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L’importanza di non sottovalutare Henrik Kristoffersen

Kristoffersen
Kristoffersen in gara a Zagabria Sljeme il 5 gennaio 2017

Mentre ci si avvia verso la seconda prova stagione di Coppa del Mondo di sci alpino, a Levi in terra finnica dove avranno spazio ancora una volta le prove tecniche, è doveroso riprendere il nostro cammino di scrittura concentrandoci sulla figura di Henrik Kristoffersen.

La prima prova in gigante a Sölden non è stata delle migliori con una prima e, soprattutto, una seconda manche opaca non all’altezza del suo talento e delle prestazioni che è solito a fornire in pista; un risultato che ha dato adito a critiche abbastanza esagerate nel complesso che non hanno risparmiato il classe 1994 nativo di Lørenskog.

C’è da dire che gli esordi sul ghiacciaio austriaco per Kristoffersen non sono stati mai esaltanti considerando che la casella di Sölden per lui non ha mai, sin qui, dato un risultato migliore del sesto posto. Le qualità del campione iridato in carica di slalom (Lo ricordiamo, magari qualcuno se lo è già dimenticato) non possono essere messe in discussione in alcun modo considerando la forza e la tecnica portate in dote e mostrate sempre durante le gare ma eclissate soprattutto dalla presenza in questi anni di Marcel Hirscher, che nella maggior parte dei casi ha relegato al secondo posto lo svedese a colpi di pagine di storia continue che riusciva ad infliggergli con prestazioni al limite alle volte della fisica e della logica.

L’errore più grande è sia sottovalutare la forza di questo straordinario atleta, sia riversargli addosso la pressione più totale di dover dominare visto il ritiro del probabilmente sciatore più grande di tutti i tempi, non funziona così: non funziona così perché parliamo innanzitutto di un ragazzo sì forte ma ancora con sulle spalle 25 primavere, e anche perché il circuito maschile tecnico di Coppa del Mondo è composto da atleti agguerriti che non si risparmieranno di certo a partire da Pinturault (Ne parleremo più avanti), e anche da giovani agguerriti come Kranjec e Noel, tanto per citarne due, che cercheranno di imprimere gara dopo gara dei miglioramenti per cominciare ad assaggiare quel livello di élite agognato da tutti i concorrenti.

Tra gli errori vi è quello di paragonarlo addirittura ad Hirscher, cosa assolutamente ingiusta considerando la diversità sia in fisico sia in tecnica: ogni atleta ha un proprio percorso e una propria storia, quella di King Marcel è stata contrassegnata dai più grandi allori mai pensati, quella di Kristoffersen sarà naturalmente differente: non impossibile forse attestarsi su quel piano, ma relativamente difficile, e nonostante questo lo svedese dimostrerà sicuramente di essere un campione scrivendo altre pagine storiche per questo sport.

Il valore di Kristoffersen non può essere messo in discussione, talvolta si può imputare qualche limite a livello caratteriale, ma essendo un campione la sua risposta sul campo non tarderà ad arriverà, perché quando hai il “pedigree” del talento più puro, le vittorie arriveranno zittendo in maniera netta critiche troppo severe e spesso fatte senza logica alcuna anche perché, sino ad oggi, in questi anni Kristoffersen (Anche per colpa non sua) ha solo mostrato solo un piccolo trailer o peggio ancora un teaser delle sue qualità, a dir poco enormi e potenzialmente senza confini.

Il tempo e le piste saranno i giudici sovrani e ci riveleranno il destino di quest’atleta, nel frattempo però guai a sottovalutarlo perché i fuoriclasse, pungolati nell’orgoglio, hanno il pronto riscatto a portata di meno e l’intenzione di sovvertire la tendenza nella critica, intenzione sicuramente già in mano ad Henrik Kristoffersen a partire dalla Black Levi.

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