanta a vedere qualcosa che gli piace, come è accaduto a noi milioni di volte in passato me compreso. D’altronde anche Goethe diceva che qualunque cosa sogni di intraprendere devi cominciarla perché l’audacia possiede le voci del genio, del potere, ma anche della magia… Appunto.

Da piccolo, in particolare, di essa ne trovai parecchia all’interno di una semplice visione in un tubo catodico televisivo d’annata in uno sciatore che, seppure nell’ingenuità di un ragazzino, si intuiva che avesse qualcosa di speciale rispetto a tutti gli altri.

Nella storia ci sono degli atleti i quali, nel corso del tempo e con il susseguirsi delle varie esperienze storico-reali che nello stesso si conformano, lasciano necessariamente un segno indelebile nelle memorie di tutti coloro che hanno avuto modo di apprezzarli a partire anche dalla giovane età: impossibile non negare che quando si è giovani, dei gesti particolari, diversi dal resto, assumono le stigmate della grandezza specie quando ci si trova a disquisire di materia sportiva: come quelli di un grande ragazzone che che nel periodo tra il 1986 e il 1998 ha letteralmente fatto impazzire l’Italia facendo appassionare milioni e milioni di persone allo Sci Alpino e che, agli occhi di chi vi scrive, all’epoca un piccolo ragazzino di scuola elementare aveva individuato una specie di eroe tra i paletti e le bandierine che in un tratto di pista tutta bianca aveva come il potere di far trattenere a tutti il fiato prima di una grande esplosione di gioia: non potevo quindi, non far altro che esordire qui con lui, Alberto Tomba.

Genio e sregolatezza dentro e fuori la pista, tecnica sublime contraddistinta anche da una forte spinta muscolare che lo ha portato in quegli anni magici a regalare ai nostri colori ben cinque medaglie olimpiche (2 ori in slalom gigante, a Calgary 1988 e ad Albertville 1992 e uno in slalom speciale a Calgary 1988 2 argenti in slalom speciale ad Albertville 1992 e slalom speciale a Lillehammer 1994), 4 medaglie mondiali (2 ori: slalom gigante e slalom speciale a Sierra Nevada 1996 – 2 bronzi: slalom gigante a Crans-Montana 1987; slalom speciale a Sestriere 1997), e in più è stato il vincitore della Coppa del Mondo generale nel 1995, Vincitore della Coppa del Mondo di slalom gigante nel 1988, nel 1991, nel 1992 e nel 1995, vincitore della Coppa del Mondo di slalom speciale nel 1988, nel 1992, nel 1994 e nel 1995 con il tutto condito in più da ben 88 podi comprendenti 50 vittorie (35 in slalom speciale, 15 in slalom gigante), 26 secondi posti (15 in slalom speciale, 11 in slalom gigante) e 12 terzi posti (7 in slalom speciale, 5 in slalom gigante).

Era uno di quegli atleti che dava l’impressione che, se voleva prendersi veramente una vittoria, a prescindere delle condizioni se la prendeva comunque nella stragrande maggioranza dei casi. Ti dava la sensazione di avere quella sicurezza, quella superiorità che ti contrassegna necessariamente nella stregua dei più grandi atleti di tutti i tempi nella tua disciplina (D’altronde non diventi il quarto atleta più vincente della storia in Coppa del Mondo in ambito maschile con 50 vittorie complessive con davanti solo gente come Stenmark, Maier e, di recente, il fenomeno Marcel Hirscher per nulla).

Quanto furono incredibili gli anni del 1995 e del 1996 in particolare dopo i trionfi olimpici… Indelebile il momento nella stagione 1994/95 quando, dopo venti primavere di distanza dal trionfo di Thöni, regalò ai colori azzurri la Coppa del Mondo di Sci Alpino generale (Ultimo trionfo italiano in ordine cronologico) e poi quello un anno dopo ai Campionati del Mondo di Sierra Nevada dove vinse il titolo iridato in entrambe le discipline tecniche; memorabile la grande rimonta nel trionfo in gigante. Il tricolore era tornato ancora una volta a svolazzare sovrano anche sulle grandi vette di tutta Europa, di tutto il mondo. Facendo compagnia ai trionfi della Compagnoni, della Kostner, e di tanti altri atleti che anche in quel periodo han reso onori e gioie allo sport nostrano.

Funziona proprio così: col tempo capisci che quelle cose che hai visto con gli occhi di un bambino poi, quando diventi uomo, assumono un significato nettamente più importante perché con l’andar via del tempo che passa noti che quelle imprese che oggi cerchiamo su sbiaditi video su internet abbiamo avuto il privilegio di viverle. Non sbiadiscono mai. E’ una sensazione particolare del tutto differente dal resto perché assumi la certezza di essere stato una sorta di testimone di una pagina di sport che è stata arricchita e scritta dalle gesta di un gigante.

Tanta nostalgia, soprattutto quando spesso nelle gare nostrane lo vedo premiare atlete e atleti che magari oggi provano ad imitarlo ma, al contempo, tanto orgoglio per aver vissuto di persona quegli anni seppur in verde età, che han rappresentato davvero l’eccellenza assoluta e la sensazione di aver in qualche modo per i nostri colori in questa disciplina, sigillato il tempo.

Non potevo che iniziare con te caro Alberto, che hai segnato un pezzo di storia dello sport italiano, e una bella fetta di quello generale e già per questo, rientri nella categoria degli atleti cui un Grazie, con la G maiuscola posta in via rigorosa, non sarà mai sufficiente.

 

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