Privacy Policy Cookie Policy La Valanga Azzurra degli anni 70: la pagina gloriosa dello Sport italiano al maschile - Discesa Libera

La Valanga Azzurra degli anni 70: la pagina gloriosa dello Sport italiano al maschile

Tra le pagine più importanti dello Sport italiano, senza ombra di dubbio la Valanga Azzurra, nome affibbiato dalla stampa italiana in merito allo sci alpino nel 1974 dopo il gigante di Berchtesgaden dove, oltre la vittoria di Gros gli azzurri occuparono tutta la top 5, rappresenta una posizione di rilievo fondamentale dal punto di vista storico-agonistico; una fase sportiva fuori dal mondo in senso di magnificenza viste le imprese sportive costituitesi a partire dalla fine degli anni 60, rappresenta uno dei lustri più importanti per l’agonismo a tinte azzurre.

Una pagina gloriosa e per certi versi irripetibile nell’ambito dello sci alpino che ha caratterizzato più di una generazione plasmando fior fior di campioni attraverso le imprese sulla neve di atleti a dir poco leggendari che hanno fatto schizzare nell’orbita degli onori il tricolore nello sci.

La prima fase di questa valanga, ha fatto da apripista circa l’ingresso nell’elite mondiale dello sci alpino in via definitiva dopo un periodo di crisi coinciso con l’abbandono alle competizioni del grandissimo Zeno Colò: era il lontano 1966 quando Carlo Senoner riuscì a vincere l’oro in slalom speciale ai Campionati del Mondo, ma l’acuto vero e proprio che iniziò questo pazzesco ciclo vincente venne alla luce tre anni dopo, l’11 dicembre 1969 in una giornata storica quando Gustav Thöni prese il primo acuto in Val-d’Isère in gigante nel circuito intercontinentale della Coppa del Mondo.

Una gruppo incredibile che riuscì a centrare obiettivi su obiettivi in tutte le competizioni previste a livello sportivo: ai giochi Olimpici si contano 2 ori con Gustav Thöni in gigante a Sapporo 1972, e Pierino Gros in slalom a Innsbruck 1976, 2 argenti sempre con Thöni in slalom a Sapporo 1972 e a Innsbruck 1976 ed infine 2 bronzi con Roland Thöni in slalom a Sapporo 1972, ed Herbert Plank in discesa a Innsbruck 1976, per una rassegna a cinque cerchi a dir poco memorabile: in sede iridata la voce grossa è il leggendario Gustav a fare la voce grossa con ben quattro titoli mondiali
in combinata alpina nel 1972, in gigante e in slalom nel 1974, ed infine ancora n combinata nel 1976, il resto delle medaglie se le prese Piero Gros che fece segnare un bronzo e un argento rispettivamente nel 1974 e nel 1978.

Se di gloria occorre far menzione, il lustro più brillante Gustav Thöni e Piero Gros lo scolpirono per 5 volte di fila come il più prestigioso degli artisti, facendo segnare ben 5 Coppe del Mondo consecutive in anni pazzeschi che vanno dal 1971 al 1975 con il primo che ne vince quattro, e il secondo che piazza l’acuto nel 1974 spezzando la sequela di vittorie in fila di Thöni che poi rifarà un anno dopo; in ottica di specialità si registrano ben 4 Coppe di gigante (Gustav Thöni nel 1970, 1971 e 1972; Piero Gros nel 1974), e 2 Coppe di slalom (Gustav Thöni nel 1973 e 1974).

Chi vi scrive nutre una sana e genuina invidia nei confronti di tante altre persone che han potuto vivere uno dei periodi più gloriosi dello sport in generale e, in particolare, per l’Italia: parliamo di un totale di 166 podi con 48 gradini più alti del podio, 59 secondi posti, e 60 terzi nei fantastici anni che vanno dal 1969 al 1980 per una decade assolutamente dal sapore di leggenda scritta in questo modo dai seguenti artisti: 69 Gustav Thöni, 35 Piero Gros, 21 Herbert Plank, 7 Paolo De Chiesa, 5 Fausto Radici, 4 Helmuth Schmalzl, 4 Leonardo David, 3 Roland Thöni, 3 Marcello Varallo, 3 Stefano Anzi, 3 Franco Bieler, 2 Erwin Stricker, 2 Tino Pietrogiovanna, 2 Ilario Pegorari, 2 Bruno Nöckler, 1 Giuliano Besson, ed infine 1 Renato Antonioli.

Per le generazioni più verdi tuttavia ci sono oltre le immagini, i numeri, fattori fermi nella loro attività volta a testimoniare ciò che si effettua sul campo assieme alla storia indelebile incisa nella memoria dell’agonismo e non, numeri che rimembrano e rimembreranno a tutti noi, eternamente oltre il tempo, le imprese memorabili scolpite nei grandi tomi delle emozioni e dello sport da parte di questi uomini, il cui grazie non sarà mai sufficiente.

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