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Il volo di Icaro con gli sci: la forza e le emozioni del Salto

Alla scoperta di uno degli sport più appassionanti in senso generale

Gregor Schlierenzauer
Gregor Schlierenzauer in un salto in quel di Vikersund

Nell’ambito degli sport invernali amiamo spesso parlare della distinzione tra lo Sci Alpino e quello Nordico.

Dell’Alpino sappiamo vita morte e anche parecchi miracoli, in quello Nordico occorre fare un’analisi nettamente più approfondita: esso è composto da tre sport di base ossia lo Sci di Fondo, la Combinata Nordica, e il Salto con gli sci.

Oggi approfondiremo la tematica inerente all’ultimo da molti definito, la Formula1 sugli sci, ossia il Salto.

Il Salto, a differenza di moltissimi altri sport invernali, è una disciplina nettamente versatile in quanto si può praticare sia in sessione invernale (Atterrando sulla neve), sia in quella estiva (Atterrando sull’erba).

E’ uno sport di antichissima data, parliamo della seconda metà dell’ottocento che viene scoperto e praticato in Norvegia nella regione Telemark (E successivamente vedremo che questo termine sarà frequentemente utilizzato); con il passare del tempo e il susseguirsi delle varie esperienze, il Salto divenne sempre più popolare diffondendosi in giro per il mondo e soprattutto mutando nelle varie tecniche di esecuzione modificandolo e facendolo divenire sempre più attraente agli occhi degli appassionati anche grazie alle gesta di formidabili fuoriclasse sia al femminile che al maschile.

Ma per riuscire negli intenti e nel desiderio di arrivare in alto alla voce risultati, occorre un grandissimo impegno e, soprattutto, enormi sacrifici soprattutto alla voce alimentare. Probabilmente gli atleti più sacrificati del “circo bianco” sono proprio loro considerando che leggerezza è una delle loro armi per primeggiare; nel tempo molti atleti avevano anche esagerato sfoderando fisici fin troppo magri ed è per questo che la federazione ha imposto un limite di massa corporea entro il quale tutti devono rientrare pena la ovvia squalifica.

Ma al di là di questi aspetti, occorre tanto impegno e dedizione sin dall’età più tenera in modo tale da prendere confidenza con uno sport notevolmente impegnativo a 360 gradi (In Norvegia cominciano a saltare dai 4 anni!!!). Venendo all’aspetto tecnico, il salto con gli sci si divide in quattro fasi fondamentali:

La fase di SLANCIO: in questa prima fase, il saltatore una volta ricevuto il semaforo verde dalla direzione gara, parte dalla stanga di partenza (La cui posizione viene decisa dalla direzione gara in corso della stessa a seconda del vento che soffia), e comincia a slanciarsi in una posizione accosciata con il torso  in avanti e le braccia dritte lungo i fianchi in modo tale da raggiungere la miglior velocità nello stacco.

La fase di STACCO: lo stacco è fondamentale per l’esecuzione nella sua totalità perché l’atleta, una volta giunto al dente (Limite estremo del trampolino), deve calcolare bene i tempi affinché possa raggiungere una quota degna per la realizzazione della fase successiva di volo e, se anticipasse o ritardasse troppo il tutto, andrebbe incontro al fallimento del suo programma ergo, in una frazione di secondo deve essere mentalmente abile a equilibrare il tutto;

La fase di VOLO: qui si è in aria, e più il saltatore starà immobile, in posizione verticale con le braccia lungo i fianchi, più avrà la possibilità di effettuare un salto importante (Molto dipende anche dalla quota in fase di stacco).

La fase di ATTERRAGGIO: sostanzialmente è l’atterraggio, dove il saltatore in posizione eretta deve effettuare la genuflessione denominata telemark, in onore della regione in cui venne inventato questo sport  per poi andare a scivolare nella piazzola di freno.

Uno sport molto complesso e molto appassionante dove l’atleta non deve fare i conti soltanto con la qualità di ciò che riesce ad imprimere nella sua prestazione, ma altresì anche nella presenza del vento che sarà determinante nella realizzazione del tutto: infatti a seconda se ci sia forte vento sia posteriore che anteriore (Ovviamente un buon vento anteriore aiuterà l’atleta a rimanere in buona quota viceversa uno posteriore aumenterà il rischio di farlo andare giù) può scaturire un risultato o un altro fermo restando che a valutare il tutto ci sarà la commissione dei giudici che attuerà la relativa compensazione.

Due sono i punti, nel salto con gli sci da tenere in considerazione: innanzitutto il Punto K, ergo il limite della zona di atterraggio, il cosiddetto punto di flesso. Il punto K, dal punto di vista etimologico, è fondamentale nella denominazione delle varie competizioni in quanto queste ultime prendono  il nome dalla distanza tra il punto di stacco e il punto K: ad esempio in una gara K-140 prevede un punto K a 140 m dal dente; il secondo punto da prendere in esame è quello HS che si traduce in Hill-Size e non è altro che è il punto del pendio posto a un angolo di 32° rispetto alla linea orizzontale. Entrambi vengono calcolati in metri.

I punti K ed HS variano a seconda della tipologia di trampolino che si vanno ad utilizzare: infatti possiamo avere trampolini piccoli e medi che sono quelli che vengono usati per immettere i ragazzi in questi sport, poi abbiamo i trampolini normali, NH (Normale-Hill), che già ti immettono nei circuiti internazionali e continentali, quelli larghi LH (Large-Hill), e quelli di volo con gli sci FH (Fly-Hill).

C’è da aggiungere che per quanto concerne il Volo, si può parlare appunto di una vera e propria variante del salto in quanto gli atleti sono impegnati nelle distanze più lunghe dove si superano addirittura i 240 metri. A differenza del salto, però, il volo al momento non è contemplato nella disciplina olimpica. Le gare di salto e volo sono considerate parte integrante nel calendario di Coppa del Mondo, mentre i Mondiali si effettuano separatamente.

Nella valutazione dei punteggi, lo sciatore guadagna 60 punti se atterra in corrispondenza del punto K, che vengono incrementati o decrementati se il contatto col suolo avviene più avanti o più indietro a seconda delle gare; i giudici che decidono  sono 5 che valutano il salto in una scala di valori che va da 0 a 20 e, nello specifico, applicano delle penalizzazioni in caso di movimenti errati togliendo 1 punto, atterraggio insufficiente o telemark eseguito pessimamente o assente togliendo 3 punti, e cadute in fase di frenata togliendo 7 punti, oltre che a decidere sulla qualità del salto in base alla presenza determinante o meno del vento ponendo in essere la compensazione.

Notevoli sono anche i regimi in sede di regolamentazione cui sono sottoposti i saltatori: tra le tante regole vediamo che gli sci intanto sono nettamente più spessi rispetti a quelli normali in altri sport e sono privi di lamina, la tuta deve avere uno spessore tra i 4 e i 5cm, gli scarponi non possono avere una suola più spessa di 45cm, nel casco, dove all’interno devono essere presenti gli occhiali perfettamente inseriti, la distanza tra la calotta esterna e la testa del saltatore non deve superare i 7cm, e così via dicendo.

Uno sport quindi molto complesso ma estremamente efficace, in grado di scaldare i cuori di milioni di appassionati e che non finisce mai di stupire, soprattutto nell’ultimo periodo, attraverso la visione di performance sempre più fuori dall’ordinario che han messo in evidenza la voglia sempre più attiva di autentici fuoriclasse di scrivere pagine di storia incredibili.

La realizzazione in termini sportivi di quello che è il sogno più grande dell’uomo, poter volare. Questi atleti ci sono riusciti scrivendo la storia e anche un pezzo di sogno vivente da sempre in tutti noi.