La gigantessa del gigante: Federica prende per mano l’Italia dello sport

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Che Federica Brignone sia una delle atlete principali della storia non soltanto delle discipline invernali italiani ma di TUTTA la storia dello sport del “belpaese”, è una delle ovvietà cui si potrebbe tranquillamente fare a meno anche di sottolineare, ma siccome la sua capacità di stupire e l’audacia che possiede nel proprio animo di andare sempre oltre i propri limiti sono due fattori attuali e determinati, beh, non possiamo esimerci dell’inchinarci dinnanzi a cotanta grandezza e grazia nella sala più splendente dello sport.

La trasferta canadese con questi due giganti messi a segno con una forza e una bellezza disarmante, ci lascia una in eredità una Federica non soltanto dalla forma generale grandiosa, ma anche la consapevolezza di essere sempre di fronte ad una atleta straordinaria che va al di là dello spazio e del tempo.

Si, e non è certamente una esagerazione perché mettere in fila per due giorni consecutivi avversarie del calibro di Lara Gut-Behrami che ha acceso la stagione in una maniera più luminosa che mai, e Mikaela Shiffrin la cui denominazione anagrafica non necessita di ulteriori spiegazioni, la dice abbondantemente lunga sulla caratura della nostra atleta, unica nella nostra storia a vincere nel 2020 la sfera di cristallo generale, che anche quest’anno si è preparata al meglio per dare battaglia alle sue avversarie rispondendo presente all’appello della lista delle vincenti.

Due giorni, due giganti, due vittorie da parte della gigantesca valdostana che ha impresso in ogni manche un ritmo insostenibile alle avversarie, sapendo soffrire anche nei momenti più difficili del tracciato nordamericano trasformando tali ostacoli in fieri alleati sino alla linea del traguardo che si è tradotta per lei in luce verde cui ha aggiunto il rosso e il bianco del nostro tricolore sfoggiato sul gradino di più alto del podio.

In una stagione sin qui, soprattutto per gli uomini, costellata da cancellazioni e rinvii, brilla quindi la stella di Federica, veterana azzurra ma dalla freschezza di sempre che ci ha già affermato che per la caccia grossa c’è ancora e sempre lei, in una stagione certamente ancora lunga e complessa, ma dal sapore come sempre dolce mediante la sua classe e la sua infinita forza.

Francia e i Giochi del 2030: è candidatura

Il rapporto tra la Francia e i cinque cerchi in senso invernale è stato sempre di un feeling assolutamente notevole considerando che, nel passato, in territorio transalpino abbiamo avuto l’edizione numero uno del 1924 a Chamonix, quella di Grenoble nel 1968, e quella di Albertville, l’ultima nel 1992 senza contare il tentativo effettuato nel 2011 per l’edizione del 2018 poi andata in Sud Corea a PyeongChang: oggi la storia tenterà di rifarla proponendo la candidatura per il 2030 per i Giochi Olimpici e Paralimpici.

Una Francia che vuol far doppietta considerando che fra un anno scatteranno i Giochi Olimpici estivi di Parigi 2024 attraverso un progetto non soltanto di lungimiranza ma anche di contenimento dei costi puntando prevalentemente all’utilizzo di infrastrutture già presenti adeguandole anche ad un contesto di sostenibilità ecologica che rappresenta, per il nostro contesto storico, una chiave di volta di fondamentale importanza.

Inequivocabili le parole del Presidente del CIO francese David Lappartient : “i Giochi olimpici e paralimpici invernali in Francia nel 2030 sono una grande opportunità per continuare lo slancio dei Giochi olimpici e paralimpici di Parigi 2024 e offrire prospettive favolose per lo sport francese e i nostri atleti. Insieme, dobbiamo immaginare i Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali del futuro nel contesto del riscaldamento globale; Giochi che rispettano l’equilibrio, Giochi che promuovono le transizioni nel mondo della montagna, Giochi economici e Giochi popolari. È questa sfida che siamo pronti a raccogliere“.

Nella corsa all’assegnazione del post Milano-Cortina è ancora presente un discreto alone di mistero circa le altre contender: Salt Lake City per gli USA pare che che sia maggiormente interessata all’edizione successiva del 2034, mentre Canada con Vancouver e Giappone con Sapporo avevano fatto dei passi in avanti concreti che, però, nell’ultimo periodo hanno fatto evidenziare un brusca frenata per entrambe per questioni di dubbi nei loro rispettivi esecutivi.

Henrik il Re del mondo

Author: Rolandhino1

Non è certamente una sorpresa. Non lo è per chi segue le gare dall’inizio della stagione, e non lo è per ha seguito questo spazio negli scorsi mesi perché, mai come in questo caso, il banalissimo ma sempre funzionale “ve lo avevo detto”, funge da collante perfetto per raccontare la grandiosa vittoria iridata nella giornata di ieri di Henrik Kristoffersen tra i paletti stretti non solo lungo la neve di Courchevel bensì anche attraverso il viale di emozioni che sa regalare questo splendido fuoriclasse.

Un fuoriclasse coraggioso e silenzioso, che per tanti anni è stato all’ombra del più grande, di Hirscher e, nel momento in cui il Goat austriaco ha appeso gli scarponi al chiodo e ha deciso di intraprendere una nuova strada con la creazione di sci altamente all’avanguardia per nuove sfide, non ci ha pensato due volte a unire le forze con quest’ultimo buttandosi dentro una nuova avventura che stava pagando in Coppa del Mondo ma che ieri lo ha baciato con tanto di medaglia d’oro ai Mondiali.

Ma al di là di Van Deer, è incredibile la tenuta mentale e lo spirito vincente di questo atleta: senza parlare della sua tecnica in quanto formula abbastanza semplice da risolvere in quanto nota a tutti, è sublime vedere all’opera la sua fame di vittoria indipendentemente da come possa finire la prima frazione di gara; non si da mai per vinto, ci crede sino all’ultimo, e riesce a dare anima e corpo ad ogni suo gesto.

Quello di ieri è stato un assolo determinante e che ha fatto tuonare il mondo alpino, una sete di vendetta dopo tanta sfortuna in questi anni trasformata in successo con una gara da lui condotta meravigliosamente nella parte numero due: è stato come udire un sound di chitarra firmato Tom Morello, uno di quelli che tu sprona e ti fa vedere chiaro il corso di energia e di trasporto, con la certezza di voler andare sopra tutti.

Se passi dalla sedicesima posizione alla medaglia iridata qualcosa vorrà dire. E la spiegazione più plausibile in un come-back del genere al netto di fortuna ed episodi, prende residenza nella grandezza del norvegese che non lascia nulla al caso, e perfezionando le doti che madre natura gli ha donato riesce a farle sposare al meglio con il duro lavoro creando così una cerimonia indimenticabile come è accaduto ieri.

Siamo felici, in una giornata che ha premiato col bronzo il nostro Vinatzer, che Henrik ce l’abbia fatta. Lo meritava, lo merita, e siamo fortunati noi ad ammirare il ritorno ai massimi livelli di questo prodigio il quale, dopo Marcel Hirscher, è il talento più cristallino che il circo bianco ha fatto emergere negli ultimi anni. Ad maiora.

Mikaela Shiffrin è Campionessa del Mondo di slalom gigante, ma Federica Brignone è una splendida medaglia d’argento

Author Catholympique

Dopo la due giorni di paralleli tra team event e singolari, tornano le sfide di disciplina effettiva di sci alpino e, entrando nell’ambito prettamente tecnico, oggi si sono aperte le danze a Méribel con lo slalom gigante femminile dove il titolo iridato è andato ad una letteralmente unica Mikaela Shiffrin che vince una gara meravigliosa andando ad arricchire una carriera oggi ancora più immensa, davanti però a una Federica Brignone sontuosa che merita tutti gli applausi del caso dopo alcuni giorni complicati per una bronchite che non l’ha fermata di certo, anzi, ma ha aumentato la sua fame di successo.

Mikaela oggi porta casa un risultato che aveva inseguito per tutta la sua carriera, il titolo iridato in gigante tanto inseguito e bramato e che oggi in territorio francese diventa una realtà tramutata in una perla che va ad incastonarsi nel suo scettro già di per sé immortale ed eterno. La forza di questa atleta è assolutamente disarmante, anche quando compie un piccolo errore come quello posto in essere nella parte centrale della seconda manche, non si abbatte e continua a far correre i suoi sci e, lottando, va a prevalere alla fine sulla nostra Fede nazionale di soli 12 centesimi, una Federica che merita tutti i nostri inchini perché ha dimostrato per l’ennesima volta di essere veramente una fuoriclasse pazzesca, una guerriera e una lottatrice che non si tira indietro mai davanti a nulla, e che risponde sempre presente quando è il caso di aggiornare la pagina di storia dello sport italiano.

Già nella prima manche aveva lasciato intendere che nessun malanno avrebbe potuto farla desistere dallo scadere in pista, che lei lo avrebbe fatto anche con 40 di febbre come da lei stessa dichiarato, e che ha tirato fuori una performance davvero meravigliosa che le è valsa la seconda medaglia in questi Mondiali dopo il titolo iridato in combinata qualche giorno fa. Finisce terza un’altrettanto meravigliosa Mowinckel staccata di 22 centesimi dalla vetta statunitense, un giusto riconoscimento per lei che è ritornata ai massimi livelli agonistici dopo tanta, troppa, sfortuna. Tanto rammarico per Marta Bassino la cui prima manche è stata determinante per portarla lontano dalle posizioni importanti, lì infatti un errore stava per portarla fuori ma si salva, e tira fuori un’ottima seconda recuperando ben otto posizioni.

Per la fuoriclasse di Vail, tornando a Mikaela Shiffrin, si tratta come detto del primo titolo del mondo in questo segmento di gara ma il settimo iride complessivo, per un totale di 13 medaglie in questa competizione. Assoluta Leggenda per una stagione sin qui monumentale e che la porterà, presto, alla vetta definitiva di leader di vittorie in Coppa del Mondo. Domani si replica con il gigante, questa volta maschile.

Shiffrin e Odermatt verso l’infinito e oltre

Se Buzz Lightyear vedesse questa edizione di Coppa del Mondo di sci alpino, non potrebbe che ammirare la grandezza di questi due autentici supereroi, Shiffrin ed Odermatt, che anche oggi scrivono una pagina di storia impressionante attraverso delle prestazioni straordinarie tra la Repubblica Ceca e il nostro paese.

Partiamo dalle ragazze, siamo a -1 dall’aggancio: Mikaela Shiffrin vince anche lo slalom di Spindleruv Mlyn e si avvicina sensibilmente oramai alla vetta leggendaria delle vittorie complessive detenuta da Stenmark, oramai, ancora per pochissimo tempo; senza soffermarsi troppo sui numeri, perché la grandezza di questa meravigliosa atleta li rende anche superflui, anche oggi detta legge sia in prima che in seconda frazione e pone in essere l’ennesima perla di una stagione sin qui da incorniciare, e che vede in lei la direttrice d’orchestra massima per una sinfonia divina: Mikaela precede sul podio Duerr di 60 centesimi e Holdener addirittura di 1.31 facendo letteralmente il vuoto in maniera paurosa.

Tra gli uomini in super-g torna di prepotenza in auge l’acuto di un divino Marco Odermatt: a Cortina d’Ampezzo è l’elvetico a fare la voce grossa andandosi a prendere il successo nel quinto presente format di questa stagione dando vita ad un duello meraviglioso per l’ennesima volta con Kilde. Odermatt oggi è semplicemente perfetto, scia in maniera regale e va a sancire la sua leadership anticipando proprio il suo rivale norvegese, altrettanto super, di 35 centesimi portandosi a più 48 in ottica generale sempre nei confronti dello stesso dopo lo stop a Kitzbühel e Schladming. Un super-g che sorride ai nostri azzurri con un podio completato da un grandissimo Mattia Casse che chiude terzo al miglior risultato in carriera in questa specialità dopo i due podi ottemperati in stagione ma in discesa libera.

Domani appuntamento con le ultime gare prima della rassegna iridata di Courchevel, con ancora slalom femminile e super-g maschile rispettivamente alle 9.15 con seconda manche alle 12.15, e alle 10.15.

Le emozioni di Mikaela

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Ieri con il sigillo numero 82 di una carriera assolutamente incredibile, che le è valso l’aggancio a “Wonder Woman” Lindsey Vonn, Mikaela Shiffrin non solo ha messo un mattoncino in più all’interno di un mondo da lei creato con una composizione formata da fattori leggendari e alle volte anche irreali, ma ci ha fatto letteralmente emozionare in una maniera differente.

Ci ha fatto emozionare perché le sue lacrime sul gradino più alto del podio sono il significato non soltanto di un’atleta assolutamente inarrivabile per tutti, ma anche perché ha messo in mostra in quegli attimi tutti i sacrifici per arrivare dove adesso è mentre guarda tutte e tutti dall’alto; non ingannino i numeri, dietro le quinte c’è fatica, sacrifici, tanto dolore considerando i recenti anni, e la voglia di andare oltre ancora e ancora come un antico navigatore quando andava a solcare mari inesplorati per meravigliarsi poi delle gemme della natura.

Ci si incanta a vedere questa ragazza, lo si fa in pista dove sta riscrivendo le pagine di storia di questo sport andando alle volte anche oltre l’umana comprensione agonistica vista la magnificenza applicata, e lo si fa anche fuori vedendo la sua spontaneità e la naturalezza di essere semplicemente “Miki” al di là delle imprese poste in essere.

Quando si è dinnanzi a un monumento dello sport in generale, un affresco che si rinnova gara dopo gara attraverso delle prestazione assolutamente uniche frutto di programmazione, sudore, e lavoro misti a ciò che l’esistenza ti ha donato, ossia l’essere un prodigio stellare, si è semplicemente grati allo spazio e al tempo di poter vivere nell’epoca di chi sovverte il contesto con delle imprese che si racconteranno in eterno, esattamente come delle storie epiche che tanti secoli fa rimanevano impresse nell’immaginario collettivo cavalcando i secoli; di poter ammirare un capolavoro che alla fine è sempre rimasto se stesso, la stessa ragazza che tanto tempo fa ad Are mise il primo sigillo e che osservava il mondo con tanta curiosità e speranza.

Quegli occhi sono sempre gli stessi di allora, e non conta assolutamente il fatto di aver accumulato oggi numeri su numeri e trofei su trofei, conta solo che quello sguardo è uguale e che ci racconta di una ragazza che, con la sua semplicità, è diventata grande sviluppando quella primordiale emozione che poi ha deciso di condividere con il mondo, ammirandola e custodendola come una gemma dei Silmaril di Tolkeniana memoria.

È stato bello ieri, e sarà bello sempre a prescindere da un semaforo verde o rosso al traguardo, perché il sapore di un’emozione pure già non ha prezzo, ma figuriamoci se a crearla è colei che sta rendendo il mondo dello sport migliore con la sua presenza la quale, senza alcun tipo di discussione, già basta per giustificare il nostro inchino al suo cospetto come la più regale delle Regine a questo mondo.

Grazie di esistere

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Prendiamo giusto un attimo in prestito le parole di una nota canzone, giusto per esprimere la magnificenza in merito ad un autentica Leggenda quale è Mikaela Shiffrin. Non è neanche giusto oramai elencare i numeri impressionanti perché la sua grandezza, oramai, va oltre essi in lungo e in largo. Basti sapere che oggi era praticamente impossibile battere una prestazione sublime da parte di Wendy Holdener tuttavia, quando nel circuito hai qualcuno che riesce a compiere le cose più complesse rendendole addirittura facili, beh, non puoi far altro che alzarti in piedi togliendoti il cappello, per poi applaudire l’essenza non solo dello sci ma dello sport in generale, dove Mikaela oramai ha già preso da anni la residenza lungo il viale del Mito; a Levi altro giro e altra corsa con la seconda prova di slalom speciale sulla Black Levi in Lapponia, è la fuoriclasse di Vail come detto a porre in essere il back-to-back dopo il successo di ieri. Da quando il format di gara prevede due gare di fila, c’è sempre un’unica vincitrice come è accaduto nei due anni precedenti con Petra Vlhová. Con questo successo Mikaela va a quota 6 vittorie qui in Finlandia superando proprio la slovacca, e porta a casa la 76ma vittoria complessiva, nonché la 50ma sui paletti stretti. Un qualcosa di assolutamente incredibile. Seconda una sontuosa Holdener a 28 centesimi, terza la rivale slovacca a ben 68. Distacchi non abissali ma alquanto profondi.

Wendy, di più, non poteva fare. Ma non solo lei, bensì nessun’altra atleta poteva scendere meglio di così. La prestazione della forte svizzera infatti è stata assolutamente encomiabile, però quando hai Shiffrin non puoi dare nulla per scontato, è esattamente come quando doveva scendere Marcel Hirscher per ultimo e andava a riposizionare la classifica; ella riesce dove probabilmente nessuno avrebbe mai potuto realizzare oltre: la statunitense era ben consapevole di ciò cui aveva assistito prima, per cui scende in maniera accorta nella prima frazione e nella parte superiore del muro, gestendo il vantaggio accumulato in mattinata, per poi aprire praticamente tutti i cavalli scatenandoli nella pista lappone arrivando al traguardo nel tripudio generale che tributa a questo incredibile prodigio, gli onori e la gloria che merita e che sempre meriterà.

In sede di prima manche Shiffrin era stata la più veloce andando a precedere tutte le sue avversarie a partire da Lena Duerr staccata di 7 centesimi, poi Vlhová a quasi tre, per poi via via andando a scorrere con le altre con Wendy Holdener e Stjernesud che chiudevano le prime cinque rispettivamente a 24 e 31 centesimi di distacco.

Capitolo azzurre: ancora qualificata per la seconda manche, come nella giornata di ieri, Anita Gulli anche oggi autrice di una bella prestazione e che oggi riesce a concludere la prova terminando alla casella numero 23 con un distacco dalla vetta di quasi 3 secondi e mezzo ; niente da fare invece per le altre componenti della spedizione con Lara Della Mea che non supera la prima frazione che finisce 31ma, Marta Rossetti al 46mo posto, mentre vanno in DNF Vera Tschurtschenthaler e anche Lara Colturi che, come sappiamo, quest’anno gareggia sotto bandiera albanese. Molto, molto da fare per le azzurre tra i paletti tecnici che ancora rappresentano un autentico scoglio.

Si chiude quindi così questo secondo (In fatto di calendarizzazione) weekend di questa edizione di Coppa del Mondo di sci alpino targata 2022/23, adesso l’appuntamento si realizzerà la prossima settimana con un mix tra ragazze e ragazzi in terra americana: infatti sabato ci sarà la prova di slalom gigante femminile a Killington sulla Superstar, mentre gli uomini saranno impegnati sulla Men’s Olympic Downhill con la discesa libera di Lake Louise in Canada, mentre domenica ancora paletti stretti per le ragazze a completare il ciclo tecnico con lo slalom, mentre il segmento di gara maschile sarà invece il super-g. Le danze sono appena iniziate, e le battaglie che seguiremo per conquistare la sfera di cristallo saranno certamente meravigliose con il meglio, come diceva Ligabue qualche anno fa, che deve ancora venire.

Nel gelo di Levi la principessa del primo slalom è Sua Maestà Mikaela Shiffrin

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Goethe diceva: “Qualunque cosa sogni d’intraprendere, cominciala. L’audacia ha del genio, del potere, della magia. ”; e magia è stata per questo esordio di Coppa del Mondo di sci alpino femminile in quel della Black Levi in Finlandia che, dopo tanti rinvii nelle precedenti gare, ha sancito il semaforo verde per le atlete e dove oggi nel primo dei due slalom previsti in questo fine settimana ha visto l’acuto firmato da una sublime Mikaela Shiffrin.

La fuoriclasse di Vail non si fa trovare impreparata e piazza la 75ma vittoria totale, la numero 49 tra i paletti stretti, per un totale di 121 podi. Dei numeri assolutamente impressionanti per la regina dello sci che ha dato vita ad una seconda prova, in un tracciato designato dall’allenatore della sua rivale Vlhová, assolutamente regale che va a rimontare le due posizioni di svantaggio rispetto alla prima manche. Sicura, determinata, cattiva e allo stesso tempo elegante pone in essere una prova assolutamente perfetta soprattutto su un muro che ha dipinto alla stessa stregua di un capolavoro, l’ennsimo, di una carriera assurda che la inserisce da anni nel Gotha dello sport in generale. Una Mikaela che ha tutte le carte in regola per riprendersi lo scettro del tecnico dello sci alpino e che sin da oggi ha messo in chiaro le cose mandando un monito severissimo alle avversarie. Seconda posizione per Anna Swenn-Larsson che centra l’ottavo podio in carriera, molto brava anche lei a gestire tutta la pressione delle sue avversarie e senza paure porta a casa una bella gara staccata di 16 centesimi, mentre va a completare il podio Petra Vlhová a 20 centesimi con la sua solita e immensa sciata aggressiva, forse oggi un pò troppo dove bisognava probabilmente andare a gestire un pò meglio il tutto, però altro appuntamento con il podio a Levi località che l’aveva vista vincere nelle ultime quattro prove, 5 in complessivo come detto nelle “puntate precedenti”.

Capitolo azzurre: Anita Gulli è stata l’unica a sopravanzare nella seconda parte di gara concludendo in posizione numero 28, grande peccato per lei che aveva iniziato bene poi un errore sulla doppia le ha compromesso la gara; la 24 enne torinese è stata oggi l’unica ad andare in seconda manche: infatti, ampi distacchi per le altre della spedizione tricolore con Della Mea cha ha concluso alla piazza 35, Tschrtschenthaler alla 45, e Rossetti alla 50; da segnalare la bella prova di Lara Colturi, atleta italiana che gareggia per la nazionale albanese, che con il pettorale numero 53 non si qualifica per la frazione numero 2 per soli 9 centesimi a soli 16 anni. La ragazza certamente si farà e alla grande.

Nel corso della prima sessione di gara, la prima manche aveva visto una grandissima prestazione da parte di Lena Duerr, che ha concluso quarta alla fine a 75 centesimi da Shiffrin, che approfittava alla grande del tracciato che era stato designato dal suo allenatore, e aveva messo in fila le avversarie a partite dalla svedese Anna Swenn-Larsson che era staccata di 45 centesimi, per poi riscontrare Mikaela Shiffrin a 55, Vlhová a 57, poi Holdener e Bucik.

Detto quindi di oggi, l’appuntamento per il secondo slalom lappone è previsto ovviamente per domani con un leggero cambio di orario rispetto alla giornata odierna, con la prima manche prevista per le 10:15 e la seconda alle 13:15, quindi solo un piccolo scarto di un quarto d’ora.

A Sölden l’urlo è sempre del gigante Marco

Author: Manuellopez.ch – This file is licensed under the Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International license.

“E’ prerogativa della grandezza recare grande felicità con piccoli doni.” (Friedrich Nietzsche)

Dopo l’annullamento nella giornata di ieri nella gara femminile del gigante femminile a causa della condizioni meno, oggi gara regolare in sede di svolgimento tra gli uomini che hanno effettuato la prova di slalom gigante a Sölden dando il via alla Coppa del Mondo di sci alpino 2022/23, e non si è fatto attendere l’acuto firmato Marco Odermatt , che riprende da dove aveva terminato ossia alzando le braccia verso il cielo in segno di gloria, e si va a prendere la vittoria anticipando sul podio Kranjec e Kristoffersen andando a dominare l’apertura di questa stagione agonistica invernale; una prova solidissima sin dal principio che ha portato l’atleta battente bandiera elvetica a prendersi il successo numero 12 della carriera nel massimo circuito intercontinentale, il 30mo podio, nonché l’ottavo in gigante attraverso questo fantastico back-to-back considerando che anche l’anno passato aveva vinto la gara d’apertura sempre qui sul Rettenbach.

La forza del grande campione la vedi soprattutto nelle difficoltà come quelle patite dal detentore della sfera generale il quale, nonostante un’incertezza poco prima dell’entrata sul muro con scarse condizioni di visibilità in quella zona in seconda manche, reagisce da fuoriclasse puro e riesce a tirare fuori una prestazione assolutamente di grandiosa dimensione andando ad incrementare e a rischiare ogni cosa facendo fare agli sci delle magie meravigliose anche quando la superficie non era ottimale. Odermatt dominatore assoluto ancora una volta che precede sul podio Kranjec che sale di una posizione rispetto alla mattinata, finendo secondo staccato di 69 centesimi, mentre va a completare il podio e una bella rimonta con gli sci firmati Hirscher, Henrik Kristoffersen a 95; Braathen che qui aveva vinto due anni fa chiude quarto perdendo due caselle, e poi Windingstad quinto che rimonta ben 7 posizioni con una grande prova quindi della nazionale norvegese.

Nella prima manche era stato lo stesso Odermatt a fare da padrone sebbene i distacchi erano stati veramente minimi, con l’elvetico che era andato a precedere in sede di classifica il norvegese Lucas Braathen staccato di 41 centesimi e lo sloveno Zan Kranjec a 69.

Giornata abbastanza amare per la spedizione azzurra il cui unico presente nella seconda manche è stato il nostro Giovanni Borsotti che finisce alla casella numero 28 a 2.22 dal posto 22 della prima parte di gara, con una seconda manche ricca purtroppo di errori , due in particolare, dove si è inclinato un pò troppo nei lati di destra andando a compromettere la sua prestazione ma figlia dei rischi e del coraggio di rimontare; circa gli altri, il nostro Luca De Aliprandini va out in prima fase, e gli altri non sono riusciti a qualificarsi con Dominik Paris che ha chiuso con il posto numero 36 staccato di 2″96 e via via gli altri Filippo Dalla Vite a 3″01, Simon Maurberger a 3″04, Giovanni Franzoni a 3″44, Riccardo Tonetti a 3″54, Alex Hofer a 3″59, ed infine Hannes Zingerle a 3″61. Siamo solo all’inizio ma è indubbio che ci sarà ancora molto, molto da fare per la nostra nazionale

L’appuntamento con la Coppa del Mondo di sci alpino, con la cancellazioni come detto ieri delle due discese libere 29 e del 30 di questo mese a Zermatt, riprenderà sempre nella stessa località elvetica con lo stesso format di gara doppio previsto per il 5 e per il 6 novembre anche se, considerando la situazione, il condizionale dovremo apporlo in via del tutto obbligatoria; gli uomini ritorneranno ad ogni modo in occasione del parallelo di Lech/Zūrs previsto per il 12 di novembre, salvo eventuali recuperi che verranno comunicati ad ogni modo nel corso delle prossime settimane.

Arrivano i convocati azzurri per Sölden: tutto pronto per il gigante

Meno a due al semaforo verde per l’edizione 2022/23 dello sci alpino con la gara inaugurale femminile di Coppa del Mondo a Sölden sul Rettenbach; nella giornata di ieri sono arrivate le convocazioni azzurre per la gara maschile del gigante che si disputerà nella giornata di domenica.

.Il direttore tecnico Massimo Carca ha convocato nove atleti che saranno protagonisti nella gara tecnica inaugurale, ed essi sono Giovanni Borsotti, Luca De Aliprandini, Filippo Della Vite, Giovanni Franzoni, Alex Hofer, Simon Maurberger, Dominik Paris, Riccardo Tonetti e Hannes Zingerle.