Privacy Policy Cookie Policy Discesa Libera - Pagina 2 di 68 - Blog di approfondimento di sport invernali a cura di G. Platania

La forza della conferma griffata Lucas Braathen

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Fabrizio Caramagna scrisse: “tieni. Accarezza questa certezza. Toglierà ogni ansia alle tue attese.”

Sebbene nel finale di stagione Henrik Kristoffersen gli ha tolto la soddisfazione della sfera di specialità tra i paletti stretti, che per lui sarebbe stata la prima in assoluto, Lucas Braathen, autentico prodigio della nazionale norvegese di sci alpino, può bypassare la delusione portandosi con sé un carico di conferme incredibili che in prospettiva sono destinate a fare la voce grossa in un segmento maschile in ascesa grazie a tanti nuovi talenti che stanno emergendo anno dopo anno e di cui lui fa parte.

Il nazionale norvegese di origini brasiliane quest’anno ha dato prova di essere in possesso di enormi qualità tecniche che il recente infortunio non ha minimamente sminuito, anzi, è anche riuscito a raffinarle intraprendendo una stagione assolutamente fantastica mettendo a segno degli acuti che di fatto hanno reso incerta sino alle finali francesi la stagione tecnica, in un settore che ancora cerca un dominatore totale dopo l’eredità di Marcel Hirscher.

Può essere lui? Difficile a dirlo, ma alla corsa si può tranquillamente dire che abbia preso la prima fila. Lucas aveva incantato tutti all’inizio della stagione 2020/21 quando all’opening, ha conquistato a Sölden in slalom gigante la prima vittoria, nonché primo podio, in Coppa del Mondo. Sembrava il preludio di un qualcosa di super, ma l’8 gennaio 2021, durante il gigante sulla pista Chuenisbärgli ad Adelboden, una rovinosa caduta proprio al traguardo gli procurò la rottura del legamento crociato del ginocchio sinistro e del piatto tibiale; ciao alla stagione ma la mano non ha mai salutato la forza di volontà, che è sempre rimasta ben impressa e lo ha fatto letteralmente recuperare al top.

Quest’anno infatti ritorna e incanta volando sulle piste disegnando classe e risultati notevoli: la seconda vittoria in carriera nel prestigioso slalom di Wengen il 16 gennaio scorso davanti a Yule e al nostro Razzoli, il secondo posto a Kitzbuhel sempre tra i paletti stretti, la stessa piazza stavolta condivisa con il campione della generale Odermatt nel gigante di Kranjska Gora, un risultato che prende anche nella finale di Meribel sempre in gigante battuto soltanto dallo stesso campione elvetico.

Dei risultati meravigliosi che denotano la ripresa di questo atleta destinato a fare grandi cose per sé stesso e per questo sport, con grandi doti fisiche e tecniche cui raramente siamo destinati ad assistere. Se questo è il preludio a una storia incredibile questo lo dirà soltanto la pista, ma se le premesse sono queste beh, signore e signori miei, mettiamoci comodi perché potremmo essere davanti a qualcuno in grado davvero di saperci fare emozionare come pochi, attraverso due sci ai piedi che racconteranno di imprese memorabili.

Le basi per il successo che verrà: una garanzia di nome Alice Robinson

Mentre nel tennis si abbattono come degli autentici cicloni le figure di Iga Swiatek, 21 anni, nel circuito WTA al primo posto nel ranking e di Carlos Alcaraz in quello ATP ieri fresco vincitore a 18 primavere del Masters1000 di Miami (Lo stesso vinto dalla polacca che fa il paio con Indian Wells) con tanto di best ranking alla casella numero 11, nel nome del rinnovamento e delle nuove generazioni anche nello sci i nomi abbondano in questo senso e, quello della neozelandese Alice Robinson a 20 anni, è sempre quello sulla creste delle onde nel mare dei talenti infiniti che oggi popolano l’ambito alpino.

Poniamo bene l’accento sull’aspetto anagrafico, 20 anni; non bisogna caricare di troppe aspettative i giovani talenti trasformandoli in fuoriclasse già alle prime gare vinte appena si intravedono i piccoli segnali di forza. Alice l’avevamo ritrovata dopo l’infortunio, a Lenzerheide nel 2021 a tornare a vincere il suo terzo gigante nel massimo circuito di Coppa del Mondo con tanto di podio sfiorato agli ultimi Campionati del Mondo di Cortina d’Ampezzo 2021 chiudendo al quarto posto nella prova di slalom gigante, lasciando preannunciare una futura stagionale entusiasmante, dove però purtroppo non è arrivato nessun podio in Coppa del Mondo e ai XXIV Giochi olimpici invernali di Pechino 2022, non è riuscita negli acuti sperati finendo  25ª nella discesa libera, 22ª nello slalom gigante e senza completare il supergigante.

È incredibile l’atteggiamento dei commenti nei confronti degli sportivi quando i risultati non arrivano, si passa da un estremo all’altro senza alcun tipo di ragionamento logico rischiando davvero di far precipitare una situazione che grave non è per niente al mondo. Alice Robinson, nel caso specifico, a 20 anni ha già mostrato quelle che sono delle capacità fuori dalla norma nelle prove che ha intrapreso, una forza della natura incredibile sprigionata con una sciata di pura potenza che, come un fulmine, si abbatte contro le nevi più prestigiose del mondo.

Sicuramente Alice ha dei margini di miglioramento assolutamente impressionanti che, se levigati bene giorno dopo giorno, potrebbero seriamente consentirle di togliersi delle infinite soddisfazioni creando qualcosa di molto importante per se stessa e per questo fantastico sport. Ma ci vuole tempo, e bruciare le tappe non è spesso sinonimo di tutto e subito. Anche i più grandi campioni hanno avuto la loro fase di apprendistato, e ognuno deve rispettare il proprio percorso il quale, se seguito alla perfezione, può condurre a strade inequivocabilmente gloriose come potrebbero essere quelle percorse da questa straordinaria atleta.

Alice ha posto prima degli altri delle basi incredibili, da quel successo di Soelden nel 2019 a soli 17 anni abbiamo visto davvero una luce abbagliante che potrebbe essere un trailer di ciò che vedremo, ma occorre lasciarla tranquilla e farla lavorare al meglio come sta facendo. Le basi sono state gettate e adesso mattoncino dopo mattoncino spetterà a lei seminare prima e raccogliere dopo i frutti del suo lavoro. Alla fine quest’ultimo paga sempre, e i risultati sul campo sono il giudice supremo che chiude i commenti e lascia solo lo spazio alla storia.

Oggi e oltre il domani per Marco Odermatt

Marco Odermatt vincendo la Coppa del Mondo generale di sci alpino, non solo è andato a concretizzare pienamente quello che è il suo lavoro che da più di 2 anni sta conducendo per certificare le proprie prestazioni ai massimi livelli ma, parimenti, immette nel circuito un serissimo monito per il futuro in quanto possedente tutte, ma proprio tutte, le carte in regola per scrivere veramente la futura storia di questo sport.

Senza andare nello specifico di questa stagione e dei suoi numeri incredibili che in lungo e in largo abbiamo avuto modo di raccontare e che testimoniano l’incredibile lavoro di questo straordinario atleta, c’è da affermare che dopo tanto tempo che si è andati alla ricerca di qualcuno che potesse prendere per mano questo sport al maschile nel post Hirscher, per la prima volta da quest’anno si ha la sensazione che con Odermatt si possa iniziare ad abozzare ragionamenti di questo tipo.

La regolarità dell’elvetico unita alla sua polivalenza e alla capacità di lettura in via ottimale delle piste che va a calcare e spesso a dominare, rappresenta davvero un punto di forza impressionante all’interno di una sciata praticamente unica dove riesce sempre ad essere veloce e preciso allo stesso tempo. Senza sottovalutare l’età verde dell’atleta in questione che denota impressionanti margini di miglioramento, Odermatt già guarda al domani e può permettersi di farlo da una posizione di indubbia forza non dal N1 che avrà all’inizio della prossima stagione, ma dalle peculiarità che lo contraddistingueranno domani oltre che oggi.

Vi invitiamo a vedere il video sotto il titolo di questo post per capire di più sulle caratteristiche di Odermatt, a cura del Maestro Andrea Tibaldi per Lo Ski Bum che racconta nel dettaglio di Marco al massimo, di quanto esso abbia portato innovazione all’interno di questo mondo, e di come in futuro potrà incidere in merito sempre con il sorriso sul viso, elemento non secondario mai nella vita, che dà qualcosa sempre in più a chiunque sappia affrontare il proprio sport con il sorriso.

Per Marco, il futuro, è oltre domani.

Nel silenzio splende Tessa (Ancora una volta)

Author Krzysztof Golik – This file is licensed under the Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International license.

Nel silenzio, splende. Per parlare di Tessa Worley non potevamo non utilizzare una canzone di qualche anno fa targata Morandi per esprimere ancora una volta l’exploit di questa grandissima atleta, la quale, porta a casa la Coppa del Mondo di slalom gigante battendo delle rivali agguerritissime a partire da Mikaela Shiffrin, respingendole, e portandosi a casa la soddisfazione stagionale che premia ancora una volta la sua sagacia e la sua forza.

Tessa Worley torna ancora una volta regina del gigante in una stagione dove, per certi versi (Considerando anche e soprattutto gli appuntamenti a cinque cerchi), tutte le indicazioni stavano per riflettersi verso la figura di una Sara Hector più dominante che mai, ma le cose sono andate decisamente in maniera differente in quanto, la splendida atleta battente bandiera francese, guadagnando posizioni e mettendo da parte gara dopo gara punti ha saputo approfittare del calo di fine stagione delle altre portandosi a casa la soddisfazione più grande.

Ieri a Courchevel nella prova di gigante, nel giorno della doppietta azzurra firmata Federica Brignone e Marta Bassino che hanno preceduto Vlhová e appunto Worley, quest’ultima si fa bastare il piazzamento ai margini del podio per poi salire in quello più rilevante nell’ambito della specialità considerando che Hector finisce in casella numero 14 mandano in fumo i 5 punti di vantaggio che aveva sulla francese, e che Shiffrin brucia il vantaggio della prima manche conclusasi in testa terminando la seconda solo in settima posizione; prestazioni che hanno spalancato la gloria a Tessa che conclude la stagione gioendo.

Tessa in silenzio ha condotto una stagione regolare condita da due vittorie di slalom gigante, il 28 dicembre a Lienz e lo scorso 6 marzo a Lenzerheide piazzando un successo che si è dimostrato fondamentale nella finale di ieri appunto in terra francese; nel mezzo tanti piazzamenti importanti come la piazza d’onore l’8 gennaio alle spalle di Hector a Kranjska Gora, e il terzo posto il 25 gennaio a Plan de Corones dove sempre aveva vinto Hector quella davanti a Petra Vlhová.

Quindi l’albo d’oro si arricchisce in slalom gigante di nuovo del nome di Tessa Worley, consegnandole un trofeo che ebbe già per le mani nel lontano 2017 e che adesso ritrova con gioia ed enorme soddisfazione. Una atleta a tutto tondo, serissima e completamente innamorata del suo lavoro che trova sempre il modo di migliorarsi gettando il cuore oltre l’ostacolo lasciandosi sempre alle spalle i momenti difficili e che ogni volta è in grado di deliziare gli occhi dei suoi sostenitori e non, attraverso delle linee praticamente uniche che solo lei sa porre in essere nell’ambito più veloce del settore tecnico. Quando vedi sciare Tessa sai sempre che potresti avere davanti l’ennesima gemma al termine di una prestazione che difficilmente gli altri, in gigante possono replicare. Un marchio di fabbrica, una garanzia, un raggio di sole che squarcia la neve e termina nel più lucente degli arcobaleni.

Non possiamo far altro che renderle onore certi che questo non è altro che l’ennesimo tassello di una carriera meravigliosa la quale, ancora, si deve comporre delle gemme più preziose; nell’attesa ritroviamo e applaudiamo una ritrovata Signora del Gigante.

Mikaela Shiffrin per la quarta volta sulla vetta più alta dello sci alpino

I pronostici affermavano che presumibilmente le gare veloci di Courchevel Meribel avrebbero assegnato la Coppa del Mondo di sci alpino femminile e così è stato, in quanto Mikaela Shiffrin ha portato a casa la sfere generali 2021/22 al termine di un’annata dove lei è stata la più continua in assoluto dove la sagacia e la forza di volontà hanno fatto la differenza anche nei momenti più difficili.

Mikaela Shiffrin con la vittoria ieri in discesa e il secondo posto oggi in un super-g vinto da Mowinckel che torna alla vittoria dopo tanto tempo e dove la terza piazza viene arpionata da Gisin, fa tutta la differenza del mondo e approfittando del risultato attardato anche oggi di Vlhová centra il bersaglio grosso portandosi a casa la quarta generale della sua meravigliosa carriera dopo quelle del trittico 2017, 2018, e 2019. Una Shiffrin apparsa solidissima dopo l’appuntamento olimpico, che non si è lasciata di certo sminuire dalle critiche e anzi, sciando in questi due giorni in maniera sontuosa le mette a tacere sonoramente mettendo in evidenza ancora una volta chi sia la regina delle nevi.

Al maschile il re è ancora Kriechmayr il quale, in versione on fire, pone un back to back in spazio veloce e dopo il dominio di ieri in discesa libera fa suo anche il supergigante precedendo Marco Odermatt (+0″53), secondo, e Gino Caviezel (+0″75), che chiude il podio.

Sofia scrive ancora la storia assieme a Kilde

Copyright: Nicolas Garcia

Se credi nei sogni, utilizzi la tua forza per trasformare i medesimi in realtà: di forza Sofia Goggia ne ha da vendere assieme alla sua classe e non solo utilizza la medesima, ma unisce al tutto anche i colori più belli per autografare la storia: oggi a Courchevel nella prima giornata delle gare finali di Coppa del Mondo di sci alpino effettuate sulla splendida pista Eclipse, la fuoriclasse azzurra con il suo piazzamento davanti a Suter (dodicesimo contro il diciannovesimo dell’elvetica che l’aveva preceduta a Pechino) vince la Coppa del Mondo numero 3 per lei di discesa libera portandosi a casa l’ennesima soddisfazione di una carriera straordinaria. Sofia porta a casa l’ennesimo successo che ha dell’incredibile considerando ciò che le era accaduto alla vigilia dei recenti Giochi Olimpici, un inno alla determinazione e alla cultura del lavoro che è di esempio a tutti coloro che intraprendono questa disciplina e una ennesima soddisfazione per i nostri colori ancora una volta al meglio rappresentati da una delle migliori atlete sulla faccia della terra e che porta il vessillo tricolore. La gara viene vinta da una sontuosa Mikaela Shiffrin che con una prestazione monstre porta a casa la discesa per la vittoria numero 74 mettendo un primo mattoncino per la generale con un vantaggio adesso su Vlhová oggi attardata, di 156 punti. Podio completato dal duo staccato di 10 centesimi formato da Scheyer e Haehlen.

Tra gli uomini la coppa di specialità va a Kilde nella gara di discesa che va a un grande Vincent Kriechmayr davanti ad uno strepitoso Marco Odermatt preceduto di 34 centesimi che fa chiaramente intendere quanto oramai sia competitivo nella massima espressione alpina della velocità, e quanto oramai egli stesso sarà il prossimo detentore della generale. Alle spalle dell’elvetico a 20 centesimi finisce terzo il suo compagno di squadra Beat Feuz. Per Kilde doppietta quest’anno considerando che lo stesso aveva portato a casa la coppa di super-g anche se qui siamo nell’ambito della prima volta assoluta.

The Mikaela’s effect

Emanuela Breda una volta disse: “Tanti credono che solo i fatti contino, non le parole; forse è anche per questo che molti parlano a sproposito”.Tra gli argomenti più dibattuti all’interno dello sci alpino e, nello specifico, all’interno della cronaca inerente allo sport in generale quello in merito a Mikaela Shiffrin recita una parte da leone; tuttavia, è incredibile la quantità di inesattezze lette in questi mesi, (sulla base di gare andate un pò a vuoto certamente, anche importanti, ma che nulla tolgono al valore di questa atleta) che possono tranquillamente essere catalogate, scusateci il termine, come autentiche stronzate.

È assolutamente incredibile la quantità di stupidaggini che vengono esternate ogni qualvolta che una/un atleta estremamente importante manca all’appuntamento con la gloria, delle esternazioni che nulla prendono in esame se non la voglia di non analizzare nè i numeri nè il contesto in cui ci si trova ricordando certe “prodezze” nel gioco del calcio; sminuire una fuoriclasse come Mikaela Shiffrin è imbarazzante, non soltanto per il suo passato ma anche per il periodo attuale che l’ha vista ritornare a competere per i traguardi più importanti dopo anni difficili sul piano personale, riducendo il punto di vista solo sulla spedizione a cinque cerchi cinese: non funziona così.

Shiffrin è vero, ha mancato l’appuntamento olimpico dove probabilmente ha voluto fare troppo quando doveva selezionare al meglio il programma, ma nulla toglie certamente all stagione sontuosa sin qui che sta ponendo in essere. Diamo alcuni numeri: quattro vittorie, due in slalom e due in gigante in Coppa 2022 con tanto di leadership della sfera di cristallo generale, per un totale di 11 podi complessivi in stagione. Davvero incredibile criticare senza analizzare fermandosi alla superficie. Così, è facile per tutti.

Quindi è incredibile trovarci qui a doverci giustificare sul periodo negativo della migliore sciatrice probabilmente della storia, una sciatrice che ha scritto la storia e che continuerà a farlo dimostrando anche di essere umana (E nulla di male c’è in questo, non è di certo una androide uscita da Blade Runner), lottando fianco a fianco contro una atleta del calibro di Petra Vlhová che le sta, anch’essa da fuoriclasse assoluta, tenendo testa fino alla fine per la conquista di una appassionante lotta per la generale dove, a Courchevel, assisteremo certamente ad uno spettacolo meraviglioso tra queste due atlete che certamente non ci risparmierà spettacolo e meraviglia.

L’effetto di Mikaela è sempre quello di far parlare, sempre, nel bene e nel male. Sarebbe bello poter leggere spesso anche critiche (Di cui Shiffrin di certo non è esente come il resto della popolazione su questo pianeta) costituite in maniera obiettiva senza spargere alcun tipo di veleno e senza invidia, ma purtroppo viviamo in epoche abbastanza confuse dove però le figuracce vengono smentite dai numeri e dalla pista, che sentenzia senza appello quando si parla di certi calibri sportivi rispondendo con il silenzio dei numeri in maniera estremamente rumorosa lasciando dentro i trionfi propri, ed esternando fuori le gaffe degli altri.

La regola Kristoffersen

Si è vero, abbiamo parlato di Henrik Kristoffersen in lungo e in largo soprattutto in queste settimane considerando le brillanti prestazioni che ha sfoderato di questa parte finale di stagione di coppa del mondo, ma quando siamo dinanzi ad un prodigio non possiamo di certo esimerci dallo spendere il nostro tempo di scrittura elogiando le gesta che vanno ad illuminare il nostro sport di cui, il fuoriclasse norvegese, rappresenta uno dei fari principali.

Circa due settimane fa avevamo discusso dello splendido back to back in quel di Garmisch dello stesso Kristoffersen dopo due slalom realizzati in una maniera impeccabile uno meglio dell’altro che gli hanno permesso di portarsi al comando della classifica dei paletti stretti, mentre in questo weekend andiamo a porre in essere nuovamente l’accento su una doppietta da parte del norvegese, questa volta in gigante a Kranjska Gora, che si traduce non soltanto nello splendido stato di forma da parte sua in questo ultimo mese di gara, ma altresì in un vero e proprio monito per la prossima stagione a tutti gli avversari, a partire da Odermatt che arriva da dominatore alle finali di Courchevel pagando però un pò di stanchezza in una stagione dove ha fatto di tutto e anche di più.

La legge di Kristoffersen è la sua determinazione: è la fame di vittorie che lo contraddistingue sempre comunque al di là dei numeri impressionanti che ha collezionato sin qui nella sua carriera enorme nonostante sia ancora molto giovane, e che attraverso una tempra invidiabile gli consente di primeggiare nelle posizioni più rilevanti risorgendo dopo un periodo abbastanza appannato dove non si perso mai d’animo ma che ha saputo combattere attraverso la cultura del lavoro lottando metro su metro per riportarsi dove merita di situare, al top.

Alle finali francesi cercherà di andare in touchdown per cercare di portarsi a casa la sfera di cristallo di specialità slalom battagliando con il compagno di squadra Braathen, ma la sensazione è che siamo oggi davanti ad un uomo in missione. Nella gara odierna ha saputo interpretare meglio di tutti una pista disegnata dell’allenatore del suo sfidante appunto, rimontando due pozioni rispetto alla prima frazione, ponendo in essere una vittoria che è anche un segnale al suo compagno barra avversario di squadra.

Quello di oggi è l’ennesimo affresco di un fuoriclasse assoluto che non finisce mai di stupirci e che riaccogliamo con estrema gioia nel novero dei migliori consapevoli, che, il meglio per lui debba ancora venire e che la prossima stagione indipendentemente da come si concluderà questa, lo vedrà come assoluto protagonista per cercare di portarsi a casa quella generale che tanto sogna e che tantissimo meriterebbe per ciò che ha dato e sta dando allo sci alpino.

Thank you so much, mr. Jansrud

Campione olimpico nel supergigante a Soči 2014, campione mondiale nella discesa libera a Åre 2019 e vincitore di quattro Coppe del Mondo di specialità, quella di discesa nel 2015, e quelle di supergigante sempre nello stesso anno cui si aggiungono pure quelle del 2017 e del 2018 per un totale di 55 podi conditi da 23 vittorie nel massimo circuito intercontinentale di Coppa del Mondo: questo è il favoloso curriculum di un atleta straordinario come Kjetil Jansrud che nell’ultimo weekend a Kvitfjell ha sancito l’addio alle gare davanti al pubblico di casa.

Jansrud ha fatto parte di una generazione di assoluti fenomeni all’interno della nazionale norvegese, dove egli è stato una parte integrante di questa autentica armata di cui han fatto parte gente come Svindal e dove è cresciuto anche un autentico fenomeno che oggi apprezziamo come Kilde, neo vincitore della massima coppa di specialità veloce, centrando dei risultati straordinari grazie alla sua tenacia e alla capacità di leggere ogni pista alla perfezione denotando una intelligenza tattica fuori dal comune.

Il punto di forza di questo atleta è stata sempre una determinazione pazzesca nel cercare di migliorarsi sempre di più che era pure come se fosse contagiosa, spingendo i suoi compagni di squadra e il resto degli avversari ad alzare sempre il livello, un autentico leader e trascinatore come pochi se ne vedono al mondo e che, sin dalla giovane età, aveva innescato a tutti la sensazione poi divenuta certezza ad ampio raggio, che poteva lasciare una serie di orme sostanziose nella grande riva dello sport invernale.

Spesso si abusa in maniera spropositata del concetto di fuoriclasse ma, nei confronti di questo meraviglioso atleta, non vi è superficialità alcuna, e scrivendo queste righe non può non esserci già un pizzico di nostalgia immaginando dalla prossima stagione di non veder più al cancelletto di partenza questo autentico prodigio che tanto ha dato allo sci alpino con la sua immensa classe.

Fede è supergigante nel giorno che è anche di Dominik Paris

Oops! She did it again! Utilizzando e facendo nostra un notissimo passo di un brano di Britney Spears di svariati anni fa, celebriamo oggi il trionfo di Federica Brignone che a Lenzerheide nel supergigante pur non vincendo con la sua nona piazza si porta a casa matematicamente la sfera di cristallo di questa specialità, la prima per una atleta azzurra, la terza in particolare per la fuoriclasse azzurra dopo (Ovviamente con l’aggiunta della generale del 2020) quella di gigante e di combinata nel 2020 (Combinata che aveva anche vinto l’anno prima ma dove non vi era trofeo da assegnare); una giornata importante anche nell’ambito maschile visto che abbiamo assistito nella seconda discesa di fila a Kvitfjell nel risorgimento di Dominik Paris che mette in fila gli avversari e porta a casa una vittoria davvero importante per lui in una stagione abbastanza complessa.

Federica entra di diritto nella storia dello sci alpino italiano, nessuno come lei in quanto mai nessuna azzurra era riuscita a vincere 3 sfere di cristallo di specialità, lei che nel 2020 come detto aveva nel più duro degli anni in senso globale portato a casa una generale per lei sin lì sontuosa; quello di oggi è un risultato incredibile che premia lo sforzo della 31enne che mai si arrende e anzi, continua a stupire raddoppiando gli sforzi mietendo successi uno dopo l’altro. Oggi la gara è stata vinta da Romane Miradoli che dopo ben 18 primavere riporta i transalpini sul gradino più alto del podio in quest’ambito veloce che precede Mikaela Shiffrin di 38 centesimi, che ritorna sul podio dopo dei Giochi Olimpici assolutamente disastrosi dove la statunitense è apparsa irriconoscibile. Oggi si prende una buona dose di fiducia incrementando su Vlhová oggi apparsa davvero appannata e fuori dalla top ten. Podio che viene completato da Lara Gut staccata di 78 centesimi dalla vetta francese, una Gut apparsa in buone condizioni che toglie il podio alla nostra Marta Bassino medaglia di legno al quarto posto a soli due centesimi dall’elvetica.

Bella soddisfazione oggi anche per Dominik Paris che vince la seconda discesa libera in programma a Kvitfjell e si prende una buona iniezione di fiducia dopo che la giornata di ieri era stata davvero difficile; il fuoriclasse altoatesino oggi invece prende una bella confidenza con la pista norvegese e si prende una vittoria che per lui mancava dal 28 dicembre scorso in quel di Bormio; Domme si mette alle spalle i suoi avversari a partire da Kilde staccato di 55 centesimi, e lo svizzero Beat Feuz di 81 che completa il podio. male il resto della truppa italiana con fuori dalla top ten gli altri azzurri Christof Innerhofer e Matteo Marsaglia, mentre Mattia Casse cade finendo nelle reti.