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#Memories: Albertville, il primo acuto olimpico di Deborah Compagnoni

Parlare di Deborah Compagnoni oltre a essere un piacere, è anche un privilegio enorme perché si va a ritroso nel tempo menzionando una delle pagine più belle dello sci alpino olimpico, mondiale, e a tinte azzurre. Tra le tante vittorie ottenute in carriera, senza tirare in ballo un curriculum spaventoso dal punto di vista dei trionfi arpionati nel corso degli anni, sicuramente la vittoria dell’oro a cinque cerchi in super-g ai Giochi invernali di Albertville nel lontano 1992, ha un certo peso perché rappresenta il primo vero e proprio apripista per la fuoriclasse di Bormio che centra il primo vero acuto della sua vita sportiva arrivato dopo la prima vittoria in Coppa del Mondo a Morzine, sempre in Francia sempre in super-g sebbene, dopo qualche ora si passò dal paradiso all’inferno.

Una gara interpretata magistralmente dove Deborah pone un vero e proprio affresco sulle nevi transalpine non sbagliando praticamente nulla andando a sigillare con il metallo più prezioso una prestazione solidissima e autorevole che la spedisce direttamente nell’Olimpo dello sport bianco e che dà la consapevolezza allo sci azzurro di avere, dopo Alberto Tomba, un’altra freccia nella sua faretra in una fucina di campioni assolutamente di pregevolissima fattura.

Il giorno Deborah è alle prese con il gigante, ma dalla luce si passa al buio più totale in quanto, dopo 7 porte, il ginocchio destro cede e la stagione finisce in un urlo di dolore che sembra quasi cancellare la gloria del giorno prima, ma così non è. La positività dell’atleta è di un tenuta incredibile, e la splendida campionessa ancora ai suoi primi anni non perde di certo l’animo e festeggia ugualmente e saprà ripartire come poche atlete al mondo per rimettersi in carreggiata per disputare una corsa che la porterà, successivamente ad arpionare altri 2 titoli olimpici, 3 iridati, una Coppa del Mondo generale, e una di specialità in quel gigante che aveva provato a toglierle il sorriso.