Privacy Policy Cookie Policy L'importanza di essere sé stessi. Raccontando le gesta di Giuliano Razzoli - Discesa Libera

L’importanza di essere sé stessi. Raccontando le gesta di Giuliano Razzoli

“Credete in voi stessi.”

Nella vita di una persona al di là della professione che faccia, che sia un’atleta oppure un qualsiasi altro mestierante, ci sono dei momenti in cui l’altalena delle emozioni varia a seconda dei periodi come una bilancia pendendo dalla fase del sorriso a quella magari dello sconforto, e viceversa.

Se andiamo a ritroso nel tempo in un periodo poco più superiore a 8 primavere orsono, ritroviamo lo sguardo di un ragazzo di 25 anni, nativo di un piccolo paese nei pressi di Reggio Emilia, precisamente Castelnovo né Monti, dagli occhi di un azzurro così intenso tali da ricordare un magico mare ad agosto in Sicilia dove decide di rispecchiarsi il sole nella più definita delle meraviglie; occhi piuttosto tranquilli e mansueti prima, capaci però poi di accendersi andando ad elettrizzare tutto lo stivale e gran parte del mondo appassionato dello sci alpino, sprigionando tutta la loro determinazione e la voglia di tramutare in realtà i propri sogni in un gesto tecnico traducibile nella presa una immensa medaglia olimpica nello slalom speciale in quel di Vancouver precedendo atleti del calibro di Ivica Kostelic e André Myhrer che si dovranno accontentare dei gradini più bassi del podio.Una realtà incredibile, una pagina dello sci indelebile 22 anni dopo un certo Alberto Tomba nella stessa specialità a Calgary nel 1988.

C’è un detto che dice che “se vuoi andare forte vai da solo, ma se vuoi andare da qualche parte vacci in compagnia”; Giuliano ha preso alla lettera questo detto lasciandosi trasportare sempre dalla sua forza nei momenti che contavano, lavorando duro e sodo senza abbattersi mai nemmeno quando i risultati non arrivavano più, circondandosi delle persone che sempre hanno creduto in lui non permettendo a nessuno, ti farlo desistere dai propri sogni, dai propri desideri, dalla propria voglia di trasformare il tutto in una nuova realtà. Ieri non è frutto di un miracolo quel quinto posto, ma soltanto di duro lavoro, di intensità, di emozioni, di amore e passione per uno sport che soltanto chi pratica ad alti livelli, a livelli olimpici quale il suo è, può comprendere.

E poi? E poi tanti infortuni, tanta fatica a riprendere quel livello raggiunto oltre oceano in quel freddo inverno statunitense dove lui ha contribuito con le sue gesta a rendere maggiormente più caldo… Tante critiche da parte di chi magari parla a sproposito, tanti momenti difficili che solo i Campioni con la C maiuscola sanno affrontare e uscire. Come lui: basta crederci e lavorare, sacrificarsi e non mollare. E non è un voler fare rime o frasi ad affetti per riempire semplici paragrafi di un blog, ma la certezza più assoluta di voler ancora dire la propria, di voler esserci, di possedere la certezza ancora di sapere emozionare.

E poi? E poi finisce che il lavoro alla fine paga. E che lo sport ancora è in grado di emozionarti con la tua magia che si mescola ai tuoi mezzi, e capita che avviene alla soglia dei 34 anni appena raggiunti davanti addirittura ad una splendida pista di casa, come quella di Madonna di Campiglio, col pettorale 69, con lo slalom che ami, con la quinta posizione dopo una serie innumerevole di bocconi amari mandati giù, con quegli occhi azzurri che si bagnano col sapore della vita e delle emozioni facendoci riscoprire la stessa luce di Vancouver.

Credete sempre in voi stessi. Queste le parole di Giuliano ieri, tornato Razzo, nella pista e nella gioia del gesto sportivo. Per sé stesso e per chi non lo ha mai dimenticato.

Grazie per averci creduto ancora, grazie per essere l’esempio nello sport e anche nella vita del non arrendersi mai, andando alla ricerca dei propri sogni mantenendo sempre accesa, la luce nel proprio animo rispecchiabile all’interno del proprio sguardo.

Semplicemente, Giuliano Razzoli.

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