78 volte Sua Maestà Shiffrin, ma Marta Bassino è gigante

Scegliere le parole per identificare la performance di Shiffrin spesso e volentieri risulta sempre più complesso per ciascuno di noi perché i numeri, voluminosi e di tratto oramai storico, ci mettono in seria difficoltà perché vanno a raccontare la storia di una ragazza che riesce a trovare sempre il meglio alzando più in alto l’asta quando in precedenza si pensava che difficilmente si potesse fare meglio. E invece Mikaela non finisce mai di stupire, anzi, continua a rendere complicato il nostro lavoro basato sull’elogio piazzando un’altra vittoria, oggi a Semmering in slalom gigante, che fa suonare la campana numero 78 per lei nella Coppa del Mondo di sci alpino.

Grande e maestosa come sempre, fa il vuoto nella prima manche e gestisce nella seconda con le condizioni di pista che andavano sensibilmente anche a migliorare, portandosi a casa l’alloro numero 3 nella località elvetica mettendo dietro una sontuosa Petra Vlhová staccata di soli 13 centesimi che prova di tutto ponendo in essere un gara bellissima sopravanzando Marta Bassino ma che deve accontentarsi anche questa volta della piazza d’onore alle spalle del fenomeno a stelle e strisce che si avvicina sensibilmente alle figure di Stenmark e della collega Vonn, per un countdown che ha tutti i crismi della leggenda. Shiffrin e Vlhová super certamente, ma Marta Bassino ci regala ancora una volta una grande prestazione: solidissima ed elegantissima come sempre, nella parte finale della seconda manche attua una performance assolutamente regale: Marta è cresciuta molto in questi mesi, non ci stancheremo ma di affermarlo soprattutto dal punto di vista mentale in quanto adesso gestisce molto meglio le gare e ha trovato il suo equilibrio perfetto che la vede posizionare oramai nelle posizioni top mondiali regalandoci sempre una grande emozione: oggi si ferma a 31 centesimi da Shiffrin, ma è un altro passo nella consacrazione della gloria che merita e che, sicuramente, avrà.

Completano le prime 5 Mowinckel e un’altrettanto fantastica Brignone sempre più in fiducia e che si sta preparando al meglio sul tecnico in vista dei campionati del mondo nei prossimi mesi a Courchevel / Meribel. L’appuntamento con la Coppa del Mondo di sci alpino è previsto per domani con un’altra prova di gigante femminile con lo stesso orario odierno con prima prova alle 10 e seconda alle 13, e in più la discesa libera maschile a Bormio alle 11:30.

Henrik Kristoffersen tutto

Parlare e disquisire in generale di Henrik Kristoffersen è un esercizio che ci risulta non solo facile, ma che ci provoca anche un sincero piacere interiore perché quando si posta qualcosa non soltanto su un autentico fuoriclasse ma anche su un atleta serio e colmo di desideri di vittoria, gara dopo gara dopo tantissimi anni di carriera, beh, è davvero il massimo.

Ci piace perché questo inizio di stagione dove uno straripante Odermatt inseguito da un altrettanto mai domo come Kilde, ci sta regalando una versione dello specialista tecnico norvegese più agguerrita che mai; capace di adattarsi come sempre in qualsiasi condizioni scendendo con quella veemenza unica tipica di top player, si è rimesso in discussione sposando la nuova causa degli sci firmati Marcel Hirscher, suo vecchio rivale, cercando non soltanto nuovi stimoli ma anche dei mezzi per fare i risultati che davvero per un come lui sono pane quotidiano. Kristoffersen rappresenta la chiave di volta del concetto di forza nello sci alpino contemporaneo: tra i giganti, il guerriero.

La sfortuna di questo atleta è quella di aver incrociato sempre nella propria strada qualcuno che ha scritto pagine e che sta scrivendo pagine di storia assolutamente fuori da ogni logica a partire da King Marcel, il quale, non ha bisogno certamente di approfondimenti. Ma il livello di Henrik è assolutamente questo qui, ossia il pianeta d’appartenenza dei grandissimi dove domiciliano da anni e dove mettono in risalto la qualità delle loro imprese come ad una mostra d’arte pregiata. Spesso Henrik ha patito la pressione ma molto spesso è stato condannato da un cronometro che lo ha fermato praticamente a pochi millimetri dal gradino più alto del podio.

Non che le vittorie non le abbia conquistate, anzi, ma avrebbe meritato in questi anni N volte di più. Molto di più. Ma un cronometro non sminuisce di certo le prestazioni e la dimensione soprattutto del norvegese che non molla mai e con la sua voglia di vincere è di continua ispirazione per i più giovani e per chi, in generale, getta sempre il cuore oltre l’ostacolo e riesce ad essere sempre il centro gravitazionale come uno degli atleti di riferimento più influenti al mondo.

Ci son atleti che sono in grado di farti emozionare e lui fa parte di questo novero, di rarità e di lucentezza, di consapevolezza che sono e saranno sempre diversi dagli altri che, magari hanno numeri migliori, ma che non ti scaldano il cuore come un gesto tecnico feroce e sublime allo stesso tempo, come quello di Henrik praticamente difficile da imitare.

Onore a te, Regina Sofia

Foto: Stefan Brending / Lizenz: Creative Commons CC-BY-SA-3.0 de

Thomas Bernard disse: “ogni persona è un essere unico e di fatto, preso di per se stesso, la più grande opera d’arte di tutti i tempi.” Perché oggi non si parla di sci ma di arte, di forza. Parlare di ciò che ha fatto oggi in pista Sofia Goggia nella discesa libera di Sankt Moritz dopo la giornata di ieri andando a citare record, distacchi, numeri, podi, ecc., sarebbe estremamente offensivo nei suoi confronti per la grandezza che è andata questa mattina in onda, una grandezza che ha illuminato tutti i circuiti sportivi e non soltanto invernali perché Sofia è andata oltre.

Oggi non è stato solo sci alpino, non è stata solo velocità, oggi non è stata solo una vittoria (La numero 20), non è stato distacco inflitto alle avversarie, bensì è stata pura ispirazione e determinazione; è stato esempio, quello più importante perché viene impresso e scolpito non soltanto nella storia di semplici albi d’oro bensì anche nella memoria di tutti gli appassionati di questa meravigliosa disciplina. Oggi Sofia Goggia è salita in cattedra e ha dato vita ad una lectio magistralis di caratura mondiale, spiegando appunto al mondo sportivo intero come ci si approccia allo sport, quali sono le chiavi di volta da inserire nelle serrature per accedere alla stanza della gloria e della vittoria, e andando a mostrare che una sofferenza non è motivo di regressione, ma arma per dar maggior valore al tentativo di andare a prendere ciò che si desidera. Vincendo. Con una mano rotta. E il selfie postato sui suoi canali social con la mano fasciata e sanguinante è lo spirito di una guerriera prestata allo sport.

Se M.J. disse che i limiti come le paure spesso sono soltanto un’illusione, la fuoriclasse azzurra oggi ha fatto suo questo aforisma e l’ha tradotto in pista facendo sognare se stessa e una nazione intera che la spinge e che la certifica, senza alcun tipo di appello, come la migliore interprete femminile dello sci alpino presente sulla faccia della terra. Non ce ne vogliano le altre, in un circuito dove il livello tecnico si è alzato sensibilmente, ma nessuna è stata in grado di porre in essere, almeno di recente, una performance di questo tipo, in queste condizioni, in una pista tra le più tecniche in assoluto.

Ogni volta che Sofia pone in essere un acuto crediamo forse di aver visto davvero di tutto, ma non è così. La storia si può scrivere con la stessa grafia ma con inchiostri diversi, sempre indelebili, ma ogni volta così speciali da imprimere al mondo una memoria unica. Molti piloti hanno vinto negli anni allo stesso modo, ma Ayrton Senna lo ha sempre fatto diversamente. Ecco Sofia fa uguale, vince come tanti, ma realizzando il tutto in modo estremamente diverso, unico, indimenticabile.

Non possiamo davvero che inchinarci davanti al tuo cospetto Sofi, al cospetto di una delle Regine più belle e meravigliosa che il mondo potesse creare, fieri e assolutamente grati alla vita di poter vivere nelle epoche di un prodigio autentico quale tu sei, un’opera d’arte, un tramonto sul mare in Sicilia durante il mese di agosto, uno sci che scorre sulle nevi, il tuo paio, che mentre scorrono sulla superficie vanno a scrivere un’altra pagina di storia da raccontare e ricordare per l’eternità.

Kriechmayr beffa Odermatt e si prende la discesa della Val Gardena

Magari non partiva con i favori del pronostico considerando lo stato di forma super da parte di Odermatt e Kilde, ma mai dare per scontato in un senso o nell’altro Vincent Kriechmayr e infatti oggi, in una splendida discesa libera in Selva di Val Gardena beffa proprio il dominatore di questo inizio di stagione, privandolo ancora una volta della prima vittoria nella massima espressione della velocità nello sci alpino, e si porta a casa un successo sciando sapientemente come lui sa fare e andando a centrare il primo gradino più alto del podio nella stagione corrente.

Il velocista austriaco nativo di Gramastetten si prende così la 13ma vittoria in carriera, la sesta in discesa e per la prima volta qui in Italia in questo segmento di gara visto che lui aveva portato a casa il trionfo sempre in queste nevi azzurri ma in super-g nel 2019. Kriechmayr precede di 11 centesimi come detto lo svizzero Odermatt e di 13 i Mayer che va a completare in podio in una gara ancora incolore per la nostra pattuglia italiana dove il migliore è stato IInnerhofer che conclude quattordicesimo a 72 centesimi dal podio, mentre Casse, Paris e Marsaglia fuori dalla top 20, dei numeri che non incoraggiano bene il nostro movimento in questo inizio di stagione.

Domani ancora appuntamento con lo sci alpino sia al maschile che al femminile: uomini ovviamente sempre in Val Gardena ma con il super-g alle 11.45, mentre le ragazze saranno a S. Moritz dove in territorio elvetico dove svolgeranno la discesa alle 10:30.

La campionessa che sussurrava agli sci: Wendy Holdener

Author: Wald1siedel – This file is licensed under the Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International license.

Quando parliamo di Wendy Holdener non è propriamente ammissibile l’utilizzo del sostantivo “outsider” perché, considerando la sua evoluzione nel corso soprattutto degli ultimi due anni e il sodo lavoro posto in essere in sessione estiva volto ad alzare enormemente la sua personale asticella alla voce traguardi, il tutto non è catalogabile come sorpresa bensì come assoluta certezza, e il suo back-to-back in sede di sessione tecnica sta urlando al mondo e a questo inizio di stagione di Coppa quanto la sua fame di vittoria sia al massimo livello.

Wendy è un’atleta seria, estremamente seria, che fa della cultura del lavoro il suo mantra affiancando ad l’essenzialità di un gesto tecnico sopraffino che giorno dopo giorno con tanta fatica e dedizione, sta dando finalmente i frutti da lei desiderati; lei è un’atleta vera, che conosce assolutamente lo sci e lo interpreta in una maniera passionale e riesce a performare in lungo ed in largo dall’alto della sua polivalenza.

E’ una tempesta che si scaglia nel ciel sereno anche quando per le altre i giochi sembrano esser fatti, e invece arriva lei e riesce a rimescolare le carte da top atleta quale è: sin da questa estate abbiamo ammirato il lavoro di Wendy, si capiva sin dal più fuggente degli sguardi nel profondo dei suoi occhi la forza di volontà che la stava spingendo ad alzare sensibilmente il volume della radio che adesso suona una musica forte ed assordante tanto quanto le luci verdi che sta facendo accendere giungendo al traguardo. Atleta d’altra epoca, centrale e precisa, lascia sempre poco spazio alle parole e tanto ai fatti, che si traducono in risultati in pista, una pista che troppo spesso l’aveva privata di tanti successi che avrebbe meritato tante volte, troppe volte, e che l’aveva vista tante volte nelle posizioni che contavano e che non hanno mai, minimamente, messo in discussione la caratura della classe 1993.

Già in quel di Levi tra i paletti stretti, soltanto una Shiffrin versione Pianeta Kripton aveva privato della vittoria l’atleta nativa di Unteriberg, successivamente prima a Killington in condominio con Anna Swenn-Larsson aveva interrotto il dominio di Mikaela che durava praticamente sin dall’annata in cui la gara veniva disputata, e poi ieri al Sestriere sulla Giovanni Alberto Agnelli ha fatto salire sul palcoscenico tutte le sua caratteristiche che la contraddistinguono come una delle atlete non soltanto più complete del panorama internazionale, ma anche come una garanzia di competitività quest’anno laddove il mondo Shiffrin sembrava incontrastato sul tecnico, e invece non è così.

Non è così perché bisogna fare i conti anche con Wendy Holdener, una campionessa e un’atleta vera, un centro gravitazionale dello sci alpino dove congiungono tutte le essenzialità in grado di spiegare la singolarità quantistica di questo sport dove lei non solo ne è parte integrante, ma pure una delle chiavi di volta principali del circo bianco più famoso al mondo.

Sei grande Marta

Author: Smt42 – This file is licensed under the Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International license.

Tra Val d’Isere e Sestriere è iniziato il lungo weekend tecnico della Coppa del Mondo di sci alpino che ha visto protagonisti rispettivamente donne e uomini e dove sono andati in scena gli acuti firmati Marc Odermatt e Marta Bassino che portano a casa delle splendide vittorie nel segno della forza e del dominio assoluto in entrambe le prove cui abbiamo assistito nel corso di questa prima parte di giornata.

Sulla Giovanni Alberto Agnelli, Marta Bassino è assolutamente infinita e va a portare in alto il tricolore nella gara di casa del Sestriere sigillando a tripla mandata la vittoria numero 6 della sua carriera mandando in visibilio il pubblico e facendo saltare di gioia gli appassionati di sci al termine di una gara meravigliosa griffata dalla firma autorevole della campionessa di Borgo San Dalmazzo. Oggi, in una gara complicatissima dove Sara Hector aveva preso il comando delle operazioni, Marta è stata molto attenta e cauta nel momento in cui bisognava tenere il sangue freddo ed è riuscita a gestire al meglio la sua performance rimanendo centrale e scendendo sempre con la sua classe innata, realizzando nella parte finale della pista piemontese una rimonta incredibile scendendo come un missile aprendo tutto il gas, e approdando finalmente sul gradino più alto di un podio che assolutamente meritava da tempo. Marta come detto precede sul podio italiano Hector di 11 centesimi, e Vlhová di 40 che aveva chiuso la prima manche in testa: ma non solo Marta, è immensa anche Federica Brignone che meritava probabilmente il podio e chiude purtroppo ai piedi di esso a 66 centesimi dalla collega azzurra ma al termine di una gara anch’essa assolutamente fantastica. Un grandissimo applauso anche per Asja Zenere che centra il miglior risultato in carriera alla terza gara nel circuito intercontinentale finendo a 2.63 dalla vetta e guadagnando una posizione. Non ci stancheremo mai di dire che, vedere scendere Marta Bassino sugli sci, è l’equivalente del regalarsi un minuto di magnificenza ammirando un’autentica opera d’arte, un’opera d’arte appunto, come questa straordinaria atleta che mai finiremo di elogiare e di applaudire.

Sulla Face de Bellevarde in Francia, Marc Odermatt si conferma assoluto dominatore anche di questa stagione soprattutto sul tecnico e porta a casa una vittoria assolutamente mai in discussione sin dall’inizio della mattinata in sede prima manche in slalom gigante, aggiornando dei numeri che considerando la sua giovane età sono già spaventosi portandosi a quota 14 successi nel circuito intercontinentale e la terza stagionale: solido e assolutamente presente sul corpo e sulla mente in una delle piste più insidiose al mondo, in Val d’Isere mette in mostra ancora una volta tutto il suo talento sia sul ripido che sul piano e vince per dispersione incolonnando uno dopo l’altro i suoi avversari ponendo in essere dei distacchi a dir poco abissali a partire da Feller che presenta una gap di 1.40 centesimi e Kranjec che completa il podio a 2.05: se i numeri non mentono mai, oggi ci raccontano una gara senza storia. Grandi soddisfazioni per i colori azzurri dove Della Vita e Maurberger finiscono in 12ma e 13ma posizione rimontando rispettivamente 7 e ben 17 posizioni rispetto alla prima manche a dimostrazione che bisogna soltanto insistere su un talento assolutamente presente. Borsotti conclude in 24ma piazza.

Domani giornata in entrambe le località di slalom con orari identici a quelli di oggi: uomini con prima manche alle 9.30 e seconda alle 12:30, donne con prima alle 10:30 e seconda alle 13.30

La face de Bellevarde: l’epica pista di Val d’Isere

Author: Jmex – This file is licensed under the Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported license

Si avvicina il weekend e ritorna l’appuntamento con lo sci alpino che con la Coppa del Mondo questa volta farà capolino tra Francia e Italia rispettivamente per uomini e donne con Val d’Isere e Sestriere assolute località protagoniste per delle autentiche battaglie sul segmento tecnico cui avremo il privilegio di assistere.

Andando per gradi, oggi analizzeremo La face de Bellevarde, pista transalpina che è stata teatro nel corso degli anni anche di appuntamenti a sfondo olimpico ed iridato oltre che di Coppa del Mondo come ogni anno e come accade dal lontano 1992; Già, perché la mitica pista francese affonda radici lontane, sin dal 4 settembre del 1992 dove nei Giochi Olimpici invernali venne disputata la prima gara di discesa libera dove Cuche vinse l’oro a cinque cerchi in un’edizione per noi estremamente cara dove il grande Alberto Tomba 9 giorni dopo si prese il titolo in gigante davanti a Girardelli ed Aamodt. Questa è una pista assolutamente complessa da interpretare per gli atleti, probabilmente tra le più difficili da realizzare nell’intero circuito: con una pendenza di 17,8 gradi, è il percorso di slalom gigante più ripido al mondo in pendenza media, senza tratti pianeggianti, con la presenza di ripidità per tutto il tempo.

Abbiamo accennato all’aspetto olimpico, ma se parliamo di Coppa del Mondo invece l’esordio arrivò il 5 dicembre nella successiva edizione di Coppa del Mondo con la vittoria, in discesa libera, di Thorsen per la Norvegia. Qui il circuito dopo il 1992 subì uno stop per poi tornare solo nel 2008 con aspetti prevalentemente basati sulle discipline tecniche maschili, e in poco tempo questa pista diventò il terreno di caccia di Re Marcel Hirscher.

Il fuoriclasse austriaco ebbe qui un feeling immediato tanto che conquistò la bellezza di 7 successi su ben 12 podi, segue a 4 allori un Pinturault che davanti al pubblico di casa si è sempre esaltato alla grande ponendo in essere delle splendide gare; una Face de Bellevarde che a parte il trionfo dell’Alberto nazionale citato nel primo capoverso, non è riuscito più a dare acuti anche in Coppa del Mondo sebbene qualche apparizione è stata fatta, e precisamente nel 1992 con il terzo posto di Luigi Colturi nella gara inaugurale vinta come detto prima da Thorsen in super-g, ancora un terzo posto (A pari merito con Baumann) per Mölgg in super-combinata nel 2008, un anno dopo nel 2009 Werner Hell sempre terzo in super-g mentre il giorno dopo nella gara di gigante piazza d’onore per un grande Max Blardone che si arrese solo ad Hirscher; nel 2013 tra i paletti stretti altro terzo posto stavolta per Thaler nella gara vinta da Miki Matt, fino all’ultimo sempre terzo del 2019 di Gross nella giornata dell’ultimo successo qui di Pinturault.

Una pista molto importante e che l’Italia ha sempre onorato alla grande, con l’auspicio che possa essere presto nuovo terreno di buone prestazioni da parte dei nostri portacolori, con weekend che li vedrà protagonisti sabato e domenica con prima manche sempre alle 09:30 e seconda alle 12:30 rispettivamente per slalom gigante e slalom speciale.

Kilde vs. Odermatt: la grande sfida tra due signori

La sfida infinita sull’asse elvetico norvegese non finisce né di stupire né di emozionare, perché centimetro dopo centimetro a velocità folli, sta andando in scena una sfida assolutamente sensazionale tra Kilde e Odermatt rappresentante il leitmotiv della traccia attuale di spiegazione della Coppa del Mondo di sci alpino e, probabilmente, del settore veloce ai prossimi Campionati del Mondo di Courchevel/Méribel.

Ci stiamo divertendo. Questa è fuori da ogni dubbio la parte di svolgimento più semplice di un tema complesso che occorre ad andare ad analizzare nel pieno della sua analisi mettendo in risalto la qualità di questi due grandissimi atleti che cercano di migliorarsi andando a superarsi l’uno con l’altro gara dopo gara alzando il volume della radio in maniera sensibile, ma sempre con il rispetto degno di fenomeni di tale caratura.

L’evoluzione di Odermatt oramai ha residenza nelle nevi più importanti di Coppa del Mondo da circa 3 annetti, una mole di lavoro impressionante e una dedizione totale a quest’ultimo da parte del campione in carica elvetico ha fatto sensibilmente la differenza portandolo ad essere competitivo in praticamente quasi tutte le superfici andando a colmare, passo dopo passo, quel gap anche in discesa libera che è terreno attuale di un Kilde assolutamente solidissimo ma che vede oramai nello specchietto retrovisore la figura del suo rivale.

Odermatt è vero, è ancora alla ricerca dell’acuto nella massima espressione veloce dello sci alpino, ma i sei centesimi di ieri che lo distanziano dal norvegese ci raccontano praticamente che è oramai questione di tempo affinché esso possa salire anche lì sul gradino più alto del podio dopo il consolidamento del super-g; d’altro canto, Kilde certamente non sta a guardare e attraverso una cura minuziosa del suo ambito non molla certamente di un centimetro e il suo sguardo è volto a sovvertire i pronostici per andare a riprendersi quello scettro strappato proprio dallo stesso Odermatt.

La facilità con la quale Kilde riesce a capire la pista e ad interpretarla nel migliore dei modi, è una qualità non soltanto innata ma unica degna dei campionissimi che ti porta lontano e ha tutti i crismi per trasformare in solide realtà i tuoi desideri, quella voglia matta di andare sempre al massimo non mollando mai dimostrando al mondo chi possa essere il numero uno. Il giovane Odermatt ha la mentalità invece dei grandi veterani, ricorda Hirscher per come riesce ad affrontare sin dal primo millimetro dal cancellato di partenza la propria gara, e non si lascia intimorire da ciò che fanno gli altri. Riesce ad isolarsi e a trarre il meglio da essa.

Mentre i margini di miglioramento di Marco sono ancora in evoluzione (Chissà se tra i paletti stretti un giorno…), Kilde è un atleta completo già di suo che conosce il suo corpo e le sue qualità e vuole andare alla ricerca di una grandezza già consolidata.

Una sfida sensazionale, meravigliosa, tra due grandissime persone prima che atleti, un esempio positivo per i giovani e per tutti coloro che vogliono affacciarsi a questo sport. Oggi è giornata di super-g, e chissà che il norvegese voglia fare un controsorpasso al suo collega.

Only the brave. Again Sofia

Se Tolkien raccontò del Ritorno del Re ne “Il Signore degli Anelli”, un libro che non ci stancheremo mai di leggere, noi abbiamo il privilegio ogni anno di scrivere una nuova meravigliosa pagina di storia di un libro leggendario che ci racconta di un’atleta coraggiosa ed immensa come nessuna altra al mondo che, scendendo ogni volta dal cancelletto di partenza, ci fa comprendere quanto siamo fortunati ad esistere nella sua epoca: Sofia Goggia torna, e vince ancora dettando legge anche quest’anno in Nord America.

Solidissima la fuoriclasse bergamasca che alla prima gara della sua stagione scia meravigliosamente con una determinazione soprattutto nella parte più tecnica, prendendosi i suoi rischi e ragionando quando contava, ponendo in essere una ricetta perfetta che è quella ottimale per domare Lake Louise illuminando la pista con la sua classe immensa e la voglia di vincere che è sempre la stessa mirando all’obiettivo più alto. Paga e alla grande la scelta di saltare il gigante di Killington per preparare al meglio gli appuntamenti di questi giorni ed essere immediatamente competitiva sulle superfici veloci.

E nel giorno in cui gli uomini vengono fermati dal cattivo tempo in Colorado, Goggia vince e convince precedendo sul podio una altrettanto splendida Corinne Suter di soli 4 centesimi dopo una performance dell’elvetica realizzata sulla stessa lunghezza d’onda della nostra bergamasca, che però la relega nella piazza d’onore, completa il podio Huetter per l’Austria a 6 centesimi con il pettorale numero 20 con un’altra strepitosa prestazione che ha fatto trattenere il fiato alla nostra azzurra nel leader corner. Per Sofia si tratta della 18ma vittoria in carriera in Coppa del Mondo, la quarta qui a Lake Louise dopo la tripletta dello scorso anno, a star a significare quanto l’atleta delle fiamme gialle riesca a trarre sempre il meglio da questo tracciato trovandosi più che bene esprimendo al meglio tutte le sue straordinarie qualità.

Se Sofia voleva stupirci con gli effetti speciali, vi è riuscita alla grande in questo lavoro facendoci sognare ancora una volta e ricordandoci quanto è bello lo sci e le emozioni che sa suscitare, soprattutto se prodotti dalle sue gesta. Domani si replica, per cercare ancora di aggiornare le cronache storiche.

Towards to Birds of Prey & Lake Louise

Author: Rudi Riet from Washington, DC, United States – This file is licensed under the Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic license

Torna il weekend e torna l’appuntamento con la Coppa del Mondo di sci alpino che prosegue, grazie al cielo incessantemente, il suo ritmo serrato con le superfici veloci in quel del continente nord-americano con un doppio fronte da seguire tra donne impegnate in Canada a Lake Louise, e gli uomini di scena in Colorado a Beaver Creek con delle gare che sin dalla vigilia si annunciano assolutamente entusiasmanti e ricche di colpi di scena.

Analizzata nel dettaglio la pista di Lake Louise, la Men’s Olympic Downhill dominata dagli uomini jet la scorsa settimana con gli acuti di Kilde e di Odermatt rispettivamente in discesa libera e in super-g e a breve, come detto, di proprietà femminile, andiamo questa volta a scoprire la mitica Birds of Pray di Beaver Creek che ha sempre dato vita a delle performance assolutamente spettacolari: la pista del Colorado è una delle più famose dell’intero circo bianco intercontinentale infatti, situata vicino alla città di Avon ha una grandissima storia da raccontare con la presenza di ben 146 piste, che coprono una superficie di 6,5 km², più sedici impianti di risalita; lo start presenta un’altura fissata a 3.483 m s.l.m., mentre il traguardo è posto a 2.730 m s.l.m. per un totale di 753 metri di dislivello. La sua lunghezza totale è di 2.790 metri.

Di scena dal 1997, qui il primo a vincere in assoluto in discesa libera fu il nostro fenomeno Kristian Ghedina che si trovò immediatamente a suo agio su una pista così tecnica, galoppando sugli sci e ponendo in essere una gara sensazionale; coloro che hanno vinto di più sulla Birds sono stati Hermann Maier e Aksel Svindal, con il primo soprattutto che piazzò 3 successi di fila a cavallo tra il 1999 e il 2000. Grande feeling anche per Miller che salì sul gradino più alto del podio per ben 3 volte. Nel 2012 il nostro Innerhofer bissò la vittoria del Ghedo di 16 anni prima sbaragliando la concorrenza e mettendo tutti gli avversari in fila.

Super-g che anche ha avuto modo di ascoltare le note del nostro inno di Mameli, con Matteo Marsaglia che qui centrò la sua unica e spettacolare vittoria in Coppa del Mondo nel 2013 finendo davanti ad un grande Svindal e all’austriaco Hannes Reichelt. Un Reichelt che qui vinse quattro volte nel 2005 e nel 2007, per poi continuare 2014 e nel 2015 detenendo il record assoluto di acuti nella frazione media del settore veloce. La sfida qui sarà entusiasmante ancora tra Kilde ed Odermatt dove il primo vinse lo scorso anno davanti proprio all’elvetico che invece aveva trionfato nella giornata precedente ritornando al successo dopo la vittoria del 2019.

Ecco quindi il programma di questo fine settimana dello sci alpino: domani alle 18:15 discesa libera maschile e alle 20 quella femminile: sabato alle 18 altra discesa libera maschile e alle 20:30 quella femminile, mentre domenica sarà giornata di super-g con quello maschile alle 18 e quello femminile alle 19. Non mancherà di certo lo spettacolo con tutte le presenti e tutti i presenti in gara a darsele di santa ragione centimetro dopo centimetro, km orario dopo km orario.