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Un Supereroe dal nome Michael Schumacher

Quando il mito confina nella leggenda e rende immortali le imprese di uomini straordinari nel nome dello sport

Schumacher

E’ difficile per chi vi scrive parlare oggi di Michael Schumacher.

E’ perennemente difficile perché immaginarlo in condizioni diverse da quelle gioiose in pista è una cosa del tutto impossibile. Alle volte ci penso, e mi chiedo se tutto questo sia un brutto sogno.

Un sogno talmente brutto quanto il silenzio di tutti questi anni. Come se si fosse chiusa una finestra dopo decadi rumorose di emozioni, lacrime, e successi che nessun evento potrà mai cancellare.

Alle volte il tempo ha il triste difetto di cancellare dalla memoria i ricordi di tante cose ma, per fortuna, ce ne sono alcune che non vanno via nemmeno con il passare dei secoli semplicemente perché il il modo in cui sono state scritte come in questo caso, le ha rese semplicemente immortali.

Michael. Già ti si riempie il cuore ad associare questo nome ai motori.

La persona più forte che ci sia mai stata. Io lo ricordo così dentro l’abitacolo e sul podio con quel sorriso inebriante che rendeva magica quasi ogni domenica tingendola di rosso.
La vita spesso ci fa dei regali attraverso le gesta di alcune persone, anche sportivi lontani, cui è nostro dovere custodirle nel profondo del cuore tingendole della copertina che più abbiamo amato nel corso del tempo attraverso l’immagine più bella; una vita che troppo spesso poi va a diventare beffarda applicando un destino fin troppo severo nei confronti di qualcuno che ha reso la stessa migliore.

Pensando a cosa avrei voluto scrivere nel primo post non invernale all’interno di questo blog, nel mio spazio appunti mi è saltata fuori una lettera che poco tempo dopo il suo incidente, in occasione del suo compleanno, avevo scritto nei suoi confronti; ho immaginato che sarebbe stato bello conservarla qui inaugurando un nuovo ciclo di scrittura sportiva attraverso il mio atleta preferito di sempre.

Schumacher

A te campione:

“Auguri Michael.

Questa volta lo dico io grazie. Grazie per una serie incredibile di motivi, incredibile, come te uomo tanto lontano quanto vicino.

Non riesco ad immaginare che in un letto immobile adesso ci sia tu. E’ difficile tirare fuori le parole, però si può introdurre il tutto attribuendotene una: grazie.

Sì, grazie. Grazie per quella mattina alle ore sette e trentatré minuti, quando avevo 14 anni e la febbre a 38 e un’iniezione di papà per farmi stare meglio mentre nella piccola tv c’era Rai2 e c’eri tu inseguito da Mika Hakkinen, che battevi continuamente i palmi delle tue mani al volante perché 21 anni dopo Jody Schekter avevi riportato i colori dell’arcobaleno sulle insegne del Cavallino Rampante.

Grazie per avermi fatto rispondere da piccolo alla domanda <<che cosa vuoi far da grande>>, “voglio essere come Michael Schumacher”.

Grazie per quelle innumerevoli mattine al gran premio d’Australia per le 2 di notte, non lo avrei fatto per nessuno, solo per te.

Grazie per quel pugno alzato 2 curve prima della bandiera a scacchi a Barcelona nel 1996 sotto la pioggia.

Grazie per il primo cappellino Dekra lanciato a Monza nel 1996 guidando una vettura dannatamente complicata e non perfettamente riuscita.

Grazie per Spa nel 1996 quando passasti Villeneuve con un incrocio al volante prima dell’Eau Rouge che mai avevo visto.

Grazie per essere stato assieme a Roberto Baggio il mio primo idolo sportivo.

Grazie per le innumerevoli domeniche da bambino con mio papà con quel salto sul gradino più alto del podio.

Grazie per tutti quegli anni dove non abbiamo vinto ma dove abbiamo semplicemente sognato per quel tedeschino che batteva forte tutti quanti e anche il vento.

Grazie per aver preso quasi a calci nel sedere Coulthard a Spa.

Grazie per quei 3 giri da paura nel 1998 da qualifica in gara consecutiva dove hai praticamente fermato il tempo a Budapest.

Grazie per avermi fatto capire che nella vita si sbaglia anche a certi livelli chiedendo scusa, come a Jerez nel 1998.

Grazie per quel saluto dietro una tendina di soccorso per dirci che stavi bene dopo il botto di Silverstone.

Grazie per le parrucche rosse dopo il mondiale del 2001.

Grazie per il 2002. Grazie per il 2003. Grazie per il 2004. Grazie per il 2005.

Grazie per Monza 2006 che solo chi c’era, può capire.

Grazie per l’ultima gara a Suzuka nel 2006 dove hai corso da Leggenda partendo dal fondo arrivando quarto.

Grazie ancora perché tra gli alieni sei stato il più umano.

Grazie per le lacrime davanti a un televisore in tante occasioni.

Grazie per esserci stato nel sorpasso di Mika Hakkinen con Zonta.

Grazie per aver parlato alla macchina dicendo di resistere quando c’era qualche problema. Grazie per averla baciata dopo ogni vittoria.

Grazie per essere stato una parte indelebile della mia infanzia oltre a considerarti uno di famiglia.

Grazie per avermi fatto dire “no grazie” a tanti impegni perché c’eri tu su Raiuno.

Grazie ancora per Suzuka 2000, tolto il casco, c’eri tu a piangere su Jean Todt.

Grazie perché dietro un cognome così apparentemente cattivo c’è un cuore grande quanto l’Universo intero.

Grazie per quel giro finale a Monza a fine stagione nel 2006 e i pianti a dirotto con tutto il box e muretto, perché era l’ultima volta a bordo del tuo amore rosso.

Grazie per le lacrime di Corinna a ogni finale di Mondiale sotto lo champagne.

Grazie perché meritavamo un grande uomo come te.

Grazie per essere tornato su Mercedes, anche se è stato un piccolo dolore.

Grazie per l’ultima pole a Monaco qualche anno fa dove mi facesti tornare bambino per un attimo.

Grazie per i poster. Grazie per i sorrisi. Grazie perché se la nostra squadra del cuore di calcio steccava c’eri tu sempre più in alto di tutti.

Grazie perché ogni tuo giro era come una pennellata di Monet. Grazie perché se pioveva tu eri il Re della Pioggia, e sotto un piccolo giubbotto di piumino chiudevo gli occhi e mi immaginavo sotto quel casco che portava i colori rossi nostri e della tua Germania.

Grazie per esser la persona più vicina a Superman nella vita.

Grazie per quel giorno a Torino con Marcello Lippi e con la Juventus.

Grazie per i brividi lungo la schiena. Perché guidando era come se parlassi nello stesso istante a milioni di persone nel mondo.

Grazie per quel bizzarro spot nel 2000 sulla Fiat Multipla, che se non fosse stato per te, non avrei fatto di tutto per farla comprare a papà, e ora, quando la guido, il pensiero vola spesso verso te.

Grazie di tutto, ma non rende l’idea.

Le 91 vittorie non sono niente, serve la 92ma.

Come disse qualcuno, “per te ci siam svegliati tante mattine, ora tocca a te farlo.””

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