Privacy Policy Cookie Policy La storia di Sölden al femminile in salsa azzurra - Discesa Libera

La storia di Sölden al femminile in salsa azzurra

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Oramai ci siamo, il conto alla rovescia è scattato, ed è tempo di pensare quindi all’avvio della stagione agonistica di sci alpino che vedrà il semaforo verde con la Coppa del Mondo di sci alpino sabato 23 ottobre con la doppia manche di slalom gigante femminile a Sölden sul ghiacciaio del Rettenbach, mentre gli uomini debutteranno il giorno dopo sempre nello stesso format di gara.

Dopo tante notizie in merito alla preparazione delle atlete e degli atleti in questi mesi tra Europa e Sud America, si inizia finalmente ad entrare nel vivo della competizione con il mondo del circo bianco che mette finalmente i motori che contano in moto affinché si possa costituire una nuova ed avvincente pagina di storia dello sport invernale in quella che è una delle discipline più importanti del suo novero.

Analizzando e cominciando ad entrare nell’ottica della gara austriaca, oggi ci concentriamo su un paio di curiosità che avvolgono la storia di Sölden al femminile che dal 1993 fa da cornice apripista al circuito intercontinentale della Coppa del Mondo; innanzitutto la particolarità che risalta all’occhio è che delle sin qui 25 edizioni (Tranne quella del 2006 non disputatasi) dalla prima del 1993/94 conquistata dalla padrona di casa Anita Watcher, ogni anno abbiamo assistito ad una vincitrice differente con nessuna atleta che è riuscita in grado di porre in essere un back-to-back, mentre il record di vittorie è stabilito da Tina Maze, regina autentica qui nel 2002 a pari merito con Flemmen e Hosp, nel 2006 e nel 2013, mentre si fermano a due Lara Gut-Behrami nel 2014 e nel 2017, e Mikaela Shiffrin precisamente lo scorso anno e nel 2015 a pari merito con Anna Veith; entrambe quest’anno avranno la possibilità di eguagliare la fuoriclasse slovena.

L’Italia ha avuto tantissime soddisfazioni in apertura di stagione e qui, la prima centrare per i nostri colori il podio per la prima volta è stata Deborah Compagnoni nell’edizione 1996/97 nella gara vinta dalla tedesca Seizinger, una Compagnoni che metteva in risalto le sue qualità anche l’anno successivo chiudendo terza alle spalle di Flemmen e Meissnitzer.

Detto di Deborah, però è stata Denise Karbon a centrare per la prima volta il successo nel 2008 quando precedette una delle favorite, la statunitense Julia Mancuso finita al secondo posto, con un podio poi completato dall’austriaca Zetter; una Karbon che dimostrò di sentirsi a suo agio sul Rettenbach centrando il terzo posto due stagioni dopo nel 2010 nella gara vinta dall’atleta finnica Poutianen, mentre l’anno dopo nel 2011 fu Manuela Mölgg che completò il podio dove il gradino più alto fu centrato da Rebensburg. La seconda vittoria azzurra qui si raggiunse nel 2016 dove Federica Brignone mise in fila le avversarie a partire da Mikaela Shiffrin e Tina Weirather mettendo in mostra tutto il suo talento e la sua incredibile voglia di vincere.

Un’Italia caparbia, sempre pronta a fare la voce grossa ancora per due anni dopo la vittoria di Fede, con due podi di fila nel 2017 e 2018 rispettivamente con Marta Bassino e ancora Manuela Mölgg che hanno chiuso terze nelle gare dominate da Gut-Behrami e Rebensburg, mentre ne 2019 Brignone conquistò il secondo posto arrendendosi solo alla regina del gigante, la transalpina Tessa Worley.

Storie di podi e di enormi soddisfazioni per un gruppo azzurro femminile sempre vincente, dove la gemma più preziosa sul Rettenbach il 17 ottobre del 2020 con la doppietta favolosa targata Bassino che, vincendo, succede a Karbon e Brignone nel personale albo d’oro tricolore di Sölden e la nostra Federica al secondo posto che incantano di magia e di classe la località austriaca per un podio completato da Petra Vlhová.

Un’Italia che quindi raccoglie 3 allori più 3 secondi posti, più 5 terzi per un totale di 11 piazzamenti sul difficile gigante del Rettenbach che mette timore a tutte le atlete considerando che la prima gara è sempre un lotteria difficile da pronosticare, ma che trova l’Italia sempre preparata e sul pezzo con l’auspicio che, fra qualche settimana, possa l’inno azzurro o quantomeno la bandiera come piazzamento a far da cornice principale su questa magica pista biancorossa.

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